mercoledì 21 giugno 2017










Che cosa sono i fiori di Bach? 







Sono "essenze vibrazionali", cioè estratti naturali in gocce che non contengono principi attivi ma solo l'energia dei fiori utilizzati per prepararle. È stato Edward Bach, medico omeopata, a scoprire nel 1930 le proprietà riequilibranti di 38 semplici fiori selvatici della campagna inglese. Lui stesso ha dettato le regole per la preparazione dei rimedi che sono ottenuti con il metodo della solarizzazione, cioè mettendo a bagno in acqua pura le corolle ed esponendole al sole. Le essenze di Bach non sono prodotti omeopatici e non hanno niente in comune con gli estratti usati in aromaterapia. Non hanno controindicazioni né effetti indesiderati e possono essere prese anche dalle donne incinte e dai bambini. 




Come agiscono? 


Lavorano sul nostro equilibrio energetico, armonizzando stati d'animo ed emozioni negative. Non esistono rigorosi studi scientifici che ne attestino l'efficacia, ma è l'esperienza a dire che funzionano. Ogni fiore ha un campo d'azione, che Bach aveva individuato anche sperimentando i fiori di persona e con i suoi collaboratori. Per esempio Cherry Plum è il fiore della disperazione e delle paure ossessive, Larch quello dell'insicurezza. L'effetto del rimedio floreale si mette in moto in due tempi: nel primo si arriva alla piena consapevolezza del problema emotivo (per esempio la disperazione), nel secondo l'energia del fiore esercita la sua azione positiva portando alla soluzione. 






Si possono utilizzare anche per curare problemi fisici oltre che emotivi?

Solo se soffri di un disturbo di origine psicosomatica, altrimenti non aspettarti che fiori risolvano la cattiva digestione o il mal di schiena. I rimedi floreali possono fornire un supporto in caso di malattie croniche anche gravi, per tutte le ripercussioni di carattere psicologico che questo in genere comportano. Alleggeriscono il carico emotivo (per esempio la tristezza) e danno sollievo. 





In quanto tempo hanno effetto?


I fiori di Bach lavorano a diversi livelli. Puoi assumerli per un problema contingente o una situazione quotidiana, come l' ansia, 
per un colloquio di lavoro (Aspen) o uno spavento (Star of Bethlehem). In questo caso gli effetti sono veloci. Oppure possono essere usati all' interno di un percorso di guarigione emotiva sotto la guida di  un terapeuta, per esempio per sciogliere traumi antichi, i tempi allora sono più lunghi:  occorrono diverse settimane o mesi. Ti accorgi dell'effetto  quando vedi il tuo problema in modo più sereno e positivo. Il senso di pace è lo stesso di quando osservi dei fiori in natura. 



Esistono anche i rimedi floreali australiani, francese, himalayani. Che differenze ci sono? 


Il primo repertorio di floriterapia è stato quello in messo a punto da Edward Bach. Da allora ne sono nati altri, e oggi se ne contano una quarantina. Questi kit, creati da medici e ricercatori sulla base di fiori locali, spaziano dalle essenze californiane a quelle alascane, francese, himalayane e italiane. Ci sono delle differenze. I fiori californiani per esempio sono più adatti per affrontare i problemi sessuali (Pomegranate favoriscela fertlità, la Manzanita migliora il rapporto con il corpo nelle donne), quelli australiani per i traumi, le situazioni di emergenza e gli shock fisici. Gli alaskani e himalayani, da fiori cresciuti in ambienti rarefatti, sono i più indicati per l'evoluzione spirituale e la meditazione.


Dove si acquistano e in che dosi si prendono i fiori di Bach?



Li trovi nelle farmacie ed erboristerie al pari degli altri rimedi floreali, in flaconcini da 10 ml: contengono una miscela di acqua e brandy e vanno diluiti prima di assumerli. Si mettono due gocce del rimedio prescelto in una boccettina da 30 ml assieme ad acqua naturale. Se ti è stato prescritto un mix di fiori può essere preparato anche dal farmacista. Le dosi stabilite per tutti i rimedi floreali tranne quelli australiani, sono di 4 gocce 2-3 volte al giorno lontano dai pasti direttamente dalla pipetta sotto la lingua o sciolto in un bicchiere d'acqua. Dei fiori australiani devi prendere invece 7 gocce 1-2 volte al giorno. Esiste anche un uso locale, sulla pelle, per problemi dermatologici psicosomatici.

sabato 17 giugno 2017











È un argomento attuale anche in Italia il fenomeno del blue whale: un gioco da social network in cui un tutor chiede a chi decide di partecipare di autoinfliggersi violenze, documentandole con foto e video. Infine, come le balene si spiaggiano, ai giocatori è richiesto di suicidarsi. Paradossalmente, questa storia ha un merito: aver messo in primo piano un fenomeno di cui si fa molta fatica a parlare, cioè l' autolesionismo adolescenziale che, secondo i dati dell'Osservatorio Adolescenza, riguardano due teenagers su 10.










Che cos'è l'autolesionismo? 











