lunedì 27 febbraio 2017








Con il termine dispepsia si fa riferimento a una sindrome caratterizzata dalla presenza di sintomi cronici o ricorrenti invariabilmente riferiti all'epigastrio. I sintomi che i pazienti descrivono sono molteplici e includono:


. Dolore e/o bruciore epigastrico

. ripienezza post-prandiale

. gonfiore epigastrico

. sazietà precoce

. nausea e vomito. 

Studi condotti su larghe popolazioni di soggetti con sintomi dispeptici sottoposti a esofagastroduodenoscopia EGDS, metodiche di imaging e indagini biochimiche hanno permesso di distinguere due forme di dispepsia:

1. organica, qualora siano presenti lesioni della mucosa gastroduodenale, patologie bilio-pancreatiche e/o alterazioni biochimiche suggestive di malattie sistemiche;

2. funzionale, qualora non siano rilevabili alterazioni strutturali 
e/o biochimiche che giustifichino i sintomi.

Soltanto in una minoranza (40%) dei pazienti è rilevabile una 
causa organica responsabile dei sintomi dispeptici, mentre nella maggioranza dei pazienti la causa dei sintomi resta sconosciuta. Recentemente, sono stati stabiliti dei criteri standardizzati internazionali secondo i quali la DF viene distinta in due sottogruppi:

1. sindrome da distress  post-prandiale, caratterizzata da sintomi di ripienezza post-prandiale e/o da sazietà precoce definita come incapacità a terminare un pasto normo-calorico;

2. sindrome da dolore epigastrico, caratterizzata da bruciore e/o dolore epigastrico, non necessariamente collegati all'assunzione 
del pasto. Tali sintomi devono essere presenti negli ultimi tre 
mesi e aver avuto inizia almeno sei mesi prima e non devono 
essere associati ad alterazioni dell'alvo, né a severa pirosi e/o rigurgito acido che sono indicativi rispettivamente di 
SII ( Sindrome dell'intestino irritabile) ed MRGE
( malattia da reflusso gastroesofageo) 









Epidemiologia 


La dispepsia è una condizione clinica molto frequente e in molti casi i sintomi sono di breve durata o di lieve entità e vengono, pertanto, autogestiti dai pazienti. Nei paesi occidentali la prevalenza della dispepsia varia dal 15 al 30%, la fascia di età maggiormente coinvolta è quella tra 40 e 50 anni e non c'è differenza fra i due sessi. Dal punto di vista epidemiologico è importante distinguere i pazienti con dispepsia che non sono stati sottoposti a valutazione diagnostica per escludere la presenza di patologia organica, da quelli sottoposti a un completo iter diagnostico. Per quanto riguarda la storia naturale della dispepsia studi epidemiologici prospettici indicano che la metà circa dei pazienti nel corso degli anni diventa asintomatica, mentre un quarto sviluppa sintomi riferibili alla SII e alla MRGE. I fattori che sembrano predisporre al permanere dei sintomi dispeptici o allo sviluppo di disturbi del tratto gastroenterico inferiore sono il sesso femminile e un elevato livello di somatizzazione. 


Fisiopatologia 


Qualora sia identificabile un' alterazione organica, la terapia mirata delle specifiche condizioni morbose determina di solito la remissione dei sintomi dispeptici. Al contrario, non sono del tutto chiari i meccanismi fisiopatologici responsabili dei sintomi della dispepsia funzionale. Tra i meccanismi fisiopatologici che si presuppone contribuiscono alla genesi dei sintomi quelli maggiormente studiati sono:

1. le alterazioni della funzione motoria gastrica, in particolare 
il riflesso di accomodazione gastrica indotto dal pasto e la velocità di svuotamento gastrico;

2. le alterazioni della sensibilità gastroduodenale; 

3. la presenza di cormobilità psicologiche. 

Un rallentato o accelerato svuotamento gastrico possono essere responsabili di sintomi come:

ripienezza postprandiale

 gonfiore epigastrico

 sazietà precoce

 nausea e vomito. 

In un un 40% circa dei pazienti è invece  rilevabile un inadeguato riflesso di accomodazione del fondo gastrico al pasto;questo evento determina un aumento della pressione intragastrica, della tensione sulle pareti dello stomaco e l'attivazione di meccanorecettori con la comparsa di sintomi quali sazietà precoce e ripienezza postprandiale. Il mancato rilasciamento del fondo gastrico determina anche una distensione antrale che è associata ad altri sintomi quali la distensione epigastrica e in un sottogruppo di pazienti, la sonnolenza post-prandiale. I sintomi dispeptici possono essere riferiti dai pazienti anche indipendentemente 
dall' assunzione dei pasti. In questo sottogruppo di soggetti, che riportano prevalentemente dolore e/o bruciore epigastrico è stata dimostrata un' ipersensibilità viscerale, che consiste nella ridotta soglia di attivazione dei meccanorecettori della parete gastrica agli stimoli pressori. 



Studi recenti hanno inoltre evidenziato il ruolo dell' ipersensibilità 
a stimoli chimici, in particolare verso soluzioni acide e/o sostanze lipidiche. Sebbene non sia stata ancora dimostrata una chiara associazione con specifici sintomi dispeptici, un'infiammazione cronica di basso grado con accumulo di macrofagi ed eosinofili è stata documentata nella mucosa duodenale di pazienti con dispepsia funzionale. È stato ipotizzato che tale infiammazione rappresenti uno dei meccanismi alla base dell'ipersensibilità agli stimoli chimici, associata ad aumentata permeabilità della mucosa con stimolazione diretta delle fibre nervose da parte dell'acido presente nel lume duodenale. Che i fattori psicosociali svolgano 
un ruolo nella percezione dei sintomi nei pazienti con DF è suggerito dal fatto che spesso i pazienti riferiscono un peggioramento della severità dei loro sintomi durante periodi di "stress". 





