martedì 31 gennaio 2017















Le possibili cause della sindrome dell'intestino irritabile 

FATTORI PSICHICI: instabilità emotiva, ansia, depressione, isterismo 

FATTORI ALIMENTARI: alcol, caffè, spezie, dieta a basso contenuto di scorie 

FATTORI INFETTIVI: squilibrio della flora intestinale (in alcuni casi dipendente da terapia antibiotica). L'unica eziologia ufficialmente riconosciuta è relativa al periodo post-infettivo e gastroenteriti virali.

ABITUDINI DI VITA:  sedentarietà, abitudine a controllare lo stimolo alla defecazione, uso sconsiderato di lassativi, antibiotici, psicofarmaci 

INTOLLERANZE E ALLERGIE ALIMENTARI

sabato 28 gennaio 2017










Definizione 

La cistite è un'infezione della parete della vescica e rappresenta circa l'80%  delle IVU. Si possono distinguere cistiti acute e cistiti ricorrenti. 

Manifestazioni cliniche







La cistite acuta è caratterizzata da esordio brusco con pollachiuria, disuria e stranguria; comune  anche la nicturia con un dolore in regione ipogastrica o lombare, mentre la febbre è per lo più assente. L'urina è spesso torbida e in circa il 30% dei pazienti è presente macroematuria. Negli anziani e nei diabetici i sintomi locali possono essere assenti. Negli uomini l'infezione batterica della vescica è di solito complicata ed è generalmente dovuta a un infezione ascendente dell'uretra o della prostata o si verifica secondariamente a una manovra strumentale uretrale. Nelle donne, invece, spesso un rapporto sessuale precede la cistite non complicata. Le complicanze della cistite, frequenti in epoca pre- antibiotica, sono la sepsi urinaria e la prostatite batterica acuta e cronica. 

Cistite ricorrente 


Si parla di cistite ricorrente quando si verificano più di 3 episodi in un anno. È frequente nelle donne sessualmente attive, nei diabetici e negli uomini con ipertrofia prostatica. La causa va ricercata nel serbatoio batterico costituito dalla flora fecale (microrganismi aerobi gram-negativi, soprattutto Escherichia coli), che in particolari circostanze possono infettare le basse vie urinarie. 
Il meccanismo di infezione  più frequente nella cistite recidivante della donna è quello ascendente, rappresentato dal passaggio di batteri patogeni dalla zona periuretrale all'uretra e quindi alla vescica. Si tratta di un processo a tappe in cui i germi provenienti dall'intestino colonizzano la vagina e la mucosa uretrale per poi risalire in vescica. Pertanto la causa principale delle infezioni urinarie ricorrenti nelle donne è rappresentata dalla alterazione della normale flora batterica vaginale. 

Terapia 


La terapia della cistite acuta si avvale di antibiotici con un'elevata escrezione urinaria, come il cotrimossazolo, i fluorochinoloni e la nitrofurantoina che tuttavia vanno utilizzati in prima linea solo se l'incidenza della resistenza è inferiore al 10%. In caso contrario il trattamento va selezionato sulla base dell' antibiogramma. La fosfomicina in dose singola sembra efficace, secondo alcuni autori, soprattutto nelle infezioni da Proteus e nei pazienti con allergia al cotrimossazolo. Per quanto riguarda la durata del trattamento antibiotico, nelle donne può essere sufficiente una cosiddetta 
short course therapy (3 giorni) mentre negli uomini è opportuno prolungare la somministrazione per 10 -14 giorni. È importante controllare l'efficacia della terapia ripetendo l' urinocultura due settimane dopo il termine del trattamento. Nelle forme di cistite acuta acquisite in ambito ospedaliero è sempre opportuno eseguire l' urinocoltura con antibiogramma; in attesa del risultato si può intraprendere una terapia empirica con cefalosporine. Una situazione particolare è rappresentata dalla cistite acuta in gravidanza durante la quale è raccomandato il trattamento anche delle forme di batteriuria asintomatica, con nitrofurantoina e amoxillicina per 7 giorni. La terapia delle cistiti ricorrenti mira  all' eradicazione dell'infezione, obiettivo difficilmente raggiungibile con un trattamento di breve durata. 

Sono previsti i seguenti schemi terapeutici:
*terapia continuativa dopo la fase acuta: utilizzo di farmaci (cotrimossazolo o chinoloni) a basso dosaggio in maniera prolungata (3-6-12-mesi)per via orale, da assumere la sera prima di andare a letto, dopo lo svuotamento della vescica per aumentare l'accumulo del farmaco nell'urina. 
*terapia post-coitale: viene effettuata con chinoloni o cotrimossazolo in dose singola dopo il rapporto sessuale.
E' consigliato nei casi in cui esista un rapporto temporale tra rapporto sessuale e insorgenza della cistite.