I ragazzi compiono contro loro stessi gesti di violenza, per esempio ferendosi con lame o procurandosi ustioni. Passano lunghe ore in rete per trovare informazioni tecniche su come farsi del male, ma anche per incontrare altri  teenagers con cui condividere questa esperienza. Gli atti di autolesionismo posso iniziare già a 10-12 anni di età, età in cui la ricerca di novità e l'eccitazione aumenta drasticamente e si combina con una scarsa capacità di autoregolazione. Un terreno psicologico fertile per le condotte che prendono di mira il corpo. 





Chi lo fa è perché? 


L' autolesionismo tende a essere vissuto in maniera nascosta, perciò è difficile sapere quanti siano i soggetti interessati. Spesso, poi, le famiglie non ne parlano per vergogna. I maschi sembrano essere in minoranza, ma forse solo perché le ragazze sono più disposte ad aprirsi e confessare. 







Quali sono i motivi? 


La violenza contro se stessi ha una funzione sedativa: i giovanissimi decidono di soffrire fisicamente per far fronte a uno stato d'animo doloroso, (abbandono, tradimento, fallimento) per il quale non hanno altri strumenti a disposizione. In presenza di ferite, infatti, il sistema nervoso rilascia endorfine, che in primis calmano il dolore fisico, poi placano la mente innescando un senso di benessere ed euforia. I ragazzi più grandi, che hanno iniziato da piccoli per superare un disagio, continuano a farlo perché per loro è diventato un modo per provare un piacere perverso e irrinunciabile: ogni atto doloroso può diventare piacevole quando è ripetuto un certo numero di volte. 







Quando allarmarsi ?



Bisogna fare attenzione ai segnali di disagio: cambiamenti improvvisi del tono dell'umore con accessi di rabbia o tristezza segnalano che i ragazzi vivono una forte emozione negativa e perciò potrebbero ricorrere a queste pratiche. Una volta procurate le lesioni, si vestono coprendosi accuratamente polsi, braccia e gambe, persino in estate, e dormono meno a causa dell' eccitazione da endorfine. L'altro campanello d' allarme  è la tendenza all'isolamento: per compiere il rituale servono concentrazione, tempo e privacy.





Come reagire? 


Una volta appurato che il ragazzo si fa del male, non bisogna lasciarsi prendere dal panico confondendo l'autolesionismo con i tentativi di suicidio. Il suicida vuole togliersi la vita per azzerare le sensazioni e il pensiero mentre l'autolesionismo mira a risolvere il suo disagio e vivere meglio. Bisogna perciò chiedere aiuto a uno specialista esperto di questo fenomeno, che sappia inquadrarlo esattamente. Oltre alla  terapia breve strategica anche quello cognitivo comportamentale hanno buoni protocolli di intervento così come la Schema Therapy.

mercoledì 14 giugno 2017










Hai seguito una dieta e adesso non sai come mantenere il peso ottenuto?

Segui queste regole:

1. A pranzo e cena 

Un piatto di pasta, riso cereali, meglio se integrali (oppure pane o patate) più un secondo proteico (carne, legumi, formaggi ecc..) più verdura a volontà. Per condire e cucinare utilizza preferibilmente l'olio evo a crudo, misurandolo con un cucchiaino se hai paura di esagerare. Quanto alla frutta, limitati a due o tre porzioni al giorno, per evitare di eccedere con gli zuccheri.






2. Occhio alle dosi !

2.Non sei più a dieta ma questo non significa che puoi mangiare di tutto in quantità esagerate. Se hai seguito un programma dietetico dovresti ormai aver imparato a regolarti anche con le porzioni senza neanche bisogno di pesarle. Continua così anche nella fase di mantenimento concedendoti due tre volte alla settimana un piatto più goloso condito o abbondante. 

3.  Non saltare i pasti 

Perché se lo fai, è certo che finirai con il mangiare di più durante 
il giorno (al mattino, se non fai colazione, nel pomeriggio, se rinunci al pranzo), e con l'ingerire troppe calorie senza accorgertene. Oppure riuscirai a trattenerti ma, arrivando a tavola troppo affamata, ti butterai sul cibo, con la conseguenza non solo 
di abbuffarti ma anche ti affaticare la digestione. In entrambi i casi, dunque, saltare i pasti ti porterà un aumento, non certo a un controllo del peso. Al risveglio non limitarti allora a un caffè bevuto di corsa: aggiungi sempre qualche biscotto, un po' di pane integrale con miele o marmellata, uno yogurt. Iniziare bene la tua giornata alimentare è la scelta giusta per tenere a bada l'appetito. 







4. Non compensare gli "sgarri" 

Non accumulare gli errori a tavola pensando poi di rimediare con un giorno a base di sola frutta e yogurt. La cosa migliore è agire d'anticipo. Se sai di avere in agenda  una cena con gli amici, tieniti leggera a pranzo e poi, prima di uscire di casa, riempie lo stomaco con un piatto di verdure crude e croccanti. 


5. Non digiunare per depurarti 

Un'intera giornata senza mangiare non serve per ripulirti dentro. Abituati a pensare che il cibo non ti intossica, ma più semplicemente ti nutre. Ovviamente se lo scegli bene (senza esagerare con grassi, zuccheri e sale), rispetta le quantità giuste 
per te, lo cucini in modo leggero e fantasioso. Tra l'altro, il digiuno abituale (così come le diete troppo restrittive) rischia di affamare l'organismo, spingendolo a farsi bastare il poco che gli dai. Il metabolismo rallenta e tu tenterai paradossalmente a ingrassare. 