Approccio clinico al paziente dispeptico 

Nella gestione del paziente dispeptico è fondamentale per il medico riuscire a distinguere se i sintomi riferiti siano di natura organica o funzionale. Un'accurata anamnesi è fondamentale per acquisire una serie di dati in base ai quali orientare correttamente le scelte diagnostiche e terapeutiche. Analogamente un attento esame 
clinico deve essere mirato all'individuazione di eventuali segni 
e sintomi di allarme che rappresentano indicatori positivi di un eventuale patologia organica  orientando il medico verso un approccio diagnostico invasivo. In assenza di sintomi e segni di allarme e avendo escluso cause organiche o secondarie all'origine dei sintomi e la coesistenza di sintomi prevalenti riferibili a MRGE e SII. 
Le opzioni diagnostico-terapeutiche di fronte al paziente con dispepsia sono:

1. terapia medica empirica con inibitori della secrezione acida e successiva valutazione endoscopica in caso di fallimento; 

2. EGDS e terapia mirata in funzione del risultato; 

3. test per l'infezione da Helicobacter pylori e 

a. EGDS solo nei pazienti risultati positivi all'infezione 

b. terapia eradicante in tutti i pazienti positivi


 Trattamento 

Nell'ambito dei farmaci disponibili per la dispepsia funzionale, i seguenti gruppi di farmaci sono quelli generalmente più utilizzati, singolarmente o in combinazione, in base al sottogruppo sintomatico di appartenenza:

. inibitori della secrezione acida;

. farmaci procinetici e che agiscono sull' accomodazione 
del fondo gastrico;
. antidepressivi a basse dosi o al dosaggio standard. 

E' comunque consigliabile seguire l'andamento del disturbo nel tempo e, se non continuo, preferire un trattamento di breve periodo ma ripetuto nel tempo in pazienti con frequenti recrudescenze della sintomatologia.







Concetti chiave 

. La dispepsia è una condizione clinica a elevata prevalenza nella popolazione generale (15-40%). Nella maggioranza dei casi è funzionale perché non vi sono alterazioni organiche e/o biochimiche che giustifichino i sintomi. 

. Vi è una non trascurabile sovrapposizione tra dispepsia funzionale e altri disturbi funzionali gastrointestinali come la malattia da reflusso gastroesofageo e la sindrome dell'intestino irritabile. 

. L'approccio clinico al paziente dispeptico prevede un'attenta valutazione di eventuali segni di allarme la cui presenza è fortemente suggestiva di un' origine organica dei sintomi e necessita di procedure diagnostiche invasive come la EGDS.

domenica 26 febbraio 2017








Dal momento in cui si entra in questo periodo, si hanno davanti circa 30 anni di vita. Proprio per questo motivo i disturbi vanno affrontati, curati e vinti, e non certamente sopportati. Vampate, sudorazione, aumento di peso, secchezza vaginale e, di conseguenza, calo del desiderio sessuale: sono i tipici sintomi che si presentano in concomitanza con l'arrivo della menopausa
A tutto ciò si aggiunge un aumento di rischio cardiovascolare e osteoporosi, alla cui diagnosi, purtroppo, si giunge spesso tardi, 
a distanza di 6-7 anni dalla scomparsa del ciclo.


 Come fronteggiare i disturbi 

Le vampate sono il sintomo che maggiormente caratterizza la menopausa. Si manifestano con una sensazione di calore improvvisa, transitoria, diffusa al livello del torace, viso, testa, accompagnata da arrossamento cutaneo e sudorazione e seguita da una sensazione di raffreddamento con eventuali brividi, di alcuni minuti di durata. Perché succede questo? Quasi tutti i sintomi compaiono in conseguenze della riduzione degli ormoni sessuali, in particolare degli estrogeni, che accompagnano la fine 
dell' attività ovarica. È importante sfatare  il falso mito che vuole la menopausa come l'inizio della vecchiaia e presentandola, al contrario, come una fase naturale della vita che si può e si deve vivere con serenità, addirittura traendo vantaggio per ripensare alla propria salute. Perché sia così, è bene giungere alla menopausa preparate, prestando attenzione alle avvisaglie che la preannunciano. 


Stare attente a.. 

Sbalzi di umore, sudorazioni e irregolarità del ciclo, in particolare mestruazioni ravvicinate o distanziate; ma 
anche  aumento della pressione arteriosa e dei valori di 
colesterolo e trigliceridi, così come il calo di calcio 
nelle ossa. Tra i  problemi che possono presentarsi vi 
è la  la perdita del tono dei muscoli del pavimento pelvico. 
Nei casi gravi, sono presenti incontinenza urinaria, prolasso cioè caduta verso il basso dell'utero e rilassamento della vagina.

Per ridare tono ai muscoli:

è possibile ricorrere agli esercizi di Kegel, che consistono nel contrarre e rilasciare i muscoli del pavimento pelvico.

 i coni vaginali di Plevnik sono, invece dei pesi  (variano da 20 e 100 g) che inseriti in vagina vanno trattenuti all'interno contraendo la muscolatura che, in tal modo si rafforza. 

⇃ olio di iperico. Una possibilità "verde" è il massaggio della zona perineale con quest'olio che permette di ripristinare l'elasticità perineale.


L'età della comparsa non sempre dipende da fattori come l'età della prima mestruazione, il numero di gravidanze o l'uso dei contraccettivi ormonali. Nelle fumatrici però può arrivare con 
tre anni di anticipo rispetto alla media. 


Alimenti per restare in linea e 
ridurre le vampate


 

In questa fase una donna su due può ritrovarsi a dover contrastare un indesiderato aumento di peso, soprattutto sull'addome. Meglio correre ai ripari!
Cambia in questo periodo l'assetto ormonale. In particolare, 
il crollo degli estrogeni, unito a uno stile di vita che, per 
alcune donne, diventa più sedentario, fa rallentare il metabolismo:
il 60% delle donne si ritrova così a dover contrastare un aumento di peso, anche di svariati chili se non si inizia un buon lavoro di prevenzione. 
La distribuzione del grasso tende a concentrarsi sull'addome: bisogna fare attenzione, perché un giro vita superiore agli 88 cm espone a un aumentato rischio cardiovascolare.  
Per correre ai ripari bisogna dunque pensare alla propria alimentazione e incrementare, se serve, l'attività fisica: anche solo imponendosi una salutare camminata quotidiana di un mezz'ora, a passo sostenuto.

Soia si o no?

Chi ha familiarità con alcuni tipi di tumore al seno, ormone- sensibili, deve prestare attenzione al consumo di soia, ricca 
di fitoestrogeni che possono favorire anche l'insorgenza della malattia. 