Prevenzione 


La prevenzione della cistite si basa fondamentalmente sulla terapia continuativa o post-coitale nei casi di infezioni recidivanti. Sono attualmente in corso alcuni trial vaccinali contro ceppi microbiotici uropatogeni che, inducendo la produzione di anticorpi mucosali, ridurrebbero la frequenza di IVU ricorrenti. Per quanto riguarda invece le IVU nosocomiali la prevenzione si basa sull' osservanza di alcune procedure:
*Il posizionamento del catetere vescicale solo se strettamente necessario (ritenzione urinaria, interventi sulla pelvi e sul tratto genito-urinario, interventi chirurgici di lunga durata, ematuria massiva, condizioni emodinamiche critiche);
*l'applicazione del catetere secondo le norme di asepsi (guanti sterili, lavaggio e disinfezione della zona genitale , inserimento 
del catetere già collegato al sistema chiuso);
*la rimozione del catetere non appena possibile; 
*l'impiego di un sistema di drenaggio chiuso.

venerdì 27 gennaio 2017



Fare male non è solo questione di schiaffi e botte: anche una violenza psicologica può causare ferite profonde nell'anima. 
Oggi sono riconosciuti e puniti dalla legge comportamenti come 
il mobbing familiare e lo stalking. Resta piuttosto invisibile il "gaslighting" ovvero quel tipo di violenza psicologica nel quale 
la vittima non sa di esserlo, perché coinvolta in un rapporto di stretta intimità con il suo carnefice, dal quale è soggiogata. 









Da un film alla realtà 


Il termine gaslighting deriva dal titolo del film del 1944 del regista americano Georg Cukor: "Gaslight" tradotto in italiano "Angoscia". E' la storia di una coppia nella quale il marito mette in atto un comportamento manipolatorio per confondere la moglie, insidiarne l'autostima e renderla dipendente da sé. Tra le varie strategie, il coniuge alza e abbassa in continuazione la luce delle lampade a gas (in inglese, gaslight) della casa, attribuendo il fenomeno ad allucinazioni visive della consorte, che si convince di essere mentalmente malata e arriva sull'orlo della pazzia.




Conduce alla confusione mentale 

Il gaslighting è il comportamento attuato con l'obiettivo di minare le sicurezze della propria vittima, farla dubitare di se stessa fino a convincerla di avere problemi psicologici. È un abuso più comune di quanto si possa pensare, commesso tra le mura domestiche quando un rapporto si fa conflittuale. Si tratta di una violenza sottile e persistente che, somministrata a dosi quotidiane, agisce come un lento lavaggio del cervello. A volte chi abusa cerca di imprigionare la partner in una realtà parallela, fatta di menzogne, per non ammettere un tradimento. All'inizio la vittima tenta di reagire e, poi lentamente le sue resistenze si affievoliscono fino a scomparire.

Il carnefice 
prima premuroso, poi feroce 


Per far cadere la vittima nella propria ragnatela psicologica di solito il persecutore inizia utilizzando una tattica di adulazione, ripetendo frasi come "Ti voglio bene" o "Non potrei vivere senza di te". Il manipolatore si mostra sempre gentile e premuroso, accompagna la partner a fare la spesa, in ufficio, da un amico o dai parenti, facendo in modo che la vittima finisca per fidarsi ciecamente di lui. Poi, si passa alla distorsione della realtà, che riguarda soprattutto l'area della memoria. Frasi come "Me l'hai detto tu, non ricordi?". Vengono dette ad arte dal persecutore, che inserisce le sue menzogne in situazioni  reali. Se la strategia funziona la vittima si convince con crescente angoscia di avere problemi mentali, arrivando al paradosso di chiedere al proprio carnefice di aiutarla.


La vittima 
dal disorientamento alla depressione 


Di solito, la vittima attraversa una prima fase di disorientamento e confusione. Non capisce perché si trova a dover questionare su cose che non dovrebbero essere oggetto di discussione, come i propri ricordi o le proprie opinioni. 
💥 Nella seconda fase reagisce cercando di difendersi e di capire cosa le stia accadendo. 
💥  Infine, una terza fase porta alla depressione. La vittima si rassegna, perde l'autostima, è ossessionata dall'idea di commettere un errore, accetta la realtà imposta dal manipolatore e si isola a livello sociale per il timore di sentirsi inadeguata. La violenza psicologica si cronicizza e la perversione della relazione raggiunge l'apice. 

Come difendersi 

Riconoscere il problema 
Non è semplice individuare questo abuso, raffinato e invisibile, ma alcuni segnali sono un campanello d'allarme. Vi sentite cambiate dentro? Da persona sicura, serena e rilassata, vi ritrovate senza gioia e incline a criticarvi? Tendete a chiedere sempre scusa al partner? Ne giustificate ogni suo comportamento? Percepite che nel rapporto c'è qualcosa di sbagliato, ma non capite cosa, e comunque tendete a nascondere i vostri tormenti ad amici e parenti? Questi segnali configurano la possibilità che siate  vittima di gaslighting.
Schivare le provocazioni 
Una prima strategia può essere quella di non rispondere all'abusante quando cerca di coinvolgervi in discussioni che 
ritenete non obiettive, per non dargli la possibilità di manipolare 
la percezione dei fatti. In questo modo, si può spegnere l'effetto gaslighting.
Chiedere aiuto ad amici e parenti 
La chiave migliore per uscire dal tunnel è trovare un supporto esterno. Molte vittime tendono a isolarsi socialmente. Invece, è fondamentale restare legate alle persone care perché spesso la capacità di far "aprire gli occhi" alla vittima arriva proprio da chi 
le sta intorno: altri familiari, amici o colleghi. E' allora 
che inizia il percorso di ricostruzione della propria identità e della fiducia in sé, per liberarsi da una relazione perversa e dolorosa. 
Farsi assistere da uno psicologo 
Un trattamento psicoterapeutico mirato può aiutare a svincolarsi dalla relazione patologica, in modo da recuperare la propria autonomia di giudizio in tempi più brevi. 

.

Che cosa dice la legge 

Nel codice penale non esiste il reato di gaslighting , tuttavia questo abuso rientra nei due  articoli (570 e 572) che trattano la violenza morale e psicologica dei maltrattamenti in famiglia. 

