sabato 25 marzo 2017











La primavera è alle porte, le giornate si allungano eppure può capitare di sentirsi giù e senza forze, completamente spossati e in difficoltà di fronte anche ai banali impegni quotidiani.
Cosa fare? 



Cos'è l'astenia 


E' facile pensare a un calo energetico dovuto al cambio di stagione, o a un affaticamento in seguito a malanni invernali, ma c'è chi convive con questo disagio anche durante l'anno. Quando la sensazione di spossamento e stanchezza estrema ci rende faticosa qualsiasi attività, possiamo parlare di astenia, una parola di origine greca che significa letteralmente "senza forza". Lo stato astenico può essere dovuto a diverse cause, fisiologiche, patologiche o psicologiche. Ad esempio, la mancanza di sonno, troppo spesso sottovalutata, è uno dei fattori più comuni. 

Le cause 


Tra le cause patologiche dell'affaticamento vi sono malattie legate al metabolismo, al sistema endocrino, oltre a forme tumorali, intossicazioni, infezioni, problemi cardiaci, respiratori e malattie autoimmuni. 


I sintomi 




Per una corretta diagnosi è  importante riferire al proprio medico le avvisaglie che avvertiamo nel periodo di affaticamento. 

I sintomi cui prestare attenzione sono:

una persistente ed eccessiva sonnolenza; 

svogliatezza anche verso attività piacevoli;

mancanza di energie; 

scarso appetito;

difficoltà di memoria e concentrazione; 

difficoltà di movimento e coordinazione.

Come si può intuire queste spie sintomatologiche sono anche le manifestazioni di un disagio psicologico, perché si collocano nell'area dei disturbi depressivi e degli stati ansiosi. 



Questa patologia può influire sul l'efficienza della nostra quotidianità? 



Lo stato astenico è davvero una condizione pesante per chi la vive, le normali attività della vita quotidiana sembrano un ostacolo insormontabile, e magari agli occhi degli altri si appare come pigri e sfaticati e si finisce col chiedere veramente tanto al nostro corpo. I ritmi che ci imponiamo dopo una giornata di lavoro ad esempio, oppure i pensieri, e preoccupazione e lo stress possono incidere moltissimo. 

Lo stile di vita è importante? 


Lo stile di vita influenza il nostro stato di salute, e questo è molto rassicurante perché possiamo fare molto in termini di prevenzione e cura. In questi casi, infatti, è opportuno: 

mantenere una corretta alimentazione; 

dormire un giusto numero di ore;

limitare alcol, fumo e tutte le sostanze che generano dipendenza; 

Svolgere una regolare attività fisica. 


Troppo stanchi per l'attività fisica?


Sembra paradossale, ma quando il problema è psicologico, riuscire a riprendere l'attività fisica, soprattutto all'aria aperta, e renderla una costante della nostra vita aiuta a usare bene il nostro corpo, stancarlo per poi riposare bene la notte e a ripristinare lo stato di salute generale. Naturalmente negli stati depressivi è difficile da attuare, per cui, diventa un obiettivo terapeutico. 



Ci sono momenti della vita in cui è più facile sentirsi astenici?



Per le donne spesso il problema si associa al ciclo mestruale molto abbondante, e le conseguenze sono fisiche e sociali,  spesso si è impossibilitate a  lavorare e svolgere le normali attività quotidiane. È davvero importante ripristinare il quadro ormonale e l'equilibrio psicofisico per ritrovare le forze e combattere gli stati depressivi. 



venerdì 24 marzo 2017









Il prolasso rettale comporta la protrusione anale esterna di uno o più strati della parete rettale.
Il prolasso parziale è limitato allo strato mucoso e può essere occulto o palese e si può associare alla malattia emorroidaria. 
Il prolasso mucoso viene classificato come: 

I grado quando il ponzamento è visibile sotto l'anello anorettale; 

II grado quando raggiunge la linea dentata;  

III grado quando arriva al margine anale. 


Nel prolasso rettale completo (a tutto spessore) si distinguono quattro gradi:


. di I grado è il prolasso fino al margine anale;

· il II  grado corrisponde al prolasso fuori dall'ano che si riduce 
spontaneamente;

· il III grado corrisponde al prolasso fuori dall'ano che può essere ridotto manualmente;

· il IV grado corrisponde al prolasso non riducibile. 




