sabato 22 aprile 2017












Inquadramento generale 








La trasmissione dell'infezione avviene per via sessuale, parenterale o verticale da madre a figlio. Il virus è contenuto tanto nel liquido seminale quanto nelle secrezioni cervicovaginali, pertanto l'infezione è trasmissibile mediante rapporti sia omosessuali sia eterosessuali. Per via parenterale il virus è trasmissibile mediante inoculazione di sangue infetto (trasfusione di sangue, emoderivati o trapianto d'organo da donatore sieropositivo, scambio di siringhe tra tossicodipendenti, puntura accidentale con aghi o bisturi contaminati nel personale sanitario). Sono descritte infezioni professionali dovute al contatto accidentale di sangue infetto con le mucose congiuntivali. Una madre HIV sieropositiva può trasmettere l'infezione al feto per passaggio transplacentare del virus, oppure durante il passaggio del neonato nel canale del parto o ancora mediante l'allattamento al seno. Nei paesi a elevato tenore economico, l'adozione di molteplici strategie preventive (trattamento antiretrovirale della madre in gravidanza e del bambino al momento del parto e nel primo mese di vita, parto chirurgico mediante taglio cesareo e allattamento artificiale) ha ridotto l'incidenza della trasmissione verticale a meno dell' 1%. 
Nei paesi in via di sviluppo, in assenza di qualsiasi misura preventiva, l'incidenza di trasmissione verticale è ancora superiore al 30%. Le analisi aggiornate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stimano in oltre 35 milioni le persone viventi con infezione da HIV/AIDS nel mondo. Quasi il 90% di queste persone vive in paesi a risorse limitate e circa il 70% nella sola Africa subsahariana. 



Diagnosi 




La diagnosi di infezione da HIV-1 si effettua con l'identificazione 
nel siero del paziente di anticorpi specifici anti-HIV-1 mediante saggio immunoenzimatico (ELISA). Come test di screening vengono raccomandati gli immuno-assay di quarta generazione, 
che associano alla rilevazione degli anticorpi specifici quella 
degli antigeni virali. Questa formulazione aumenta la probabilità 
di rilevare l'infezione anche nei casi in cui gli anticorpi specifici non siano ancora prodotti (fase finestra di un'infezione primaria) 
o in quelle condizioni di malattia particolarmente avanzata nelle quali la profonda immunosoppressione si può accompagnare alla scomparsa degli anticorpi. Gli anticorpi specifici sono identificabili in meno del 10% dei pazienti dopo una settimana dal contagio, in circa il 50% dopo 2-3 settimane e nella quasi totalità dei pazienti dopo tre mesi. In presenza di un test  positivo, la diagnosi deve essere confermata da Western blot. Le linee guida nazionali consigliano l'utilizzo delle indagini molecolari preferenzialmente per il monitoraggio dei pazienti con infezione documentata. Nella pratica clinica vengono utilizzate per la quantificazione dell' RNA virale (HIV-RNA) nel plasma del paziente. 


Manifestazioni cliniche 




Il virus dell'immunodeficienza umana oltre a determinare le condizioni predisponenti l'insorgenza di patologie opportunistiche, è di per sé responsabile di quadri clinici che si possono manifestare lungo tutto il decorso della malattia, dal momento dell' infezione primaria alle fasi più avanzate. 
L'infezione acuta o primaria da HIV è una sindrome di tipo simil-influenzale o simil mononucleosica. È presente nella quasi totalità dei soggetti ma solo raramente, per la scarsa specificità dei sintomi, viene riconosciuta per la sua natura a meno che non venga riferita dal paziente una recente e precisa esposizione a rischio. 
La durata è l'unico carattere distintivo rispetto a una comune virosi. 
I sintomi possono durare da una a due settimane fino ad alcuni mesi. Sono presenti astenia, atromialgie, febbre, adenopatia multidistrettuale. 
Possono essere presenti anche disturbi a carico dell'apparato gastroenterico (nausea, vomito, diarrea), o un fugace esantema di tipo roseoliforme o morbilliforme. Nella quasi totalità dei casi le manifestazioni cliniche della fase acuta hanno una risoluzione spontanea alla quale segue un periodo di benessere che dura anni (fase di latenza clinica). 
Per tutta la durata della malattia, virtualmente ogni apparato può essere colpito da patologie che, anche se non determinate da un effetto citopatico diretto del virus, sono legate ai processi di flogosi cronica dovuti all'infezione. Il virus non infetta la cellula nervosa ma può infettare le cellule gliali; giunge nel sistema nervoso centrale veicolato da monociti macrofagi. Le affezioni HIV- correlate a carico del sistema nervoso sono la risultante del danno diretto sulle cellule gliali e di quello provocato dalle citochine proinfiammatorie liberate dalle cellule cronicamente attivate. 
I quadri clinici più comuni sono quelli già citati parlando dell'infezione acuta ai quali si aggiungono, nelle fasi più avanzate di malattia, un' encefalopatia da HIV caratterizzata prevalentemente da deficit cognitivi ingravescenti (AIDS dementia Complex, ADC). Il coinvolgimento del sistema nervoso centrale e di quello periferico avviene nella quasi totalità dei pazienti non trattati, ma può verificarsi anche in quanti assumono una terapia corretta ed efficace. 
Non tutti i farmaci antiretrovirali hanno la stessa capacità di penetrare la barriera ematoencefalica e di raggiungere nel liquido cefalorachidiano concentrazioni sufficienti a inibire la replicazione virale. La difficile penetrazione dei farmaci antiretrovirali nel sistema nervoso centrale ha due conseguenze fondamentali: da un lato è possibile che la replicazione del virus persista nel sistema nervoso, anche quando è completamente soppressa nel sangue periferico e nei tessuti linfoidi e questo giustifica l'insorgenza di patologie neurologiche HIV-correlate anche nei soggetti trattati correttamente; dall'altro lato l'eventualità di concentrazioni farmacologiche liquorali sub-ottimali può favorire l'emergenza di ceppi virali farmaco-resistenti. Un altro distretto frequentemente colpito nei pazienti non trattati, è quello gastroenterico. 
L' enteropatia HIV correlata, caratterizzata dalla persistenza di diarrea con indagini microbiologiche ripetutamente negative può essere una delle manifestazioni di esordio della malattia. Nelle fasi più avanzate può essere responsabile di grave malassorbimento e cachessia. 
È frequente la retinopatia da HIV, clinicamente asintomatica, riscontrabile mediante esame oftalmoscopico e caratterizzata dalla presenza di essudati retinici cotonosi (cotton-wool)
Meno comuni sono le manifestazioni a carico del rene (glomerulonefrite che si presenta generalmente con gravi quadri 
di sintomi nefrosica), del cuore (miocardite che può esitare in 
grave miocardiopatia dilatativa-ipocinetica e del polmone (ipertensione polmonare primitiva).

