venerdì 18 maggio 2018

















  Definizione


 Lo pneumotorace è una patologia piuttosto frequente, ha una distribuzione per età che non conosce frammentazione per cui è tanto frequente nel giovane quanto nell'adulto, soprattutto se quest'ultimo è affetto da BPCO oppure da patologia degenerativa degli epiteli come l' enfisema bolloso. Lo pneumotorace è la presenza d' aria tra i due foglietti pleurici, quella parietale e quello viscerale. Tra i due foglietti pleurici vi è un' esigua quantità di liquido fisiologico; in condizioni patologiche, o per versamento o per pneumotorace, i polmoni risultano compressi, schiacciati.





                   Presenza di aria nel cavo pleurico                                 Collasso parenchima polmonare
     



Classificazione


• Pneumotorace spontaneo (primitivo e secondari) 


• Pneumotorace traumatico 

• Pneumotorace iatrogeno​  


  Differenze principali tra questi tre tipi:   





Pneumotorace spontaneo  



Lo pneumotorace spontaneo insorge spontaneamente, lo dice la stessa parola, senza, apparentemente, una causa evidente.  Una condizione piuttosto frequente nei soggetti di sesso maschile (4:1 maschi-femmine), soprattutto se si tratta di soggetti longilinei, che praticano attività sportiva. Può manifestarsi per una condizione congenita, bollosa, caratterizzata dalla presenza di micro bolle sulla superficie, che per un' aumentata pressione al loro interno dovutsa a sforzi improvvisi o per sforzi relativamente banali, come allacciarsi le scarpe, possono provocare la rottura di queste bolle e quindi uno Pnx spontaneo. Il secondo è determinato da patologie polmonari, tra le quali, l'enfisema polmonare.








CLASSIFICAZIONE EZIOLOGICA PNEUMOTORACE SECONDARIO SPONTANEO ---------------------------------------------------------------------------------

MALATTIE DELLE VIE AEREE

Fibrosi cistica Asma bronchiale

MALATTIE INFETTIVE

 Pneumocystis carinii

  Polmonite necrotizzante Tubercolosi

  NEOPLASIE

 Ca Broncogeno MTS polmonari

  MALATTIE INTERSTIZIALI

  Sarcoidosi Fibrosi polmonare idiopatica

  Linfangioleiomiomatosi Sclerosi tuberosa

 CONNETTIVITI

 Artrite reumatoide

 Spondilite anchilosante

 Sclerodermia

  Sindrome di Marfan Sindrome di Ehlers-Danlos

  ENDOMETRIOSI TORACICA
   






Pneumotorace traumatico


Se una determinata forza agisce sui polmoni, sui bronchi, sull' esofago e sulla parete toracica, per esempio incidente stradale, colluttazione, ferita da arma da fuoco. A causa del trauma, tra il polmone e la parete toracica, si accumula aria che provoca il collasso totale o parziale del polmone. Il soggetto accusa dolore toracico e difficoltà respiratoria. Di solito viene eseguita una radiografia del torace  e inserito nel torace un catetere ( drenaggio toracostomico) per rimuovere l'aria e dare la possibilità al polmone di espandersi.





  Pneumotorace iatrogeno


  Le cause di uno pnx  toracico c possono essere: 

• pneumocentesi  

• agobiopsia transparietale

 • procedure legate all' incannulamento di vasi centrali, come la succlavia.  








Sintomatologia



Dolore caratteristico a esordio improvviso, trafittivo, tipo una coltellata.  Il polmone non si espande per come dovrebbe, potrà esserci nelle fasi più avanzate un' insufficienza respiratoria, con cianosi, e soprattutto una sub-cianosi a livello delle labbra.  Può essere presente un enfisema sottocutaneo. • Dispnea • Ipossia • Tachicardia  • Vertigini Se lo pneumotorace è parziale, ovvero se soltanto una piccola quantità di aria è entrata all’interno del cavo pleurico, il polmone continuerà a respirare e la sensazione di affaticamento respiratorio sarà più o meno intensa.




Diagnosi


La diagnosi è clinica e strumentale. Richiede l’esecuzione di una radiografia toracica; questo esame consente di evidenziare l’entità del problema e il grado di gravità del collasso polmonare.  