Il prolasso rettale è più comune nelle donne anziane ma può verificarsi a qualsiasi età. I fattori predisponenti comprendono preesistenti disturbi della motilità pelvica, defecazione dissinergica e intussuscezione. L' iintussuscezione è caratterizzata dal prolasso a tutto spessore della parete rettale che non protrude attraverso
l'ano. Prolasso rettale e intussuscezione possono coesistere con il rettocele. Quest'ultimo è un'anormale protusione sacciforme della parete del retto verso la vagina (prolasso della parete anteriore) o meno frequentemente verso il sacro (prolasso della parete posteriore) che spesso diventa visibile durante la defecazione. 



Il rettocele è comune nelle donne adulte e/o pluripare (20%); 
in genere è di piccole dimensioni < 2 cm e asintomatico e non richiede alcun trattamento. Si ritiene che il rettocele sia il risultato della debolezza del setto rettovaginale e/o del pavimento pelvico, ma la causa esatta non è nota. Il 60% dei pazienti con rettocele ha una defecazione dissinergica. La visualizzazione del prolasso può essere possibile solo dopo il ponzamento. 



Il trattamento non chirurgico (aumento dell'assunzione di fibre dietetiche e acqua, biofeedback), è spesso sufficiente per il prolasso mucoso di I e II grado. Procedure  transanali, come la legatura elastica, l'escissione mucosa, possono essere effettuate nei pazienti con prolasso mucoso di I  di II e III grado. Diverse procedure chirurgiche sono state proposte per il trattamento del prolasso rettale a tutto spessore  (laparotomia, laparoscopia, resezione rettale transanale con stappler, resezione rettale mediante robot) ma la loro efficacia deve essere ancora definita. 

mercoledì 22 marzo 2017














Per vene varicose intendiamo delle dilatazioni patologiche delle vene; si tratta di un disturbo che coinvolge soprattutto le gambe. 
Le varici si presentano con un andamento tortuoso, vistoso e antiestetico tali da creare un vero e proprio imbarazzo per moltissime donne, che sono tra le più soggette. 
Oltre all' insufficienza venosa, che ne è la causa principale, possono verificarsi come conseguenza di vari disturbi, quali:

* trombi a carico delle vene profonde;

* compromissione dei vasi sanguigni; 

* insufficienza della pompa muscolare; 

* obesità e mancanza di esercizio fisico; 



Ecco quattro regole da seguire per per un benessere di tutto l'organismo




Mantenere il proprio peso ideale. Il controllo del peso è, infatti, indispensabile per gestire le vene varicose, così da contenere i rischi di una degenerazione dei sintomi; 

* praticare esercizio fisico regolarmente, che è di grande aiuto nel  favorire la circolazione sanguigna; 

può essere utile rialzare il letto nella zona in corrispondenza  dei piedi; 

* anche l'uso di calze elastiche costituisce un buon rimedio per   contrastare il ristagno di sangue nei capillari. 


Cosa non fare 



Rimanere in posizione eretta per troppo tempo. Anche il rimanere seduti per lunghi periodi non è consigliabile: il cambio di posizioni incoraggia il flusso sanguigno. Questo in associazione all'abitudine  che abbiamo di accavallare le gambe. Molti medici sconsigliano questa posizione temendo che possa in qualche modo aggravare l'insufficienza venosa. Si sconsiglia di indossare abiti troppo aderenti, perché ostacolano il circolo del sangue vivo. Quindi pantaloni, intimo troppo stretto e cinture rischiano di accentuare l'effetto antiestetico delle vene varicose. 
Porre attenzione alla scelta delle scarpe. 
Quelle basse, senza tacco, obbligano i muscoli della gamba a un lavoro maggiore, favorendo l'integrità delle vene. 
Fumare. 
Il fumo aumenta il rischio di insufficienza venosa. 
Attività fisica contro le varici.
La corsa, anche a ritmo leggero, perché assicura una maggiore tonicità dei muscoli delle gambe e di conseguenza una migliore circolazione sanguigna. Inoltre un metodo buono per tenersi in forma è  perdere peso. Oppure una bella camminata, anche solo di 30 minuti al dì, così come l'uso quotidiano della bicicletta, anziché dell'auto, per andare al lavoro, o la costanza di usare la cyclette a casa sono attività aerobiche indicate per il miglioramento del tono muscolare generale, soprattutto degli arti inferiori, e per rinforzare il sistema cardiovascolare. Il nuoto o comunque le attività in acqua. Gli esercizi in vasca sono validi per tutte l'età per contrastare la comparsa e la diffusione delle vene varicose.

