sabato 31 dicembre 2016

Un nuovo anno è come un libro bianco: la penna è nelle tue mani. E' l'occasione giusta per scrivere una nuova storia ricca di soddisfazioni ed opportunità. Ti auguro di coglierle al volo. Tanti auguri di buon 2017.

venerdì 30 dicembre 2016











Capita ogni giorno al lavoro, in famiglia, con i genitori, con i figli, di dover nascondere chi si è veramente e di rispondere sì a una richiesta a cui si sarebbe voluto dire di no. Per evitare di fare i conti con il proprio senso di colpa, o per non deludere chi ha fatto quella richiesta, si finisce per mettere da parte il proprio sentire e comportarsi come gli altri si aspettano. Il rischio, però, è quello di cadere in un circolo vizioso, che alimenta piccoli o grandi malesseri interiori, come ansia, frustrazione e, nei casi più gravi, depressione. E se il segreto per essere amate davvero e per avere più successo fosse iniziare a dire di no? 








I troppi sì al femminile 






E' soprattutto l'universo femminile a perpetuare un atteggiamento accondiscendente, che ha origini nell'infanzia. Forse perché, in quel periodo della vita, il messaggio recepito dalle bambine suona più o meno così: "devo essere brava, altrimenti mamma e papà non mi ameranno". Da adulte, quel messaggio, sedimentato nell'inconscio, si modifica leggermente senza variare nella sostanza:" Se non mi comporto bene, il mio compagno non mi vorrà più, il capo non mi stimerà  e i miei figli penseranno che sono una cattiva madre". Molte donne non riescono ad abbandonare l'atteggiamento passivo e continuano a dire di sì, credendo che questo serva a mantenere vivo l'interesse delle persone nei loro confronti. 



Un atteggiamento che deriva dall' infanzia


Il comportamento di donne sempre pronti a dire sì e a mettere da parte le loro esigenze pur di soddisfare quelle degli altri affonda le sue radici nella notte dei tempi. È legato a uno stereotipo culturale di donna che, nonostante i progressi fatti, è difficile da sradicare. 
"La donna, nell'immaginario collettivo,  è accogliente, risponde alle esigenze della famiglia, soddisfa le necessità dei figli. Gli altri si aspettano che lei si comporti sempre come una madre". Per esempio, se una bambina, nel periodo dell'infanzia, dice di no
a una pietanza che le viene offerta, il genitori tenteranno in tutti i modi di persuaderla e di farle mangiare quel cibo. "Il no di una bambina viene spesso vissuto come un capriccio. Ecco che la figlia, allora, inizia interiorizzare il messaggio: "dicendo no impedisco la felicità di qualcun altro, in questo caso i suoi genitori. Riprendendo l'esempio, è come se rifiutando la pietanza che non desidera, la bimba  respingesse i genitori. E inizia così a credere che se non sarà brava, se non si comporterà come gli altri si aspettano da lei, perderà il loro amore e si ritroverà sola. Per un maschio è diverso. Il no di un bambino, generalmente, viene recepito come un rafforzativo della sua mascolinità . 


Si rischia dalle la depressione 







Il primo rischio è di dover fare i conti con il proprio senso di colpa cioè il conflitto interiore che nasce quando vi è discrepanza tra ciò che vorremmo fare e ciò che ci viene richiesto dall'esterno. Ma non è l'unico. Il senso di frustrazione e di inadeguatezza che spinge a dire di sì abbassano ulteriormente l'autostima e, nel lungo periodo, si può andare incontro a depressione


Per invertire la rotta 




La reazione delle donne a un'educazione alla remissività non è  sempre la stessa. Alcune di fronte alle situazioni della vita, mantengono un atteggiamento passivo, mentre altre, per difesa, ne adottano uno aggressivo. Entrambe le scelte, però, nel lungo periodo, sono perdenti. Nel primo caso,  si continuerà ad 
alimentare il senso di frustrazione, nel secondo si rischia di non essere comprese e di dover fare i conti con la risposta altrettanto aggressiva delle altre persone. Tra l'atteggiamento passivo e 
quello aggressivo, cioè una via di mezzo: l'assertività. Ossia la capacità di fare valere i propri diritti senza ledere quelli degli altri. Per riuscirci, bisogna a rendersi conto del proprio valore e fare crescere l'autostima.



