martedì 3 gennaio 2017



Infarto e ictus insieme colpiscono più di 13 milioni di persone e sono tra le prime cause di decesso nel mondo. L' 80 % dei casi potrebbero essere evitate prestando più attenzione ai fattori di rischio come il tabacco, l'alimentazione scorretta e l'inattività fisica.








QUALI SONO I PRIMI SINTOMI DELL' ICTUS?









L'ictus è legato ad un'improvvisa perdita di afflusso ematico ad una parte del cervello. Questo può essere legato ad ostruzione di un'arteria del cervello oppure alla rottura del vaso. I primi sintomi possono essere: bocca storta, perdita di forza ad un braccio o ad una gamba, difficoltà di parlare, difficoltà nella vista, infine un mal di testa lancinante e mai provato prima. 




COSA E' NECESSARIO FARE SE SI TEME  
DI ESSERE STATI  COLPITI DA UN ICTUS?








 Bisogna reagire nel più breve tempo possibile chiamando il 118. 
È importante che vengono comunicati all' operatore del 118 i sintomi e l'orario della loro comparsa. Chiamare il 118 è il sistema più veloce per un rapido accesso alla terapia: si attiva il percorso di ictus che fa acquisire la precedenza sugli altri casi. Nel caso in cui gli esami confermino l'ipotesi di un ictus ischemico in corso, si potrà decidere se praticare la trombolisi e/o la trombectomia meccanica per disostruire, riducendo i danni e restituendo 
spesso il paziente ad una vita normale. Queste terapie devono essere somministrate il prima possibile dall'inizio dei sintomi.



CI SONO CASI IN CUI LA SINTOMATOLOGIA PUO' ESSERE CONFUSA CON ALTRE MALATTIE?








In alcuni casi l'ictus può essere confuso con altre malattie in cui ci può essere una disfunzione neurologica. L'insorgenza improvvisa di uno dei disturbi ( sopra elencati) richiede di farsi trasportare immediatamente in ospedale perché venga impostato l'iter diagnostico più opportuno per differenziare l'ictus da un'altra malattia che può aver causato sintomi simili. 



QUALI SONO I SOGGETTI PIU' A RISCHIO?







Sono le  persone solitamente con più fattori di rischio tra cui: ipertensione arteriosa, diabete, fumo, obesità, aumento di grassi nel sangue e aritmia cardiaca chiamata  fibrillazione atriale. L'ipertensione è il più importante fattore di rischio per l'ictus: per diagnosticarlo basta misurare la pressione e cominciare a farlo regolarmente dai 40 anni. L'ipertensione si cura mantenendo il peso forma, mangiando con poco sale e, se necessario, assumendo farmaci anti-ipertensivi. Importante mantenere  il peso forma mangiando cibi sani e in quantità moderate e facendo regolarmente attività fisica. Ciò contribuisce a ridurre la probabilità di andare incontro al diabete, altro micidiale fattore di rischio per l'ictus. 
Bisogna sottolineare  fra fattori di rischio la fibrillazione atriale che se non curata può causare un ictus particolarmente grave. 
Se si avvertono palpitazioni cardiache, affanno, stanchezza improvvisa, subito tastarsi il polso: se il battito non è regolare, bisogna eseguire al più presto un elettrocardiogramma. Nei soggetti che hanno la fibrillazione documentata, l'ictus si può prevenire prendendo regolarmente farmaci anticoagulanti. È possibile effettuare un calcolo del proprio rischio di ictus con l'ausilio di una webAPP realizzata in collaborazione con A,L.I.CE. ITALIA Onlus. consultabile al sito http://www.ictus3r.it/app/



LA PREVENZIONE COMINCIA A TAVOLA. 
QUAL E' IL REGIME ALIMENTARE MIGLIORE PER EVITARE L'INSORGENZA DI QUESTA PATOLOGIA?





Dieta mediterranea: previene infarto ed ictus



 E' necessario apportare alcune modifiche nelle nostre abitudini alimentari: un consumo eccessivo di sale può favorire l'instaurarsi dell' ipertensione arteriosa, soprattutto nelle persone predisposte, dovremmo abituarci a mangiare poco salato 
( a max 5 gr al giorno) e non aggiungere sale agli alimenti che già ne contengono naturalmente. La dieta mediterranea ricca di verdura, frutta, pesce, carni bianche, legumi, condimento solo con olio di oliva, viene indicata dalle linee guida internazionale ai cittadini di tutto il mondo. 



CHE DIFFERENZA C'E' TRA ICTUS E ISCHEMIA?


Si parla di ischemia quando il tessuto cerebrale entra in sofferenza perché la chiusura improvvisa di un'arteria impedisce l'apporto di ossigeno e nutrienti a quell'area. Se l'occlusione è solo transitoria, il tessuto ha buone probabilità di tornare vitale. Nel caso in cui l' occlusione del vaso non venga risolta in modo rapido, 
i neuroni andranno incontro a morte cellulare e l'aria celebrale andrà incontro ad un danno permanente. Si parla di ictus quando i disturbi diventano persistenti. 


TROPPA ATTIVITA' FISICA PUO' AUMENTARE IL RISCHIO DI ICTUS?


L'attività fisica di moderata 
 (lunghe passeggiate all'aria aperta, nuoto, corsa) rappresenta un fattore protettivo per l'ictus. 
È importante non esporsi a prestazione esagerate che possono affaticare il cuore e non assumere anabolizzanti per aumentare le prestazioni sportive.




NEI SOGGETTI CHE SOPRAVVIVONO AD UN ICTUS LA RIABILITAZIONE E'  FONDAMENTALE.
QUALI SONO LE NOVITA' PIU' IMPORTANTI IN TAL SENSO?












La riabilitazione costituisce un punto critico del percorso del paziente colpito da ictus. Esistono importanti innovazioni tecnologiche, come la riabilitazione assistita da tecniche robotiche che utilizzano a distanza un ambiente virtuale, ma spesso i pazienti non hanno accesso neanche alle forme più comuni di riabilitazione che si basano sull' addestramento ripetuto e prolungato di funzioni fondamentali, come alzarsi dal letto o da una sedia o camminare autonomamente. La riabilitazione può dare importanti risultati non solo nei mesi immediatamente successivi all'icus ma anche a distanza di tempo. 




DOPO L' ICTUS SI PUO' FARE ATTIVITA' FISICA?




 Questo dipende dagli esiti neurologici collegati alla gravità dell'ictus. Quando possibile, può essere molto utile riprendere l'attività fisica anche mediante programmi adattati alla patologia e alle difficoltà residue  di movimento. 




COME DEVONO COMPORTARSI COLORE CHE SI PRENDONO CURA DI PARENTI COLPITI DA ICTUS?















L'ictus  è una patologia con un impatto sulle famiglie estremamente pesante. I familiari devono essere informati in 
modo approfondito e continuo dal personale sanitario che assiste il paziente nel tempo su come affrontare la gestione del malato da un punto di vista riabilitativo e psicologico. I familiari devono affrontare questa pesante esperienza di vita con serenità e un atteggiamento positivo.




Le informazioni riportate devono essere considerate  come suggerimenti e consigli di carattere generale, non devono in alcun modo sostituire il parere del medico e degli specialisti ai quali bisogna rivolgersi per qualsiasi problema. 

(Tratto da un'intervista al Professor Domenico Inzitari Professore Ordinario presso la clinica Neurologica dell' Università di Firenze)

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