Le regole per il giusto introito calorico 

L'introito calorico giornaliero consigliabile a una donna in menopausa è di 1200-1300 calorie per chi deve perdere peso, 
1400-1600 per chi, semplicemente, deve mantenerlo. 





Quali sono le regole da seguire? 





Attenzione agli zuccheri semplici. Durante la menopausa spesso l'appetito aumenta e si fa strada, in particolare, la voglia di dolci. 
È molto importante moderare la quantità e non esagerare con la frutta, ricca in zuccheri ( assumere la giusta quantità). Pane, pasta 
e riso vanno limitati a porzione di 50-60 grammi. Di aiuto è evitare gli alimenti che alzano troppo l'indice glicemico. Cibi come la pasta o lo zucchero bianchi richiamano la produzione, da parte del pancreas, dell'insulina, cioè l'ormone che ha  il compito di metabolizzare il glucosio e che trasforma gli zuccheri in grassi, facendo aumentare la fame instaurando un circolo vizioso. 
Bisogna preferire i cereali integrali accompagnati da verdura:
60 grammi di pasta integrale condita con broccoli vincono sulla stessa quantità di pasta di semola al sugo di pomodoro. 

Semi oleosi e anti-age 





 Noci, sesamo e semi di lino sono ottimi antiossidanti:
contrastano infiammazioni e i radicali liberi, responsabili dell'invecchiamento. Le mandorle, ricche di omega 6, 
hanno una positiva azione sulla tonicità dei tessuti che si "svuotano". 

Condimenti 





La moderazione è d'obbligo anche nei condimenti: l'olio extravergine di oliva è comunque preferibile al burro, grazie alle sue proprietà antiossidanti. Il sale va limitato, anche perché in menopausa aumenta il rischio di ipertensione arteriosa: utilizzare quindi, spezie ed erbe aromatiche per insaporire i cibi.

La salute nel bicchiere 





La prevenzione dell'invecchiamento cutaneo passa per un'adeguata idratazione interna: via libera ad acqua, tè e tisane. Quanto al vino, non superare il mezzo bicchiere a pasto. 

Calcio






 Per scongiurare il rischio osteoporosi è bene iniziare a monitorare, già dai 40-45 anni livello di vitamina D nel sangue, che è un buon parametro di riferimento. Una tazza di latte al giorno o uno yogurt adatto a chi non è intollerante apporta una buona quota di calcio senza pesare sul colesterolo, così come un pezzetto di circa 30/40 g di formaggio a pasta dura come parmigiano o pecorino. Anche alcune verdure come carciofi, broccoli,  pesci come il polpo e le sarde contengono calcio, anche se ha una biodisponibilità minore rispetto a quella contenuto in latte e 
derivati.

venerdì 24 febbraio 2017








Un profumo inebriante 

Chi ha avuto la fortuna di stringere tra le mani uno di questi frutti dorati, difficilmente dimenticherà il profumo inebriante che sprigionano. Fu così che nel 1670 un ambulante piemontese inventa un profumo fra gli  ingredienti comparire il bergamotto. Poco dopo un altro piemontese, Giovanni Maria Farina, aprì a Colonia (Germania) un emporio e mise in vendita quel profumo con il nome di aqua mirabilis. il profumo ricevette il nome con cui è noto universalmente:eau de Cologne ossia acqua di Colonia. La sua composizione è tutta basata su una nota di freschezza. Infatti, benché le dosi variano nelle diverse ricette, gli ingredienti di base restano sempre le essenze di agrumi: limone, bergamotto, cedro, neroli, completati da essenza di rosa e lavanda. Per esempio 
una delle ricette prevede l'utilizzo degli ingredienti in queste proporzioni:
essenza di bergamotto e il limone: 6 gocce ognuna; 
essenza di cedro (agrume): 3 gocce; 
essenza di lavanda: 1 goccia;
essenza di Neroli: 1 goccia;
essenza di rosa: 2 gocce. 
Il tutto mescolato con 1l di alcool a 90°. 
Ma il bergamotto non si è limitato a entrare nella composizione della colonia più famosa del mondo: oltre ad aromatizzare liquori 
e un tipo di tè (l'Earl Grey), fin dai tempi più antichi è penetrato nella farmacopea tradizionale, in particolare quella dell'Estremo Oriente. 





Un lungo viaggio 


Coltivato fin dall'antichità in Cina e l'India, il bergamotto conosceva nella medicina tradizionale  svariati impieghi. I cinesi, per esempio, usavano la scorza per curare i disturbi della digestione e la fermentazione intestinale. 
In Europa meridionale, dove il bergamotto cominciò a essere coltivato intorno al XVI secolo, si faceva al ricorso i suoi frutti per contrastare le febbre, per calmare i dolori delle partorienti, per combattere le infezioni urinarie i pruriti, anche più insistenti. Insomma, il bergamotto conosceva gli usi più svariati. La coltivazione del bergamotto come piantagione intensiva avvenne sul litorale di Reggio Calabria nel Settecento. Nell'Ottocento è stato documentate la prima estrazione dell'olio essenziale di bergamotto proprio in Calabria. Il bergamotto è un frutto ricco di vitamine: vitamina A, vitamina C e vitamine del gruppo B e rappresenta anche una fonte importante di flavonoidi. Diversi studi hanno messo in evidenza le proprietà e benefici del bergamotto e del succo di bergamotto. Gli esperti hanno osservato che assumere succo di bergamotto e mela accompagnato da uno stile di vita sana e da una dieta adeguata porta alla riduzione del 21% del rischio cardiovascolare, questo si è potuto appurare attraverso uno studio sperimentale prospettico che potrebbe trovare conferma in futuro. 
I benefici del bergamotto sono legati alla straordinaria ricchezza di polifenoli, delle  sostanze antiossidanti che  aiutano il nostro organismo e rimanere in forma e  in salute. La somministrazione del bergamotto sotto forma di succo e spremuta avviene per usi terapeutici. Il bergamotto e il suo succo hanno anche proprietà energizzanti e tonificanti. In particolare il succo di bergamotto contiene i principi attivi che aiutano a ridurre il colesterolo. 
(Sempre con parere del medico)
Gli si riconoscono proprietà  disinfettanti, e la capacità di riattivare la circolazione, per questo motivo l'olio essenziale diluito in olio di ricino (1/2 cucchiaio di essenza in 100 ml di olio) combatte efficacemente i geloni se viene strofinato sulla parte, mentre bruciare qualche goccia nel fornello apposito purificherà l'aria e aiuterà a  combattere lo stress e allentare le tensioni. Qualche goccia da inalare sul fazzoletto, infine vi serve ugualmente a recuperare la calma e dissipare il malumore,  e nel bagno un effetto tonificante. 
Attenzione: l'essenza di bergamotto, per quanto pregiata, può provocare arrossamenti alla pelle. Attualmente i migliori oli essenziali in commercio sono in genere privati di quelle parti che provocano la sensibilizzazione, tuttavia è meglio usarli in quantità moderate  e su porzioni limitate della pelle, soprattutto se poi ci si deve esporre al sole. 