(Tratto da un articolo di Tiziano Zaccaria con la consulenza del dottor Davide Algeri,  psicologo psicoterapeuta a Milano.)


giovedì 26 gennaio 2017











Definizione 


E' una glomerulonefrite con sindrome nefritica acuta che inizia dopo un periodo più o meno breve di latenza. È caratterizzata da ematuria (macro- o microscopica), proteinuria (lieve o moderata) oliguria o anuria transitoria, riduzione del FGR (riduzione della clearance della creatinina, edema lieve o accentuato (ritenzione di acqua e sali), ipertensione lieve o grave con edema polmonare. 


Epidemiologia


La glomerulonefrite post-streptococcica è stata molto frequente 
nel secolo scorso perché correlata all'epidemia di infezioni da streptococco con elevata morbilità e mortalità. Pertanto poteva colpire più membri giovani di una famiglia di una comunità. La ridotta incidenza di glomerulonefrite post-streptococcica nei paesi sviluppati è dovuta al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e a una migliore assistenza da parte dei servizi sanitari nazionali. La glomerulonefrite acuta post-streptococcica si manifesta in una piccola percentuale di soggetti colpiti da infezione streptococcica nefritogeno per cui è necessario avanzare l'ipotesi che fattori ambientali e una predisposizione genetica (comparsa della malattia in alcuni componenti della famiglia) possano giocare un ruolo importante nello sviluppo della malattia. 

Eziopatogenesi 


Oggi sì ammette che il fattore nefritogeno di questi streptococchi sia una proteina M (classe II). Tuttavia anche altri antigeni dello stesso ceppo batterico potrebbero essere responsabili della glomerulonefrite acuta come la proteina simil- istone endostreptosina che è una proteina streptococcica legante la plasmina, l'etossina B. Le infezioni streptococciche delle alte vie respiratorie (faringiti) o della cute (dermatiti) possono causare una glomerulonefrite. La patogenesi di questa malattia è immunologica perché nelle prime fasi del decorso clinico sono stati dimostrati gli immunocomplessi in circolo, che si depositano a livello glomerulare in sede sottoepiteliale (i caratteristici humps). 
Queste singole proteine possono anche impiantarsi nel glomerulo in sede sottoepiteliale e legarsi agli anticorpi circolanti dando luogo alla formazione di immunocomplessi in situ. La proteina M ha anche la capacità di agire come un superantigene attivando i linfociti T che producono citochine responsabili del danno infiammatorio renale.


Sintomatologia 


La glomerulonefrite acuta post-streptococcica colpisce prevalentemente i bambini, anche se si può osservare in tutte le 
età della vita. Il decorso clinico è caratterizzato da un periodo di latenza e da una fase clinica mono- o plurisintomatica. Il periodo di latenza che intercorre tra l'infezione streptococcica e la comparsa dei sintomi è di circa 7-10 giorni; in alcuni casi può raggiungere anche le 3 settimane. Il primo sintomo molte volte 
è la contrazione della diuresi che va dall'oliguria all'anuria di brevissima durata (massimo un giorno). La macroematuria è caratterizzata da urine rosse con diverse sfumature del colore; in alcuni casi si osserva il caratteristico color lavatura di carne in altri casi si ha l'aspetto color coca cola. In alcuni casi l'ematuria si diagnostica con l'esame delle urine perché il colore è normale. 
La microematuria è più frequente nelle glomerulonefriti 
post-streptococciche dell'adulto e dell'anziano. L'edema pallido si può manifestare con diverse sfumature. Il paziente può presentare al mattino per qualche giorno un lieve edema sottopalpebrale più o meno esteso al volto che scompare nell'arco della giornata; altre volte l'edema persiste per due o tre giorni associato a lieve pallore della faccia. L'edema è più frequente nel bambino. L'ipertensione arteriosa è lieve o moderata, con incremento della pressione arteriosa diastolica (95-100 mmHg) o anche della sistolica. Essa compare nella fase iniziale della malattia o anche dopo la normalizzazione della diuresi. Manifestazioni atipiche sono più frequenti nel paziente anziano. Il paziente anziano può presentare scompenso cardiocircolatorio caratterizzato da dispnea, tosse stizzosa, turgore delle vene giugulari e disturbi del ritmo. I bambini possono manifestare i segni neurologici di un' encefalopatia che causa cefalea, confusione mentale, sonnolenza e raramente anche convulsioni. 

Dati di laboratorio 


L'esame delle urine mostra un colore che oscilla  dal rosso vivo al color ruggine. Il peso specifico è lievemente aumentato. La proteinuria, più o meno marcata, non supera i 3 grammi nell'arco delle 24 ore. In gran parte dei casi è inferiore al grammo e si riduce gradualmente nei giorni successivi. L'ematuria, quando è microscopica si evidenzia con l'esame del sedimento che mostra emazie dismorfiche (alterate nella loro morfologia e nel contenuto di emoglobina). L'ematuria può persistere per un periodo variabile che va da qualche settimana a molti mesi. Nel sedimento si possono osservare cilindri ematici, granulari e ialini. Una lieve riduzione del filtrato glomerulare espressa da un incremento della creatininemia può essere presente nel 50% dei casi; alcune volte vi è anche un incremento dell' azotemia. Nei casi in cui la riduzione è più marcata si può osservare anche una ritenzione di acqua e sali che si manifesta con l'oliguria e l'edema. La ritenzione di sodio si evidenzia con una ridotta natriuria. Gli esami sierologici eseguiti nei primi giorni della malattia dimostrano un ipocomplementemia caratterizzata da riduzione del CH50 e del C3. La persistenza di bassi livelli di C3 deve suggerire al medico la possibilità di qualche altra forma di glomerulonefrite che si è manifestata con il quadro clinico di una glomerulonefrite acuta. È frequente la presenza di immunocomplessi circolanti con valori elevati nella fase iniziale della malattia. La risposta al processo infettivo causato dallo streptococco è caratterizzata da un incremento dei livelli sierici di anticorpi che reagiscono contro i costituenti delle pareti del batterio. Nel 90% dei soggetti che hanno una faringite il titolo 
delle antistreptolisine permane elevato per 3-5 settimane e si riduce lentamente nei mesi successivi. Per valutare una recente infezione streptococcica oggi viene consigliato lo streptozyme test che include molti antigeni del batterio.

