mercoledì 13 dicembre 2017












L'anfetamina insieme alla tiramina e all' efedrina, è un simpaticomimetico ad azione indiretta. Stimola il SNC. 
Agisce: promuovendo il rilascio di monoamine (soprattutto dopamina e noradrenalina) dalle terminazioni nervose del cervello, inibendo la ricaptazione e inibendo sebbene debolmente le MAO. 

In acuto: provoca euforia ed eccitazione; in seguito a somministrazione e.v.  può essere così intensa che  viene definita "orgasmica"

Gli effetti sono:

. sprezzo del pericolo; 

. sensazione di superiorità; 

. iperattività e loquacità;  

. aumento del desiderio sessuale;

. riduzione della fatica e della fame.




Effetti simpaticomimetici periferici: 

aumento della pressione arteriosa e l'inibizione della motilità gastrointestinale.

Complessivamente si ha  un aumento delle prestazioni.






TOLLERANZA E DIPENDENZA


L'effetto stimolatorio dura poche ore ed è seguito da depressione e ansia. La tolleranza agli effetti stimolatori si sviluppa rapidamente sebbene gli effetti simpaticomimetici periferici possono persistere. 
I soggetti che ne fanno uso, tendono ad aumentare le dosi per ottenere gli stessi livelli di euforia ma aumentando le dosi e assumendola per giorni consecutivi può insorgere una psicosi da anfetamina: il soggetto presenta un comportamento stereotipato 
(es. pulire le scarpe) e psicotico che assomiglia ad un attacco acuto di schizofrenia con allucinazioni  accompagnato da sintomi di paranoia  e comportamento aggressivo. L'uso cronico per via e.v inoltre può indurre anche l'arterite necrotizzante in numerose arterie di piccolo e medio calibro e portare anche ad emorragie cerebrali fatali o insufficienza renale. Il sovradosaggio di anfetamine sono raramente fatali. Dopo giorni di somministrazione dell'anfetamina, segue un periodo di sonno profondo e al risveglio il paziente si sente ansioso, depresso (a volte con istinti suicidi) ed affamato. Questi effetti ritardati possono essere risultato della deplezione delle normali riserve di noradrenalina e dopamina. 

DIPENDENZA



Non si verifica una vera e propria sindrome da astinenza fisica come avviene  per esempio per gli oppiacei. La dipendenza da anfetamine sembra essere una conseguenza dello spiacevole effetto ritardato e del ricordo insistente dello stato di euforia che porta il desiderio di un'altra dose (forte dipendenza psicologica). 
Si stima che solo il 5% degli utilizzatori progredisca fino ad una dipendenza totale. 


USO CLINICO

Le anfetamine possono essere utili nel trattamento della narcolessia e anche paradossalmente nel controllo dei bambini ipercinetici. Non sono più usate nella soppressione dell'appetito a causa del rischio di ipertensione polmonare.




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