Uso consigliato 

💥 massaggi 
💥 bagni 
💥 inalazioni e suffumigi

Avvertenze particolari 

💥 usare moderatamente 
💥 usare sempre diluito 
💥 potenzialmente irritanti sul pelli sensibili 
💥 fotosensibilizzazione temporanea della pelle 



Specie utilizzata: Citrus bergamia.

Famiglia: Rutaceae 

Provenienza: Asia sud-orientale 

Parti usate: scorza del frutto 

Colore dell'olio: da giallo-bruno a giallo-verde 

Profumo: fresco 

Proprietà: aromatizzanti, antisettiche, purificanti, digestive. 

Avvertenze: usare una soluzione all' 1% e non esporsi al 
sole dopo l'applicazione.


giovedì 23 febbraio 2017











La celiachia è un infiammazione cronica dell'intestino che si verifica, in persone geneticamente predisposte, a seguito dell'ingestione del glutine. Con il termine glutine ci si riferisce a un insieme di proteine alcol-solubili (le gliadine del grano, le ordeine dell'orzo e le segaline della segale) contenenti i peptidi tossici per i soggetti celiaci.



Epidemiologia 


Secondo diversi e recenti studi epidemiologici, nei paesi occidentali la malattia celiaca è piuttosto comune e in costante aumento non essendo ancora chiaramente noto quanto questo dato possa essere solo il risultato di una mera e semplice aumentata capacità diagnostica. Sebbene in Italia  si stimi che dovrebbero essere presenti più di 500.000 celiaci, fino al 2013 sono stati diagnosticati solo 165.000 persone. 
La prevalenza di celiachia è più alta nel sesso femminile 
con un rapporto da 2:1.



Rischio genetico

La presenza degli alleli HLA-DQA1* 05-DQB1*02DQ2 
e DQA1*03-DQB1*0302 DQ8, rispettivamente nel 92 e nel 5% 
dei soggetti affetti da celiachia conferisce il potenziale genetico indispensabile per sviluppare la celiachia. E' interessante tuttavia notare che il 30% della popolazione generale presenta l'aplotipo indicato ma solo 1% sviluppa la malattia, precludendo quindi l'uso della tipizzazione genetica come mezzo diagnostico e/o di screening. Al dato genetico oggi viene riconosciuto solo un alto valore predittivo negativo; in altre parole l'assenza dell'aplotipo HLA DQ2/ DQ8 permette di escludere la malattia.
La celiachia è certamente una malattia familiare: i familiari di un celiaco HLA DQ2/ DQ8 positivi sono considerati a rischio di celiachia per cui viene loro consigliato di effettuare il dosaggio
degli anti  tTG insieme con la determinazione delle IgA totali.
La presenza dell'HLA DQ2/ DQ8 indica solo la predisposizione e non la malattia che deve essere confermata dalla presenza di un sierologia positiva.





Patogenesi 


La genetica e il glutine non spiegano da soli perché un soggetto predisposto, in un momento della sua vita, diventi celiaco. Le infezioni virali, le alterazioni del microbioma, la gravidanza, la durata dell'allattamento e altri fattori nutrizionali e ambientali sono stati, di volta in volta proposti come fattori scatenanti della capacità sempre glutine-dipendente di innescare il meccanismo patogenetico della celiachia. Per le conoscenze di oggi nei soggetti geneticamente predisposti, alcuni peptidi derivanti dalla digestione del glutine (in particolare il 33-mer, una catena di 33 aminoacidi) presentano numerose sequenze immunodominanti in grado di attivare la cascata immunologica della celiachia. 
Questi peptidi penetrano nella sottomucosa dove la trasglutaminasi tessutale (TG2) deamidando i residui di glutamina in essi contenuti, li rende perfettamente adattabili al recettore 
HLA DQ2/ DQ8 presente sulle cellule presentanti l'antigene (APC). Il legame HLA/peptide attrae e attiva quindi i linfociti T naive che, differenziandosi e sensibilizzandosi al glutine , innescano una cascata di eventi che porterà alla produzione 
di citochine e di IFN-y che insieme al reclutamento dei linfociti periferici determinano il patognomico danno mucosale.




Diagnosi


 La diagnosi di celiachia si basa sulla positività sierica (di classe igA e/o di classe IgG) di speciali anticorpi: anti-trasgluminasi,  anti-endomisio e anti-gliadina deamidati, 
che deve essere sempre associata a definite alterazioni della mucosa duodenale in soggetti individuati sulla base di sospetto clinico, di screening  familiare o case finding in gruppi a rischio. 
L'iter diagnostico deve essere svolto mentre il soggetto è a dieta normale, cioè contenente il glutine, perché con un regime dietetico senza glutine il livello degli anticorpi si riduce e le lesioni intestinali migliorano e regrediscono. 
Gli esami di laboratorio che presentano tali valori di sensibilità e di specificità utilizzabili per la corretta diagnosi sono:

💥  Anticorpi anti-transglutaminasi  IgA (anti-tTG  IgA). 
Oggi è considerato il primo dei test utili per la  diagnosi di celiachia. Sono autoanticorpi rilevabili mediante metodica ELISA diretti contro la transglutaminasi tessutale (TG2) che presentano una positività in presenza di malattia celiaca del 96% circa. 