Un aiuto dall'ipnosi 


Il messaggio metabolizzato durante l'infanzia (devo piacere agli altri e per farlo devo dire loro sempre di sì), nonostante l'impegno e l'allenamento all'assertività, può essere difficile da cancellare. Convincersi di valere, diventare capaci di ascoltare le proprie emozioni e dire davvero ciò che si sente, puoi richiedere tempi molto lunghi. Per accorciarli, si può ricorrere all'ipnosi. Si tratta di una terapia breve di solito 5 - 6 sedute, al massimo 10, grazie alle quali si accede all'inconscio, la parte potenziale di ognuno di noi, 
e attraverso metafore si ristrutturano le proprie convinzioni cambiando l'atteggiamento da negativo a positivo. Per migliorare 
le relazioni e renderle più costruttive e soddisfacenti 






 Ritagliarsi uno spazio 







Ci si può esercitare  chiedendosi: "Che cosa voglio davvero? Che cosa mi fa stare bene? Le risposte a queste domande potrebbero anche suggerirci di rivedere i rapporti con gli altri. Se, per esempio, gli amici ci invitano a uscire noi siamo stanchi si deve imparare a dire "No, stasera preferisco non uscire. Sono molto stanca e non sarei di compagnia". In questo modo, si esprime il proprio sentire e si comunica agli altri che non si esce non perché non si vuole stare con loro, ma perché si ha bisogno di ricaricare le energie. Chi ha un atteggiamento passivo, per esempio, in questo caso, nonostante la stanchezza direbbe di sì, perché potrebbe credere che gli altri la prossima volta non la inviteranno più. Chi ha un atteggiamento aggressivo, invece potrebbe dire di no in modo brusco, accusando gli altri di non essere capita fino in fondo. 


Non sacrificarsi sempre 

Così come rispettiamo gli impegni che prendiamo con gli altri, dobbiamo imparare a rispettare anche l'appuntamento più importante della settimana: quello con noi stessi. Se il giovedì, per esempio, si è scelto di frequentare il corso di yoga, bisogna andare alla lezione e non assecondare il collega che, proprio quella sera ci chiede, mentre stiamo spegnendo il computer, di dargli una mano con una pratica. "No, scusami ma ho un impegno e non posso fermarmi. Se non è urgente ti aiuterò domani. Oppure, se  chi tenta di stravolgere il nostro programma è il partner, si potrebbe dire:
" Mi spiace, ma se perdo la mia lezione non potrò recuperarla. Non è egoismo, è un modo per prendere consapevolezza del proprio valore

Fare crescere soltanto relazioni autentiche 


Diventando assertive alcune persone potrebbero trovarci troppo diverse. Il rischio è quello di perderle. In realtà, non stiamo perdendo nulla, se non i vampiri delle nostre energie. Gli altri, quando vedranno che abbiamo imparato a rispettarci, sapranno che dicendo sì oppure no alle loro richieste  stiamo rispettando anche loro. 


Imparare a negoziare 






Quando è un superiore a fare la richiesta, come per esempio quella di portare a termine il lavoro di una collega ammalata o di andare in trasferta al posto suo, diventa più complesso. Soprattutto in questi tempi di difficoltà economica. Dire di sì, quindi, è un obbligo, ma si può ottenere almeno un vantaggio. Si può, per esempio, negoziare certo, "Farò il lavoro della collega. Mi piacerebbe, però, essere tenuta in considerazione per una promozione. 



(Tratto da un intervista alla dottoressa Marika  Perli psicologa e psicoterapeuta in ipnosi ed ericksoniana a Vicenza)

giovedì 29 dicembre 2016







Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.


Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.
Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.
E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.


Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.



Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.
Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati.




(Antonio Gramsci, 1 gennaio 1916, Avanti!, edizione torinese, rubrica Sotto la Mole)

mercoledì 28 dicembre 2016


















“Diventiamo ridicoli solo quando vogliamo apparire ciò che non siamo.” 

Giacomo Leopardi






Chi di voi almeno una volta, non ha sofferto di bruciore di stomaco o acidità dopo una bella scorpacciata a tavola. Tali sintomi sono spesso legati ad una patologia specifica detta reflusso gastroesofageo. Ma è sempre così? Di cosa si tratta esattamente? 








Definiamo reflusso gastroesofageo il passaggio in esofago del contenuto gastrico ovvero un ricorrente passaggio in esofago del materiale contenuto all'interno dello stomaco. È un evento che porta a far sì che il contenuto gastrico, anche a digiuno, vada nell'esofago. Questo avviene per diversi fattori principalmente legati alla non capacità della valvola, che separa lo stomaco dall'esofago di essere chiusa, quindi ad una incontinenza del cardias ma anche a un ernia iatale o all'aumento di pressione 
che si viene a creare in sede intragastrica. 


QUALI SONO I SINTOMI?



Si possono avere diverse tipologie di sintomi come ad esempio il senso di bruciore ed il rigurgito che possono ritenersi dei classici tipicamente esofagei. C'è poi il dolore toracico retrosternale, che è abbastanza frequente e importante perché va in diagnosi differenziale con l' angina cardiaca. Molti pazienti che pensano 
di avere problemi di cuore in realtà poi hanno quelli di reflusso. Inoltre vi sono anche sintomi extra esofagei che possono verificarsi a carico di altri segmenti o organi dando ad esempio voce roca, piuttosto che secca al mattino, episodi di asma, non associata ai cambi di stagione, quando c'è polline, dolori all'orecchio e otiti interne. 






UN PAZIENTE DI NOTTE, COME FA A DISTINGUERE IL REFLUSSO DA UN'ANGINA?




Non c'è un metodo nel senso che il paziente che si sveglia, per esempio di notte con un dolore toracico, simil anginoso non può distinguerlo. Quello che fa la distinzione è, intanto, il fatto che tale sintomo sia insorto più volte e questo avviene prevalentemente con un paziente sdraiato oppure che la sintomatologia duri un po' di più di un attacco anginoso. In realtà, tutti questi pazienti arrivano a ipotizzare un reflusso una volta che hanno escluso, con le metodiche diagnostiche l'angina. Il paziente va al Pronto Soccorso, fa un elettrocardiogramma e se tutto è normale a quel punto si ipotizza il reflusso. La diagnosi la si fa in base anche al risultato. 
Se  un paziente, che ha il dolore toracico, viene messo in trattamento con farmaci che bloccano la secrezione acida gastrica 
e non ha più dolore, si ha  la certezza che il dolore sia legato al reflusso e non al cuore. È difficile capire se il dolore sia esofageo 
o se il dolore sia cardiaco.  Ci sono comunque diverse metodologie diagnostiche per accertare la patologia


CI SONO DEI CIBI DA EVITARE?


Vanno evitati i cibi che inducono specificamente l'acidità e aumentano il reflusso come ad esempio:
caffè
⧫ alcuni vini, bianchi e rossi, che possono indurre un po' di reflusso diretto per effetto, proprio, dei componenti del vino
⧫ la menta
⧫ la cioccolata sono dei classici "deflussori." 

In questi casi si parla di cose di nicchia che non fanno parte dell'alimentazione quotidiana e che è facile eliminare dalla dieta se si soffre di reflusso. Eliminando tali alimenti si riduce in una certa quota di sintomi, in pazienti che hanno poco reflusso. Ci sono poi degli alimenti che, invece, creano condizioni gastriche che favoriscono il reflusso rallentando lo svuotamento gastrico e aumentando la pressione intragastrica e ci si riferisce ai cibi molto grassi o molto ricchi di proteine. 