6. Pesati tutte le settimane 







Per mantenere la linea la bilancia è indispensabile. Usala una 
volta alla settimana, preferibilmente non subito dopo il weekend o particolari ricorrenze durante le quali potresti aver esagerato con un po' di cibo o con gli alcolici. Pesati sempre alla stessa ora, al mattino a digiuno, con indosso solo la biancheria intima. E se vedi che il l'ago inizia a oscillare verso destra non basta una sola pesata per concludere che stai ingrassando, prova a chiederti in cosa stai sbagliando. Forse hai perso di vista le porzioni giuste (come varietà e quantità) portate in tavola nelle settimane precedenti. Oppure hai ridotto l' attività fisica che svolgi normalmente. In questo senso può aiutarti tenere un diario alimentare, sul quale segnare non solo cosa mangi e dove, ma anche il tempo dedicato allo sport. Ti servirà a fare chiarezza e a correggere gli eventuali errori.


7. Fai la spesa seconda stagione 



Questo è il periodo migliore per mangiare in leggerezza. Il caldo 
riduce un po' l'appetito e spinge a scegliere cibi freschi e idratanti. 
Acquista tanta frutta e verdura di colori diversi, per garantirti
il mix giusto di vitamine e antiossidanti. Aggiungila alle insalate di cereali integrali, unendo per esempio del pesce in scatola al naturale: otterrai un piatto equilibrato e light. Oltre che pratico 
per la pausa pranzo.






8.  Varia i menù 


Sforzati di assaggiare di tutto. Al di là delle calorie, ogni cibo ti fornisce  quantità diverse di carboidrati e proteine, grassi, fibre, vitamine, minerali, antiossidanti. Per essere sicura di assicurarti i vari nutrienti che servono all'organismo, cambia quindi il più possibile i tuoi menù. Così facendo, sarai più attenta e consapevole del cibo consumato (come tipologia e quantità) e questo ti aiuterà a non esagerare.

9. Cucina con fantasia 

Quello che mina il successo di una dieta dimagrante o di mantenimento è  la monotonia. Evita i pasti da ospedale. Esistono tante ricette semplici e sfiziose da inserire ogni tanto nei tuoi menù. Se sei a corto di idee cerca sui vari blog e troverai sicuramente la giusta variante. Gustare il cibo è l'arma vincente per alzarti da tavola soddisfatta. E quindi sazia. 

10. Non avere fretta 

E' meglio perdere peso lentamente, in modo da avere il tempo per imparare a nutrirsi bene e non vanificare subito i risultati ottenuti. L'ultima regola che devi rispettare per non recuperare velocemente i chili smaltiti nei mesi di dieta e quindi perseverare su questa strada. No alla fretta, dunque, soprattutto quando ti siedi a tavola. Mangia lentamente, mastica bene, goditi ogni singolo boccone che metti in bocca. Vivi la pausa del pasto come un momento di relax o di convivialità, se hai la fortuna di passarlo in compagnia. E dedicagli almeno mezz'ora. Il cibo avrà il tempo di riempire lo stomaco e tu ti ritroverai nelle condizioni ideali per non cedere alle tentazioni fuori pasto.







( Tratto da Starbene -alimentazione)

martedì 6 giugno 2017















Con il termine vertigine, dal latino vertere, si dovrebbe intendere una sintomatologia caratterizzata dalla rotazione dell'ambiente rispetto all'individuo o dell'individuo rispetto all'ambiente. In realtà con tale termine si intende una vasta serie di disturbi dell'equilibrio che comprendono anche sensazioni in genere meno intense, ma non per questo meno fastidiose, di instabilità, disequilibrio, stordimento ecc.., alla cui base vi sono, spesso, le stesse patologie delle forme acute, se pure in momenti diversi della loro espressione patologica. I disturbi dell'equilibrio nell'adulto hanno una prevalenza pari al 7% e un'incidenza pari al 1,4% anno. Il 21% dei soggetti nel corso della vita vanno incontro a disturbi dell'equilibrio e nel 3% dei casi sono di entità tale da interferire nelle attività quotidiane. Rappresenta il 5% delle richieste di visita medica ambulatoriale e nel 25% dei casi vi è il ricorso a un pronto soccorso. Nell'anziano la frequenza del disturbo diviene molto più elevata, rappresentando la prima causa di ricorso alle cure mediche nei soggetti oltre i 75 anni. I disturbi dell'equilibrio sono molto meno frequenti in età pediatrica. 

Le caratteristiche della vertigine sono: 

-la tipologia; 

-la modalità di insorgenza; 

-la durata; 

-il numero degli episodi; 

-la modalità di risoluzione; 

-i sintomi associati; 

-le condizioni favorenti. 






Tipologia della vertigine 




In rapporto alle caratteristiche del sintomo la vertigine può essere suddivisa in:

-oggettiva

-soggettiva 

- altre turbe dell'equilibrio non caratterizzate dal senso di          rotazione. 