venerdì 21 aprile 2017











In alcuni frangenti della vita è davvero difficile non perdere la calma: le relazioni complicate, problemi al lavoro, frenesia della vita quotidiana, o anche semplicemente il ritrovarsi imbottigliati nel traffico, problemi vecchi e per questo anche un po' banali. 

  




Ecco in sintesi cosa fa arrabbiare una donna


Nella maggioranza dei casi sono problemi antichi e non ancora superati. In ogni caso non c'è neanche un buon motivo che non 
sia risolvibile con un approccio alla vita diverso.

I motivi:

1.  Avere qualche chilo di troppo, essere in sovrappeso

2.  Non essere ascoltate dal partner, o non essere capite

3. Sentirsi sotto pressione 

4. Il brutto tempo, cambiamenti atmosferici in generale,      soprattutto quelli peggiorativi 

5. Non avere mai abbastanza soldi 

6. I conflitti con la tecnologia: computer, smartphone, 
    internet ecc...

7. Essere sottovalutate (in senso generale, non sono dal 
   partner e dai figli 

8. Non avere aiuto nelle faccende domestiche 

9. Il ciclo 

10. La sindrome premestruale 

11. Non avere "mai nulla" da indossare 

12. Difficoltà a stare dietro ai lavori domestici

13. Una vita noiosa, ripetitiva e priva di stimoli 

14. Il traffico, la fila al supermercato 

15. Colleghi che non le riconoscono il giusto merito 

16. I figli che non ubbidiscono 

17. I ritardi nei trasporti pubblici 

18. Fare un lavoro che si odia 

19. Inventarsi ogni sera qualcosa da cucinare 

20. Le pressioni del datore di lavoro (il direttore, il capoufficio,    ancor di più se si tratta di una  donna)

21. I figli ingrati 

22. L'arrivo della menopausa 







Come riuscire a mantenere la calma 



Un esperto spiega quali  sono i passaggi fondamentali della gestione di rabbia e stress, il dottor Mike Fisher psicologo fondatore della British Association For Anger Management, autore di una serie di studi sulla gestione di stress e rabbia. Insomma un esperto dell'emotività umana, che ha dato al quotidiano Mirror una serie di buoni consigli per imparare a mantenere la calma. 



I 10 passi per mantenere la calma 







. Se il vostro partner vi porta in un agriturismo per il fine settimana, perché vi arrabbiate con lui,  se le vostre scarpe con il tacco 12 sono del tutto inadeguate? 

. Anziché aspettarvi che il vostro lui vi legga nel pensiero e/o capisca esattamente cosa desiderate, e vi arrabbiate perché questo puntualmente non accade, parlategli. Fategli capire quello che volete e, se non capisce chiedeteglielo esplicitamente.
Non è vero che gli uomini sono cretini, hanno solo meccanismi mentali elaborati. 

. Se la vostra ambizione è più grande del vostro talento, fatevene
una ragione. Piuttosto che giudicare i meriti e le  altrui fortune siate sinceri con voi stessi. Non siate  feroci con chi raggiunge risultati migliori dei vostri, non è detto che non li meriti più di voi. 

. Se le altre sono più sexy e in forma di voi non odiatele. 
Cominciate a pensare a quello che potete fare per voi stesse, cominciate da una bella dieta,  fate attività fisica, prestate 
maggiore attenzione a quello che indossate. 