ESISTONO CIBI IN GRADO DI MIGLIORARE LA SINTOMATOLOGIA?



Secondo  le dichiarazioni del  Dott. Pier Alberto Testoni Direttore della Cattedra di Gastroenterologia presso l'Università Vita- Salute San Raffaele di Milano l'unico alimento che può migliorare il reflusso e agevolare lo svuotamento è il peperoncino rosso. Il peperoncino rosso, preso in quantità modica, migliora la motilità gastrica e può migliorare un po' lo svuotamento. Mangiare magro 
e un po' piccantino è un fattore che può diminuire il reflusso. Si consiglia quindi una dieta magra, con pasti non troppo abbondanti, poco vino o alcolici, e, magari, un pizzico di piccantino con il peperoncino rosso. È importante dopo aver mangiato non sdraiarsi troppo rapidamente, rimanere in piedi almeno due o tre ore. Di notte, sarebbe opportuno  dormire con la testa  più alta dei piedi, in modo da creare una posizione reclina. Non è utile mettere dei cuscini sotto la testa, come fanno tutte le persone, ma è più utile alzare il letto dalla parte della testa e dormire in posizione sdraiata ma con la testa più alta rispetto ai piedi di 6 -7 cm.




Avvertenze: i consigli dietetici forniti sono puramente indicativi e non debbono essere considerati sostitutivi delle indicazioni del medico, in quanto alcuni pazienti possono richiedere adattamenti della dieta sulla base della situazione clinica individuale.

martedì 27 dicembre 2016





Terrorismo, terremoti, epidemie, crisi economica lo scenario delle fobie oggi è cambiato.. come affrontarle. 














I massi media hanno una parte di responsabilità nell' amplificare timori e inquietudini perché, con i loro toni spesso allarmistici, agiscono da fattori scatenanti. Ascoltare la cronaca di un incidente aereo, leggere le previsioni funeste sulla disoccupazione o sui cambiamenti climatici può riportare alla luce traumi non affrontati e irrisolti. E, se l'esperienza negativa non è stata elaborata, può riemergere anche dopo molto tempo e avere come conseguenza una reazione eccessiva, immotivata. Pensiamo alle classiche sensazioni di allarme che avvertiamo dopo una brutta notizia: tachicardia, respiro corto e spezzato, sudorazione, tremori alle mani, senso di debolezza. Il cuore pompa sangue con forza, i muscoli si tendono al massimo perché devono essere pronti a reagire o a fuggire. Non c'è tempo per riflettere: il cervello emotivo entra in causa con una scarica di adrenalina e, in un secondo tempo, di cortisolo, le molecole dello stress. Il lavoro psicologico da fare è quello di riattivare le nostre capacità di assorbimento delle novità che ci inquietano focalizzando e affrontando le cause della paura. 



Rilassati e medita 











Le donne sono più esposte alle fluttuazioni ormonali e a lora volta condizionate dai cicli lunari e, naturalmente, mestruali: è dimostrato che bassi livelli di estrogeni ormoni femminili possono contribuire a peggiorare i disturbi dell'umore. In particolare nel periodo mestruale possono comparire irritabilità, crisi di pianto per motivi banali, impulsività come reazione a stimoli di poco conto e, curiosamente, desiderio di carboidrati. Gli studi internazionali evidenziano che la paura nelle donne aumenta maggiormente dopo i 35 anni, periodo in cui emergono con preponderanza le difficoltà nel mantenere un equilibrio soddisfacente tra attività lavorativa e vita familiare. Per risolvere il problema in questi casi può essere utile una breve terapia farmacologica (da assumere sotto controllo medico) che punta al contenimento dell'ansia. 