Terapia


 La prima manovra da effettuare è il ripristino del cavo pleurico, posizionando il drenaggio.Viene utilizzato un tubo di drenaggio collegato a una valvola unidirezionale, inserito all'interno del cavo pleurico per aspirare tutta l'aria in esso contenuta. La percentuale di rischio di nuovo episodio aumenta a ogni evento successivo per cui di norma si interviene interviene chirurgicamente dopo il secondo episodio. L'intervento chirurgico consiste nell'asportare la zona di polmone occupata dalle bolle d'aria, in genere molto piccola, la cui rottura ha causato la fuoriuscita dell'aria​.
               

martedì 15 maggio 2018







  DEFINIZIONE



I tumori cardiaci primitivi sono rari con una prevalenza, nella popolazione adulta, variabile tra 0,001% e lo 0,5 % in quella infantile tra 0,01% lo 0,28 % . Anche il cuore, seppur raramente, può essere colpito da tumori, ma la loro malignità è legata più a fattori emodinamici che biologici. Il cuore può venire  metastatizzato da qualsiasi neoplasia maligna capace di diffondere  a distanza ed  i tassi di frequenza  sono molto più elevati di quanto si possa credere, tanto che, quando un paziente affetto da tumore maligno sviluppa una disfunzione cardiaca senza motivo apparente si dovrebbe sospettare una diffusione metastatica al cuore. I tumori maligni che più frequentemente metastatizzano al cuore sono:


  • cancro del polmone


  • cancro renale


  • della faringe


• della mammella 


  • del fegato 


• linfomi-leucemie.




Per quanto concerne i tumori primitivi del cuore, le forme benigne sono di gran lunga più frequenti (90% ) rispetto a quelle maligne (10%​).



 


MIXOMA

Il mixoma è la più comune  formazione cardiaca primitiva benigna,  rappresenta più della metà di tutti i tumori cardiaci primari. La maggior parte delle neoplasie cardiache primitive ha una localizzazione intracavitaria. La sede più frequentemente interessata è l' atrio sinistro (85% dei casi), mentre è raro il riscontro di un  un mixoma cardiaco nell' atrio destro (6%). Colpisce le donne in una  una fascia d'età fra i 40 e i 70 anni. Rari sono i mixomi in età pediatrica. La presentazione clinica è varia.


  SINTOMI



 La produzione da parte del tumore di interleuchine rende ragione dei cosiddetti sintomi :


  • Dispnea


  • Sintomi sistemici*


 • Embolie cerebrali


 • Aritmie


 • Scompenso cardiaco


 • Sincope


• febbricola 


• astenia 


• dolori osteoarticolari 


• malessere.  




= febbre, calo ponderale, anemia,astenia, mialgia.


Infine, esistono i mixomi cosiddetti "silenziosi" che non danno segni  e rappresentano un reperto occasionale autoptico o, oggi molto più frequentemente, ecocardiografico incidentale. L'evoluzione naturale di questi  mixomi  silenziosi può  essere con gli anni la formazione calcifica (litomixoma).

  DIAGNOSI


  La diagnosi di mixoma è  facilmente e rapidamente eseguibile con l' indagine ecocardiografica per valutare la presenza o meno di una massa tumorale . Si può ricorrere alla TAC e alla risonanza magnetica nucleare.


  Analisi del sangue . Le analisi del sangue in presenza di un tumore benigno presentano un aumento delle immunoglobuline sieriche, un aumento dei globuli bianchi nel sangue, un numero di piastrine inferiore alla media e un numero  di globuli rossi superiori alla media.




  TERAPIA


 La terapia è costituita dalla resezione chirurgica in circolazione extracorporea. L'asportazione della base di impianto del setto interatriale previene la possibilità di recidive.




FIBROELASTOMA


 Il papilloma endocardico, detto anche fibroelastoma papillare, rappresenta la seconda causa più frequente di neoplasia cardiaca benigna. Si presenta come un tumore di piccole dimensioni (1-2 cm) e a differenza del mixoma non è friabile. A volte si presenta in maniera asintomatica, in alcuni casi con sincope e dolore toracico, presenta una potenzialità emboligena. Se localizzato nelle cuspidi sigmoidi aortiche , può incunearsi negli osti coronarici e provocare morte improvvisa.