💥 Anticorpi anti-endomisio (EMA) sono anticorpi di classe IgA 
e IgG molto sensibile e specifici (98 100%) 


 💥 Anticorpi anti-gliadina deamidata (anti DGP) della classe IgA e IgG. Sono anticorpi diretti contro i peptidi deamidati della gliadina, sono molto sensibili e specifici e utili soprattutto nei bambini di età inferiore a 2 anni. 

💥 Anticorpi antigliadina IgA a IgG non sono più considerati utili nella diagnosi della celiachia per la loro bassa sensibilità e specificità e non dovrebbero essere più richiesti.

Endoscopia 



Dopo aver eseguito le specifiche analisi di laboratorio, la diagnosi di celiachia si ottiene mediante biopsie intestinali, ottenute durante esofagogastroduodenoscopia EGDS. I segni endoscopici di alterazioni della mucosa duodenale, compatibile con una diagnosi di celiachia sono: aspetto a mosaico e nodulare della mucosa; riduzione del numero e dell'ampiezza delle pliche di Kerckring con presenza di caratteristiche incisure sul loro margine, scalloping. L'assenza di questi segni però, non esclude la celiachia, per cui ove indicato è sempre indispensabile ottenere biopsie multiple. Durante le EGDS vengono effettuate biopsie duodenali multiple: uno due o più  biopsie del bulbo e almeno quattro del duodeno distale
    Recenti linee-guida del ESPGHAN prevedono che nei bambini 
si possa non effettuare la biopsia duodenale in presenza di:

💥 sintomi gastrointestinali fortemente suggestivi e tipici di celiachia; 

💥 positività degli anticorpi anti transglutaminasi con un titolo 
del meno 10 volte il cut-off e positività degli EMA;

 💥 remissione dei sintomi e normalizzazione degli anticorpi 
dopo 6 mesi di dieta senza glutine.


Terapia: la dieta senza glutine






La terapia della celiachia non è cambiata molto dal suo nascere, basandosi principalmente sull'eliminazione completa e duratura del glutine dalla dieta. I cereali che contengono glutine sono:
il frumentola segale e l'orzo  mentre l'avena, secondo studi consolidati  dati scientifici, appare innocua. Fonti di carboidrati sicuri per il celiaco sono quindi il riso,il mais,le patate,la quinoa,il grano saraceno,il miglio, il sorgo ed i legumi
Da questi si ricavano le farine che sono la base per i prodotti 
senza glutine in commercio.


Celiachia: i vantaggi di vivere senza glutine












martedì 21 febbraio 2017









Joseph Pilates nacque in un piccolo paesino tedesco chiamato Mönchengladbach, vicino a Düsseldorf. Suo padre,il cui cognome originale era Pilatu, aveva origine greca e fu un atleta pluripremiato in Germania. Pare che da piccolo il padre venisse preso in giro dai suoi coetanei che lo schernivano dicendo "Ponzio Pilato, assassino di Gesù Cristo" e proprio per questo motivo successivamente decise di cambiare il suo cognome in Pilates. Sua madre, invece, era una naturopata di origine tedesca.
Joseph era un bimbo magro e cagionevole di salute. Infatti soffrì di asma, rachitismo e febbre reumatica, patologie che lo portarono a sviluppare una muscolatura debole che gli causò alterazioni posturali e anchilosi articolari che gli provocarono una diminuzione o incapacità di movimento.
Questi suoi problemi a livello fisico, lo portarono a decidere di studiare attentamente il corpo umano, cercando di scoprire il modo di rinforzarlo e rinvigorirlo attraverso l'esercizio fisico
Il vecchio medico di famiglia gli regalò un vecchio libro di anatomia dal quale iniziò a studiare tutte le parti del corpo. Allo stesso tempo si dedicò a uno studio molto attento del movimento negli animali, filosofia orientale e i metodi di allenamento dei Greci e dei Romani. Questi due popoli Antichi erano secondo Joseph gli esempi da seguire poiché a parer suo erano riusciti a raggiungere l'equilibrio ideale tra corpo, mente e spirito. Inoltre, in un'intervista rilasciata nel 1959 a un giornale di New York, Joseph Pilates dichiarò di basare il suo metodo sull'innocenza e la semplicità ed essenzialità del movimento dei bebè e dei gatti, caratteristiche che si re-incontrano nei movimenti degli esercizi del Metodo Pilates. Altre discipline praticate che influirono sul suo nuovo metodo di allenamento furono il culturismo, la lotta, lo 
yoga il  Tai Chi, la meditazione zen e la ginnastica, unite a un grande studio della biomeccanica del corpo e al corretto utilizzo della respirazione.


La determinazione a superare le sue difficoltà a livello fisico fu talmente grande che, a quattordici anni, dopo aver superato le patologie da cui era affetto, iniziò a posare come modello anatomico e diventò un grande sportivo (raggiunse buoni risultati nella boxe e nella ginnastica e acquisì un buon livello come nuotatore, sub e sciatore). 
( Da Wikipedia)








Nel mondo ci sono circa 11 milioni di persone che praticano il Pilates e molte star come Gwyneth Paltrow, Madonna, Sharon Stone e Jennifer Aniston, tutte fans di questa disciplina,che hanno contribuito a renderlo famoso. Ma il pilates è, prima di tutto, un'attività sportiva che ha dimostrato nel tempo la sua validità e la sua efficacia nel campo della danza, dell'educazione sportiva 
e della fisioterapia. 


Di cosa si tratta? 

Il Pilates è un programma di esercizi molto efficaci, sviluppato 
da Joseph Pilates, che aiuta ad allungare e scolpire la figura, a controllare la respirazione e ad aumentare la resistenza. 
Nel Pilates nulla è lasciato al caso: al contrario, l'essenza di questa disciplina è nel controllo attento dei muscoli e del proprio corpo in ogni movimento. Ma gli esercizi sono numerosi (ne esistono più di 5000) e necessitano di grande padronanza del corpo e massima concentrazione.


Perché a praticare il Pilates?