. Lo avete baciato quando era un rospo convinte che sarebbe diventato un ricco principe per accontentare le vostre aspettative 
ma "lui" non c'è riuscito e ora lo odiate. Non è colpa sua, la vita è dura anche per gli uomini. Non fatelo a pezzi riducendolo a  uno straccio d'uomo, la vostra rabbia aumenterà ancora di più. 

Le conversazioni a due sono come una partita a tennis, uno lancia la palla e l'altro risponde: tic tac, tic tac.. 
Se parlate solo voi è come se giocaste a tennis da sole, il vostro interlocutore si stancherà presto di ascoltarvi. 
Non stupitevi se si stancherà e vi lascerà parlare da sole.


 (Tratto da un servizio di Giuseppe Eugenio Ciccio)

martedì 18 aprile 2017











La femminilizzazione del maschio continua, i giovani di oggi sono più alti rispetto al passato, hanno gambe e  braccia più lunghe, ma gli ormoni che determinano la crescita armonica di tutte le strutture corporee non funzionano più come prima. Un tema  importantissimo su cui stanno lavorando gli studiosi di mezzo mondo: la sterilità maschile è raddoppiata in 20 anni, Italia compresa.

A rischio la riproduzione 









La nostra società, infatti, sembra non essere più in grado di riprodursi, e non solo nel mondo occidentale. Secondo l'ipotesi di molti ricercatori le cause sono da ricercare nelle sostanze chimiche diffusissime negli oggetti di uso quotidiano che stanno interferendo sul nostro sistema ormonale, provocando quella che gli scienziati chiamano "femminilizzazione" del maschio. Parliamo di ftalati, parabeni, bisfenolo e molti altri. Gli ftalati, ad esempio, sono presenti ovunque:  nella pellicola trasparente con cui avvolgiamo il cibo, nelle vernici, nei detersivi, profumi e nei cosmetici. All'interno dei cibi in scatola c'è una pellicola che sembra plastica, ma anche quella è  fatta di bisfenolo A, una parte di questa può migrare nel cibo che mangiamo. 
Secondo gli studiosi, questo mix di interferenti con cui il maschio entra in contatto quotidianamente ha causato una diminuzione importante nella produzione di spermatozoi negli ultimi vent'anni. Ma le alterazioni ormonali stanno portando anche un vero e proprio cambiamento nella struttura del corpo delle nuove generazioni. L'Università di Padova ha pubblicato uno studio sulle misure antropometriche:  altezza, braccia, gambe, torso di oltre 2000 ragazzi di 18 - 19 anni. I giovani di oggi sono più alti rispetto al passato, hanno gambe e braccia più lunghe, ma gli ormoni che determinano l'armonica crescita di tutte quante le strutture corporee non funzionano a dovere. Stanno saltando, dunque, tutte le proporzioni antropometriche, lunghezza del pene compresa:le nuove generazioni hanno infatti perso 0,9 cm rispetto alle misure della generazione dei loro padri.
















Vale tanto oro quanto pesa..



In passato la cannella, come tutte le spezie che si rispettino, aveva prezzi elevatissimi. Nel primo secolo d. C. lo studioso latino Plinio il Vecchio scrisse che una libbra (350 g circa) di cannella costava 1000 denari, l'equivalente cioè di 5 kg di argento. Sembra che la provenienza della cannella fosse appositamente ammantata di mistero per giustificarne il prezzo alto. 
Nel V secolo Erodoto cita le vicinanze di Nosa, fantomatica città dell'Arabia e luogo di nascita del dio Dioniso, come luogo di provenienza della cannella, e nelle storie scrisse:`"Grandi volatili trasportano questi fuscelli [...]  per i loro nidi costruiti con fango a ridosso di Monti scoscesi dove un uomo non può assolutamente salire. Per recuperare i preziosi rametti gli arabi ricorrevano a uno stratagemma; mettevano dei pezzi di bestie da soma morte ai piedi delle montagne. Gli uccelli (che evidentemente non erano delicati usignoli) li raccoglievano e li portavano nei loro nidi, che cedevano sotto il peso eccessivo e precipitavano a valle. 
Bisognerà aspettare Teofrasto, il padre della botanica, per sapere che la cannella cresceva su cespugli, che però prosperavano in burroni pieni di serpenti morti. 
Svariati erano gli usi cui si destinava la cannella. Con il suo olio gli ebrei (che la chiamavano quinmamon, come i latini: il nome cannella deriva dal latino medievale) preparavano preziose miscele per il loro rituali religiosi; i Romani adornavano con corone di cannella i templi del Campidoglio; i cinesi aromatizzavano bevande;  i medici medievali curavano tosse e mal di gola. 
In pieno Rinascimento Nostradamus vendeva un filtro d'amore chiamato "di Medea", i cui ingredienti oltre alla cannella, erano sangue di passero maschio, ventosa di piovra, mandragora, ambra grigia, vino di Creta, garofano, e così via. 
Forse non sarà stato molto buono, però conferma che la cannella e il garofano sono effettivamente considerati afrodisiaci. 