lunedì 20 marzo 2017









L'importanza della vitamina D per l'attivazione del nostro sistema immunitario. La vitamina D è senz'altro una sostanza anomala perché a differenza di altre vitamine, si comporta come se fosse un ormone biologicamente attivo. Questa molecola, di fatto, è in grado di: 
favorire l'assorbimento di calcio e fosforo a livello intestinale; 

aumentare il riassorbimento osseo;  

aumentare la capacità di trasformare il calcio al livello renale. 



Come viene prodotta e in quali alimenti è presente










Sono le radiazioni ultraviolette ( in particolare i raggi UVB) presenti nella luvce solare a indurre la pelle a produrre vitamina D.
Bisognerebbe esporsi al sole almeno 15 minuti al giorno con il volto, le braccia , le gambe scoperte,per soddisfare il fabbisogno quotidiano di questa vitamina. La sola sintesi a livello della pelle garantisce circa l'80%  del nostro fabbisogno. La rimanente percentuale deriva da un apporto dietetico, grazie ad alimenti come
la carne di alcuni pesci grassi:

. il salmone

. lo sgombro

. l'aringa

. il tuorlo d'uovo

. il fegato 

. gli oli di pesce 



Come avviene il processo di difesa all'interno del sistema immunitario



Secondo quanto scoperto da alcuni ricercatori dell'Università di  di Copenaghen la vitamina D è cruciale per l'attivazione del sistema immunitario: senza la vitamina D le cellule deputate alla difesa del nostro organismo non sono in grado di reagire e combattere le infezioni più gravi che lo minacciano. Se tali cellule non riescono a trovare questo importante carburante nel sangue, non inizieranno mai ad attivarsi e a contrastare l'agente patogeno. 

Nuovi vaccini e nuovi immunosoppressori


I risultati secondo i ricercatori danesi, potrebbero rivelarsi preziosi in tutti gli studi che riguardano il sistema immunitario, dalla messa a punto di nuovi vaccini fino alla lotta alle malattie infettive alle epidemie globali. Ai benefici per l'apparato scheletrico della vitamina, si sono aggiunte osservazioni più recenti sul ruolo della vitamina D in molti altri tessuti e apparati. Studi recenti sembrano confermare come un adeguato apporto vitaminico sia in grado di intervenire positivamente sull' incidenza di malattie come diabete 
e di tipo cardiovascolare.

domenica 19 marzo 2017









La rinite allergica è una tra le più frequenti e persistenti malattie dell'apparato respiratorio, in grado di alterare il sonno influenzando la vita sociale, lavorativa e scolastica. Oltre a conoscere i componenti ai quali si è allergici, per una buona gestione della patologia è importante individuare i giusti sintomi, la durata delle manifestazioni e la loro severità per non confonderli con il comune raffreddore. 


Rinite intermittente e rinite persistente 




E' possibile distinguere la rinite intermittente, quando i sintomi sono presenti per meno di 4 giorni la settimana o per meno di 4 settimane l'anno, è persistente, invece, quando al contrario la rinite è presente per più di 4 giorni la settimana e per più di 4 settimane l'anno. Ciascuna delle due forme può essere poi considerata di gravità lieve o moderata-grave in relazione all'impatto dei sintomi sulla vita del paziente. 



Rinite lieve e grave 


E' considerata lieve quando non disturba il sonno, non limita le attività quotidiane, consente il normale svolgimento delle attività lavorative, scolastiche e non determina sintomi fastidiosi. Viceversa, la presenza di uno o uno o più di queste manifestazioni costringe a parlare di rinite moderata- grave. 


