mercoledì 30 novembre 2016











Ancora oggi molti pazienti sottovalutano la pericolosità del colesterolo alto nel sangue, quella che in medicina viene chiamata ipercolesterolemia. In realtà questa malattia silenziosa, invisibile, non va mai trascurata perché è la causa di disturbi molto pericolosi come l'infarto, l'ictus e l'aterosclerosi, che si possono prevenire proprio controllando il valore del colesterolo attraverso l'esame del sangue.

 Che cos'è il colesterolo e a cosa serve? 




Il colesterolo è una molecola, cioè una sostanza che si trova nel corpo e senza la quale non potremmo vivere. Serve a costruire le membrane delle cellule, a produrre sostanze importanti come gli ormoni, la vitamina D, e interviene nelle più importanti funzioni del corpo. 

Spesso si distingue tra colesterolo buono e colesterolo cattivo:


che cosa significa? 

Il colesterolo buono è una frazione del colesterolo totale circolante nel sangue e, per esemplificare, viaggia nel sangue a bordo di particolari vagoncini chiamati HDL, una sigla che significa lipoproteine ad alta densità. Ha una funzione protettiva perché questi vagoncini prendono il colesterolo che si è depositato nelle arterie e lo portano al fegato, quindi fanno da spazzini del colesterolo accumulato nelle arterie. 





Cos'è il colesterolo cattivo? 

E' un'altra frazione del colesterolo totale ed è il più pericoloso. 
Esso è trasportato nel sangue con particolari vagoncini chiamati LDL, sigla che significa lipoproteine a bassa densità, e si accumula nelle pareti arteriose dando origine a placche aterosclerotiche che stringono le arterie impedendo il passaggio del sangue, provocando infarto ed ictus. Il colesterolo cattivo può avere una causa genetica oppure può essere dovuto a uno stile di vita scorretto, soprattutto ad una cattiva alimentazione e alla sedentarietà. 

Quali valori di colesterolo totale,  bisogna  
avere nel sangue? 


Per stare bene più basso è il colesterolo totale e meglio è. Attualmente il valore considerato normale non deve superare i 
190 mg per decilitro di sangue. Invece il colesterolo cattivo LDL 
in condizioni di normalità non deve superare i 130.
Coloro che hanno il  colesterolo molto basso corrono un rischio maggiore di avere problemi cardiovascolari.

Quali possono essere i motivi del colesterolo troppo basso ?




Può essere determinato da un fattore genetico. Più facilmente ne soffrono pazienti obesi o  in sovrappeso,  chi fuma e chi fa una vita  sedentaria.

 Come si può rialzare il colesterolo buono? 

Non esistono farmaci per aumentarlo e che contemporaneamente 
possano ridurre il rischio cardiovascolare, al contrario di quanto accade per il colesterolo cattivo in eccesso. L'unica soluzione è modificare il proprio stile di vita e tornare al peso forma, fare attività fisica, smettere di fumare;  mentre tra le misure nutrizionali efficaci, si può suggerire l'assunzione di non più di 20 grammi di alcol al giorno, pari a mezzo bicchiere di vino a pasto, sempre che il paziente non abbia problemi di salute che gli impediscono di bere alcolici. 




A quale età bisogna controllare il colesterolo? 







Fin da giovanissima età. A chi sospetta di avere un' ereditarietà dell'ipercolesterolemia, perché uno dei due genitori ha sofferto o soffre di questa malattia, si consiglia di sottoporre il figlio a un esame del sangue di controllo entro i primi tre anni. Invece, se 
non vi sono casi in famiglia si consiglia misurarlo entro i 10 
anni: se il valore è buono, si può ripetere l'esame ogni 5 anni e 
lo stesso vale per gli adulti. 
Ma, se è fuori norma, bisogna tenerlo sotto controllo misurando più frequentemente finché, con lo stile di vita o con i farmaci, si raggiunge il valore desiderato. 

Quale terapia deve seguire un paziente che soffre di colesterolo alto?