La cannella regina 



E' un altro nome della cannella di Ceylon (e definisce la sua superiorità rispetto a quella cinese, meno pregiata), che è un albero sempreverde di cui si usano i polloni privati della corteccia esterna sugherosa. Oggi non ha più un prezzo superiore a quello dell'argento, e gode di un ampio spazio in cucina nella preparazione di dolci. 
I golosi, che forse avranno già pensato alla panna montata spolverizzata di cannella, provino a tostare del pane, infornarlo e cospargerlo ancora caldo con la dolce polvere... ricetta semplice ma efficace. Tanto più che la cannella al pari delle erbe dotate di un forte aroma, è un valido antisettico: combatte la febbre, l'influenza e le infezioni intestinali, ed è benefica per l' apparato genitale maschile e femminile. 
Volete un rimedio gradevole contro gli stati influenzali e febbrili? 
Ecco il classico vin brulè, utile anche per scaldarsi nelle fredde serate invernali. Fate bollire il vino rosso con la scorza di limone e di arancia, chiodi di garofano, cannella e zucchero. Ma non esagerate con la cannella, perché anche stimolante. 
L'olio essenziale serve per inalazioni contro le affezioni alle vie respiratorie  e per i massaggi. Per sciogliere le contratture muscolari e stimolare la circolazione diluite 1 o 2 gocce in olio di mandorle; massaggiate una volta al giorno per qualche giorno. 



Specie utilizzata: Cinnamomum zeylanicum 

Famiglia: Lauraceae 

Provenienza: Ceylon 

Parti usate: corteccia dei polloni di 2-3 anni 

Colore dell'olio: giallognolo  

Profumo: penetrante 

Proprietà: antisettiche, antispasmodiche, stimolanti, vermifughe 

Avvertenze: non usare l'olio essenziale in cucina

( Tratto da aromaterapia di Giuliana Lomazzi)

lunedì 10 aprile 2017











L'epatite cronica




I pazienti con epatite cronica sono frequentemente asintomatici e la scoperta della malattia avviene spesso per caso in corso di controlli ematochimici che evidenziano un ipertransaminasemia fluttuante di intensità variabile. In questo caso è sempre necessario un approfondimento diagnostico per escludere l' origine virale dell'epatite e studiarne la gravità. Sarà pertanto necessario controllare l'emocromo, in particolare la conta piastrinica, il profilo proteico elettroforetico, il tempo di protrombina, la bilirubinemia, colinesterasi ed eseguire un ecografia epato-splenica. 

Quando sia presente una sintomatologia questa si identifica soprattutto con: 

*  astenia persistente o intermittente talora associata a difficoltà di 
    concentrazione e disturbi del sonno

*  nausea

*  anoressia

*  calo ponderale e ittero vengono osservati in pazienti con malattia     epatica più avanzata. 

Anche i segni clinici nei soggetti con epatite cronica sono di solito minimi e consistono  perlopiù in epatomegalia modicamente dolente alla palpazione. 

La diagnosi eziologica si ottiene mediante la ricerca di HBsAg, anticorpi anti-HDV (nel caso di positività dell' HBs Ag) e anti-HCV. È anche possibile un riscontro casuale di tali marcatori virali in soggetti con transaminasi persistentemente normali; tale condizione di portatore inattivo non va però trascurata essendo possibili sia  nella storia naturale sia del virus B sia del virus C, 
riattivazione dell'epatite e progressione della malattia epatica; pertanto controlli periodici andranno predisposti anche in questi soggetti. 


Quadri clinici 





Positività di HBsAg, assenza di HBeAg, positività di anti-HBe e HBV-DNA non determinabile o inferiore al 2000 UI/ml: rappresenta lo stato di portatore inattivo, in cui le transaminasi sono persistentemente normali e il danno istologico minimo o assente. Nella maggior parte dei casi la prognosi a lungo termine è favorevole ma sono possibili a distanza di anni riattivazioni per cui sono necessari in questi soggetti controlli ogni 6-12 mesi. La riattivazione può seguire un trattamento immunosoppressivo o la comparsa di mutanti virali incapaci di esprimere la HBeAg 
(e-minus) e pertanto in grado di replicare attivamente pur in presenza degli anticorpi anti HBe.

Positività persistente di HBsAg, HBeAg e HBV-DNA: è il quadro tipico dell' epatite cronica B HBeAg-positiva, caratterizzata da valori elevati di HBV-DNA e ipertransaminasemia. L'evoluzione verso la cirrosi si verifica in circa il 30% dei soggetti nell'arco di 
10-20 anni. È indicata in questi casi la biopsia epatica, per la stadiazione della malattia e le successive scelte terapeutiche, e la ricerca del virus delta. 

Una forma particolare è rappresentata dalla cosiddetta "infezione occulta da HBV" che si caratterizza a livello sierologico per la negatività di HBsAg e in genere la non rilevabilità di HBV-DNA che è invece positivo al livello del tessuto epatico; questi individui presentano di solito positività per anticorpi anti-HBc anche se nel 20% dei casi tutti i marcatori sierologici sono negativi. 
Il riconoscimento di questa entità è particolarmente importante nei soggetti immunocompromessi per il rischio di riattivazione e la necessità di effettuare una profilassi con analoghi nucleosidici. 


Nel caso risulti positiva la ricerca degli anticorpi anti HCV va ricercato la HCV-RNA: 
in caso di esito positivo dell' HCV-RNA, il paziente è verosibilmente affetto da epatite cronica e necessita di ulteriori approfondimenti (genotipizzazione del virus, quantificazione della HCV-RNA, ecografia epatica, eventuale biopsia epatica e/o Fibroscan) per l'individuazione delle migliori scelte clinico terapeutiche. 