  DIAGNOSI



Ecocardiografia con la quale si  può diagnosticare la neoplasia


Radiografia del torace, se la neoplasia è di piccole dimensioni non si riscontra nulla


Esame istologico che mostra ramificazioni non vascolarizzate con accumulo di fibre collagene ricoperte da endotelio.


TERAPIA


L'asportazione chirurgia è d'obbligo per la potenzialità emboligena.  




RABDOMIOMA


  Il rabdomioma è un tumore cardiaco primitivo benigno, tipico  dell'infanzia. Frequentemente il periodo di crescita è tra il secondo e il terzo mese di gravidanza, poi rallenta.   SINTOMI I sintomi e i segni dipendono dalla dimensione e dalla sede di localizzazione :


• tachicardia sopraventricolare parossistica e ventricolare


  • morte cardiaca improvvisa  


  Diagnostica è la cosiddetta " spider cell", ovvero 'aspetto a ragno del cardiomiocita con accumulo di glicogeno e dispersione a ragnatela dei miofilamenti. Frequente è l'associazione  del rabdomioma con la sclerosi tuberosa. La diagnosi prenatale di rabdomioma è effettuata quando una o più masse sono presenti all'interno del cuore del feto dopo aver eseguito un'ecografia prenatale. Tra gli altri esami volti alla diagnostica del rabdomioma vi sono:



ecocardiogramma fetale


angiografia, utilizzato in passato, adesso sostituito da un esame più preciso l'ecocardiografia


biopsia, l'esame diagnostico più efficace


esame approfondito dell'anatomia fetale


analisi del sangue



TERAPIA 



In quasi la metà dei casi regredisce spontaneamente e quindi non è necessario alcun trattamento, per gli altri  si interviene chirurgicamente. 





FIBROMA



Il fibroma è una forma tipica di tumore cardiaco benigno che colpisce soprattutto il ventricolo sinistro. Non sono rari i casi in cui questo tipo di tumori si riscontra già in età infantile.



  La sintomatologia può essere anche ostruttiva quando le grosse dimensioni obliterano la cavità. Si interviene chirurgicamente per evitare che la massa si ingrandisca dando possibili complicazioni con aritmie, problemi di flusso sanguigno all'interno del quale; tuttavia ci sono casi clinici in cui si preferisce non intervenire a causa della posizione della massa tumorale.

SARCOMA

I tumori cardiaci maligni sono patologie rare, questo tipo di neoplasia colpisce prevalentemente gli adulti ed è estremamente raro nei bambini. La maggior parte dei pazienti con sarcoma cardiaco si presenta con sintomi cardiopolmonari: 

la dispnea è il sintomi di accompagnamento più frequente


• tamponamento cardiaco


 • fenomeni embolici 


• dolore toracico 


  • polmonite 


• febbre 


• aritmie 


• edema  periferico 


 • morte improvvisa


 I tumori primitivi cardiaci sono lesioni altamente aggressivi e sempre letali. La sopravvivenza media è di circa 11 mesi sebbene siano descritti casi di sopravvivenza a 4 anni.




TERAPIA



 La terapia chirurgica è palliativa sui sintomi e  migliora la sopravvivenza. Tuttavia è stata riportata un'alta mortalità nei paziento sottoposti ad intervento chirurgico (17,5% nei primi 10 giorni dall'intervento)  per tutte le diverse variabili istologiche. Inoltre nell'asportazione completa del tumore, è frequente un recidiva locale e la comparsa di metastasi è precoce, spesso entro un anno. Il trapianto di cuore  è stato tentato in alcuni giovani pazienti con tumore cardiaco non  resecabile ottenendo risultati soddisfacenti con molte variabili. La chemioterapia e la radioterapia non si  sono dimostrate di alcuna  l'utilità nel trattamento di questi pazienti.  