 La cura che nelle ultime decadi ha dato maggiori risultati si basa 
su farmaci chiamati statine che, associate quando necessario  a ezetimibe, riducono del 50 60% il colesterolo e anche gli eventi cardiovascolari; possono provocare dolori muscolari come effetto collaterale. Se questa situazione non fosse sufficiente per riportarli a valori ottimali, si possono prescrivere i nuovi farmaci: sono gli anticorpi monoclonali contro la proteina PCSK-9 implicati nell' ipercolesterolemia, da somministrare con un'iniezione sottocutanea, come insulina, ogni due settimane. Questi farmaci sono in grado di ridurre di un altro 50% il colesterolo cattivo senza effetti collaterali. 

Quale prevenzione si consiglia per l'ipercolesterolemia 
 nelle forme meno serie?

 Si raccomanda di seguire uno stile di vita sano, di non fumare, di fare almeno mezz'ora al giorno di attività fisica moderata, di mantenere un peso regolare. Si consiglia di prestare attenzione alla qualità degli alimenti e di preferire un'alimentazione mediterranea, che predilige i grassi vegetali come l'olio d'oliva e riduce quelli animali prodotti per esempio da carni rosse, salumi, formaggi grassi burro e latte intero. 

Quali alimenti si raccomandano sulla tavola per chi 
vuole evitare di soffrire di ipercolesterolemia?

La verdura, il pesce, le fibre, che si trovano anche nei legumi, 
nei cereali integrali e nella frutta e che riducono l'assorbimento del colesterolo nell'intestino. Tuttavia non si tratta soltanto di scegliere gli alimenti giusti ma di seguire un'alimentazione equilibrata, senza eccessi e, se il  colesterolo è ben curato attraverso un corretto stile di vita o con la terapia, ci si può concedere qualche piccola trasgressione.

lunedì 28 novembre 2016
















L'insonnia è una alterazione del ritmo sonno-veglia e 
rientra tra i disturbi del sonno.
I disturbi del sonno non costituiscono una vera e propria malattia, ma rappresentano piuttosto un sintomo di numerose patologie. Dormire è una funzione primaria dell'essere umano. Ogni uomo dedica circa un terzo della propria esistenza al sonno. Tuttavia, il bisogno di dormire è diverso da persona a persona e si modifica nel tempo, nel corso della vita, tendendo a diminuire con l'avanzare dell'età. Se a un neonato servono, in media dalle 18 alle 20 ore di sonno al giorno, ad un anziano possono essere sufficienti anche solo quattro o cinque ore per notte. 


Quali sono le conseguenze dell'insonnia?

La mancanza di riposo notturno provoca conseguente comparsa di disturbi durante il giorno: sonnolenza, spossatezza, difficoltà di concentrazione e di facile irritabilità. Questi sintomi possono ridurre seriamente il benessere di una persona e la relativa possibilità di svolgere le attività quotidiane in modo efficiente. 
Il sonno scarso o frammentato rappresenta il più delle volte un campanello d'allarme. E' sempre opportuno rivolgersi al proprio medico di fiducia per approfondire la situazione e individuare la malattia di base.

L'insonnia può essere sentinella di altre malattie?

Esistono malattie che possono causare insonnia, come:  malattie neurologiche, disturbi del funzionamento della tiroide, sindromi ansioso - depressive. Anche l'alterazione dell'equilibrio ormonale 
è una frequente causa di insonnia, frequente durante la menopausa 
e negli ultimi mesi di gravidanza. Esistono condizioni cliniche che, essendo associate a prurito, dolore, tosse frequente stimolo ad   urinare, possono impedire un riposo adeguato a causa del fastidio che queste condizioni comportano, come ad esempio la necessità di alzarsi la notte più volte. 

I disturbi dell'umore possono provocare insonnia?