Con il termine di vertigine oggettiva si intende un disturbo caratterizzato da un' illusione di rotazione dell'ambiente rispetto al soggetto. La forma oggettiva rappresenta la vera grande vertigine. Questo sintomo, essendo solitamente a insorgenza improvvisa, di notevole intensità e non riferibile dal paziente a una sofferenza ed un organo di senso specifico, si accompagna a un' importante  stato ansioso, con senso di impotenza per l'immobilità cui si è costretti. Alla vertigine oggettiva si associano turbe neurovegetative quali:

- nausea; 

-vomito; 

-sudorazione; 

-diarrea; 

-tachicardia 

che oltre ad essere estremamente fastidiose, sono debilitanti. Una condizione acuta di vertigine oggettiva di lunga durata e associata ai menzionati disturbi neurovegetativi sarebbe incompatibile con la vita, in quanto, oltre alla perdita di liquidi conseguente al vomito e alla diarrea, si associa anche la difficoltà ad alimentarsi; tuttavia, grazie all'instaurarsi dei fenomeni di compenso vestibolare e al ritorno alla normale funzione vestibolare, la situazione tende a risolversi, o comunque a ridursi significativamente, nel giro di alcuni giorni; ne deriva che una vertigine oggettiva, solitamente non supera la durata di 2-3 giorni. 

La vertigine soggettiva è, viceversa, una condizione caratterizzata da un' illusione di movimento del corpo rispetto all'ambiente. È meno frequente rispetto alle altre tipologie di vertigine. 

Nel terzo gruppo- (altre turbe dell'equilibrio non caratterizzate dal senso di rotazione) sono compresi una serie di sintomi caratterizzati da disturbi dell'equilibrio quali:

- instabilità;

- disequilibrio;

- incertezza nel movimento; 

- oscillopsia; 

- episodi sincopali; 

- cadute.

Solitamente si tende a riferire a un'origine periferica la vertigine oggettiva e a un origine centrale le altre forme di vertigine. 
Questo può essere vero da un punto di vista epidemiologico ma concettualmente, è necessario sottolineare come alla base di una vertigine oggettiva vi sia:  

- il rapido instaurarsi di un' alterazione funzionale (inibitoria o eccitatoria) vestibolare periferica unilaterale; 

- una lesione acuta di uno dei due complessi nucleari vestibolari. 

Viceversa, le altre forme di turbe dell'equilibrio possono essere riferite sia lesioni periferiche che centrali in quanto espressione di:

- deficit vestibolare periferico bilaterale, anche relativamente rapida    insorgenza;

- deficit vestibolare periferico unilaterale a evoluzione progressiva;

- una lesione vestibolare centrale;

- patologie extra vestibolari in cui vengano interessati organi di senso che intervengono nel controllo dell'equilibrio. 





Merita un cenno a parte l'oscillopsia; tale sintomo è correlato a un deficit vestibolare bilaterale e si manifesta in quanto viene meno la funzione riflessa, propria del organo vestibolare, di controllo dei movimenti oculari durante i rapidi movimenti del capo; il soggetto manifesta difficoltà alla visione distinta durante la marcia o la corsa in quanto manca, del tutto e bilateralmente, l'input vestibolare. 


Modalità di insorgenza della vertigine 


Numerose forme di vertigine sono precedute da sintomi premonitori o nascono in seguito al verificarsi di alcune condizioni che fanno insorgere la crisi (fattori scatenanti).
Tra i fattori scatenanti la vertigine, assumono un ruolo primario i movimenti del capo e del tronco. 


Durata della vertigine 




In rapporto alla durata, la vertigine può essere distinta in:

- parossistica, della durata di pochi secondi o minuti, con un rapido crescente e decrescente del sintomo;

- acuta, della durata di alcune ore o di pochi giorni; subcontinua:   se perdura più di alcuni giorni, anche se non continuativa mente;

- cronica o persistente, se continua per periodi prolungati.







Numero degli episodi 



In rapporto al numero di episodi è possibile distinguere forme:

- a crisi singola; 

- a crisi ripetute

Alla base di una forma vertiginosa di tipo oggettivo a crisi singola vi è solitamente una lesione vestibolare acuta caratterizzata da una differenzazione vestibolare irreversibile (nefrite vestibolare, danno iatrogeno o traumatico ecc..). 
Viceversa, nelle forme a crisi ripetuta l'evento patogenetico non è distruttivo e ogni accesso corrisponde al riacutizzarsi della patologia alla base (idrope endolinfatico, canalolitiasi ecc..)









Modalità di risoluzione 


Tra le forme acute possiamo distinguere due possibili modalità di risoluzione della crisi:

- rapida 

- graduale. 


Dal punto di vista patogenetico ciò che consente di differenziare 
le due diverse modalità di risoluzione rapida progressiva è il tipo di lesione labirintica. In caso di deafferentazione labirintica irreversibile, la regressione della vertigine è correlata all'instaurarsi del compenso vestibolare, quindi la scomparsa della vertigine è progressiva. Viceversa, in caso di sofferenza acuta seguita da una restitutio ad integrum funzionale del labirinto, la scomparsa della vertigine è immediata non appena cessa la sofferenza vestibolare.

sabato 3 giugno 2017












Vi sono importanti novità che riguardano i farmaci anticolesterolo: fino a poco tempo fa i pazienti che soffrivano di ipercolesterolemia, cioè di un livello eccessivo di colesterolo nel sangue si dovevano curare soltanto ricorrendo a farmaci chiamati statine; però, non sempre erano efficaci o erano tollerati bene. Adesso, invece, esistono nuovi farmaci che, somministrati da soli o insieme con le statine, sono efficaci per abbattere il colesterolo e evitare le complicanze cardiovascolari, come gli infarti e ictus, rivelandosi farmaci salvavita.