Quali sono gli allergeni presenti in casa 




Starnuti, lacrimazioni e pizzicore agli occhi non sono solo i sintomi delle allergie legate ai pollini; anche gli ambienti chiusi, possono rivelarsi potenzialmente rischiosi per le persone allergiche. La casa, il luogo di lavoro, la scuola  non sono al riparo dagli allergeni. Le allergie casalinghe possono essere suddivisi in tre categorie:

* allergia agli acari;

* allergia alle muffe;

* allergie ai peli degli animali domestici. 


L' allergia alla polvere 


L'allergia all'acaro è quella che spesso viene definita erroneamente "allergia alla polvere"; è dovuta alla presenza di acari nei materassi, cuscini, trapunte, imbottiture. La polvere si accumula in casa, soprattutto in luoghi difficili da raggiungere; tra i libri, dietro il PC o sotto i mobili, ed è costituita da un insieme di elementi e sostanze diverse. Gli acari date le loro dimensioni, possono essere inalati, e determinare le più frequenti i cause  di sintomi a carico dell'apparato respiratorio. 


L' allergia alle muffe 


Con allergia alle muffe si definiscono quelle tipiche allergie da ambiente chiuso, dove le muffe proliferano in presenza di umidità: sui muri, sui tappeti, moquette e tappezzeria, filtri di condizionatori e deumidificatori d'aria. Possono crescere nel terriccio e sulle foglie delle piante da appartamento, sulla 
frutta e sugli alimenti anche conservati all'interno del frigorifero. 




L'allergia al pelo degli animali 



Anche gli animali a quattro zampe possono essere causa di reazioni allergiche sotto forma di rinite, congiuntiviti, orticaria o dermatite. L'allergia può essere scatenata da:

* albumina, una proteina presente nella saliva, nelle ghiandole sebacee, nel sudore; 

* forfora; 

* urina; 



Alcune regole  per la pulizia domestica 



Adottare alcune regole di pulizia, ove possibile, permette agli allergici di diminuire il rischio di contatto con questa tipologia di allergeni; 

Sostituite i materassi e i cuscini di lana o di piume con altri in gommapiuma o poliuretano e rivestite letti con federe e lenzuola antiacaro;

Escludete il ricorso a tappeti, moquette e carte da parati di stoffa (soprattutto in camera da letto) perché trattengono maggiormente la polvere. Preferite pavimenti di marmo, legno o linoleum;

Evitate che gli animali circolano liberamente per la casa e abituateli a dormire esclusivamente in spazi predisposti;

* Integrate alla pulizia effettuata sui luoghi di lavoro con alcuni interventi con prodotti specifici sugli strumenti più utilizzati 
(PC, telefono, scrivania) e mantenete l'ambiente ordinato. Passate rapidamente una volta al giorno i pavimenti impiegando un panno elettrostatico leggermente umido anche per la rimozione della polvere presente sui mobili. 

* Riponete  il vestiario in armadio chiuso , meglio ancora se rinchiusi in fodere in plastica, evitando di lasciarli all'aperto per lunghi periodi di tempo. 

* Lavate gli indumenti a temperatura superiore  60° per eliminare gli gli acari e gli allergeni. 
Una gestione attenta dell'ambiente unitamente all'intervento tempestivo in caso di manifestazione dei sintomi sono una strategia ottimale per non precludere lo svolgimento delle attività quotidiane. 


Quali rimedi?


Conoscere il problema, con il supporto di un medico, 
e saperlo gestire in modo efficace attraverso un'adeguata prevenzione, rappresenta una strategia vincente. In caso di manifestazione dei sintomi allergici è raccomandabile il ricorso a prodotti a base di cetirizina e pseudoefedrina che agiscono velocemente senza compromettere le performance del soggetto allergico. Quando il sintomo è circoscritto come nel caso del pizzicore e della lacrimazione oculare, può essere utile ricorrere ad antistaminici ad azione rapida locale con i colliri a base di levocabastina.

venerdì 17 marzo 2017









Definizione


Malattia infettiva virale, altamente contagiosa e diffusiva caratterizzata da esantema maculopapuloso confluente, mucositi (manifestazioni catarrali a carico delle prime vie aeree) e compromissione delle condizioni generali. 