Decorso clinico e prognosi 

Il decorso clinico della glomerulonefrite post-streptococcica nei bambini è favorevole. La prognosi è riservata nei casi  che presentano una sindrome nefrosica, un' ipertensione arteriosa persistente, molte semilune nella biopsia renale, depositi atipici 
di humps o aspetto a ghirlanda del immunofluorescenza. La prognosi della malattia è differente negli adulti, specie nelle popolazioni con disagiate condizioni di vita sociale. Nel soggetto anziano è facile osservare un'elevata mortalità per le complicanze cardiovascolari che possono facilmente subentrare in seguito alla ritenzione idrosalina. 


Terapia 


La terapia della malattia è duplice:

 a) trattamento del processo infettivo con l'uso di antibiotici (penicilline  semisintetiche o eritromicina).

b) terapia sintomatica della glomerulonefrite con  assoluto e un apporto di apporto di sale nella dieta. È indicato il controllo dei valori pressori, eventualmente con l'uso di farmaci antipertensivi 
e diuretici. Nei nei estremi di persistente insufficienza renale e si dovrà ricorrere dalla restrizione proteica nella dieta alla terapia dialitica.

mercoledì 25 gennaio 2017












Le proprietà benefiche e curative della medicina tradizionale cinese affondano lontanissime nel tempo. Essa si basa sull'assunto che l'uomo, per essere in salute, deve puntare all' equilibrio tra mente, corpo e spirito. Può pertanto portare benefici e benessere generale in moltissimi casi. La m.t.c. è atta anche a risolvere problematiche di diversa natura, sia fisica che psicologica, come 
l' ansia, la depressione o l'insonnia. Risolve anche i problemi della pelle, i disturbi gastrointestinali e sessuali. Fino ad arrivare a malattie più importanti come diabete, ulcera e ipertensione. Oltre a trattare le malattie infettive e le patologie muscolo- scheletriche, può essere utilizzata nella terapia del dolore, per alleviare la sofferenza dovuta a malattie di lungo corso. Non presenta controindicazioni, è adatta a tutti, anche bambini, anziani e donne incinte. Gli effetti collaterali sono quasi inesistenti, così come l'interazione con altre terapie. 


Le pratiche 


Questo sistema medico dalle origini antichissime punta alla prevenzione e al mantenimento dello stato di salute generale, ma offre anche una serie di cure in caso di bisogno: l'agopuntura, 
il massaggio, la moxibustione e preparati a base di erbe, bacche, radici, funghi e quanto altro ha da offrire la natura. Tra le pratiche più comuni della medicina tradizionale cinese l'agopuntura è senza dubbio una delle discipline più utilizzate in Occidente: può essere utilizzata per sconfiggere amenorrea, allergie stagionali, stress, insonnia e dolore cervicale. Discorso simile per quanto riguarda la digitopressione, la riflessologia plantare e lo Shiatsu. Altre discipline volte a ripristinare l'equilibrio psicofisico, utilizzando tecniche e strumenti terapeutici differenti tra di loro. Nei princìpi della medicina tradizionale cinese rientra la convinzione che per essere in equilibrio si debba: mangiare bene; seguire un corretto stile di vita; fare esercizio fisico ogni giorno; rispettare la natura e i suoi cicli. Non stupisce che le idee esposte alla sua base, oltre ad influenzare molte branche della scienza medica, interessino anche arti marziali come il Kung Fu Shaolin ed esercizi definiti di ginnastica medica nelle forme più note come il Qi Gong e il Tai Chi Chuan, esercizi di meditazione in movimento che lavorano sull' energia interna, sul centro e sulla respirazione. 

Nello sport 


La medicina tradizionale cinese trova oggi applicazioni anche nello sport professionistico. Quando la scorsa estate alle Olimpiadi di Rio il nuotatore americano Michael Phelps campione mondiale di atletica più medagliato della storia delle Olimpiadi, si è presentato ai blocchi di partenza delle batterie dei 200 farfalla in versione "a pois" con degli evidenti cerchi rossi sulla pelle, in molti avevano pensato a bizzarri  tatuaggi o chissà quale altra iniziativa per attirare ancora di più i riflettori su di sé. In realtà i segni lasciati sul fisico di Phelp  riguardavano il cosidetto "cupping" (coppettazione), una terapia antidolore della medicina tradizionale cinese molto apprezzata dal Team USA del nuoto 
e già usata anche da alcune star del cinema come Gwyneth Paltrow. La coppettazione consiste nell'applicare sulla pelle un vasetto con un diametro di circa 5 cm che con il calore crea una sorta di effetto risucchio. L'obiettivo è quello di rigenerare  e aiutare a far passare il dolore.

martedì 24 gennaio 2017













Definizione 




Consiste nella presenza di tragitto infiammatorio avente un 
orifizio al livello del canale anale e uno a livello della cute perianale. L'orifizio interno si trova in genere a livello della 
linea dentata, dove le ghiandole anali penetrano nel canale 
anale. Compare spontaneamente o in conseguenza di un ascesso perianale. È classificata in base alla relazione con gli sfinteri 
anali:

Intersfinterica (70%)

Trans- sfinterica (23%)

Sovrasfinterica (5%)

Extrasfinterica (2%)


 Epidemiologia 


L'incidenza e la prevalenza sono simili a quelle degli ascessi 
anorettali. 