Se invece la HCV-RNA è assente non sono richiesti approfondimenti ma le transaminasi e la HCV-RNA andranno ripetuti annualmente. 



Le complicanze






Le complicanze a  lungo termine dell'epatite cronica sono rappresentate dalla cirrosi e dall' epatocarcinoma. Anche in corso di epatite C la progressione in cirrosi osservano il 25-30% dei casi dopo circa vent'anni e, in presenza di cirrosi, l'epatocarcinoma si sviluppi sviluppa nel 1- 4 % dei casi ogni anno. La mortalità complessiva risulta del 2-6 % all'anno. 
I sintomi della cirrosi dipendono dall' insufficienza epatica e 
dall' ipertensione portale. 


Terapia 


L'obiettivo della terapia delle epatiti croniche B, C, D è prevenire 
la progressione della malattia epatica verso la cirrosi e l'epatocarcinoma. Questo può essere ottenuto mediante l'eradicazione dell'infezione, come nel caso del virus C o attraverso la soppressione duratura della replicazione virale, come più frequentemente accade nei casi di epatite B o D.

sabato 8 aprile 2017











Il basilico tra luci e ombre 






Le tradizioni antiche di vari paesi sembrano attribuire poteri discordanti al basilico, concordando però sulle sue proprietà magiche e sulla necessità di trattare con molto rispetto questa piantina. Così, per esempio, Plinio scrive che, se si deve usare il basilico per delle pratiche magiche, occorre coglierlo solo con la mano sinistra, senza strumenti e in una notte di luna crescente. 
In India, dove viene coltivato con grande  religiosità un tipo di basilico sacro alla moglie del dio Visnù, nessuno osa cogliere una piantina senza un preciso motivo, e quando lo fa ricorre a una serie di rituali. Nel Malabar la profumata piantina cresce intorno ai templi. 

Al basilico si attribuiva anticamente la capacità di scacciare gli spiriti maligni: veniva quindi sparso sul pavimento di casa, oppure ne venivano gettate alcune foglie nell'acqua per fare un bagno purificatore. Inoltre era considerato propizio per la famiglia, l'amicizia e l'amore. Anche gli haitiani la pensano così, tanto è vero che per loro il basilico è sacro alla dea dell'amore ed è un potente talismano. Ma il basilico possiede anche un lato oscuro: nel XVII secolo, per esempio, si credeva che mettendo alcune foglioline spezzettate tra due mattoni ne sarebbero usciti degli scorpioni. A Creta gli si attribuiva invece una simbologia funeraria, ed è proprio a questa che sembra il ricollegarsi una novella del Decameron
"I fratelli del Elisabetta uccidono l'amante di lei" narra il Boccaccio (giornata quarta, novella quinta). "Egli apparisce in sogno e mostrarle dove sia sotterrato;  ella occultamente dissotterra la testa e mettela in un testo (vaso) di basilico, e quivi sù piangendo ognidì per una grande "ora" fa crescere il basilico rigoglioso, e quando fratelli le portano via il vaso la giovane ne muore. 



Il basilico pianta estiva






Oggi forse il  basilico è forse solo l'erba aromatica dell'estate, l'erba che entra in cucina per aromatizzare le salse di pomodoro fresche, per fare da base al gustoso pesto ligure, per conferire un tipico 
aroma alle zucchine, fagioli, funghi, piselli e, perché no anche a qualche dolce alla frutta. Si può anche preparare un aceto balsamico al basilico: basta versare del buon aceto caldissimo su qualche fogliolina, lasciare macerare qualche giorno e filtrare. Ma il basilico non si accontenta di aromatizzare i nostri piatti: è anche rilassante, combatte gli spasmi gastrici (5 grammi di basilico fresco in una tazzina di acqua calda, con zucchero e limone), l'insonnia, e la stanchezza anche mentale (basta inalare qualche goccia di olio essenziale spruzzato su un fazzoletto) e, per la medicina popolare, anche la caduta dei capelli (lasciare in infusione per un quarto d'ora una manciata di foglie fresche in acqua calda, strizzarle e frizionare il cuoio capelluto con l'acqua). 



Specie utilizzata: Ocimum basilicum 

Famiglia: Labiate 

Provenienza: India 

Parti usate: foglie e sommità fiorite 

Colore dell'olio: giallo verdognolo 

Profumo: fresco, dolce 

Proprietà: antinfiammatorie, antispasmodiche, 
aromatiche, digestive 

Avvertenze: non usare l'olio puro

martedì 4 aprile 2017












Il virus dell'epatite A (HAV) è un virus a RNA lineare, non capsulato,della Famiglia Picornaviridae. Si tratta di un virus termostabile, resistente agli acidi e, soprattutto, all'attacco della bile, essendo privo di rivestimento lipidico, caratteristica questa che rende possibile la trasmissione fecale-orale. Viene inattivato dall'ebollizione per circa 1 min., dalla formaldeide, dal cloro e dall'esposizione ai raggi ultravioletti. In coltura cellulare non mostra effetto citopatico. 