ARTICOLI CORRISPONDENTI  




 

  Insufficienza aortica


domenica 13 maggio 2018








Ritmi frenetici, preoccupazioni e pensieri causano lo stress, nemico numero uno del benessere quotidiano. Un problema che si fa sentire di più al cambio di stagione, quando tendiamo a rivoluzionare abitudini e alimentazione. Eppure tenerlo a bada è possibile con semplici tecniche che ci aiutano a ritrovare l'energia e a liberare la mente dal sovraffollamento di pensieri.

 Yoga. E' una disciplina che coinvolge mente e corpo. Gli esercizi sollecitano i muscoli e vengono svolti lentamente, regolando la frequenza e la profondità del respiro. Inspirare ed espirare profondamente aiuta ad allentare le tensioni dovute allo stress
la respirazione lenta e regolare, infatti, rilassa. Inoltre, quando la mente è calma, l'organismo produce una maggiore  quantità di endorfine, ormoni che favoriscono il vostro benessere. 


L'esercizio. Cimentati nella posizione del bambino: inginocchiati sul pavimento e siediti sui talloni. Respirai e inclinati in avanti allungando le braccia e appoggiando il petto sulle cosce. Rimani posizioni per un tempo tra 30 secondi 5 minuti, poi sollevati, respirando lentamente. Si tratta di una posizione facile che permette di rilassare corpo e mente.





Mindfulness. E' una forma di meditazione molto antica che favorisce la piena consapevolezza del "qui e ora", favorendo la concentrazione. Aiuta a concentrarsi sul presente e sul momento che si sta vivendo, accettando situazione ed emozioni senza lasciarsi travolgere da preoccupazioni sul passato e futuro che possono favorire lo stress. 

L'esercizio. Respira profondamente: inspira lentamente dal naso, espandi il torace, trattieni  per pochi secondi e poi espira dalla bocca. Ripeti per 5 minuti, pensando solo alla respirazione. Poi accendi una candela una stanza buia: concentrati sulla fiamma per 10-15 minuti.


Aumenta molto la tua produttività.  Se vieni distratta da altri problemi e  pensieri è normale: individua il pensiero e allontanalo dalla mente, senza giudicarlo, e riporta la mente alla candela. All'inizio saranno molti pensieri (ricordi passati, preoccupazioni future) che si affolleranno nella mente, ma con questo esercizio imparerai a governarli e non farti sopraffare da loro non solo durante la meditazione, ma anche quando svolgerai le normali attività quotidiane. In questo modo sarai anche più produttiva e concentrata al lavoro. Farai meno fatica a svolgere le tue mansioni.

Bioenergetica. E' un metodo psicoterapico che, attraverso esercizi fisici e modalità respiratorie, aiuta a riconoscere le tensioni mentali e corporei collegati alle emozioni represse a scioglierle, si alternano momenti di respiro a  sequenze di movimenti da compiere per imparando ad ascoltare il corpo. 

L'esercizio. Dopo una respirazione lenta, fatta rilassando la pancia, mettiti in piedi con le gambe leggermente aperte e le punte dei piedi che si guardano. Piega la schiena lentamente e porta il busto in avanti fino a sfiorare con le mani il pavimento. Rimani in posizione 3 minuti rilassando collo e spalle. Respira profondamente, poi piega leggermente le ginocchia, fissa i piedi a terra e risali lentamente. Da eseguire mattina e sera.


Training autogeno. E' una metodologia di rilassamento scientificamente provata che si basa su esercizi che aiutano a distendere i muscoli. Da eseguire mentre si ripetono frasi automotivanti che infondono sicurezza





L'esercizio. Sdraiati per terra e chiudi gli occhi. Concentrati su immagini positive e ripeti nella tua mente frasi del tipo "sono calmo, sono rilassato. Respirando lentamente, pensa a ogni parte del tuo corpo, come il cuore, e ripeti: "batte  calmo perché io sono calmo". continua a respirare, poi fletti braccia e gambe, infine riapri gli occhi. Da fare ogni giorno per 10 minuti e ogni volta che si è tesi.



La tensione si combatte anche a tavola. 





Non solo esercizio fisico e meditazione, lo stress si combatte anche a tavola. 

Frutta secca. Per un'efficace dieta anti-stress largo alla frutta secca: in particolare, noci, mandorle e pistacchi sono ricchi di magnesio, minerale  dal potere calmante. Contengono anche vitamina, B ed E, ideali per l' affaticamento cerebrale. 