♦  Rapporto maschi femmine  3:1. 

♦  Picco di incidenza nella terza-quinta decade di età (media 38    anni). 

♦  Incidenza di 8,6 x 100000 in uno studio epidemiologico    finlandese


Fattori di rischio 

 Ascessi anorettali 

 Il 10% delle fistole è associato a:

Malattie infiammatorie intestinali 

Tubercolosi 

Neoplasia 

Danno da radiazione 

Ragade anale 


Eziologia 

Gli ascessi anorettali sono causati da infezione delle ghiandole che circondano il canale anale. 
Il 30- 40% degli ascessi anorettali si complica con una fistola. 
La maggior parte è di origine cryptoghiandolare. 
Nel 90% dei casi non si identifica una causa specifica. 
Le restanti cause sono: trauma, complicanze postoperatorie, 
ragadi anali, malattie infiammatorie intestinali e tubercolosi. 


Sintomi e segni 



Possibile febbre 

Dolore perianale 

Drenaggio costante della regione perianale 

Aumenta durante la defecazione 

Rende difficile il mantenimento dell'igiene perianale 

Drenaggio mucopurulento dall'orifizio interno o esterno

♦ Tramite fistoloso spesso indurite e palpabile



Diagnosi differenziale 


Malattia di Crohn 
Neoplasie anorettali 
Malattia pilonidale 
Idrosadenite suppurativa 
Ascesso delle ghiandole di Bartolini 
Tubercolosi anale 
♦ Actinomicosi 
Trauma 
Ragade anale 
Danno da radiazione 
Diverticolite 
Clamidiasi 


Diagnosi


L'esplorazione in anestesia è il modo migliore per valutare una fistola. In alternativa può essere seguita una RM con bobina endoanale.
La fistola con orifizio esterno posteriore penetra nel canale anale a livello della linea mediana posteriore.
La fistola con orifizio esterno anteriore penetra nel canale anale a livello della cripta più vicina. 
Se l'orifizio fistoloso è posto a più di 3 cm dalla rima anale. 

Esami di laboratorio 

Leucocitosi 


Procedure diagnostiche 

 Anoscopia in anestesia 
 Per individuare l'orifizio interno 


Terapia 

Immediatamente dopo la diagnosi, la fistola deve essere trattata al fine di ridurre l'infiammazione in preparazione all'intervento chirurgico. 

☖ Mantenere il paziente in terapia con:

Agenti emollienti delle feci 
Antidolorifici non narcotici
Semicupi 
☖ L'intervento chirurgico è in genere il trattamento di scelta, con l'eccezione delle fistole in associazione alla malattia di Crohn, 
per le quali è indicata, ove possibile, la terapia medica.

Terapia specifica 

Il trattamento ottimale è il posizionamento di un setone (in seta di tipo elastico o  tipo vessel loop) tramite attraverso il tramite fistoloso 
Mantiene il tramite aperto 
Riduce l'infiammazione circostante. 
Una volta che si è attenuata la riduzione della flogosi locale, valutare l'esatta definizione anatomica della fistola e programmare l'intervento chirurgico. 

lunedì 23 gennaio 2017

I











 Definizione 
Le gastroenteriti virali sono infezioni intestinali identificabili, sotto il profilo epidemiologico, in due quadri clinici distinti: una forma da norovirus (in precedenza denominati virus Norwalk), che interessa i bambini e gli adulti, responsabili di epidemie più o meno estese nell'ambito di comunità o di gruppi di soggetti che hanno consumato lo stesso alimento, e una forma da rotavirus, che interessa neonati e lattanti e ha un andamento stagionale. 

Eziologia 

Gli agenti eziologici delle gastroenteriti virali possono essere identificati nei rotavirus, negli adenovirus umani (specie F, sierotipi 40 e 41), nei norovirus, nei sapovirus e negli astrovirus. I norovirus e i sapovirus appartengono alla famiglia Caliciviridae: sono piccoli virus con genoma a RNA a singolo filamento e sono privi di involucro. Il genere norovirus viene classificato in cinque genogruppi di cui solo tre (GI, GII e GIV infettano l'uomo). Ogni genogruppo viene poi suddiviso in genotipi. Il virus Norwalk è il prototipo del genogruppo I genotipo 1. I rotavirus appartengono alla famiglia Reoviridae e sono virus icosaedrici, di grandi dimensioni e genoma costituito da RNA segmentato a doppia elica. Per la diversità genetica vengono classificati in gruppi denominati con le lettere dell'alfabeto da A a G.  Il riassortimento genetico, gli errori di trascrizione dell' RNA polimerasi e la pressione selettiva immunitaria sono alla base dell' ampia eterogeneità genetica osservata per questi virus. 