L'insonnia legata ai disturbi dell'umore può essere particolarmente difficile da inquadrare correttamente, soprattutto nei pazienti che soffrono di depressione mascherata, nei quali i classici sintomi psicologici della depressione: calo del tono dell'umore, perdita di interesse nelle attività quotidiane, riduzione dell'autostima ecc.. sono molto lievi.  Il tipo di insonnia che deve indurre a pensare ad un'origine depressiva è soprattutto quella che comporta risvegli precoci, spesso a notte fonda, tipico il risveglio verso le ore tre o quattro del mattino, seguiti dall'  impossibilità a riprendere sonno. Fa eccezione l'insonnia degli anziani che tende a presentarsi con le stesse modalità anche in assenza di depressione. Quando il disturbo del sonno è dato dalla difficoltà ad addormentarsi in un arco di tempo ragionevole (20-30 minuti circa) dopo essersi coricati o dalla comparsa di risvegli ripetuti durante la notte è più probabile che all'origine ci siano stati di ansia o stress intensi. In questi casi, l'addormentamento è spesso ostacolato da continui pensieri e preoccupazioni, non di rado accompagnati anche da episodi di mal di testa (cefalea muscolo tensiva).

 Come trattare l'insonnia? 









Alcuni suggerimenti per dormire bene a qualsiasi età, adottando buone regole di vita e rispettando alcuni capisaldi di igiene del sonno:

1) Andare a letto e svegliarsi ogni giorno più o meno alla stessa 
   ora;

2) Non assumere quantità eccessive di caffeina durante il giorno 
ed evitarla nelle ore serali; 

3) Consumare alcolici con moderazione e preferibilmente evitarli nelle ore serali; 

4) Cercare di non fumare prima di coricarsi e in ogni caso, evitare di farlo in camera da letto; 

5) Evitare cene abbondanti e di mangiare subito prima di andare a letto. In particolare, sarebbe bene evitare di assumere cibi grassi e piatti elaborati o comunque difficili da digerire; 

6) Quando ci si sente particolarmente presi dall' apprensione, 
un bagno tiepido può aiutare a rilassarsi;

7) Svolgere regolarmente attività fisica durante la giornata ma         evitare sforzi intensi la sera dopo cena; 

8) Cercare di ridurre al minimo i rumori e l' illuminazione della camera da letto; 

9) Mantenere la temperatura ambientale adeguata ( 15- 18 gradi centigradi) nella stanza in cui si dorme; 

Quando, nonostante la rimozione delle possibili cause scatenanti ed il rispetto delle regole di igiene del sonno, l'insonnia non accenna a risolversi, è necessario ricorrere interventi farmacologici specifici. I farmaci diventano indispensabili, in particolare per affrontare l'insonnia qualora la causa sottostante non sia eliminabile di per sè come nel caso di disturbo da ansia, depressione dell'umore oppure una malattia cronica che disturba il sonno notturno. 
Un consulto con il vostro medico di fiducia per la prescrizione dei farmaci utili per migliorare il sonno.
Un'integrazione favorevole, priva di controindicazioni, è rappresentata dal magnesio, un minerale importante per il funzionamento delle cellule nervose e dei muscoli, presente in molti alimenti come: pesce, in particolare crostacei, latticini, fichi, noci, mandorle, germe di grano, soia, cacao.. o assunto in specifici integratori.

domenica 27 novembre 2016



Il succo di mela aiuta a prevenire il cancro al colon retto 





Una ricerca coordinata dall'Istituto di scienze dell'alimentazione 
del Consiglio Nazionale delle Ricerche ( Isa-Cnr) in collaborazione con l'Università di Salerno, ha chiarito il meccanismo d'azione antitumorale dei polifenoli contenuti nel succo di mela. Secondo lo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Report, tali molecole antiossidanti agendo su alcune proteine, ostacolano la replicazione ed espressione del DNA nelle cellule cancerose del 
colon, impedendo loro di duplicarsi e far crescere la massa tumorale. I risultati dimostrano l'efficacia del succo di mela nella prevenzione di patologie neoplastiche al livello gastroenterico. 







Nuove speranze dalle staminali neurali




 In caso di danno cerebrale, il trapianto di cellule staminali neurali potrebbe offrire in futuro una strategia per migliorare e accelerare il recupero delle funzioni compromesse. Il meccanismo dietro l'effetto terapeutico di queste cellule è stato svelato da un gruppo di ricercatori dell'Unità di Neuroimmunologia dell'Irccs ospedale
San Raffaele. La ricerca pubblicata sul Journal of Neuroscience è stata condotta su cavie e dimostra come le cellule staminali neurali, somministrate tramite un iniezione nel sangue, siano capaci di raggiungere l'area del cervello danneggiato e produrre una proteina chiamata "fattore di crescita dell'endotelio vascolare"



I miopi sono più intelligente e istruiti? 