Eziologia



Il virus del morbillo appartiene al genere Morbillivirus e alla famiglia Paramyxoviridae. A forma sferica e struttura icosaedrica, un diametro compreso tra 100 e 250 nm. Il virione è rivestito da un doppio strato lipidico dal quale protrudono due proteine glicosilate: emoagglutinina e la proteina di fusione; la prima è responsabile dell'adesione alle cellule suscettibili, la seconda provoca la fusione con la membrana cellulare della cellula ospite. 


Epidemiologia 


L'unica sorgente di infezione è l'ammalato che elimina abbondantemente il virus con le secrezioni nasofaringee e con i colpi di tosse durante tutta la fase prodromica e i primi giorni 
della fase esantematica della malattia; non si riconoscono portatori
sani o convalescenti del virus. La trasmissione respiratoria avviene principalmente attraverso droplets a breve distanza e meno frequentemente con particelle di aerosol che rimangono sospesi in aria  più a lungo. È una malattia a elevata contagiosità ma nonostante da oltre 50 anni sia disponibile un vaccino rimane un importante causa di morbilità e una delle principali cause di mortalità infantile dovuta alla scarsa copertura vaccinale.



Patogenesi 



Una volta che il virus è penetrato nell'organismo le emoagglutinine virali si legano ai recettori cellulari e interagiscono con le proteine di fusione che mediano la fusione dell' envelope con la membrana della cellula ospite. Una iniziale fase replicativa della durata di 3 giorni avviene nelle mucose delle prime vie aeree e nei linfonodi regionali. Successivamente il virus veicolato da linfociti e monociti, passa in circolo e raggiungere le cellule del sistema reticolo- endoteliale di tutti gli organi dove ha luogo una seconda importante fase replicativa, seguita da una massiva viremia. La replicazione virale determina la formazione di cellule giganti multinucleate e si accompagna iperplasia linfoide. In undicesima giornata cominciano a presentarsi segni prodromici e in quattordicesima giornata appare l'esantema, che sembra sia dovuto a una reazione di ipersensibilità ritardata nei confronti dei complessi immuni virus-anticorpo presenti a livello dei piccoli vasi del derma. L' emoagglutinina  induce una forte risposta immunitaria e l'immunità permanente indotta dall'infezione naturale in gran parte è conseguenze degli anticorpi neutralizzanti diretti verso 
l' emoagglutinina. 



Manifestazioni cliniche 




Dopo un periodo di incubazione di 9-12 giorni inizia la malattia nella quale si susseguono tre fasi.

Fase prodromica o delle mucositi o catarrale della durata di 
4-5 giorni e caratterizzata da:
a.  febbre continuo-remittente;
b. mucositi;
c. enantema (chiazze di Koplik). 
Le mucose congiuntivali, nasali e faringee sono contemporaneamente coinvolte (triplice catarro). 
Il paziente lamenta fotofobia, lacrimazione, secrezione nasale sierosa e tosse secca. La mucosa orofaringea è arrossata e tumefatta e a livello del palato molle e spesso si evidenziano piccole petecchie. Tra la seconda e la terza giornata del periodo prodromico compaiono, sulla faccia interna delle guance in corrispondenza dei premolari, elementi puntiformi biancastri circondati da alone eritematoso e noti come  "chiazze o segni di Koplik", che scompaio nel volgere di di 24-48 ore.

Fase esantemica della durata di 4-5 giorni. L'esantema costituito da maculopapule di pochi millimetri inizia al collo, alle regioni retroauricolari e alla nuca e si estende in senso craniocaudale, interessando nelle prime 24 ore il volto, il tronco e gli arti superiori e successivamente il dorso e l'addome e nel volgere di 2-3 giorni anche gli arti inferiori. Gli elementi, inizialmente isolati, tendono dopo 12-24 ore a confluire il larghe chiazze a carta geografica da assumere un colore più vivace. 

Fase di risoluzione: l'esantema una volta raggiunto l'acme, tende a sbiadire e scompare del tutto nel volgere di 5-6 giorni; sulla cute rimane una lieve pigmentazione brunastra accompagnata da desquamazione furfuracea. Contemporaneamente la febbre che cede per lisi. La tosse può durare a lungo. 


