giovedì 2 febbraio 2017













C'era una volta...
nella valle dell'Indo, una pianta dai rami spinosi, le foglie profumate, i fiorellini bianchi, e i frutti ovali di un bel giallo vivo. Gli antichi indiani chiamavano il frutto (di cui facevano uso per curare lo scorbuto e reumatismi) nimbuka  che nella lingua indiana moderna divenne limbu, limone. La pianta si diffuse ben presto in altre zone calde e raggiunse anche l'Italia (come si rileva dagli affreschi di Pompei), dove però rimase per molto tempo poco nota. Gli arabi, invece, conoscevano benissimo le proprietà dei suoi frutti, e ne sfruttavano in particolare le qualità antisettiche, ma non solo. Ne è una conferma il libro che Ibn Beithar  detto anche aschab (erborista), uno studioso arabo del XIV secolo, dedicò al limone. Nel testo il dotto arabo forniva una serie di consigli sull'utilizzo di questo frutto. Affermava, per esempio, che massaggiarsi il viso con il succo elimina gli arrossamenti e i foruncoli; che bere una tisana di scorza di limone dolcificata con il miele serve a conciliare il sonno; che il succo diluito in altrettanta acqua calda facilita la digestione. Le conoscenze degli arabi furono tramandate agli studiosi dei secoli successivi. Intanto, sempre gli arabi diffusero l'agrume sulle coste mediterranee dell'Europa. Anche i crociati, di ritorno dalla Terra Santa, contribuirono alla diffusione della pianta. Fu così che il limone entrò indissolubilmente a far parte della nostra cultura.

Il limone domestico 















Decantare delle virtù del limone sembra superfluo, visto che poche case sono sprovviste di questi gialli frutti solari, aspri e allo stesso tempo gradevoli. Chi non ricorre a qualche goccia di limone per rendere più digeribile la frittura, per pulire le mani dopo avere toccato il pesce, per aromatizzare piatti dolci e salati?  Anche la scorza conosce il suo utilizzo domestico: tanto per citarne uno, è usata per produrre un celebre liquore, il limoncello. Al di fuori delle mura di casa si impiega il succo del limone per produrre acido citrico, e la scorza, un potente antisettico aromatizzante, per estrarne l'olio essenziale. A questo fine sono preferibili frutti verdi, da cui si ricava più essenza. Particolare curioso, occorrono ben 3000 limoni per ottenere un chilo di essenza, ma i risultati sono eccellenti. Se ne può mettere qualche goccia nella vasca da bagno per stimolare la circolazione nelle fredde giornate invernali, o su un fazzoletto per inalarle e alleviare così la stanchezza. Delle gocce su uno strofinaccio sono utili per disinfettare e deodorare la camera di un malato. Ma con il succo si possono fare anche dei gargarismi contro il mal di gola (diluire in acqua e dolcificare con il miele) e frizionare i geloni. 

...Curiosità

Per le fatture gli stregoni delle Antille colgono un limone durante la notte e lo spremo in un bicchiere di rum, intanto pronunciano una formula magica " O grande Rafocal, fate che il tale diventi un ladro, un vagabondo, un assassino e faccia tutto quello che non dovrebbe fare" (citato da Mességué, erbe, magia, stregoni, Garzanti 1977). 
Insomma se siete nelle Antille bevete solo rum senza limone.



Uso consigliato

💣 massaggi 

💣 bagni 

💣 inalazione e suffumigi 

💣 impacchi caldi 


Avvertenze particolari 

💣potenzialmente irritante su pelli sensibili 

💣fotosensibilizzazione temporanea della pelle





( Tratto da: Aromaterapia di Giuliana Lomazzi) 

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