Le persone che portano gli occhiali da vista potrebbero essere davvero più intelligenti di chi ha invece una vista perfetta o 
meglio: le persone miopi hanno maggiori probabilità di essere più brillante e istruite rispetto a chi invece non ha bisogno degli occhiali. Almeno questo è quanto emerso da uno studio dell'Università Johannes Gutenberg di Magonza in Germania. 
I risultati sono stati riportati dal Time, inizialmente i ricercatori hanno concentrato la loro attenzione sul perché in Europa sono aumentati i casi di miopia. I dati dello studio hanno dimostrato capacità cognitive superiori nei miopi rispetto ai non miopi. Tuttavia, i ricercatori hanno sottolineato che c'è un legame più stretto tra i livelli di intelligenza e il tempo impiegato per la formazione. In pratica, secondo gli scienziati è possibile che la durata dell'istruzione, quindi il tempo trascorso davanti al computer o sui libri, possa aver giocato un ruolo determinante nel maggior rischio di soffrire di mio miopia.




Miele diluito aiuta a prevenire infezioni urinarie 






Diluire il miele nell'acqua potrebbe essere un'arma utile contro le infezioni urinarie nei pazienti ricoverati in ospedale. A dimostrarlo è stato un gruppo di ricercatori della University of Southampton, uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Pathology. Gli scienziati sono convinti che questa nuova funzione del miele possa essere sfruttata nei pazienti ricoverati con un catetere vescicale che serve a drenare l'urina bloccata nella vescica o a monitorare la diuresi. I cateteri sono dei tubicini flessibili che vengono inseriti nella vescica, ma possono ospitare batteri responsabili di infezioni. I ricercatori hanno però dimostrato in laboratorio che questi batteri si possono fermare utilizzando del miele diluito. Anche a bassa diluizione, circa il 3,3%, la soluzione di miele è apparsa in grado di bloccare il raggruppamento dei batteri e la conseguente creazione di strati noti come biofilm. Gli studiosi pensano che questa soluzione possa essere utile per il lavaggio dei cateteri, mantenendoli puliti mentre rimangono nella vescica. Tuttavia, occorrono altri studi per verificare se questa soluzione possa essere utilizzata in modo sicuro negli esseri umani.





L'attività aerobica riduce il rischio di morte improvvisa 





L'attività fisica aerobica è  in grado di ridurre,  nei giovani, il rischio di morte improvvisa. Almeno questo è quanto rivela uno studio condotto da un gruppo di collaboratori dell'Università di  di Cadice e di quelli dell'Exercise and Epidemiology Science Biostatistics Department from the University of South Carolina di Columbine che hanno pubblicato i risultati delle loro ricerche sulla rivista Mayo Clinic Proceedings. Nel corso delle ricerche effettuate su un campione molto vasto di circa 55.000 persone, i ricercatori hanno dimostrato che il rischio di andare incontro a un episodio di morte improvvisa diminuisce proporzionalmente all'aumentare dell'attività aerobica svolta dalle persone. 


Mango: utilissimo contro la perdita di batteri intestinali 








Il mango è un super frutto in grado di proteggere i batteri buoni dell'intestino dagli effetti dannosi di una dieta ricca di grassi. Almeno è stato così nei topi utilizzati nello studio condotto dal Oklahoma University. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Nutrition. I ricercatori hanno confrontato i risultati della dieta di 60 gruppi di cavie. Dai dati emerge che i topi che hanno mangiato il mango in grandi quantità tutti i giorni hanno avuto una perdita minore di batteri intestinali buoni rispetto agli altri topolini. Il mango, oltre a proteggere questi batteri, sembra anche favorire la produzione di acidi grassi a catena corta, molecole benefiche dotate di importanti proprietà antinfiammatorie. 