Epidemiologia 


La trasmissione è per via fecale-orale, tuttavia è stata ipotizzata (per i norovirus) anche una trasmissione per via aerea (tramite droplet durante gli accessi di vomito) o per contatto. Si possono verificare epidemie in comunità chiuse o semichiuse, ospedali, strutture di lungodegenza, carceri, scuole e nell'ambito di ristretti i nuclei familiari


Patogenesi 

La patogenesi è tuttora poco conosciuta. Sembra che  il principale evento responsabile della diarrea sia un diminuito assorbimento dell' acqua e dei sali per compromissione selettiva delle cellule intestinali deputate all'assorbimento, con conseguente disidratazione isotonica e acidosi metabolica compensata. 


Manifestazioni cliniche 



Il periodo di incubazione è breve 24 -72 ore, solo eccezionalmente fino a 96 ore. L'esordio clinico è improvviso 
con nausea, vomito, dolori addominali, diarrea e in alcuni 
casi febbre moderata. Le feci, di colore giallastro, sono prive 
di muco e sangue. Il decorso si risolve nel volgere di qualche giorno 23 ore nelle forme da norovirus, fino a 8 giorni  in quelle 
da rotavirus. La malattia predilige l'infanzia. Nella forma da adenovirus, che interessa preferibilmente i bambini più piccoli, ai disturbi gastrointestinali possono associarsi sintomi respiratori. 
Nei lattanti, negli immunocompromessi e negli anziani si può verificare una grave disidratazione.


Alterazioni di laboratorio 


Le alterazioni degli indici di laboratorio sono aspecifiche. Si può osservare una lieve riduzione dei leucociti con  formula conservata, mentre sono rare le alterazioni degli elettroliti sierici. 


Diagnosi 


L'accertamento richiede l'identificazione del virus nelle feci. Sono disponibili i test  immunoenzimatici per la ricerca del rotavirus, norovirus, adenovirus e sapovirus e test di agglutinazione al lattice per la ricerca dei soli rotavirus. 


Prognosi
La prognosi  è generalmente buona, ma la letalità è più elevata nei paesi in via di sviluppo, dove la disidratazione e gli squilibri elettrolitici sono più frequenti e meno facilmente correggibili. 


Terapia 

La terapia è costituita dalla reidratazione. 



Prevenzione 


La prevenzione si basa sul l'impiego di misure igieniche atte a impedire la contaminazione di acqua e cibo da parte dei virus (pulizia ambientale e dei fomiti, igiene personale, isolamento dei casi). La vaccinazione nei confronti dei rotavirus con i due vaccini disponibili (un vaccino monovalente attenuato di virus umano e un vaccino pentavalente modificato contenente virus umano e bovino ha un'efficacia intorno al 50% nei Paesi a risorse limitate, ma riduce la frequenze delle forme gravi e l'OMS ne raccomanda di impiego routinario.

domenica 22 gennaio 2017

Le lacrime non si formano soltanto come reazione emotiva ad un dolore ma per un fatto fisico. Però a volte gli occhi si riempiono talmente di lacrime da impedire di vedere bene e dal rendere molto difficile lavorare, guidare, parlare con le altre persone.


Quale importanza hanno le lacrime?


Le lacrime sono fondamentali per la salute dell'occhio. Sono composte non solo da acqua ma anche da sostanze antibatterichedi difesa
da muco e da grassi che mantengono la stabilità del velo di lacrime sulla superficie dell'occhio. Hanno la funzione di idratare l'occhio, di proteggerlo e di ripulirlo dalle sostanze presenti sulla sua superficie, inoltre hanno la funzione di regolarizzare la qualità delle immagini. Senza il rivestimento del velo lacrimale, l'occhio si ammala. Il flusso delle lacrime è prodotto dalla ghiandola lacrimale: una parte delle lacrime evapora e il resto è scaricato attraverso un canaletto che finisce nel naso.



Quante lacrime deve produrre un occhio sano e come si può capire se piange nella giusta quantità?



Clinicamente non c'è una misura fissa. Esiste un metodo diagnostico per capire, al contrario, se l'occhio non produce abbastanza lacrime e quindi siamo di fronte alla sindrome dell'occhio secco, una delle cause dell'eccessiva lacrimazione. Questo avviene attraverso vari test. Il principale è il test di Schirmer, che si effettua inserendo all'interno di ciascuna palpebra una striscia di carta bibula, cioè un tipo di carta assorbente molto sottile e millimetrata, con un po' di anestetico. Se, dopo 5 minuti,
la porzione di carta inumidita raggiungere soltanto i 6 o i 7 millilitri, significa che la produzione di lacrime è poca e che l'occhio è secco. Se arriva almeno ai 10 millilitri, significa che la lacrimazione è ottimale. Quando le lacrime si riversano sulle guance senza un evidente motivo, c'è probabilmente uno squilibrio tra produzione e smaltimento.

Quali sono le cause dell'eccessiva lacrimazione?


Tra le più comuni, c'è un irritazione oculare, che può essere provocata da sbalzi di temperatura, polvere o sostanze tossiche, ma c'è anche il raffreddore o una congiuntivite, cioè un' infezione che colpisce la congiuntiva. Anche l'allergia è una condizione. Il rilassamento della palpebra, con gli anni, o anche una paresi facciale, porta a una sua "curvatura verso l'esterno" con accumulo di lacrime che  fuoriescono periodicamente. Questa condizione si può correggere chirurgicamente. Negli anni, la diminuzione dell'elasticità dei tessuti  che formano il sistema di deflusso delle lacrime verso il naso può portare alla carenza della funzione di pompa delle lacrime che, quindi, tendono a riversarsi all'esterno. Talora un' infezione interna delle vie lacrimali chiude il passaggio e rende impossibile lo smaltimento.