 Il primo obiettivo è rinforzare i muscoli del "power house" chiamato anche "centro", quell' insieme di muscoli profondi, responsabili della postura, che si trovano tra le costole e il bacino, attorno alla colonna vertebrale (addominali, muscoli pelvici e della schiena), che sono il centro dell' energia del corpo, e aiutano anche a essere più stabili. 
Il secondo obiettivo è migliorare la coscienza del proprio corpo, della sua forza ma anche dei suoi limiti per riuscire a utilizzarla al meglio anche nella quotidianità. 
Joseph Pilates ha sempre sottolineato l'importanza dell'armonia 
tra corpo e spirito, ed è per questo motivo che ha chiamato la sua ginnastica "Contrology". Grazie alla consapevolezza che acquisirete con il Pilates  vi verrà spontaneo camminare con la schiena dritta, stare seduti mantenendo la giusta postura e correggere tutte le posizioni sbagliate che tendevate da assumere. Diventerete inconsciamente competenti, come diceva Pilates ed otterrete queste sane abitudini senza neanche pensarci, perché entrerà naturalmente a far parte del vostro quotidiano. 


Pilates Mat  e reformer 


Gli esercizi di Pilates possono essere fatti a terra, corpo libero (Pilates Matwork, da matti, "tappetino"o con l'ausilio di accessori come lo swissball o il ring. 
Esiste anche il Pilates reformer, che si pratica su una macchina 
e che è più intenso ma complementare al mat pilates. 
I cavi e le molle della macchina, collegate a dei pesi sollecitano il muscolo in profondità. 

Chi può praticare il Pilates?

Il Pilates è ottimo per gli sportivi di alto livello ma anche per i sedentari che vogliono ritrovare la forma, perché 
 rispetta le capacità fisiche di ognuno e non  richiede sforzi violenti. Il Pilates è consigliato anche a chi ha subito un trauma sportivo, alle donne incinte (tranne l'ultimo mese di gravidanza), ma è ottima anche per chi vuole tornare in forma dopo il parto, 
si può cominciare a praticare già a due mesi di distanza dal parto. 


I benefici... 
                .....del Pilates 


ll metodo Pilates apporta numerosi benefici per il corpo e per la salute. Ecco i più importanti:

Pancia piatta:  il centro del corpo, ovvero la pancia, viene sollecitato in tutti gli esercizi grazie al lavoro degli addominali profondi e, in particolare, del muscolo trasverso. 

Colonna vertebrale  più elastica: con l'età, i dischi intervertebrali si usurano, perdendo la capacità di ammortizzare i traumi subiti, la colonna diventa più rigida. Il Pilates la allunga, migliorandone mobilità ed elasticità. 

Muscoli tonici:  il Pilates utilizza delle combinazioni di movimenti che sviluppano alcuni muscoli e ne allungano altri. Il risultato è una muscolatura armoniosa. 

Postura corretta: la pratica del Pilates aiuta il corpo a riallinearsi 
e migliora la postura, regalando un portamento più slanciato e un fisico più agile. 

Addio mal di schiena:  il Pilates può essere utilizzato anche a fini terapeutici perché aiuta a combattere il mal di schiena cronico e dolori lombari, cervicali e articolari.

lunedì 20 febbraio 2017








Passeggiando in agosto nelle campagne dell'Italia centrale e meridionale non è difficile imbattersi in una bella ombrellifera 
dal fusto tubolare, spesso piuttosto alta, con foglie esili, simili a piumette, e fiori piccoli raccolti in ombrelli appariscenti, di un bel giallo vivo. Questa pianticella, chiamata finocchio selvatico, è anche gradevolmente profumata:  basti pensare che i fiorellini aromatizzano la celebre porchetta Toscana. Nei tempi antichi la pianta del finocchio che è tutta commestibile: semi, fusto giovane, foglioline e fiorellini non aveva mancato di attrarre l'attenzione degli uomini. Cinesi, indiani, egizi e greci ritenevano il finocchio capace di infondere lunga vita, potere, forza e coraggio
Per gli stessi motivi lo consumavano gladiatori e guerrieri romani, mentre le matrone lo mangiavano per combattere l'obesità, emulando in questo i cinesi, che inoltre con i semi pestati curavano i morsi di serpenti e scorpioni. Plinio riteneva che il finocchio potesse restituire la vista: affermava infatti che le aquile, rimaste
cieche  dopo la muta, riacquistavano la vista mangiando finocchio. Questa credenza persistette ancora per molti anni. Gli anglosassoni comprendevano il finocchio nell'elenco delle nove piante sacre. Risale al Medioevo una tisana giunta fino ai nostri giorni, è detta dei quattro semi caldi. Si tratta di un infuso preparato con semi di finocchio, carvi, coriandolo e anice in parti uguali (5 grammi per tipo di seme, un litro d'acqua), ottimo per attivare muscoli intestinali ed evitare gonfiore e flatulenza. Un infuso di semi di finocchio costituisce anche una valida lozione purificante per il viso


Il finocchio oggi 

A parte qualche uso improprio, per il resto gli antichi non si sbagliavano con il finocchio, che tuttora trova applicazioni 
come diuretico, calmante per lo stomaco e crampi mestruali, 
e in particolare per evitare la formazione di fastidiosi gonfiori intestinali. Perciò è una buona idea introdurre il finocchio nella propria alimentazione: si possono aggiungere i semi ai legumi, 
ai cavoli, entrambi di difficile digestione;  le foglioline, che tra l'altro sono molto ornamentali, alle castagne lesse, alle salse o al pesce; i fiorellini alla carne o alle olive nere, insieme a scorze d'arancia. In Toscana si usa mettere sotto sale grosso le olive nere appena colte e farle aromatizzare per vari giorni con gli ingredienti citati. In India i semi di finocchio entrano nella composizione del curry, mentre in Cina sono tra gli ingredienti delle famose  cinque spezie ( chiodi di garofano, anice stellato, cannella e pepe di Sichuan). Se invece volete riprendervi dalla stanchezza fisica, provate ad aggiungere all'acqua della vasca  qualche goccia di olio essenziale. Ma l'olio sarà efficace in tal senso anche spruzzato sul fazzoletto inalato all' occorrenza. E non dimenticate il buon bulbo del finocchio, anch'esso benefico e gustoso.


Uso consigliato:

💥massaggi 
💥bagni 
💥inalazione 
💥suffumigi
💥impacchi freddi 
💥impacchi caldi 

Avvertenze particolari 

💥usare moderatamente 
💥non usare in gravidanza 


Specie utilizzata: Foeniculum vulgare. 