Tre tazzine di caffè al giorno tolgono la demenza di torno 





Circa 3 caffè espresso al giorno, pari a circa 261 milligrammi di caffeina, potrebbero proteggere dalla demenza. E' quanto suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista The Journal of Gerontology, Series A: Biological Scienses and Medical Scienses, che ha visto coinvolte quasi 6.500 donne over- 65. Diretta da Ira Driscoll professore di psichiatria presso University of Wisconsin Milwaukee, la ricerca è unica nel suo genere poiché si è visto che rispetto a chi consuma non più di 64  milligrammi di caffeina al giorno (che grosso modo è pari a un espresso, il cui contenuto in caffeina varia da 47 a 75 mg o a metà di una caffettiera da 2 tazzine di moka) coloro che ne consumano 261 milligrammi al giorno 
( pari a circa 3 tazzine di espresso o due tazzine di moka) presentano un rischio di ammalarsi di demenza o di deficit cognitivo ridotto del 36%. Per gli amanti del tè, il contenuto di caffeina libero ritenuto protettivo, equivale a 5 tazze di tè nero 200 ml circa l'una.


( Pubbl. Riv.   Tutto Salute )

sabato 26 novembre 2016





 Che cos'è l'infezione da virus herpes? 


Esistono due tipi di virus herpes simplex, la forma che dà origine alle tipiche vescicole sulle labbra. Il tipo 1, di norma responsabile di queste lesioni, ed il tipo 2, che di solito è associato a manifestazioni genitali, tuttavia in alcuni casi può provocare anche lesioni alle labbra. Il virus è estremamente diffuso, ma i segni dell'infezione si manifestano solo in una percentuale di persone che l'hanno contratta (circa il 30%), soprattutto bambini e donne giovani. 


Come avviene il contagio?








Il contagio avviene spesso senza alcun segnale, la trasmissione avviene con il siero presente nelle vescicole, basta un bacio oppure lo scambio immediato di oggetti a trasmettere il virus.  
La trasmissione può anche avvenire attraverso autoinoculazione da lesioni orali e genitali ad altri distretti cutanei o magari in occasione di contatti, come ad esempio può avvenire quando si fa sport. 
In ogni caso occorre che esista un contatto diretto tra due individui per consentire il passaggio del virus. Fuori dal suo habitat naturale infatti l'herpes virus è estremamente fragile e si deteriora rapidamente, perdendo anche la capacità di infettare. 
Normalmente l'infezione primaria non dà alcun problema, ma in alcuni casi, in particolare nei bambini, si assiste ad un percorso tipico. Dopo un periodo di incubazione che varia da alcuni giorni 
a 2-3 settimane si presentano infatti vescicole diffuse non solo alle labbra, ma all'intero cavo orale. Nei più giovani si può arrivare ad una vera e propria stomatite a cui si associano anche dolori muscolari, malessere generale e febbre. 

Come si previene l'infezione da virus herpes labialis? 



La prevenzione delle recidive dell'infezione da herpes virus passa soprattutto attraverso il mantenimento di una buona condizione fisica e psicologica. L'esposizione al sole, lo stress da lavoro, ,l'eccessiva fatica fisica, il freddo improvviso, una dieta eccessivamente povera di nutrienti o comunque disordinata, le fasi del ciclo mestruale, alcuni farmaci o la presenza di altre malattie infettive possono infatti indebolire a tal punto il sistema immunitario dell'organismo che non è più in grado di tenere rinchiuso all'interno delle cellule nervose il virus. Questo normalmente, dopo la prima infezione, tende a migrare seguendo la strada delle terminazioni nervose che risalgono dalla periferia verso il midollo spinale. Una volta giunto ai gangli dorsali dei nervi si stabilisce al loro interno e rimane in forma latente senza dare alcun segno della sua presenza. Così facendo non può essere attaccato dagli anticorpi che circolano nel sangue, non riescono a penetrare in questa sorta di santuario protetto. Dopo un certo periodo di riposo e quando il corpo è in condizioni temporanee di debolezza il virus prende forza e scende lungo il percorso inverso a quello di arrivo, raggiungendo nuovamente la superficie delle labbra. Lì si moltiplica causando una nuova lesione erpetica. Una volta terminata questa fase di replicazione il virus tende infine a tornare indietro, per rinchiudersi nei gangli nervosi, mantenendo così il ciclo che sta alla base della persistenza dell'infezione. Grazie a questo meccanismo il virus risulta praticamente indistruttibile dal sistema immunitario.