Che cos'è il colesterolo? 


Il colesterolo è una sostanza indispensabile al corpo perché tutte le membrane delle cellule ne sono composte. Tuttavia se è in eccesso continua a circolare nel sangue finché si accumula sulle pareti delle arterie formando le placche aterosclerotiche. Esse sono alla base degli eventi cardiovascolari. 


Qual è la differenza fra il colesterolo cattivo e il colesterolo buono? 


Il colesterolo totale si divide in due categorie: colesterolo LDL, che significa lipoproteine a bassa densità, e colesterolo HDL
che vuole dire lipoproteine ad alta densità. Il primo è quello pericoloso, è quello che fa male, è quello "cattivo". Il secondo, quello ad alta densità, è quello buono. Esso è formato da una 
serie di apolipoproteine le quali sono benefiche perché prendono 
il colesterolo depositato sulle pareti dell'arteria e lo portano nel 
fegato per essere trasformato. 



Quale rapporto esiste tra colesterolo e malattie cardiovascolari? 



Da diversi studi emerge che tra i fattori di rischio per le malattie cardiovascolari vi sono: ipertensione arteriosa, diabete mellito, obesità, fumo e colesterolo appunto. Gli studi hanno dimostrato che contava anche da quanto tempo si soffriva di ipercolesterolemia. 


Da che età è consigliato tenere il colesterolo sotto controllo?

Dipende dalla familiarità. Se c'è un fattore genetico e in famiglia 
ci sono persone che hanno avuto eventi cardiovascolari oppure 
che soffrono di ipercolesterolemia, si consiglia di tenere sotto controllo i fattori di rischio già dai 18 anni . Invece se non c'è familiarità si suggerisce ai maschi di controllare il colesterolo intorno ai 40 anni e alle donne intorno ai 50 anni. 


Quali sono i valori ottimali di colesterolo per stare bene? 

Non esiste uno per tutti . Partendo da un valore di colesterolo 
totale massimo di 200, a un paziente che ha già avuto un infarto 
o un ictus si raccomanda di avere al massimo 70 di colesterolo cattivo LDL . Per un paziente sano è accettabile un valore massimo di 100 e per un giovane di 130 . È importante però non soltanto il valore del colesterolo ma il rischio cardiovascolare globale di ogni individuo.


Come si calcola il rischio cardiovascolare?


Valutando molti parametri, cioè colesterolo totale, colesterolo LDL e HDL, trigliceridi , emoglobina glicata , che serve per sapere se esistono tendenza al diabete che, è un fattore di rischio . Oltre a questi parametri parametri, si considera anche l'ereditarietà, fumo, obesità e valore della pressione sanguigna . 



Con quali farmaci bisogna curare il colesterolo? 

Con le statine, farmaci che inibiscono la sintesi epatica di colesterolo. Questi farmaci sono in grado di ridurre livello del colesterolo "cattivo" modificando in positivo la prognosi dei pazienti, sia di quelli che hanno già avuto un evento cardiovascolare sia di quelli che non l'hanno avuto . Inoltre, le 
statine riducono di fatto la mortalità . Però le statine non risolvono tutti i problemi.

Le statine presentano controindicazioni? 


Una percentuale piuttosto alta, dal 20 al 25 per cento, dei pazienti trattati con le statine hanno effetti collaterali come innalzamento degli enzimi muscolari ed epatici o dolori muscolari , oppure non le tollerano . Le statine sono farmaci particolarmente utile per chi ha ipercolesterolemia familiare ma sono abbastanza aggressivi tanto che modificano il metabolismo delle cellule che costituiscono il fegato, ed hanno effetti collaterali . Non sempre nei pazienti affetti da ipercolesterolemia familiare essi sono sufficienti per ridurre il colesterolo . 

I nuovi farmaci . Di quali farmaci si tratta? 



Si tratta di farmaci molto innovativi, chiamati anticorpi monoclonali contro la proteina PCSK9, una proteina che riduce la capacità di rimuovere il colesterolo cattivo del sangue . Questi medicinali sono stati messi a punto dall'inizio degli anni 2000 e la loro efficacia è stata dimostrata scientificamente nella primavera di quest'anno . 

Quali benefici assicurano?


Se paziente li prende associati alle statine , questi farmaci sono 
in grado di abbassare il valore del colesterolo cattivo addirittura 
del 70% portandolo anche a 30 . In pratica al valore che hanno i bambini appena nati o gli abitanti della Groenlandia , che si nutrono unicamente di pesce. A discrezione del cardiologo 
possono essere prescritti come unico farmaco. 


Come vanno somministrati?

Per via sottocutanea , una volta al mese oppure ogni 15 giorni . Generalmente non hanno effetti collaterali. Tutt' al più possono causare eruzioni cutanee nella sede della puntura.