Famiglia: ombrellifere.

Provenienza: Europa, Asia, Africa. 

Parti usate: frutti. 

Colore dell'olio: giallino.

Profumo: dolce, penetrante.

Proprietà: antispasmodiche, aperitive, 
digestive, diuretiche, lassative, toniche.

Avvertenze: dosi eccessive provocano convulsioni;
vietato a donne gravide ed epilettici.



(Tratto da: Aromaterapia di Giuliana Lomazzi)

sabato 18 febbraio 2017






           





Presentazione clinica ed epidemiologia



La stipsi è una sindrome definita dalla presenza di sintomi 
attribuiti ad alterazioni delle caratteristiche dell'alvo. Essa può presentarsi con una riduzione della frequenza delle evacuazioni 
(<3 evacuazioni a settimana); altri lamentano feci in scarsa quantità, ridotte a piccole palline dure (feci caprine), oppure trovano molta difficoltà nella defecazione per una sensazione di blocco anale, anche in presenza di feci soffici; alcuni devono ricorrere a digitazioni anali o, nelle donne intra-vaginale; il 70% degli stitici riferisce sensazione di evacuazione incompleta
Negli adulti la prevalenza mediana è 16% range: 0,7 -79% con maggiore riscontro nelle donne e raggiunge il 33-55% tra i  soggetti con età superiore a 60 anni. La stipsi è definita acuta o cronica a seconda che la durata sia inferiore o superiore a 3 mesi. 


Stipsi acuta 

La stipsi acuta può presentarsi improvvisamente in un soggetto che ha sempre avuto un'attività  regolare delle evacuazioni. Compare spesso per un periodo transitorio ad esempio in viaggio, quando si cambiano abitudini alimentari e si risolve in breve tempo, talvolta spontaneamente con semplici provvedimenti dietetico-igienici, oppure ricorrendo temporaneamente a lassativi. Fattori che possono favorire occasionalmente l'insorgenza di stipsi per un periodo anche prolungato, sono l'ospedalizzazione, l'uso 
di alcuni farmaci in gravidanza. In questi casi è consigliabile instaurare misure preventive utilizzando lassativi stimolanti come profilassi a breve termine o lassativi osmotici quando la condizione inducente la stipsi fosse prolungata. La stipsi può insorgere in gravidanza per effetto inibitorio del progesterone sulla muscolatura liscia, per la variazione degli stili di vita (ridotto movimento fisico, dieta e aumento di peso) e per la compressione dell' utero gravidico sul tratto retto-sigmoideo. Nei casi di stipsi acuta con ricorso prolungato a un lassativo sarà necessario prevedere un periodo di rieducazione dell'alvo con una progressiva riduzione del farmaco associata a un adeguato introito di fibre e liquidi, e tentativi di evacuazione anche in assenza di stimolo, preferibilmente dopo un pasto. 


Stipsi cronica 

La stipsi cronica va distinta in forma primitiva, definita "stipsi funzionale" (SF) e in forma secondaria come sintomo di malattie croniche, disturbi metabolici, farmaci. 

Procedimento diagnostico 

L'algoritmo della stipsi cronica comprende i provvedimenti terapeutici come parte integrante dello stesso procedimento diagnostico.

Anamnesi ed esame obiettivo 


L'anamnesi e l'esame obiettivo devono essere indirizzati a ricercare sintomi di allarme suggestivi di malattie organiche. È necessario indagare le abitudini igienico- dietetiche, l'uso di lassativi, la presenza di malattie sistemiche e l'uso di farmaci stipizzanti. 
La consistenza e la forma delle feci dipendono dal contenuto in acqua che è inversamente proporzionale al tempo di permanenza nel colon. La scala di Bristol descrive le feci in 7 tipi che variano da feci caprine molto dure e secche (tipo1) a feci acquose (tipo VII). L'esame obiettivo va completato con l'esplorazione rettale per ricercare patologie dell'ano- retto, la ritenzione di feci nel retto, il normale rilasciamento anale durante ponzamento. Alcuni esami ematochimici di routine sono utili per una valutazione metabolica 
e per rilevare segni di allarme quali anemia, ipotiroidismo, alterazioni elettrolitiche. La colonscopia o, in casi selezionati, il clisma del colon con doppio contrasto o la colonscopia virtuale sono indicati in soggetti con età superiore a 50 anni, per prevenzione oncologica, o con presenza di sintomi e segni di allarme. 


Stipsi funzionale 


Una dieta povera di fibre, uno scarso introito di liquidi, l'abitudine 
a reprimere lo stimolo a evacuare rappresentano condizioni che possono favorire la SF. La SF viene comunemente suddivisa in tre forme:

1) Stipsi con rallentato transito intestinale;

2) Stipsi con defecazione dissinergica;

3) Sindrome dell'intestino irritabile con stipsi (SII-S).

I sintomi sono scarsamente predittivi del meccanismo fisiopatologico che li genera e possono esserci anche in assenza 
di alterazioni fisiopatologiche evidenti. 

Rallentato transito nel colon. L'attività motoria propagata in risposta al pasto risulta compromessa, con riduzione delle onde 
che trasportano il contenuto dal colon destro al retto, inducendo 
lo stimolo a evacuare, e aumento di onde retrograde. 

Difetto della defecazione. L'atto defecatorio può essere difettoso per cause funzionali o per alterazioni anatomiche; frequentemente le due condizioni coesistono. Nella dissinergia pelvica il muscolo puborettale e/o lo sfintere anale esterno non si rilasciano in sinergia con il ponzamento addominale ostacolando l'evacuazione. Durante la fase espulsiva si può formare una intussuscezione intra-anale della mucosa rettale a ostacolare il passaggio delle feci oppure un voluminoso rettocele nel quale possono raccogliersi le feci senza essere evacuate. 

Sindrome dell'intestino irritabile con stipsi. Nella SII-S il dolore 
o gonfiore addominale rappresentano il sintomo predominante: i sintomi insorgono con la variazione delle caratteristiche dell'alvo 
e/o regrediscono con l'evacuazione. I disturbi dell'alvo possono insorgere in associazione a dolore o gonfiore addominale come si ha nella SII-S; oppure sintomi addominale si presentano dopo alcuni giorni privi di evacuazione, come se indotti dalla distensione retto-colica dovuta all'accumulo di feci. 
La sintomatologia può arricchirsi di sintomi sistemici come sensazione di malessere generale, astenia, inappetenza
Alcuni pazienti ricorrono ai lassativi perché riferiscono la necessità di evacuare tutti i giorni per evitare gonfiore addominale, altri per completare l'evacuazione. 