Durante la fase di replicazione l'apparato difensivo non è in grado di bloccare il virus che quindi riesce a trasferirsi e a dare sfogo alla sua manifestazione clinica, una volta che questa si è conclusa, poi, diventa impossibile anche raggiungere il virus che si è nascosto nelle cellule nervose. Per questi motivi, la prevenzione non è quasi per nulla efficace. Ciò che conta è mantenersi in buona salute, evitando gli eccessivi stress fisici e psicologici e facendo attenzione a non esporsi troppo al sole, soprattutto senza la necessaria protezione che deve essere estesa anche alle labbra. 


Come si cura l'infezione da virus herpes labialis? 







I rimedi "fai da te" per sconfiggere le vesciche e le crosticine dell'herpes labialis non solo non hanno significato ma possono, essere anche deleteri. Ad esempio, il succo di limone applicato sulla zona colpita dal virus non solo non è efficace, ma può indurre un forte bruciore sulle zone scoperte. Il dentifricio può servire solo a mascherare la classica lezione sul labbro, ma non ha alcun effetto curativo. Utile può essere invece il classico cubetto di ghiaccio, aiuta a ridurre l'infiammazione e il fastidio. Buoni risultati si possono ottenere impiegando pomate a base di antivirali e altri prodotti disponibili in farmacia, come i cerotti che possono alleviare il dolore e il bruciore oltre che proteggere dall'azione dei raggi solari. L'applicazione della pomata ha il massimo effetto quando viene applicata alla comparsa delle prime manifestazioni della recidiva, che spesso precedono di almeno 12 ore l'apparizione delle vescicole. Chi soffre di herpes labiale deve imparare a riconoscere quali sono gli elementi che scatenano le recidive e identificare quali sono i segnali premonitori che accompagnano l'infezione. Un pochino di prurito sulle labbra, un fastidioso senso di bruciore sono spesso indici importanti che segnalano l'intensa replicazione virale e la discesa del virus lungo le vie nervose. Applicando la cura tempestivamente in queste fasi si può si può bloccare sul nascere la recidiva.
Ovviamente quando l'infezione da herpes non si limita alle labbra 
o comunque si mantiene per periodi prolungati è sempre necessario rivolgersi al medico per un eventuale trattamento con farmaci prescrivibili attraverso ricetta.

venerdì 25 novembre 2016


 


Barrette energetiche ai semi di chia






Ingredienti 



Semi di Chia 

Frutta secca tagliata grossolanamente 

Cereali (come orzo, riso soffiato, semi di lino, uva passa, fiocchi d'avena e farina di cocco

Malto o dolcificante a scelta q.b. per avere un composto lavorabile 


Preparazione 

Amalgamate insieme tutti gli ingredienti, formate delle barrette 
che farete cuocere su una teglia rivestita da carta forno per circa 10 minuti a 180°. Tagliate il composto e formate delle barrette. 
Avrete così uno snack sano e allo stesso tempo molto goloso.



Semi di chia





Sono i semi oleosi della Salvia Hispanica, pianta erbacea diffusa 
in Centro e Sud America, che fa parte della grande famiglia delle Lamiaceae, ovvero la stessa del rosmarino, della menta e della lavanda. Da qualche tempo i semi di chia si trovano sugli scaffali dei negozi bio o dei supermercati più forniti anche in Italia, accanto ai semi di lino e a quelli di sesamo. Un concentrato di salute, i semi di chia, sono caratterizzati da un elevato contenuto di fibre solubili e insolubili, proteine, antiossidanti, vitamine, sali minerali, acidi grassi essenziali( omega-3 e omega-6) e, soprattutto contengono più calcio del latte: 167 mg ogni 100 grammi, cioè il 18% del 


fabbisogno giornaliero. I semi di chia  sono molto piccoli e croccanti e dal sapore neutro,si possono aggiungere ai muesli 
della colazione, mescolarli agli impasti di pane e focaccia, un'idea per frappè, budini e zuppe, perché a contatto con i liquidi si gonfiano e agiscono da efficace addensante. Se non avete voglia di cucinare, però nessun problema: basta assumere due cucchiai al giorno come integratore alimentare, il vostro organismo vi ringrazierà. I semi di chia possono sostituire le uova negli impasti di torte, muffin e biscotti: ad un uovo corrispondono circa 60 g di gel di semi di chia, che si ottiene facendo riposare per un'ora un cucchiaio di semi in 70 ml di acqua fredda.