Il virus dell'epatite B (HBV) è un virus a DNA circolare, a doppia elica incompleta, appartenente alla famiglia Hepadnaviridae. 
La particella virale completa è denominata particella di Dane e consiste di un involucro esterno (HB-sAg) e un nucleo centrale (core) che contiene il genoma virale, a sua volta costituito da 4 sequenze geniche, che codificano per la sintesi delle proteine virali. Sono state identificate numerose varianti di HBV;  in base alle variazioni dell'antigene S (HBsAg) sono stati descritti 8 genotipi (indicati con le lettere dell'alfabeto dalla A alla H), con diversa distribuzione geografica. Importanti dal punto di vista clinico sono le varianti della regione pre-core, caratterizzate dalla mancata sintesi e secrezione di HBe-Ag, con conseguente attiva replicazione virale pur in presenza di anti-HBe nel siero. 
Attualmente la maggior parte dei portatori cronici nel bacino del Mediterraneo (fino al 90% anche in Italia) e in Estremo Oriente (fino al 60 70%) ha selezionato varianti pre-core. Tali varianti determinano quadri infiammatori epatici più aggressivi, più frequenti forme fulminanti e maggiore resistenza alla terapia con interferoni. In corso di replicazione di HBV vengono immessi in circolo virioni completi (particelle di Dane) e un numero superiore di particelle sferiche o a bastoncino più piccole e costituite dalle sole proteine dell'involucro (HB-sAg), prive di capacità infettante, ma immunogeneticamente efficaci e in grado di legarsi agli anticorpi specifici e provocare patologie da complessi. 

Dopo  l'identificazione dei marcatori sierologici del virus HBV e le conseguenti misure di controllo di sangue ed emoderivati si rese evidente, dalla mancata  scomparsa dei casi di epatite 
post-trasfusionale, che doveva esistere un altro virus responsabile di tali infezioni epatiche. Il virus, denominato inizialmente non -A, non-B fu poi individuato e caratterizzato nel 1989 e denominato virus dell'epatite C (HCV). È un virus a RNA a singola elica, della famiglia Flaviviridae.


Epidemiologia 

Il virus dell'epatite A si trasmette quasi esclusivamente per via fecale-orale con l'ingestione di cibo o acqua contaminati da feci umane di soggetti con infezione acuta, in quanto l'eliminazione del virus con le feci è massima durante il periodo di incubazione fino alla comparsa dell' ittero e non si stabilisce lo stato di portatore. 

Le vie di trasmissione del virus dell'epatite B sono la via parenterale classica (trasfusione di emoderivati, scambio di siringhe nei tossicodipendenti, punture accidentali negli operatori sanitari); la via  parenterale inapparente (contaminazione di spazzolini da denti, rasoi, forbicine o di strumenti e oggetti utilizzati per tatuaggi e piercing; la trasmissione sessuale e la trasmissione verticale. 

La trasmissione del virus dell'epatite C avviene per via parenterale e parenterale inapparente, interessando soggetti delle categorie a rischio indicate per l'infezione da virus B. La trasmissione verticale non è frequente, essendo stimata intorno al 
4-7% per le madri con viremia positiva, ma aumenta in caso di coinfezione con HIV fino al 15-20%. Anche il rischio di trasmissione sessuale non è ancora definitivamente chiarito: 
è stimato basso nelle coppie monogame, mentre non è trascurabile nei soggetti con elevata promiscuità sessuale, nei rapporti omosessuali e in presenza di coinfezione con HIV. Infine il rischio professionale (operatori sanitari e assimilabili) e la trasmissione in ambito sanitario sono bassi nei paesi a elevato sviluppo igienico-sanitario, ma salgono nei paesi in via di sviluppo, dove, per esempio, i donatori di sangue non vengono controllati per l'infezione da HCV e l'utilizzo di materiale monouso è ancora poco diffuso.


Quadri anatomopatologici 

Le alterazioni istopatologiche caratteristiche dell' epatite virale acuta consistono in aspetti degenerativi degli epatociti, in particolare la cosiddetta degenerazione balloniforme, con rigonfiamento cellulare e rarefazione del citoplasma, e la degenerazione eosinofila. A questo si associa una reazione infiammatoria con aumento del numero e delle dimensioni delle cellule di Kupffer, infiltrati linfomonocitari, localizzati negli spazi portali, ma, nelle forme a maggiore gravità, estesi anche nelle aree periportali.  La necrosi epatocitaria è il reperto caratteristico dell'epatite acuta e presenta distribuzione focale, sebbene nelle forme ad andamento clinico più grave possa essere maggiormente estesa e confluente diffondendosi da uno spazio portale all'altro o
tra uno spazio portale e vena centrolobulare e creando ponti di necrosi, fino alla necrosi massiva con perdita della struttura lobulare epatica, sostituita da infiltrato infiammatorio e collasso dell'organo, come si osserva nei quadri di epatite fulminante. 


Manifestazioni cliniche 


Si riconoscono quattro fasi principali.

Periodo di incubazione: è clinicamente silente e ha durata differente per i diversi virus epatici, variando da 15-50 giorni 
nell' epatite A, a 30-180 giorni nell'epatite B e D, a 15 -80 giorni nella C e 15-60 giorni nell'epatite E. 