Molti pazienti lamentano questo disturbo durante la stagione invernale: c'è un legame tra le lacrime in eccesso e  la bassa temperatura?








La maggior parte di noi piange quando vi sono stimoli scatenanti.
Il freddo è uno di questi: in questa stagione una persona può non avere disturbi di vista ma quando esce di casa l'occhio risponde con una maggiore lacrimazione. Lo stesso può accadere quando entra, per esempio, in una stanza piena di fumo o troppo riscaldata.


Vi può essere una causa anche legata alla struttura dell'occhio?









Può essere dovuta all'occlusione o al restringimento dei canali lacrimali presenti nelle palpebre. Questa ostruzione, congenita o legata all'età, fa sì che le lacrime, dopo aver riempito completamente  il sottile spazio fra occhio e  palpebra, chiamata sacco lacrimale, trabocchino e fuoriescano dall'occhio stesso. In condizioni normali le lacrime che escono dal buchino laterale nella palpebra inferiore  e  il velo lacrimale sulla superficie oculare in parte evaporano e in parte defluiscono attraverso il canalino che sbuca sul margine della parte inferiore verso il naso. Diversamente da quanto si può pensare, non cadono, ma sono riassorbite tramite una sorta di pompaggio muscolare, che le spinge verso il naso. Quando questo non avviene correttamente, gli occhi lacrimano in modo abbondante.


Come si effettua la diagnosi?



Sottoponendo il paziente a una particolare irrigazione. Si prende una sostanza un po' amara, per esempio un collirio, e, tramite una minuscola cannula, si inietta all'interno del puntino lacrimale.
Se nel giro di qualche secondo il paziente sente qualcosa di amarognolo in gola significa che non vi è ostruzione e quindi il problema non è un atomico.  Questo esclude la necessità di intervenire chirurgicamente per liberare il canaletto.

Quali sono i rimedi per gli occhi che lacrimano troppo?
Può essere utile per esempio piegare la testa all'indietro?

No, può essere utile stringere gli occhi per distribuire e attivare la pompa di deflusso, ma non conviene continuare a farlo troppo di frequente perché può generare un'irritazione e un tic, oltre a essere psicologicamente fastidioso.

Asciugare gli occhi costantemente con un fazzoletto può essere utile?  










Si, il fazzoletto di carta è igienicamente preferibile, senza però premere troppo per evitare di creare infiammazione con un gesto ripetuto. Si raccomanda anche di tenere gli occhi puliti con acqua tiepida dopo avere sciolto una punta di bicarbonato, che aiuta a eliminare i grassi delle palpebre, soprattutto con alterazioni di superficie del ricambio lacrimale. Ma se il disturbo non passa è importante andare da un oculista per una diagnosi corretta.

Come si può prevenire questa malattia?





Nei disturbi da ridotto funzionamento delle vie lacrimali si consiglia di ridurre il più possibile gli stimoli improvvisi, e stare attenti al freddo e agli agenti irritanti e, in questa stagione, portare un paio di occhiali da sole dalla forma coprente in modo da avere una sorta di camera calda vicino all'occhio.
Al contrario, se la lacrimazione è molto ridotta con sintomi di occhio secco, l'ideale sarebbe indossare occhiali da cucina, venduti per proteggere dalle irritazione da cipolle, perché, essendo aderenti al viso, usati qualche ora al giorno riducono l'evaporazione e quindi la secchezza.

Quale cura si prescrive per questa malattia?








Se il fattore  scatenante è l'allergia, vi  sono colliri antistaminici abbinati a blandi antinfiammatori che migliorano i sintomi dell' infiammazione oculare. Quando c'è un infiammazione cronica da superfici di superficie, sono indicati i colliri a  base di ciclosporinaI colliri si possono abbinare e vanno assunti a cicli di alcune settimane. Da poco è disponibile un trattamento esterno con luce pulsata, che con poche applicazioni, regole la funzione palpebrale anche l'equilibrio lacrimale.


Esiste una terapia risolutiva contro gli occhi che lacrimano?


Un trattamento veramente risolutivo non c'è ancora. Se c'è un restringimento dell'ingresso del canalino, si possono applicare valvoline dette "punctum plug": si infilano a pressione nel puntino lacrimale ristretto, che in questo modo è dilatato facilitando il passaggio delle lacrime. Se non vi sono problemi di tolleranza, le valvoline possono essere piuttosto utili e  sono facilmente rimovibili.

sabato 21 gennaio 2017



venerdì 20 gennaio 2017





Salutare una persona stringendole la mano oppure toccare oggetti abituali che consideriamo sicuri, come la maniglia del tram, il cellulare, il mouse e la tastiera del computer, ma che in realtà pullulano di germi e di batteri possono trasmetterci, proprio attraverso le mani, fastidiose infezioni. Attenzione quindi a dove mettiamo le mani, e anche a stringerle senza qualche accortezza.










Perché le mani possono trasmettere le infezioni?



Le mani sono un punto di passaggio che facilita la veicolazione
di germi e di batteri. Questo avviene perché, molte volte involontariamente, con le mani tocchiamo la bocca o gli occhi.


Che cosa accade in questi casi?


I germi che sono sulle mani entrano in contatto con le mucose interne della bocca e qui trovano un ambiente caldo in cui possono attecchire più facilmente e dare origini a vari disturbi.


Quali malattie si possono trasmettere o prendere toccando o stringendo le mani?