L'eccesso di colesterolo si cura soltanto con i farmaci?

No. Esistono integratori non chimici ma naturali molto efficaci nel trattamento dell'ipercolesterolemia in grado di ridurre il colesterolo del 10-15% e  molto utile anche come prevenzione. Questo vale, per esempio, per la monacolina K e KA, contenute nel lievito di riso rosso, oppure per i fitosteroli naturali contenuti anche in alcuni yogurt, che sono derivati da finocchio, corteccia di pino, semi di pistacchio, che consentono di non assorbire il colesterolo. 


L'alimentazione è importante per mantenere il colesterolo sotto controllo? 


Intervenire sull'alimentazione è il primo passo per ristabilire i valori corretti. Se il paziente non ha già avuto un evento cardiovascolare, un bravo cardiologo non prescrivere  mai subito 
la terapia farmacologica. Infatti, prima, farà fare al paziente un periodo lungo di circa sei mesi in cui modificherà il suo stile di vita. A cominciare dai consigli sull'alimentazione. Si raccomanda di ridurre nella dieta il grasso saturo contenuto nei prodotti alimentari come i formaggi e i salumi e di aumentare il cosiddetto grasso polinsaturo contenuto nella frutta secca, come noci, nocciole e mandorle, nei molluschi e nel pesce, come sgombri e sardine. E' altrettanto essenziale mangiare tanta frutta e tanta verdura. Se dopo sei mesi, nonostante siano stati eliminati o ridotti tutti i fattori di rischio, il livello del colesterolo fossi ancora alto, si suggerisce di intervenire con il trattamento farmacologico o nutraceutico. 





Quanto conta l'attività fisica nella cura del colesterolo alto?

E' fondamentale. Con mezz'ora di attività fisica al giorno si riduce del 70% il rischio cardiovascolare. Inoltre, il movimento compensa eventuali errori alimentari, che invece, si ingigantiscono se si è sedentari.




Quanta attività fisica si consiglia?





Una persona sana può praticare lo sport che più lo appassiona, mentre a un paziente che ha già avuto un evento cardiovascolare 
si consiglia di consultare il proprio medico che saprà suggerire l'attività fisica più idonea. In generale è sempre preferibile 
dedicarsi ad attività aerobiche. 

Con quale frequenza è necessario praticare attività fisica?


Per ottenere buoni risultati più che dosare il tempo va dosato il consumo calorico giornaliero che deve essere di circa 300 kcal. Non è difficile calcolarlo perché ormai gli attrezzi ginnici e molte applicazioni sui cellulari indicano il consumo calorico durante l'attività sportiva.


Colesterolo: attività fisica e alimentazione

martedì 30 maggio 2017











Come resistere al fascino dell'abbronzatura senza arrosarsi o bruciarsi. E' noto quanto le tintarelle selvagge siano pericolose. 
La ricerca scientifica e la tecnologia sui prodotti solari è sempre 
più all'avanguardia. Un tempo si conoscevano solo gli UVB- raggi responsabili dell'abbronzatura, che rimangono in superficie e provocano le scottature (eritemi solari) e le reazioni allergiche- 
poi sono arrivati gli UVA, i più penetranti che producono danni con il passare del tempo. Gli UVA possono causare, infatti, macchie solari, rossori, pruriti ma anche comparsa di rughe e perdita di tono perché entrano molto in profondità nella pelle. 
Gli UVA sono presenti tutto l'anno, anche nelle giornate nuvolose. Infine, si è passati a studiare e combattere anche gli infrarossi, che trasmettono il calore agli strati superficiali della nostra epidermide, causano i famosi colpi di sole, oltre a generare i radicali liberi in grado di alterare le fibre cutanee accelerando così l'invecchiamento. Sono caratterizzati da una lunghezza d'onda superiore a quella dei raggi ultravioletti e penetrano intensamente. Quindi, se pure prendere il sole fa bene all'umore, è pericoloso per l'epidermide. Indispensabile, dunque, proteggersi efficacemente dalle radiazioni solari. In commercio esistono protezioni altamente tecnologiche, con spettri a 360°, che riparano da tutti i tipi di raggi possibili. 
Ma, per scongiurare il pericolo, non solo la pelle va sempre schermata con una crema protettiva di qualità e adatta al proprio fototipo determinato in base al colore di occhi, capelli e carnagione ma si devono adottare i giusti comportamenti, 
evitando innanzitutto l'esposizione nelle ore più calde della giornata. 




Specifici per il viso 







I solari per il viso sono potenziati: oltre a difendere dai raggi ultravioletti di tipo (A e B) offrono riparo dagli infrarossi e dalla luce visibile, responsabile quest'ultima di più della metà dei radicali liberi prodotti durante l'esposizione al sole. Entrambi, infrarossi e luce, riescono a penetrare in profondità nel derma. Quindi il viso, 
la parte più delicata e risposta del corpo, necessità di una protezione specifica perché quella più soggetta alla comparsa di rughe  macchie  e rilassamenti. Nel corso degli anni i solari prodotti per questa zona si sono evoluti, arricchendosi di principi attivi idratanti, antiossidanti e antietà. Di ultima generazione, poi, i solari che oltre a difendere dai raggi ultravioletti hanno anche un'azione make-up, quindi ritoccano le irregolarità dell'incarnato, neutralizza i piccoli difetti, uniforma il colorito; sono molto utili 
per chi ama essere sempre perfetta.