Riscoprire l'umorismo 







Per affrontare le paure con maggiore leggerezza d'animo una risorsa utile è la capacità di sorridere, il senso dell'umorismo ci aiuta a sciogliere le tensioni, a ragionare, ad analizzare in profondità le cose e a costruire una nuova scala di valori. 
😊Quando avvertiamo le prime sensazioni di paura cerchiamo in rete libri umoristici, video tutorial spiritosi. Oppure guardiamo film divertenti. 
😊Sforziamoci di trovare spesso battute e frasi ironiche: prendiamo un paio di forbici, della colla e vecchi giornali e ritagliamo tutti i titoli di giornale che ci fanno paura, mescoliamo. Ne uscirà un cocktail divertente che ci aiuterà a ritrovare il buonumore. 


Identifica il problema e respira 



Un esercizio pratico per attenuare i sintomi di panico






 Se la paura di perdere il lavoro o di diventare vittima di un disastro ambientale assedia la nostra mente con insistenza, la prima cosa da fare è quella di chiedersi quali sono le situazioni, le immagini mentali o i  periodi particolari della giornata in grado di evocare queste penose sensazioni. Può essere utile annotare su un foglio i sintomi avvertiti, in modo da verificare se questi cambiano a seconda delle situazioni o se si presentano sempre allo stesso modo. Importante richiamare alla mente gli stimoli stressanti e non evitarle illudendoci, così, di cancellarli. Proviamo poi a disegnare e colorare queste percezioni:  nell'istante in cui trasformiamo qualcosa in forme, segni e colori attiviamo l'emisfero destro, dove risiedono la creatività e il controllo delle emozioni. Teniamo presente che quel che conta di più per noi è nella parte centrale del disegno ed è più grande. E, mentre ciò che ci interessa in meno è più piccolo ed è  rappresentato ai margini del bozzetto. Pieghiamo il foglio suddividendolo  
e tagliandolo in 4 o 6 micro - parti. Noteremo che le nostre  paure sono diventate piccole. Proviamo ora a visualizzarle e a calmarci respirando di pancia. Durante l'inspirazione il muscolo si contrae e si appiattisce, aumentando lo spazio nel torace e aspirando l'aria nei polmoni. Durante l'espirazione il diaframma si rilassa e si sposta verso la parte superiore del corpo, provocando l'espulsione dell'aria. È il tipo di respirazione  più efficace perché apporta maggiori quote di ossigeno e svuota i polmoni nel modo completo  riducendo la formazione di prodotti di scarto (anidride carbonica, acido lattico) che producono nervosismo e inquietudine. Ricordiamolo, poi ossigeno uguale migliore circolazione nel corpo e nel cervello, a tutto vantaggio delle performance cognitive. 

Prova con la desensibilizzazione 







Se il timore di un'epidemia oppure di diventare vittime di una catastrofe ambientale continua a invadere la nostra mente fino a interferire seriamente con lo svolgimento delle attività quotidiane, possiamo provare a correre ai ripari con la tecnica della desensibilizzazione che punta a correggere i pensieri distorti. 
Chi ha paura degli incidenti aerei può trovare conforto nell'apprendere che il numero di morti in volo è di gran lunga inferiore a quelli causati da incidenti automobilistici. Con la supervisione di uno psicoterapeuta possiamo esporci gradualmente allo stimolo pauroso: se l'idea di  affrontare un viaggio in metropolitana ci fa star male per paura di incappare nell' allarme bomba, si può cominciare scegliendo tragitti brevi o che prevedono diverse tappe. si può decidere di scendere dopo due fermate. 
Chi ha paura dei viaggi in treno, perché angosciata all'idea di incontrare terroristi, farà bene a prevedere nei propri spostamenti qualche deviazione, un sosta. Ogni fermata potrebbe coincidere con una piacevole distrazione, una passeggiata, la telefonata a  un amico caro.  L'obiettivo è di rimettere in circolo le molecole della gioia .


Consigli.... 


Semplici trucchi possono essere efficaci a tenere sotto controllo la paura. 

⧫Mangiare un cibo che rilassa, per esempio del cioccolato che stimola la produzione di serotonina, il neurotrasmettitore in grado di contrastare l'ansia. 
Pensare a una persona che sentiamo molto vicina chiedendoci quanto sarebbe contenta di sapere che stiamo facendo il possibile per superare le nostre paure:  difficile immaginare una forma di incoraggiamento più efficace. 