E' ormai provato che una dieta adeguata si rivela fondamentale nella prevenzione e nella corretta gestione di patologie come il diabete, e in generale nel mantenimento di un organismo in salute; tutti sanno che un diabetico deve limitare, e molto, gli zuccheri semplici, ( saccarosio, miele, frutta molto dolce, biscotti e dolciumi in genere), ma forse è meno risaputo che dovrebbe anche preferire cibi a basso indice glicemico, molto importanti anche nelle diete orientate al dimagrimento. 




 I cibi che rallentano gli zuccheri 

L'indice glicemico è un parametro che riflette la capacità e la velocità di un alimento di aumentare la glicemia, ovvero la concentrazione di glucosio nel sangue. In pratica, quando mangiamo un alimento ricco di carboidrati, il livello di glucosio nel sangue aumenta man mano che si vanno digerendo e assimilando gli amidi e gli zuccheri in esso contenuti. La velocità con cui il cibo viene digerito e assimilato cambia a seconda dell'alimento che assumiamo e viene misurato tramite l'indice glicemico. Per questo motivo, la lista di cibi da limitare include anche alimenti dal gusto non dolce che, però, hanno un alto indice glicemico, come pane bianco, patate, gallette di riso e riso eccetto il Basmati e quello integrale.  In generale, si può affermare che gli alimenti a basso indice glicemico sono soprattutto quelli ricchi di fibre, le quali rallentano lo svuotamento gastrico, diminuendo la velocità con cui gli zuccheri entrano nel circolo sanguigno. Alcuni esempi sono: pane integrale e di segale, riso Basmati e integrale, pane e pasta integrale, spaghetti di soia, pasta al farro, avena, farro, miglio, quinoa, grano saraceno e tutti i cereali e le farine integrali in genere. Molto indicati da questo punto di vista sono anche i legumi.


Gli accoppiamenti giusti 

E' importante sapere, inoltre, che le proteine e grassi abbassano l'indice glicemico. Quindi, via libera ad abbinamenti come pasta e fagioli o riso e piselli. Oppure, per lo stesso motivo, possiamo spalmare della ricotta fresca su una fetta di pane o mettere il parmigiano sopra la pasta. Oltre ai cibi a basso indice glicemico, nell'alimentazione del diabetico non dovrebbero mancare alimenti utili nel contrastare un aumento eccessivo della glicemia. Ne esistono molti, ma tra cui ricordiamo la cannella contro l' insulinoresistenza, il topinambur (ricco di inulina, fibra che tiene a bada la glicemia) e funghi giapponesi medicinali che prevengono la sindrome metabolica. 




Alimenti... amici 




Edamame 





Sono fagioli freschi della soia, raccolti ancora acerbi. Le persone che soffrono di diabete traggono benefici delle proteine della soia, efficaci nel ridurre l'insulino - resistenza, i danni ai reni e quelli al fegato. Inoltre, la soia contiene lecitina, che ha un effetto ipocolesterolemizzante, utile a prevenire le complicanze cardiovascolari del diabete. 

Farina integrale 


E' più ricca di fibre rispetto a quella 00 poiché mantiene la crusca, la parte più esterna del chicco. Non fatevi ingannare dal colore: bisogna leggere attentamente le etichette nutrizionali per capire se
è presente in percentuale ridotta rispetto alla farina bianca,
in questo caso l'indice glicemico aumenterebbe.



Cannella 





Una spezia che non dovrebbe mai mancare nel menù di un diabetico: studi autorevoli hanno dimostrato che agisce quasi 
come un farmaco nel contrastare l'iperglicemia. Pare che sia sufficiente mezzo cucchiaino di cannella al giorno per ridurre in modo significativo i livelli di zucchero nel sangue dei diabetici.