Fototipo e abbronzatura 



Bisogna sempre controllare che sulla confezione della crema, 
oltre al fattore di protezione per raggi UVB, ci sia anche quello 
per gli UVA; questo per non incappare in una protezione incompleta e pericolosa per il nostro fisico. E' bene, inoltre, esaminare l'indice di protezione, SPF (Sun Protection Factor) che istituisce il potere protettivo della scottature, adeguata al proprio fototipo. 
Chi è classificato nella categoria:

𝙑 fototipo I-II con pelle chiara, magari con lentiggini, con occhi azzurri, capelli rossi o biondi è bene che usi un SPF 50 + e solo quando ha un bel colorito può abbassare la guardia con un SPF 
30-50. 

𝙑 fototipo III, pelle chiara, con occhi castani, capelli, castani che 
si scotta moderatamente e si abbronza gradualmente, può usare dopo un primo periodo di SPF 50, un SPF 20-30. 

𝙑 fototipo IV-V, pelle olivastra, occhi e capelli bruni o neri che si abbronza facilmente, rarissimamente si scotta, è indicata almeno 
un SPF 15-20. 

Ma, oltre a scegliere la protezione del viso secondo il fototipo, bisogna individuare anche in base al tipo di pelle: chi ce l'ha troppo secca, chi grassa, con le macchie, chi sensibile. Per fortuna in commercio c'è l'imbarazzo della scelta anche fra quelle più economiche. Ormai i solari si ispirano alle creme di ultima generazione per rispondere a tutte le esigenze. Così ci si può abbronzare in sicurezza e trattare nel modo migliore diversi problemi cutanei. Però attenzione, si devono eseguire le corrette modalità di utilizzo che influiscono direttamente sulla reale protezione fornita. Non è il prezzo, quindi, a determinare la qualità del prodotto ma le sue caratteristiche. Non è vero che se è economico non funziona:  ci sono tanti prodotti a costi contenuti sotto i 20euro, che racchiudono i giusti attivi cosmetici per proteggere dall' invecchiamento prematuro causato dai raggi 
solari.


Alimentazioe e abbronzatura











Abbronzatura: rischi e precauzioni




domenica 28 maggio 2017













Durante il periodo primaverile ed estivo si ha voglia di passeggiare a piedi nudi nei parchi, nei boschi, in spiaggia e in piscina. Queste piacevoli pratiche non sono però prive di rischi. Il pericolo più diffuso è quello di contrarre il piede d'atleta, un fungo ( Tinea pedis) che colpisce la zona tra le dita, le zecche, attive da aprile a settembre, le zanzare. Senza allarmarsi è importante ricordare di non abbassare mai la guardia sulle norme igieniche, perché il rischio è di venire a contatto più facilmente con funghi, parassiti batteri e insetti. 

Le micosi 













Camminando a piedi nudi sul terreno, in palestra o a bordo piscina si può contrarre una micosi dei piedi, il piede d'atleta. Si presenta come una screpolatura o desquamazione fra le dita oppure come una chiazza rossa ricoperta da una specie di forfora. In associazione si avverte un intenso prurito. Altre micosi , invece, sono di origine animale: la più diffusa in estate è la tigna, che colpisce frequentemente i bambini dopo essere stati a contatto con cani 
e gatti incontrati casualmente che presentano questo tipo di problema. Dopo il contatto, nel giro di qualche giorno compaiono una o più chiazze rosse, rotonde, con squame alla periferia, che compaiono sulle braccia, sul collo, sul viso. 

PREVENZIONE

Per evitare il piede d'atleta, mai camminare scalzi in palestra, piscina, hotel. Circa la tigna, prima di accarezzare o prendere in braccio un animale, osservare il suo pelo e verificare che sia omogeneo, senza aree vuote. 


TERAPIA


Pomate antimicotiche in entrambi i casi; solo nelle forme estese
o resistenti si ricorre a trattamenti orali, con antimicotici. 







Le verruche 













Negli ambienti caldo-umidi sopravvive indisturbato HPV  
(Human papilloma virus) che causa le verruche, spesso scambiate per callosita perché si presentano come un piccolo ispessimento duro di pochi millimetri. Possono comparire sul collo e sulle mani, ma le più frequenti sono quelle dei punti di appoggio del piede: talloni, parte anteriore della pianta, dita. A volte, solo una lente d'ingrandimento consente distinguerle dal callo. Caratteristiche delle verruche: presentano minuscoli punti marroni, le cui dimensioni sono simile a una punta di spillo; danno dolore intenso mentre si cammina. 



PREVENZIONE 


Indossare sempre ciabatte, soprattutto se si passeggia nei luoghi umidi, lavarsi con acqua e sapone mani e piedi soprattutto dopo aver frequentato piscine e spiagge. 



TERAPIA


Si applicano localmente con costanza liquidi contenenti acido salicilico e acido lattico, secondo l'indicazione del dermatologo. Sono sufficienti questi trattamenti per risolvere il problema 
nell' 80% dei casi. Si ricorre sl trattamento chirurgico (laser)  come ultima scelta. 





