mercoledì 15 marzo 2017











Un aneurisma è la dilatazione di un tratto di vaso sanguigno solitamente le arterie, causato da un'alterazione delle sue pareti. Può essere immaginato come un rigonfiamento delle pareti, oppure come un vero e proprio palloncino di tessuto che si forma sul lato di un'arteria. L'aneurisma può riguardare tutte le arterie : l'aorta toracica, quella addominale e può colpire anche le arterie del cervello (in questo caso si parla di aneurisma cerebrale). 


Un'anatomia complessa

L' aorta prende origine dal cuore: quella ascendente (il tratto che esce dal ventricolo sinistro del cuore) compie una curva verso il basso, trasformandosi in aorta discendente e raggiunge la cavità addominale. 
In corrispondenza dell'arco si dipartono tre diramazioni: il tronco brachicefalico, l'arteria carotide comune sinistra e l'arteria succlavia sinistra. Le due arterie carotidi irrorano il cervello e tutta la zona della testa. Le succlavie irrorano anch'esse la testa e gli arti superiori. Un aneurisma che colpisce l'arco aortico può danneggiare tutte queste strutture, compromettendo la funzionalità di cervello, vista, arti superiori. 


Fattori di rischio 




Esistono alcuni fattori particolari che possono predisporre alla comparsa dell'aneurisma: 

la famigliarità (se ne ha sofferto un parente stretto si è più a rischio;

l'età avanzata; 

il fumo;

Anche i livelli di colesterolo elevati costituiscono un fattore di rischio, perché all'interno delle arterie si creano accumuli di grasso duro, che danneggiano il tessuto e favoriscono la comparsa dell'aneurisma. La rottura dell'aneurisma è un evento molto pericoloso, che causa un'estesa emorragia con rischi per la vita. 

L'intervento per la correzione di un aneurisma dell'aorta non è mai un'operazione semplice, ma diventa francamente complesso quando la dilatazione dell'arteria si collega in corrispondenza dell'arco aortico, il tratto vicino al cuore dotato di diramazioni vitali per la circolazione cerebrale. Fino a qualche tempo fa, l'operazione in questa parete si poteva eseguire solo a "cielo aperto" aprendo il torace, con rischi notevoli soprattutto per le persone non più giovani e con altre malattie presenti. Oggi alcuni esperti hanno  iniziato ad applicare una particolare tecnica endovascolare, mininvasiva, che risolve l'aneurisma con minori rischi.


 Con la chirurgia tradizionale 



Prevede che si effettua sternotomia, ossia l'apertura della cavità toracica in anestesia generale. 
💥Il chirurgo raggiungere la zona in corrispondenza dell'aneurisma 
e sostituisce il tratto di aorta malato con una protesi sintetica, a forma di canale, per permettere la regolare circolazione del sangue. 
💥 Si tratta di un intervento complesso, che può essere eseguito solo nelle persone che non hanno più di 50-60 anni  e che presentano buone condizioni generali di salute. 
💥 Infatti, per sostituire un tratto di arterie, è necessario interrompere momentaneamente il flusso di sangue: questo è possibile solo fermando per qualche minuto il cuore veicolando il sangue in una speciale apparecchiatura per la circolazione extracorporea. 
💥 In pratica, il sangue viene fatto circolare all'interno di un macchinario che arricchisce il sangue di ossigeno prima di reimmetterlo in circolo. 

Una difficoltà in più 

L'arco aortico presenta anche una seconda difficoltà rispetto ad altri tratti di arteria: da questa zona si dipartono le carotidi e altri vasi sanguigni importanti, che irrorano il cervello, che non puoi restare senza ossigeno troppo lungo. 
💥Nell'intervento tradizionale, allora, è necessaria una seconda precauzione: abbassare la temperatura corporea per ridurre al minimo l'attività cerebrale, facendo sì che il cervello richieda temporaneamente una minore quantità di sangue. 
💥Si tratta, insomma, di una procedura lunga e complessa, che comporta rischi e che, quindi, non può essere eseguita in persone anziane che presentano le malattie associate. 

Con intervento in endoscopia 

L'intervento mininvasivo prevede due piccole incisioni in corrispondenza di due grosse arterie periferiche, ossia all'inguine 
e al collo, e l'inserimento di un  catetere che trasporta 
un' endoprotesi fino al tratto di aorta malato. 
L'endoprotesi, costruita  in base alle caratteristiche anatomiche 
del ricevente, permette di escludere l'aneurisma dal circolo del sangue, evitandone la rottura e preservando la perfusione cerebrale. Costituita da un tubo in materiale sintetico con struttura in metallo, viene posizionata grazie all'utilizzo di un catetere di rilascio, un sottile tubo di gomma che la deve trasportare e che viene rimossa al termine dell'intervento. 
La protesi viene posizionata all'interno dell'arteria, ripristinando il corretto flusso di sangue. Le pareti del vaso, che non sono più sottoposti alla pressione del sangue, non possono andare incontro a rottura. 
Nel caso dell'arco dell'aorta, esistono protesi che permettono di rispettarne la complessa anatomia, dotate di fori in corrispondenza dell'apertura delle arterie carotidi e succlavie, per assicurare alla testa e agli arti superiori l'afflusso continuo di sangue. 
L'intervento mininvasivo dura due o tre ore e la persona torna subito in reparto e si riprende velocemente. 

Vantaggi significativi 


L'intervento per via endovascolare è molto meno invasivo rispetto a quelle "cielo aperto" e comporta un minore sanguinamento. 
La degenza è più breve, non richiede la terapia intensiva e c'è 
un recupero post-operatorio più rapido. 
È possibile intervenire anche sulle persone che avrebbero più difficoltà a sopportare l'operazione, come gli anziani, o quelli 
che soffrono di malattie croniche e non potrebbero riprendersi bene da un intervento invalidante di questo tipo. 
L'utilizzo della tecnica endovascolare deve essere valutata attentamente dal chirurgo vascolare in base alle caratteristiche del singolo individuo e la protesi viene modellata in base alle caratteristiche anatomiche della persona, sulla base di un attento studio radiologico preoperatorio.



( Tratto da un servizio di Roberta Raviolo. Con la consulenza del professor Roberto Chiesa, professore ordinario dell'UniversitàVita-Salute San Raffaele di Milano e direttore dell'Unità di Chirurgia vascolare dell'Irccs ospedale San Raffaele)

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