Legumi. Lenticchie, ceci, fagioli, piselli sono ricchi di magnesio. 

Agrumi. Arance, limoni, mandarini e pompelmi sono ricchi di vitamina C che combatte lo stress e aumenta il buonumore. Contengono inoltre  i flavonoidi, potenti antiossidanti che aiutano a tenere lontana l'ansia. 

Salmone. Ricco di Omega 3, questo pesce aiuta a ridurre i livelli di stress e a contrastare  la depressione.

Cioccolata. Mai dire di no, a  un pezzetto di cioccolato fondente perché stimola la serotonina, cioè l' ormone del buonumore. 

Latte e tisane. Prima di andare a letto, coccolatevi con una tazza di latte caldo: contiene oltre al magnesio, anche il triptofano, amminoacido essenziale che stimola la produzione di serotonina. Si anche  alle tisane calmanti: la camomilla aiuta a rilassarsi, la passiflora riduce il nervosismo, il biancospino favorisce la calma e la rodiola rosea stabilizza le fluttuazioni ormonali. 





sabato 12 maggio 2018







I  numeri che riguardano la malattia di Alzheimer o comunque lo sviluppo della demenza  nella vecchiaia sono impressionanti: la problematica, infatti, riguarda oggi 47 milioni di persone nel mondo, che si stima diventeranno 66 milioni nel 2030 e  115 milioni nel 2050. Lo sviluppo di demenza non è tuttavia un 
flagello inevitabile e connesso con l'allungarsi dell' aspettativa 
di vita.


Con il termine demenza si intende una compromissione mnesica associata a disturbi cognitivi (funzioni prassiche, fasiche, gnosiche, pensiero astratto capacità critiche), tali da determinare una compromissione dell'attività sociale e lavorativa del soggetto. 

Possibili cause

Calo dell'udito.  La perdita di udito alla mezza età pesa sullo sviluppo di demenza per un 9 %; chi non sente e non si cura
tende a isolarsi e non avere più rapporti sociali.

Mancanza d'istruzione. E' un altro fattore di rischio: chi non ha completato il ciclo di istruzione secondaria vede aumentare l'incidenza dell' 8%.

Il fumo. Aumenta il rischio del 5%. Smettere è sempre d'aiuto a qualsiasi età. 

Stato depressivo. Il mancato trattamento di uno stato depressivo aumenta il rischio di demenza del 4%.

La sedentarietà. E' un fattore di rischio e incide sul rischio del 3%. 

Isolamento sociale. Indipendentemente dal motivo che la provoca, alza il rischio del 2%. Così ipertensione non tenuta debitamente sotto controllo e prevenire e controllare il diabete di 
tipo 2.



Cause non reversibili di demenza


Sono definite cause non reversibili o croniche quelle patologie che causano demenza senile e non possono né guarire, né regredire 
ma possono soltanto aggravare il loro quadro clinico nel tempo.

Tra le cause troviamo:




Morbo di Alzheimer

Il morbo di Alzheimer è la forma di demenza più comune nell'anziano, rappresenta il 50-80% dei casi di demenza. La frequenza aumenta con l'età. Un termine generale che si riferisce alla perdita di memoria e di altre abilità intellettuali talmente gravi da interferire con la vita quotidiana.



Demenza vascolare


La demenza vascolare rappresenta il 15% delle demenze.
E' possibile ricondurre le demenze vascolari a tre sottogruppi:

demenza multi-infartuale 

demenza causata da lesioni cerebrali  

encefalopatia arteriosclerotica



Demenza frontotemporale

La demenza frontotemporale (DFT) è una forma rara di demenza che colpisce prevalentemente le persone tra i 50 e i 60+ anni. La DFT provoca una degenerazione progressiva dei lobi cerebrali frontali e temporali. A seconda delle aree colpite dalla degenerazione cerebrale, la malattia può riguardare i lobi frontali, causando  cambiamenti nel comportamento oppure alterazioni dell’emotività e della personalità, oppure può riguardare i lobi temporali associati alle nostre capacità di comprendere ciò che vediamo e ascoltiamo o sentiamo.