Zanzare 












Tutti conoscono le loro punture e relativi pomfi di diverse dimensioni, a seconda della capacità di un individuo di reagire 
alle loro tossine. Grattarsi con le unghie, a volte in modo irrefrenabile, può provocare piccole lesioni e infezioni. Anche 
in Italia, ormai, si è insediata la zanzara tigre ( Aedes albopictus). Spesso non basta coprirsi con calze e pantaloni perché la tigre possiede un pungiglione corto, ma di spessore maggiore e così riesce ad attraversare molti indumenti leggeri. Inoltre è attiva anche al mattino e nel primo pomeriggio. Il pomfo può dare prurito per giorni. I flebotomi, insetti volanti anche se più piccoli delle comuni zanzare, possono trasmettere la leishmaniosi, ma quella umana fortunatamente è rara e limitata alcune regioni paludose. 



PREVENZIONE

Preparazioni a base di citronella o geraniolo che riescono spesso 
a tenere lontano le zanzare comuni. Sempre utile ricorrere classici repellente da applicare sul corpo. 



TERAPIA

Applicare prodotti cortisonici che neutralizzano il prurito. Non sono utili gli antistaminici locali: nel caso di gonfiori è bene ricorrere a creme antibiotiche solo dopo aver consultato il medico. 





Zecche: accorgersi non è facile 











Le zecche sono parassiti appartenente generi molto diversi:  ne esistono circa 900 specie, ma le più "pericolose" sono quelle dei boschi. Per insediarsi su uomini e animali si appostano all'estremità delle piante, aspettano finché non sentono il calore della vittima; 
a quel punto scivolano, si attaccano alla pelle, senza che l'ospite se ne accorga. La puntura non provoca né dolore né prurito. Possono trasmettere diversi infezioni, la più grave è la malattia di Lyme che, se non diagnosticata in tempo, può causare alterazioni al sistema nervoso. Rivolgersi al medico se dopo una settimana o due dalla puntura compare una chiazza rossa che si allarga formando degli anelli. Se il rostro del parassiti è ancora attaccato alla pelle, è preferibile non applicare in quella zona sostanze come ammoniaca, alcool, etere, cloroformio, vaselina o altro. In questo caso la zecca potrebbe espellere agenti infettivi che causano la malattia di Lyme. 



PREVENZIONE


Prima di avventurarsi nei boschi indossare scarpe chiuse e alte 
alla caviglia, scegliere vestiti chiari in modo da individuare 
meglio la zecca che è piccolissima, rotonda, scura. 


TERAPIA

Rimuovere il parassita, estrarlo lentamente afferrando la parte più vicina alla pelle con un paio di pinzette a punta sottile tirando verso l'alto in modo continua, senza rotazione.





Pulci e cimici 













Le pulci umane, insetti di 2-3 mm, sono grandi saltatrici: i loro scatti superano il mezzo metro. Generalmente prediligono crepe 
e fessure, quelle della sabbia appartengono alla specie Tunga penetrans. Si attaccano alle piante dei piedi fino alle caviglie e 
agli spazi interdigitali. Le loro punture sono in genere più di una, sotto forma di piccoli pomfi, come quelli delle zanzare, ma con un punto emorragico rosso centrale. Lesioni molto simili sono quelle provocate dalla cosiddetta cimice dei letti, piccolo insetto di circa un millimetro, di colore biancastro. Pulci  e cimici sono visibili a occhio nudo, ma spesso non ci si accorge della loro presenza. Il prurito è avvertito quando l'insetto si è già allontanato e nascosto.




PREVENZIONE


Ideale non camminare scalzi e portare con sé uno spray repellente per bonificare moquette e luoghi polverosi. 

TERAPIA


Non servono particolari cure. Prodotti topici a base di cortisonici alleviano il prurito e la durata del fastidio. 






Api vespe e ragni: molta attenzione 


Api e vespe sono imenotteri dotati di veleno, che provoca immediatamente dolore, seguito da arrossamento e gonfiore 
della parte colpita. La gravità della reazione dipende dalla sensibilità del soggetto e dalla sede in cui è effettuata la puntura:
al viso si possono verificare addirittura deformazioni temporanee. 
E' compito del pronto soccorso intervenire in caso 
di difficoltà respiratorie, shock anafilattico, utilizzando corticosteroidi, antistaminici e adrenalina per iniezione
Non è sempre facile riconoscere, invece, la puntura di un ragno; due fori vicini sono provocati solo dalla vedova nera e rappresentano i due punti d'entrata del veleno. La reazione può essere solo locale con gonfiore, dolore e infiammazione, oppure generale con nausea, mal di testa, brividi. In questo caso consultare il medico.



PREVENZIONE


Utilizzare repellenti; portare in passeggiata il farmaco salvavita 
da iniettare soprattutto se si è allergici alle punture di vespa e ape.




TERAPIA


Applicare sulla zona colpita una borsa di ghiaccio e spalmare creme contenenti corticosteroidi, queste regole sono valide anche per le punture da ragni. Circa le api ispezionare la zona colpita, cercare il pungiglione, asportarlo con un ago.

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