⧫Moderare l'uso di caffè, tè, bevande alcoliche, fumo, cibi pesanti, soprattutto nelle ore serali : sono eccitanti che fanno da stimolo alla paura.

lunedì 26 dicembre 2016




La depressione può comparire in tante forme, ma oggi guarire è più facile, grazie alla psichiatria di precisione, che aiuta i pazienti ad assumere il farmaco come un "vestito" su misura. 







Perdita di interesse o di piacere per le cose; calo della concentrazione, attenzione e memoria; riduzione della produttività nel lavoro; procastinare una decisione o incapacità di attuare strategie di "problemi solving": sono alcuni dei sintomi della depressione - seconda solo ai tumori per impatto sulla qualità della vita - che colpisce 4 milioni di italiani (di cui 2 milioni e 700mila  donne. Si tratta di una malattia dalle mille sfaccettature, perché di depressione non ce n'è una sola e le varie forme in cui si presenta sono espressione di diversa gravità. Può esordire nel periodo della gravidanza, subito prima o dopo il parto, può essere legata al ciclo mestruale o alla stagionalità oppure comparire a causa di una malattia già esistente. Ma sebbene i pazienti credano nelle cure, un'alta percentuale abbandona la terapia: per paura degli effetti collaterali, come ingrassare o diventare dipendente dalle cure, solo 1 persona depressa su 3 si cura davvero. Presto sarà però possibile prescrivere a ogni pazienti il farmaco più efficace. Grazie alla psichiatria di precisione, che aiuterà le persone a curarsi meglio e a temere meno le medicine. Sappiamo, infatti, che alcuni farmaci hanno effetti specifici e positivi sulla cognitività, altre sul controllo dell'appetito e così via. Conoscere le caratteristiche di ciascuno aiuterà a scegliere per ogni persona colpita da depressione il principio attivo  più adatto. Con il risultato di ottenere cure mirate, quindi più efficaci, e con minori effetti collaterali. 



CURE PERSONALIZZATE








Il 77% dei pazienti che soffre di depressione ha fiducia nei farmaci e pensa che potranno farlo guarire, ma poi non persevera nella cura perché teme eventi avversi e dipendenza dalle pillole. Una percentuale attualmente altissima che potrebbe diminuire proprio grazie alla "medicina di precisione" che, come già accade in oncologia, sarà la nuova frontiera anche per la psichiatria. Oggi, 
le terapie vengono personalizzate sulla base di pochi parametri "artigianali", non sempre frutto di linee guida o solide evidenze scientifiche, ma di valutazioni empiriche sul rapporto costo-beneficio. Gli antidepressivi sono molti e non sono tutti uguali 
e, sebbene non esistono ancora "pallottole d'argento" efficaci con certezza sul singolo caso, come accade per alcune terapie antitumorali, si punta su una medicina di precisione che massimizza il risultato con i minimi effetti collaterali. Di fatto, non si utilizza un algoritmo preciso per la prescrizione e l'estrema variabilità dei farmaci impiegati lo dimostra. In futuro, sarà sempre più necessario prescrivere subito il farmaco con la maggiore probabilità di essere efficace.


UNA MALATTIA DALLE MILLE FACCE



La depressione viene classificata in base alle caratteristiche dei sintomi e all' età di insorgenza 


DISTURBO DISFORICO PREMESTRUALE






Colpisce l' 1,3 - 1,8% delle donne mestruate (circa 200 mila 
donne in Italia) con una grave compromissione del funzionamento lavorativo e sociale. A causa delle mestruazioni si presentano questi sintomi: umore marcatamente depresso, labilità, irritabilità, disforia e ansia che si ripetono durante la fase premestruale del ciclo, e vanno incontro a remissione all'insorgenza o poco dopo le mestruazioni. 

