venerdì 17 novembre 2017















Il tumore dell'endometrio si presenta soprattutto in donne in post-menopausa ( picco tra i 50 e 70 anni).


Fattori di rischio


Tra i fattori di rischio troviamo soprattutto un' iperstimolazione estrogenica non compensata da una protezione dei progestinici, quindi tutte quelle condizioni associate a questo: menarca precoce, menopausa tardiva, nulliparità, terapia sostitutiva con soli estrogeni.

Obesità 

Si è visto essere un fattore di rischio correlato addirittura ad uno sviluppo 5 volte superiore. Le donne con tumore dell'endometrio sono principalmente obese. E' stata fatta proprio un'analisi di studi prospettici e si è vista questa correlazione significativa con l'obesità. Andando a studiare tutti i marcatori e i fattori genetici si è visto che in realtà potrebbe spiegarsi con il fatto che nelle donne obese c'è iperinsulinismo. L'iperinsulinismo può determinare un aumento di alcuni fattori di proliferazione come IGF, che è un importante fattore di crescita che stimola i recettori, anche a livello dell'endometrio e quindi determina un' iperproliferazione e anche un' alterazione della sex- hormone- bind- globuline (SHBG)  che è la globulina che trasporta gli estrogeni; quindi abbiamo da un lato l'alterazione della quota di estrogeni liberi e dall'altro un aumento della proliferazione.








Fattori eredo-familiari

Come nel tumore dell'ovaio: sindrome di Lynch di tipo 2 per deficit del mismatch repair.



Istotipi


Endometrioide  è quello più frequente ed estrogeno- correlato. 
Il grado di differenziazione è più frequentemente G1 e G2 cioè un buon grado di differenziazione.


Sieroso papillare: 5-10%, quindi meno frequente. e, si presenta in uno stadio più avanzato, localmente avanzato 3 o 4 o metastatico ed ha una prognosi peggiore rispetto a quello endometrioide.

Di prognosi peggiore dovuta ad alterazione di p53 o perdita di espressione di altri fattori come l' E- caderina. L'E-caderina  
è un marcatore che troviamo in diversi tipi di tumore,molto aggressivo perché nella progressione tumorale, quindi nella trasformazione in un fenotipo molto aggressivo, EMT, cioè trasformazione epitelio-mesenchimale, le cellule perdono le caratteristiche epiteliali, tutte le connessioni di membrana e si trasformano come cellule mesenchimali, e quindi una proliferazione più incontrollata e un tumore più aggressivo.

Anche in questi tumori si è vista questa caratteristica


A cellule chiare

 Tumori misti

 Carcinoma squamoso

 Tumore indifferenziato

Tumore dedifferenziato, che sono quelli che si associano alla sindrome di Linch.




Segni e sintomi





I sintomi principali sono rappresentati da:

Sanguinamenti anomali in menopausa o nel periodo intermestruale.   


- Leucoxantorrea,cioè perdite biancastre a livello vaginale

- Dolore

- Segni e sintomi da compressione e interessamento di linfonodi o di organi a distanza, però sono segni più  tardivi, di diffusione della malattia.







Esami diagnostici




 Ecografia transvaginale

Isteroscopia: è fondamentale perché permette la visione diretta della cavità uterina e di eseguire la biopsia.

 Risonanza magnetica per stadiare il tumore.


 PETnon viene utilizzata molto ai fini stadiativi, viene utilizzata solo nei casi sospetti o pre-intervento che il chirurgo richiede se sospetta ci sia una compromissione di altri organi. 

Scintigrafia ossea: si usa esclusivamente se la paziente ha dolori ossei ed è in fase avanzata di malattia.


Terapia


Stadio I: negli stadi iniziali il trattamento d'elezione è l'isterectomia più annessiectomia e linfoadenectomia pelvica o estensione lombo-aortica. Il lavaggio peritoneale è anche molto importante per verificare se ci sono cellule di sfaldamento che possono andare a colonizzare anche altri distretti del peritoneo.

Stadio II: vedi primo stadio

Gli interventi in laparoscopia danno stesso outcome  rispetto alla laparotomia, quindi in mani esperte dovrebbero essere fatti interventi in laparoscopia perché danno meno complicanze rispetto alla laparotomia.

Stadio III e IV: siamo già in uno stadio localmente avanzato; va fatta una chemioterapia con carboplatino e paclitaxel.

In seconda linea, tra i farmaci più utilizzati: ifofosfamide, oxaliplatino, doxorubicin  liposomiale, topotecan, docetaxel.

















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