Demenza di Lewi 



Inizialmente ritenuta rara, questo tipo di demenza viene oggi considerata la forma degenerativa più frequente dopo l'AlzheimerIl suo nome deriva dal fatto che, all'interno di alcuni neuroni dell'encefalo si formano degli aggregati proteici insolubili chiamati corpi di Lewy . I corpi di Lewy sono gli stessi agglomerati di alfa-sinucleina una proteina che si riscontra nelle cellule del cervello dei malati di Parkinson.
I suoi punti cardine sono una compromissione cognitiva e la compromissione motoria.

Malattia di Huntington 


E' una causa di demenza presenile, si manifesta intorno ai 35-40 anni, ed è causata da un'alterazione di tipo genetico. Provoca una degenerazione dei neuroni inibitori che utilizzano il GABA come neurotrasmettitore​.


Demenze reversibili 


Alcune condizioni possono causare oppure imitare i sintomi della demenza. Una piccola percentuale di  demenze sono reversibili cioè i sintomi regrediscono se il problema viene trattato.  
Lesioni traumatiche alla testa: traumi conseguenza di incidenti o la pratica di sport aggressivi (pugilato) 
potrebbero causare danni al cervello e portare alla demenza. 


Infezioni cerebralimeningite, encefalite.


Idrocefalo a pressione normale: se diagnosticato in tempo la pressione può essere ridotta con uno shunt che impedisce il peggioramento della demenza.

Disturbi metabolici: ipotiroidismo, malattie del fegato e del pancreas possono portare a demenza interrompendo  l'equilibrio si sali e altre sostanze e altre sostanze chimiche nel sangue.


Diagnosi


Disturbo neurocognitivo maggiore. Non esiste un esame specifico per determinare uno stato di demenza. I medici diagnosticano la demenza  attraverso un'attenta anamnesi medica. 

Evidenza di un significato declino cognitivo da un precedente livello di prestazione in uno o più domini cognitivi (attenzione complessa, funzione esecutiva, apprendimento e memoria, linguaggio, funzione percettivo-motoria). 

1.  declino delle funzioni cognitive;


2. significativa compromissione della performance cognitiva, preferibilmente documentata da test neuropsicologici standardizzati o in assenza, da una valutazione clinica standardizzata. 

I deficit cognitivi interferiscono con l'indipendenza nelle attività quotidiane (per es. necessitano di assistenza nelle attività strumentali complesse della vita quotidiana come pagare le bollette oppure gestire i farmaci).
I deficit cognitivi non si verificano esclusivamente nel contesto di un delirium.

I deficit cognitivi non sono spiegati da un altro disturbo mentale 
(per es.. disturbo depressivo e schizofrenia o altre condizioni patologiche di malattia​).


Disturbo neurocognitivo lieve. I criteri diagnostici prevedono un modesto declino cognitivo da un precedente livello di prestazione  in uno o più domini cognitivi (attenzione complessa, funzioni esecutive, apprendimento e memoria, linguaggio, funzione percettivo-motorio o cognizione sociale) basato su preoccupazione dell'individuo, di un informatore attendibile o del clinico che vi è stato un lieve declino delle funzioni cognitive e una modesta compromissione della performance cognitiva preferibilmente documentata da test psicologici standardizzati. I deficit cognitivi non interferiscono con l'ndipendenza nelle attività quotidiane 
(per es. attività come pagare le bollette, gestire i farmaci sono conservate ma richiedono uno sforzo maggiore. I deficit cognitivi non si verificano nel contesto di un delirium e non sono  spiegati da un altro tipo di disturbo mentale. 


Trattamento della demenza 

Il trattamento della demenza dipende dalla causa. Nel caso di forme di demenza avanzate (morbo di Alzheimer) non c'è un trattamento per rallentare la progressione della malattia. Ci sono tuttavia delle terapie farmacologiche che possono migliorare temporaneamente i sintomi. Le stesse medicine utilizzate per curare il morbo di Alzheimer  sono tra i farmaci che a volte vengono prescritti dai medici alle persone che soffrono di alcune forme di demenza.  

Le attività salva cervello 

Esistono attività per tenere in allenamento il cervello? 