Periodo prodromico: precede l'ittero e dura da 3 a 7 giorni. È caratterizzato da una sintomatologia aspecifica: malessere, anoressia, nausea, vomito, astenia intensa, talvolta dolenzia all'ipocondrio destro. Alcuni sintomi in questa fase possono indirizzare il sospetto diagnostico verso l'uno o l'altro virus, essendo febbre, mialgie e brividi più frequentemente associati all'esordio dell'epatite da HAV, con un quadro simil-influenzale;
in circa il 10% dei casi di epatite B sono presenti sintomi da "malattia da siero", quali atrailgia, artrite, rash, febbre,poliarterite nodosa e, nei bambini, acrodermatite papulare o malattia di Gianotti Crosti, caratterizzata da eruzione eritematopapulare.  

Periodo itterico: dura in genere da 2 a 4 settimane ed è di intensità variabile, da assente (epatite anitterica) a minima (subittero) a intensa con valori elevati di bilirubina sierica cui si associano sintomi quali prurito, feci ipocoliche e urine ipercromiche. 

Periodo della convalescenza: è caratterizzato dalla progressiva scomparsa dell'ittero con risoluzione della sintomatologia e delle alterazioni biochimiche. 

Oltre al quadro clinico classico esistono forme particolari che meritano una descrizione a parte. 

Epatite colestatica: in questo caso l'ittero è particolarmente pronunciato, è presente prurito e rialzo degli indici della stasi epatica e il decorso è solitamente protratto, sebbene benigno.

Epatite fulminante: è la conseguenza drammatica e per lo più fatale della necrosi epatica massiva: si verifica in circa lo 
0,1- 0,3 % dei casi di epatite A, nel l'1% dei casi di epatite B, eccezionalmente in corso di epatite C.


Terapia 


La terapia dell'epatite acuta è perlopiù sintomatica; quale ne sia l'eziologia,si giova di un periodo di riposo assoluto e dieta leggera priva di grassi animali e basso contenuto proteico, con eventuale supporto di liquidi e glucosio per via endovenosa. Nei casi più gravi le misure dietetiche sono più restrittive, essendo consigliata una dieta ipoproteica al fine di ridurre il carico di azoto al fegato e, allo stesso fine, vengono utilizzati paramonicina, lattulosio ed enteroclismi, quali prevenzione delle encefalopatia porto-sistemica. L'unica terapia efficace della forma fulminante è il trapianto di fegato, per cui ogni paziente che presenta una simile evoluzione va segnalato a un Centro Trapianti. Non esistono terapie specifiche per l'epatite A. Gli studi condotti con lamivudina nelle forme gravi di epatite B hanno dato risultati incerti, sebbene l' ottima tollerabilità ne suggerisca l'utilizzo. 


Prevenzione 


La prevenzione dell'infezione da HAV si basa sul miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie nelle aree endemiche; sull'assunzione di alcune precauzioni alimentari per il viaggiatore in tali zone evitare (mitili, verdure crude, acqua non imbottigliata) 
e soprattutto sull' immunoprofilassi. Anche la profilassi dell'epatite B si avvale del miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e dell'educazione dei gruppi a rischio. Sono disponibili immunoglobuline per la profilassi passiva degli esposti a rischio (soprattutto neonati di madre portatrice o soggetti che hanno subito una puntura accidentale con materiale potenzialmente infetto), da somministrare sempre in associazione alla prima dose di vaccino. L'immunoprofilassi attiva nei confronti di HBV si ottiene mediante vaccino ricombinante, che contiene solo HBsAg e che induce la produzione di un titolo protettivo di anticorpi neutralizzanti. In Italia questa vaccinazione è divenuta obbligatoria per tutti i nuovi nati a partire dal 1991. Dal 2011 la vaccinazione nei confronti di HBV è stata introdotta nei programmi di immunizzazione dell'infanzia in 180 paesi.

mercoledì 29 marzo 2017













I polipi adenomatosi sono lesioni neoplastiche benigne che, sulla base delle caratteristiche istologiche, vengono suddivise in:

· tubulari 

· tubulo- villose 

· villose  





Gli adenomi presentano atipie cellulari e strutturali che ne caratterizzano il grado. La presenza di displasia ad alto grado, con assenza di invasione della base o del peduncolo, rappresenta di fatto un quadro di carcinoma intraepiteliale o in situ la cui asportazione è di fatto curativa.

Gli adenomi tubulari sono i più frequenti, mentre i tubulo-villosi possono essere di dimensioni variabili tra 1 e 10 cm di diametro.
Gli adenomi villosi crescono più frequentemente nel retto e solitamente sono di dimensioni superiori rispetto a quelli tubulari e tubulo-villosi e si presentano come lesioni non peduncolate con una superficie vellutata a forma di cavolfiore. La potenzialità maligna degli adenomi dipende dal grado di displasia epiteliale, dalle dimensioni, dalla presenza della componente villosa e dal numero. La dimostrazione che gli adenomi sono i precursori del CCR (cancro colon-retto) deriva da adenomi preesistenti. Complessivamente l'intera sequenza richiede circa 10-12 anni.

martedì 28 marzo 2017









Il singhiozzo è un disturbo che colpisce tutti almeno una volta nella vita, a cominciare dai primi mesi:  può comparire all'improvviso, a volte anche mettendo a disagio chi ne soffre soprattutto se si è in compagnia di qualcuno poiché, anche se è quasi sempre il disturbo passa dopo pochissimi minuti, 
il suono caratteristico che lo accompagna appare molto ridicolo. 