Riso Basmati 





Il riso bianco, rispetto alla pasta, ha un indice glicemico molto 
alto e, per questo motivo è sconsigliato a chi soffre di diabete e iperglicemia, questo non vale però per il Basmati, un riso indiano dalla forma allungata: infatti, pur essendo bianco, ha un indice glicemico basso e può essere consumato in tranquillità, allo stesso modo del riso integrale. 

Cavolo rosso 





Contiene sulforafano, sostanza che è stata al centro dell'interesse della ricerca scientifica per le sue potenti capacità antitumorali. Questo composto si è rivelato molto utile anche per le persone affette da diabete, dal momento che contribuisce a riparare i 
danni all'apparato cardiovascolare provocati dalle l'iperglicemia. 


Stevia 





L'estratto delle foglie della stevia rappresenta un dolcificante naturale non calorico, molto più dolce dello zucchero, utile in caso di diabete, è da preferire ai dolcificanti di origine artificiale come l'aspartame e la saccarina. Inoltre, si pensa che la stevia possa avere effetti benefici sul metabolismo glucidico. 

Grano saraceno 


Alimento molto interessante per chi soffre di disturbi metabolici come il diabete perché, grazie all'elevato contenuto di fibre, possiede un indice glicemico tra i  più bassi e, inoltre, contiene 
una sostanza che sembrerebbe legata una maggiore produzione di insulina. 

Albicocche secche o disidratate 




Sfiziose, sane e con un indice glicemico basso, sono una buona scelta perché vuole soddisfare la propria voglia di dolciumi senza impattare troppo sulla glicemia. Attenzione però scegliete quelle che nella preparazione non sono state addizionate con lo zucchero.

giovedì 24 novembre 2016









Al fine di vivere in armonia e in pace con se stessi è importante prendersi cura della respirazione. Sembra strano, ma solo poche persone sono in grado di respirare veramente bene. La maggior parte dei malesseri, sia di carattere fisico sia mentale, derivano proprio da una cattiva respirazione. La medicina occidentale ha trascurato per molto tempo questo fattore e, solamente da pochi decenni, alcuni medici e psicologi hanno cominciato a occuparsene, utilizzando le tecniche di training autogeno, o pratiche orientali di vario tipo. La cura basata sul controllo della respirazione ha lo scopo di rendere equilibrati e in sintonia la mente ed il fisico: utilizzando una corretta respirazione, infatti, si possono attenuare ed evitare patologie di carattere esclusivamente nervoso come: colite, gastrite, ulcera, stati d'ansia e di panico; nonché tutti quei disturbi che affliggono la colonna vertebrale come: scoliosi, cifosi, lordosi, ecc.. 




Chi respira in modo scoordinato e nervoso, infatti, agisce inconsapevolmente in modo negativo sul tono muscolare
facendo assumere al suo corpo posizioni scorrette e determinando contrazioni e, conseguentemente, patologie, a volte irreversibili. 
La respirazione può essere addominale o pettorale. E, nel primo caso l'addome si dilata durante l'inspirazione e si contrae durante l'espirazione. E, nel secondo caso la respirazione si effettua invece, a livello dei polmoni. Le regole fondamentali per una corretta respirazione sono: in fase di riposo la respirazione deve partire 
dall' addome per risalire fino all'altezza dello stomaco e in fase di movimento o sforzo, la respirazione deve iniziare dall'addome, diventare pettorale in fase di inspirazione e, in fase di espirazione, ritornare addominale per terminare con la fase pettorale, durante la quale l'aria viene rilasciata totalmente. Per portare l'individuo stressato a respirare correttamente si possono applicare esercizi di semplice esecuzione e di rapido apprendimento che, se praticati ogni giorno, portano alla mente e al corpo, immediati benefici. Studi sulla respirazione hanno reso noto che una persona può avere circa 18 respirazioni al minuto. Con la rieducazione respiratoria il ritmo della respirazione respirazione cala a circa 12 al minuto.



( Fonte: Riflessologia di Francesca Bino)

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