Il rischio non è soltanto di essere contagiati da affezioni respiratorie, e perciò raffreddore, tosse, influenza, ma è quello di prendersi tutti i disturbi a trasmissione feco-orale, chiamati così perché l'agente infettante entra nel corpo attraverso la bocca ed è eliminato attraverso le feci. Si tratta di malattie come la salmonellosi e le gastroenteriti, che causano disturbi gastrointestinali, dalla diarrea al vomito. Gli stafilococchi o gli streptococchi che sono i batteri più comuni contenuti nelle mani, possono essere portatori di infezioni cutanee, tonsillari, faringee; mentre, come spesso erroneamente si crede una stretta di mano non è sufficiente per contrarre malattie più serie come virus dell'epatite B e C o l' Hiv. Qualche rischio invece esiste per l'epatite A che, se si trova nella fase di incubazione o al suo inizio quando i  virus eliminati con le feci sono in quantità elevate essendo a trasmissione oro-fecale, potrebbe essere trasmessa  
anche da mani non lavate. 
A volte basta semplicemente una stretta di mano per essere contagiati con il papilloma virus umano (HPV) che può far comparire le verruche.


Una persona con tagli sulle mani rischia più facilmente di ammalarsi toccando oggetti e stringendo le mani di altri?

Sicuramente. La pelle integra è una barriera importante per prevenire le infezioni, per questo conviene sempre disinfettare bene la ferita e coprire il taglio con un cerotto per evitare che si infetti.



Le mani infette posso sono provocare anche infezione all'occhio?








Toccare gli occhi con le mani sporche può causare infiammazione della congiuntiva, cioè della mucosa delle palpebre. Per questo si raccomanda di tenere sempre le mani lontano dal proprio corpo.


 Se si stringe la mano a qualcuno che appena starnutito? 








Si raccomanda di lavarsi le mani subito o appena possibile. 
La sua efficacia per la riduzione dell'influenza e anche delle altre infezioni è stata ampiamente dimostrata dagli studi scientifici.

Ma perché è così importante lavarsi le mani per prevenire le malattie?

Perché così facendo si riesce  a eliminare dalla superficie della pelle la cosiddetta  flora batterica transitoria, cioè i germi e  i virus che con il contatto continuo con gli oggetti, con superficie e con altre persone già contagiate vengono "caricate"sulla pelle delle mani.

Come lavare le mani per assicurarsi un'efficace protezione da germi e batteri?








Per eliminare la flora batterica sulle mani è sufficiente lavarle con tanta acqua e sapone. È molto importante però, prima inumidire le mani e poi lavarle con il sapone per almeno 30 secondi, passando bene anche negli spazi tra le dita dove spesso si annidano grandi quantità di batteri. Invece è stato calcolato che le persone lavano le mani per 10, al massimo 20 secondi, un tempo insufficiente per garantire una buona igiene. Al termine le mani vanno risciacquate molto bene e  asciugate con particolare attenzione.

Perché asciugarle accuratamente?







Perché le mani che rimangono umide trattengono virus e batteri
un po' come un panno bagnato fa con la polvere. Quindi asciugarle con un asciugamano pulito e se si è in un luogo pubblico si può utilizzare la carta usa e getta.

Quante volte lavare le mani nel corso della giornata?

Non c'è numero fisso di volte anche perché altrimenti lavarle di continuo diventerebbe una mania. Lavarle sempre in particolari momenti della giornata, quando ci sono situazioni a rischio.

Quando lavarle in particolare?



Lavarle prima di fare da mangiare e anche dopo aver preparato 
da mangiare soprattutto se si sono cucinati pollame, carne e pesce crudo; dopo essere andati in bagno, dopo essere usciti dalla metropolitana o essere scesi dal tram, prima e dopo i pasti, al termine del lavoro al computer;  naturalmente, dopo uno  starnuto 
o un colpo di tosse. 


Bisogna utilizzare un sapone igiene igienizzante in gel 
quando non ci si può lavare le mani con acqua e sapone?

Il gel è una buona alternativa soltanto quando non si ha a disposizione l'acqua per lavarsi. Ma non bisogna usarlo come abitudine, perché, a lungo andare, può indebolire le difese della pelle e determinare spiacevoli effetti collaterali come arrossamenti e irritazioni. 

Oltre a questo accorgimenti, l'unica prevenzione possibile 
dunque è  proteggersi le mani indossando un paio di guanti?

Si, ma bisogna comunque tenere conto che togliendo e mettendo i guanti si tocca un indumento che può essere stato a contatto con virus e germi. A questo proposito si ricorda che persino i guanti che che indossano i medici, e che sono un compromesso tra la sensibilità tattile e la protezione, devono essere sostituiti ogni 
due ore perché la protezione svanisce. 


Ci sono categorie di persone che rischiano maggiormente di prendere infezioni trasmesse dalle mani?

 Le persone in età, i bambini e chi, in generale ha difese   immunitarie un po' basse. Per rendere il corpo più forte contro questo infezioni un'alimentazione sana e corretta è sempre indispensabile per il nostro benessere. Mangiare quindi agrumi, cavoli, broccoli, peperoni, carote, zucche e spinaci che contengono magnesio, zinco, selenio, vitamina C e vitamina del gruppo B, che aiutano a rinforzare le difese immunitarie e ad essere meno vulnerabili di fronte  ai virus. Consumare anche i probiotici, cioè microorganismi in grado di combattere le aggressioni di virus e di batteri. I probiotici sono contenuti anche negli yogurt e stimolano la  risposta immunitaria nel corpo.

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