La società italiana di neurologia (SIN) afferma che studi recenti hanno dimostrato che il cervello ha la capacità di resistere al danno innescato dalle patologie neurodegenerative. Nella malattia di Alzheimer, tale danno, è legato al progressivo accumulo della proteina beta-amiloide, che danneggia i neuroni e la sinapsi. 
A tale capacità di resistere intrinseca è stato dato il nome di 
"riserva cognitiva", che indica che quanto più il cervello è allenato da un'attività cognitiva e possiede un elevato background di istruzione e attività che lo impegnano tanto più è in grado di supplire al danno neuropatologico formando nuovi collegamenti 
tra i neuroni i superstiti. Da questo ne deriva che non solo l'istruzione, le attività lavorativa, nonché tutte le attività che impegnano le facoltà cognitive di memoria, quale enigmistica, giocare a carte, attività di gruppo, sono in grado di tenere allenato il cervello e di contrastare l'avanzata del processo neurodegenerativo. Va quindi evitato l'isolamento dei pazienti  
e va stimolata al massimo la partecipazione alle attività che impegnano il cervello.  

giovedì 10 maggio 2018










 Definizione


L'insufficienza è una malattia della valvola aortica, la quale diviene incontinente per anomalie dei lembi valvolari, delle strutture di supporto (radice aortica ed annulus) o di entrambi. Si verifica, di conseguenza, un flusso retrogrado (rigurgito) di sangue dall'aorta al ventricolo sinistro durante la diastole.



IL CUORE E LE VALVOLE CARDIACHEIl cuore è suddiviso in quattro cavità: i due atri (destro e sinistro) e i due ventricoli (destro e sinistro). L'atrio destro è collegato al ventricolo destro attraverso una valvola, la tricuspide; analogamente la valvola mitrale mette il collegamento l'atrio sinistro con il corrispondente ventricolo. Gli atri si contraggono una frazione di secondo prima dei ventricoli: ciò consente loro di  spingere il sangue nei ventricoli favorendone il riempimento. A questo punto tocca ai ventricoli contrarsi ed espellere il sangue.Dal ventricolo destro attraverso la valvola polmonare, il sangue verrà spinto nelle arterie polmonari. Sarà così in grado di raggiungere i polmoni dove potrà ossigenarsi. Il ventricolo sinistro spinge invece il sangue, attraverso la valvola aortica, nell' aorta, vale a dire nel circolo che provvede al trasporto del sangue a tutti gli organi e tessuti periferici. Al termine della contrazione, detta sistole, muscolo cardiaco si rilascia, le sue cavità si distendono e possono così venire nuovamente riempite dal sangue: è la diastole.





Eziologia 


L'insufficienza aortica può essere provocata da anomalie congenite dei lembi  (aortica bicuspide, stenosi subaortica con un difetto del setto intraventricolare e prolasso di una cuspide), oppure da alterazioni di origine infiammatoria degenerativa, come quelle determinate dalla:

malattia reumatica

endocardite infettiva  

malattie del connettivo. 

I lembi valvolari, inoltre, possono essere danneggiati da traumi chiusi della parete del torace o da lesioni da getto conseguenti a stenosi subaortica dinamica o fissa. Le patologie dell'annulus e della radice aortica comprendono:
dilatazione idiopatica della radice aortica 

ectasia aortica

• sindrome di Marfan 

• sindrome di Ehlers-Danlos 

• osteogenesi imperfetta

• dissezione aortica

aortite leutica


e varie malattie del connettivo, tra cui la spondilite anchilosante. 
Una valvola aortica bicuspide si accompagna spesso dilatazione della radice aortica e a conseguente insufficienza.Una causa non frequente della malattia è la degenerazione strutturale di una bioprotesi valvolare. L'insufficienza aortica grave, di qualsiasi eziologia, può provocare dilatazione della radice aortica, che esita in progressivo peggioramento del rigurgito valvolare. Le cause più frequenti di insufficienza aortica acuta(più rara, in prognosi peggiore) sono:

'endocardite infettiva

• la dissezione aortica

• un trauma chiuso del torace.
  