Che cos'è il singhiozzo? 




E' un' irritazione del nervo frenico, un nervo che ha il compito di controllare il diaframma. Il diaframma è il muscolo che sta sotto lo sterno, in pratica sotto il costato, e che divide gli organi del torace da quelli dell'addome.




Il diaframma 




Il diaframma svolge una funzione fondamentale per respirare ma anche per cantare. Si contrae durante l'ispirazione, cioè quando si fa entrare l'aria nei polmoni, e si distende durante l'espirazione, cioè quando si fa uscire l'aria dai polmoni. 

Tutti lo utilizzano, e nel canto è determinante tenerlo in allenamento, come fanno per esempio cantanti lirici, per ottenere buone qualità vocali. Proprio dall' irritazione del nervo frenico che controlla questo muscolo ha origine il singhiozzo. 



Da che cosa è provocata l'irritazione del nervo frenico? 




Nel 95% dei casi dalla cosiddetta fame d'aria perché involontariamente viene ingerita  una quantità di aria superiore a quella necessaria. Soltanto in casi rari è determinato da un disturbo di cui il singhiozzo diventa un importante campanello di allarme. 





Sintomi 




Quando sta per comparire il singhiozzo si contrae leggermente il petto, come quando si fa troppo esercizio fisico. Questa contrazione è seguita dalla chiusura improvvisa delle corde vocali che produce un sussulto e il caratteristico rumore che accompagna il singhiozzo, il suono "hic". Di solito persiste in modo ritmico e continuo per un brevissimo periodo. In genere da alcuni secondi fino a un massimo di una manciata di minuti. È un disturbo occasionale e passeggero. Però se, come accade raramente, compare di frequente o per diversi giorni consecutivi senza interruzione, diventando un singhiozzo cosiddetto "irrefrenabile", si consiglia di sottoporsi ad accertamenti diagnostici per scoprire la causa che lo determina. 




Il singhiozzo irrefrenabile può essere sintomo 
di particolari malattie?



Anche se per fortuna capita raramente, può avere una causa neurologica che  va indagata oppure può essere la conseguenza di una reazione ad alcuni farmaci somministrati per un certo periodo di tempo, può essere per esempio la conseguenza dell' allergia a un antibiotico come 
l' amoxicillina. 



Quali sono i fattori che possono scatenare 
il singhiozzo?




Alcune cattive abitudini alimentari, possono facilitare la sua comparsa. Per esempio l'eccessiva ingestione di cibo. Quando si mangia troppo lo stomaco non riesce a smaltire il cibo e quindi preme sul diaframma che, eccessivamente stimolato, può provocare il singhiozzo. Anche alcuni alimenti possono contribuire a scatenare il singhiozzo perché irritano il nervo frenico (pepe e peperoncino). Ma anche abusare di alcolici, bere bevande gassate oppure eccessivamente calde o eccessivamente fredde può produrre questo effetto. Inoltre mangiare troppo velocemente in modo irregolare, lo stress, 

l' eccessiva motilità e l'affaticamento possono predisporre il singhiozzo. 



Cosa fare quando compare il singhiozzo? 




Trattenere il respiro per una ventina di secondi, se necessario 
anche tappandosi il naso, per bloccare la fase respiratoria inducendo brevemente l'apnea. Così facendo il diaframma "dorme" forzatamente, si rilassa e quindi non riesce più contrarsi. 
Questo è il rimedio più efficace. 

Ve ne sono molti altri tramandati dalla tradizione popolare, come assumere: 

*   un cucchiaino di limone 

*   inghiottire un cucchiaino di zucchero 

*   bere acqua a piccoli sorsi; 

rimedi che però non fanno ottenere lo stesso risultato immediato rispetto a quello di bloccare il respiro.



Secondo un rimedio antico bisogna provocare uno spavento alla persona con il singhiozzo per farglielo scomparire immediatamente?






Può essere utile perché si innesca il meccanismo della sospensione del respiro. Quando una persona si spaventa trattiene il fiato istintivamente per qualche secondo. Tuttavia si sconsiglia questo metodo poiché se lo spavento che si prova è eccessivo, la conseguenza della paura può essere peggiore del singhiozzo. 



Si può prevenire il singhiozzo?



Non è possibile prevenire il singhiozzo, questo disturbo compare senza dare alcun preavviso e non è nemmeno preceduto da altri sintomi particolari. Evitare fattori scatenanti, soprattutto non fare pasti eccessivamente abbondanti e non mangiare troppo in fretta, avendo cura di evitare gli alimenti piccanti e le bevande gassate e fredde. Per provare a non fare comparire il singhiozzo può essere utile praticare alcuni esercizi di yoga per potenziare il diaframma. In questo modo si imparerà anche respirare meglio, oltre che ottenere un bene benefico rilassamento generale. 

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