Stipsi negli anziani. La stipsi negli anziani sembra frequentemente dovuta a disturbi della defecazione. Il trattamento prevede norme dietetiche con ottimizzazione del rapporto fibre /liquidi, tuttavia 
è sconsigliabile insistere con integratori di fibre per il rischio di formare fecalomi. 

Stipsi refrattaria. In casi nei quali non si ottiene una soddisfacente remissione dei sintomi con le norme igienico-dietetiche e l'uso di lassativi osmotici meritano un approfondimento diagnostico per indagare i meccanismi patogenetici causa del disturbo. Questi pazienti devono essere indirizzate a centri specialistici per eseguire indagini morfo-funzionali quali studio nel tempo di transito intestinale, manometria anorettale, defecografia o defeco- RM, 
per classificare in sottotipi e indirizzare la terapia. Soltanto il 50% dei pazienti che si rivolgono al centro di riferimento per la SF presenta un rallentato transito intestinale e in oltre il 50% è possibile rilevare associazione tra disturbi del transito, disturbi della defecazione, alterazioni anatomiche (rettocele, prolasso 
rettale perineo discendente. 


Terapia 


Nel primo approccio alla SF è importante correggere abitudini dietetiche o comportamentali prescrivendo, se necessario, una supplementazione di fibra con la dieta oppure con integratori (lassativi di massa), favorendo in questo caso le fibre non fermentabili tipo psyllium per evitare gonfiore addominale. 
È necessario un adeguato introito di liquidi (1,5 l/ die) e il suggerimento di provare a evacuare, anche in assenza di stimolo, dopo un pasto e in condizione di tranquillità. Nei casi di intolleranza o di risposta insufficiente è necessario aggiungere 
un lassativo, preferendo un lassativo osmotico,  il macrogol o 
i disaccaridi non assorbibili che, assunti quotidianamente, migliorano la frequenza delle evacuazioni, la consistenza delle 
feci e lo sforzo evacuativo.  I lassativi di contatto agiscono stimolando direttamente le attività motoria propulsiva del colon 
e riducendo l'assorbimento di acqua e/o inducendone la secrezione. Hanno un effetto rapido, assunti la sera inducono l'evacuazione al mattino ed è consigliabile assumerli 2-3 volte la settimana anche in associazione al macrogol quando questo non fosse sufficiente; possono provocare dolori addominali e nella somministrazione prolungata si osserva una riduzione di efficacia.

Biofeedback

 Nella dissinergia pelvica trova indicazione specifica la riabilitazione del pavimento pelvico corredata da biofeedback, 
se le feci sono aumentate di consistenza è utile, a renderle soffici con lassativi osmotici.

Terapia chirurgica 

L'intervento chirurgico nei pazienti con stipsi è diviso in 
colectomia per la stipsi con ritardato transito intestinale, 
procedure di correzione anatomica (rettocele, prolasso) nei 
disturbi della defecazione. In entrambe le situazioni la 
chirurgia deve essere considerata quando ogni tipo di trattamento conservativo si è dimostrato inefficace e i sintomi compromettono le attività quotidiane.


Stipsi cronica secondaria 


Diverse malattie sistemiche mostrano la stipsi nella loro presentazione clinica o per i farmaci dei quali necessitano. 
Nella misura in cui è possibile trattare la causa primaria (ad 
esempio ipotiroidismo, ipercalcemia, stenosi sigmoidea
 morbo di Hirschsprung) o sostituire il farmaco stitizzante, 
si ottiene una remissione della stipsi. Quando i disturbi dell'alvo sono dovuti a malattie degenerative con andamento progressivo (esempio: sclerodermia, amiloidosi, malattie neurologiche, o a farmaci da assumere cronicamente, la stipsi è irreversibile e ingravescente con un seri problemi di gestione per la qualità della vita e il rischio di complicanze gravi. Nei casi di lesioni neurologiche con incapacità di attivare la defecazione è necessario aggiungere degli stimoli locali quali supposte o microclismi. 

Stipsi da oppioidi. Rappresenta un effetto collaterale frequente e disabilitante della terapia del dolore con oppioidi. Il trattamento si avvale dell'associazione macrogol, lassativi emollienti e stimolanti in combinazione graduale. 

Megaretto. La presenza di megaretto con impatto fecale può determinare un costante rilasciamento anale con  conseguente incontinenza di feci liquide. Questa condizione è frequente nei bambini, negli anziani, soprattutto se allettati, nei pazienti neurologici, nei pazienti con demenza. 

Concetti chiave 


La stipsi può manifestarsi con una ridotta frequenza dell'alvo 
e/o con disturbi della defecazione: può essere secondaria a malattie organiche o funzionali.

Se ne riconoscono tre forme, non distinguibili dai sintomi:

1. stipsi con rallentato transito colico; 
2. alterati  meccanismi della defecazione; 
3. sindrome dell'intestino irritabile con stipsi. 

La colonscopia è indicata nei soggetti con età > 50 anni o con 
segni di allarme; gli esami funzionali sono utili in caso di 
mancata risposta a terapie di primo impiego. 

La terapia prevede l'utilizzo di norme igienico- dietetiche e somministrazione di lassativi;  il macrogol  rappresenta la prima scelta. 

Le terapie chirurgiche sono indicate dopo attenta valutazione patofisiologica e mancata risposta alla terapia conservativa.


Disturbi per la definizione di stipsi


Presenza di almeno due dei seguenti sintomi:

Frequenza dell'alvo <3 evacuazione /settimana 

Sforzo evacuativo 

Feci dure o caprine 

Sensazione di evacuazione incompleta 

Sensazione di ostruzione/blocco anale


Clistere






Il clistere è una pratica un pò  desueta , 
a torto, per motivi psicologici e altri che  
non sto ad elencare, è pratica un pò fastidiosa 
ma che comporta dei vantaggi  notevoli una volta 
superato lo scoglio psicologico....(Leggi)

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