Patologie della radice aortica 

Ipertensione arteriosa 

• Sindrome di Marfan 

• Dissezione aortica  

• Spondilite anchilosante 

• Ectasia aortica 

• Lue


Patologie dei lembi valvolari 




• Endocardite infettiva 

Congenita (valvola aortica bicuspide, difetto del setto interventricolare,
    stenosi aortica localizzata)

Collagenopatie 

• Cardite reumatica 

• Rottura traumatica

Sono cause insufficienza aortica.




Sintomi


sintomi dell'insufficienza aortica dipendono dalla velocità con cui si realizza il danno valvolare, e sono tipici dello scompenso cardiaco sinistro. Se il rigurgito aortico si instaura acutamente, non vi è tempo perché il ventricolo sinistro possa mettere in atto i meccanismi compensatori dell'ipertrofia e della dilatazione, per cui l' insufficienza ventricolare sinistra si manifesta rapidamente, anche con edema  polmonare acuto. I pazienti con insufficienza aortica cronica, invece, sono solitamente asintomatici ed hanno una buona tolleranza allo sforzo per anni, fino a che, con il deficit del ventricolo sinistro, compaiono:

dispnea da sforzo

• astenia e talora ortopnea 

• dispnea parossistica notturna

Il paziente può anche avvertire palpitazioni a causa della percezione dell'attività cardiaca dovuta all' ingrandimento del ventricolo. Anche in assenza di malattia coronarica, le aumentate richieste di ossigeno da parte del ventricolo sinistro possono causare angina pectoris, soprattutto nelle ore notturne.


Diagnostica strumentale


L'insufficienza aortica può essere diagnosticata mediante esame stetoscopico che rileva  soffi al cuore. Nell'ascolto dei battiti cardiaci si possono avvertire rumori anomali che sono la spia di un difetto valvolare. La diagnosi tempestiva assume un ruolo di primaria importanza per evitare il peggioramento della patologia.

L'elettrocardiogramma (ECG) è un esame fondamentale che può mettere in evidenza un battito del cuore irregolare e il tracciato contiene informazioni utili alla diagnosi. 

L'esame diagnostico più importante nella valutazione dell' insufficienza aortica è l'ecocardiogramma che permette di:

1.  valutare l'anatomia dei lembi valvolari e della radice aortica.


2.  rilevare la presenza e stimare la gravità di un rigurgito (con il color Doppler)

3. caratterizzare la dimensione, la massa e la funzione del ventricolo sinistro. 

Il cateterismo cardiaco, l'ortografia e l'angiografia coronarica sono raramente necessari, soprattutto nei casi acuti, e dovrebbero essere eseguiti solo quando la diagnosi non può essere fatta altrimenti o nei pazienti con coronaropatia nota o elevata probabilità di malattia coronarica.

Cenni di terapia  


In caso di insufficienza aortica acuta, l'intervento cardiochirurgico immediato è necessario poiché i sovraccarichi improvviso di volume è potenzialmente fatale. In questi casi la correzione chirurgica è urgente poiché la terapia medica usuale fallisce. I vasodilatatori utilizzati per incrementare il flusso anterogrado peggiorano l'ipotensione, l'ischemia e la disfunzione ventricolare sinistra, e i farmaci che incrementano la pressione aumentano le resistenze periferiche e peggiorano il rigurgito.




La terapia medica non è in grado di ridurre significativamente il volume di rigurgito nell'insufficienza aortica cronica grave poiché l'area di rigurgito è relativamente fissa e la pressione diastolica è già bassa, e un' ulteriore riduzione di questa peggiorerebbe la perfusione coronarica. L'obiettivo principale della terapia medica è quindi quello di ridurre l'ipertensione sistolica, al fine di diminuire lo stress parietale e migliorare la funzione del ventricolo sinistro. Per questo possono essere usati i farmaci vasodilatatori quali ACE- inibitori o calcio-antagonisti. Nei pazienti con insufficienza aortica isolata cronica, la sostituzione valvolare (e a volte  la plastica valvolare) è indicata solo nei casi gravi, mentre nei soggetti sintomatici ma con insufficienza aortica lieve devono essere escluse le cause di disfunzione ventricolare come coronaropatia, ipertensione e cardiomiopatia.




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