DISTURBO DEPRESSIVO MAGGIORE



E' forma e più diffusa, con una prevalenza del 7%. Il paziente con Disturbo Depressivo Maggiore può essere con ansia e/o depressione con sintomi ipomaniacali, melanconico, atipico, può presentare deliri di colpa, rovina o avere un atteggiamento persecutorio o catatonico. L'esordio può avvenire in prossimità 
del parto, o subito dopo, oppure essere stagionale. 


DISTURBO DA DISREGOLAZIONE DELL'UMORE DIROMPENTE








Colpisce i ragazzi dai 7 ai 18 anni e gli esperti la descrivono come una condizione caratterizzata da irritabilità cronica, grave e persistente, con frequenti manifestazioni di aggressività fisica verso cose e  persone. L'umore è persistentemente irritabile, arrabbiato e, secondo alcuni autori, nei bambini può essere indicatore di possibile Disturbo Bipolare. 



DISTURBO DEPRESSIVO PERSISTENTE O DISTIMA


 E' definito così il DDM quando diventa cronico e presenta un esordio precoce e insidioso. Il decorso è cronico, spesso associato 
a disturbo borderline di personalità o da uso di sostanze. Il paziente con DDP è melanconico, atipico, catatonico. L'esordio può essere in peripartum. La disabilità prodotta da questo disturbo 
è pari o superiore a quella prodotta dal Disturbo Depressivo Maggiore. 



DISTURBO DEPRESSIVO INDOTTO DA SOSTANZE/FARMACI






Le persone con questo disturbo mostrano tutti i sintomi della depressione maggiore. Tuttavia, questi sono associati all'ingestione, iniezione, inalazione di una sostanza (droga, tossina, farmaco psicotropo o altro farmaco) e i sintomi depressivi persistono 
oltre la durata prevista degli effetti fisiologici dell'intossicazione 
o del periodo di astinenza. 



CONSEGUENTE A UNA MALATTIA



La depressione può esordire anche a causa di una patologia già esistente, come ictus, Malattia di Huntington, traumi cerebrali, malattia di Parkinson, ipotiroidismo, sindrome di Cushing. 




ATTENZIONE A...

Dolore cronico, ampiamente associato a fenomeni infiammatori. I malati presentano un maggior rischio di sviluppare una patologia depressiva, di rispondere in modo meno soddisfacente ai trattamenti usualmente proposti per tale disturbo e infine ad andare incontro a cronicizzazione della patologia psichica. 

I disturbi cronici del sonno tendono a seguire un meccanismo analogo di sollecitazione delle risposte infiammatorie del rischio depressivo. 

Alimentazione inadeguata, obesità e scarso esercizio fisico sono altri fattori di rischio.




( Tratto da un intervista al professor Claudio Mencacci presidente della Società Italiana di psichiatria e direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell'ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano e con la consulenza della professoressa Francesca Merzagora presidente Onda - Osservatorio nazionale sulla salute della donna)





Depressione: il male di vivere










domenica 25 dicembre 2016











Voi vivete come se doveste vivere sempre,
Non pensate mai alla vostra fragilità,
Non volete considerare quanto
Del vostro tempo è già trascorso;
Buttate via il tempo come se lo attingeste da una fonte inesauribile:
Mentre, forse, quel giorno che voi regalate a una persona, ad un affare, e’ l’ultimo per voi.
Avete paura di tutto perché vi sapete mortali, ma tutto bramate, come se foste immortali.
Molte volte si sente dire:
“a cinquant’anni mi ritirerò a vita privata, coi sessanta abbandonerò ogni impegno”
Ma chi ti garantisce che vivrai ancora ?
Come puoi essere sicuro
Che tutto andrà nel modo previsto ?
E poi non ti vergogni di riservare a te
Solo gli avanzi della tua vita,
Di dedicare al tuo equilibrio interiore
Solo il tempo che ormai non può
Essere impiegato per nessuna attività ?
E’ troppo tardi cominciare a vivere
Quando ormai e’ ora di smettere



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