lunedì 16 gennaio 2017









Non si parla spesso di tiroidite di Hashimoto, eppure è piuttosto diffusa. A soffrire di questa malattia della tiroide sono soprattutto le donne, il rapporto di 6 a 1 rispetto agli uomini.



Introduzione


La tiroide è una ghiandola a forma di farfalla posta alla base del collo, importante per molte funzioni dell'organismo. Ha un ruolo fondamentale nello sviluppo del sistema nervoso e di quello sessuale, regola il metabolismo e la temperatura del corpo, interviene nello sviluppo dello scheletro, influisce sul ritmo sonno-veglia e sulla salute della pelle e dei capelli. Può succedere, però, che inizia a funzionare male. A volte troppo, rispetto alle esigenze dell'organismo, ed ecco l'ipertiroidismo. A volte poco, ed è il caso dell l'ipotiroidismo. I motivi non sono ancora del tutto chiari. Di certo hanno un ruolo gli ormoni femminili e lo dimostra l'alta incidenza di disturbi tra le donne. Inoltre, si ammala con più facilità chi ha una dieta povera di sodio. 


La tiroidite di Hashimoto



Gigi Hadid è malata di tiroide di Hashimoto da due anni




È un'infiammazione cronica.  Ancora oggi sono in molti 
a credere che la tiroidite di Hashimoto sia un'infezione che si trasmette come una qualsiasi malattia virale. Invece, si tratta di un'infiammazione cronica della tiroide, scatenata da un funzionamento anomalo del sistema di difesa dell'organismo. Per ragioni che non sono ancora del tutto note, le cellule del sistema immunitario scambiano la tiroide per un nemico e la attaccano. Questo indebolisce la ghiandola che, di conseguenza, non è più in grado di funzionare normalmente e di produrre gli ormoni tiroidei che servono all'organismo per funzionare bene. 


Come si manifesta 


La tiroidite si può manifestare improvvisamente, oppure progressivamente, nel corso degli anni. Il risultato finale, però, non cambia. Chi ne soffre accusa stanchezza generale, una sensazione di malessere indecifrabile, una maggiore sensibilità al freddo e il rallentamento sia nei movimenti sia nelle nella capacità di pensiero. I sintomi, però, sono spesso lievi, tanto che chi ne soffre non ne parla con il medico. Con il risultato che, a poco a poco, la ghiandola tiroidea funziona sempre meno, fino a sfociare in uno stato di ipotiroidismo.


Si scopre con l'esame del sangue 



Spesso i sintomi vengono scambiati per le conseguenze di un periodo di stress, oppure della convalescenza dopo una malattia e altro ancora. Così, molte volte, la diagnosi avviene per caso durante un controllo. Per questo si pone l'attenzione sull'importanza di sottoporsi regolarmente ad uno screening  della funzionalità tiroidea. È sufficiente un' analisi del sangue per il controllo dei valori dei due ormoni che produce la tiroide cioè FT3 e FT4 e dell'ormone Tsh, per scoprire se qualcosa non va. In caso di tiroidite di Hashimoto, infatti, il dosaggio degli ormoni tiroidei risulta inferiore alla norma.

Quando basta lo stile di vita...


In un malato su tre la cura non richiede farmaci. E' importante, 
però, seguire uno stile di vita sano: niente fumo, alimentazione corretta e attività attività fisica regolare. Si sceglie questa soluzione quando il deficit ormonale è lieve. È necessario, però, tenere alta la guardia, facendo controlli anche ogni 6 mesi, in modo da intervenire tempestivamente qualora si verificasse un peggioramento dei dosaggi ormonali. 


Quando ci vuole il farmaco



Si passa alla cura farmacologica quando, nonostante uno stile di vita sano, i sintomi non migliorano, oppure quando dai controlli risulta che i valori sono peggiorati. Non bisogna sottovalutare la tiroidite di Hashimoto, che è la causa più frequente di ipotiroidismo. In questo caso, va iniziata la cura farmacologica: 
il principio attivo si chiama levotiroxina. 


I vantaggi della formulazione liquida



Il problema della levotiroxina è che va presa da un'ora a mezz'ora prima della colazione: questo può creare difficoltà nel seguire la cura.  In questi casi, si passa alla formulazione liquida, che si può prendere anche durante la colazione. Gli studi hanno dimostrato che l'efficacia è  simile e che questa soluzione sia molto gradita  da una parte dei malati. 


Il rischio per le neomamme



Nei primi 6 - 12 mesi dopo il parto, si può manifestare una forma di tiroidite chiamata post partum. È un infiammazione della tiroide che colpisce il 10% delle donne e che, secondo studi recenti, potrebbe avere anche un legame con la depressione che colpisce le neomamme. Massima allerta, allora, nei primi mesi dopo la nascita del piccolo. Nel caso di un rapido aumento di peso, di leggero gonfiore alla base del collo o di  una tendenza esagerata alla malinconia  e alla stanchezza, si potrebbe trattare di tiroidite post partum. Non esiste una cura standard: in genere, viene decisa dallo specialista in base agli esami e allo stato di salute della neomamma. In ogni caso, in circa 6- 7 casi su 10 l'infiammazione si risolve da sola, senza bisogno di farmaci.


 Più attenzione se c'è familiarità 


I controlli andrebbero effettuati da tutti una volta all'anno e soprattutto dalle donne. Ciò  è particolarmente importante se in famiglia ci sono altri casi di malattia autoimmune, come la celiachia, il diabete di tipo 1 e l'anemia perniciosa. I controlli della funzionalità tiroidea diventano un  obbligo in gravidanza, quando la tiroide ha un surplus di lavoro che può far scatenare un problema in chi è già predisposta a soffrirne.



La salute della tiroide





 La tiroide influenza l'attività di buona parte dell'organismo attraverso 
gli ormoni che produce e secerne nel circolo sanguigno. La tiroide è 
quindi una ghiandola endocrina; ghiandola perché sintetizza e libera ormoni, 
endocrina perché riversa il suo secreto nel sangue. I problemi della tiroide  
spesso passano inosservati. Circa il 60% delle persone con problemi alla 
tiroide non sanno di averlo. 
A che condizioni può condurre il malfunzionamento della tiroide?

                                                                                         (Continua)





Tumore della tiroide





Il tumore della tiroide è provocato dalla crescita anomala di un gruppo di sue cellule e può essere sia benigno sia maligno; in questo caso si parla più propriamente di cancro. La forma più comune di tumore della tiroide si manifesta a carico delle cellule follicolari che producono la maggioranza degli ormoni tiroidei. 
Tutte le forme di cancro a carico di ghiandole prendono il nome 
di adenocarcinomi : nel caso della tiroide si può avere un 
adenoma carcinoma papillare ( oltre il 75% dei casi) oppurefollicolare (circa il 15% ) ; 
vi sono poi delle forme tumorali  (Continua)



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