Sono state descritte forme cliniche gravi, attenuate e atipiche. 
Le principali forme cliniche con andamento grave sono il morbillo emorragico e quello ipertossico. 
La forma emorragica si manifesta con petecchie, soffusioni emorragiche cutanee, ematuria, epistassi e melena. Frequentemente si associano ipertermia e stato di agitazione psicomotoria. 
La forma ipertossica colpisci pazienti defedati, malnutriti con deficit immunitari e si presenta con ipertermia, esantema molto intenso, diarrea, disidratazione e sintomi neurologici. 
Le forme attenuate sono dovute alla parziale immunizzazione dell'ospite. Si presentano in lattanti con età inferiore a 6 mesi in cui è presente un residuo degli anticorpi trasmessi per  via diaplacentare o in soggetti a cui sono state somministrate dosi inadeguate di immunoglobuline a scopo profilattico. Clinicamente la febbre è assente o modica, le mucositi sono spesso assenti e compaiono contemporaneamente a un fugace esantema costituito da uno scarso numero di maculopapule non confluenti. 

Alterazioni di laboratorio 

L'esame emocromocitometrico evidenzia leucocitosi nei primi giorni di malattia e leucopenia con linfocitosi relativa durante la fase esantematica.


Complicanze 



Le complicanze del morbillo hanno una frequenza globale del 
10-15% e in alcuni casi sono particolarmente gravi. Le più frequenti sono quelli a carico dell'apparato respiratorio e possono dipendere dalla localizzazione diretta del virus o da infezioni batteriche sovrapposte; comprendono otite, laringite, broncopolmonite batterica e polmonite interstiziale (1-2 casi su 100). Più rare ma con prognosi riservata, sono le complicanze neurologiche come l'encefalite acuta e subacuta (1 caso su 1000) e la panencefalite  sclerosante subacuta (10 casi per milione). 
Altre complicanze sono quelle cardiache, oculari, la porpora piastrinopenica e la linfoadenopatia mesenterica. Il polmone  è frequentemente coinvolto in quadri radiologici di interstiziopatia con ingrandimento delle ombre ilari. In pazienti con deficit immunitari può però manifestarsi in un grave quadro di bronchiolite o di polmonite interstiziale. 

L' encefalite acuta insorge in genere da 2 a 7 giorni dopo la comparsa dell'esantema. È una forma di tipo demielinizzante. 
Inizia con febbre elevata, cefalea, tremori, irritabilità e spesso segni di flogosi meningea; confusione mentale, obnubilamento 
del sensorio, atassia, paresi e paralisi a carico degli arti, ipertonie ecc.. ecc.. La prognosi è riservata, l'exitus si verifica nel 10-12% dei casi e in circa il 40% di soggetti che sopravvive, residuano gravi sequele neurologiche. 

La panencefalite sclerosante subacuta (PESS) ha un insorgenza tardiva (in genere a distanza di 5-8 anni dal pregresso morbillo), con maggiore frequenza in pazienti che hanno contratto la malattia nel primo biennio di vita. È provocata da un'infezione persistente del virus a livello del sistema nervoso centrale con una lenta e continua liberazione di particelle virali che determinano lesioni degenerative sia dei neuroni sia degli oligodendrociti. La malattia inizia con disturbo del comportamento, (cambiamento di umore, ansia ecc..) e della memoria; dopo alcuni mesi  cominciano a rendersi evidenti segni ipercinetici quali tremori, mioclonie e convulsioni, ai quali, in seguito si aggiungono fenomeni spastici 
e obnubilamento del sensorio. Il deterioramento intellettuale e la compromissione del sensorio progressivamente e lentamente si aggravano fino al subentrare di uno stato comatoso seguito dal exitus, in un periodo variabile tra 1 a 3 anni anche se talvolta la durata della malattia è più protratta. 


Diagnosi 


E' di solito agevole nel periodo esantematico mentre può risultare difficile nella fase prodromica. Me nei casi dubbi si può ricorreree alla ricerca degli anticorpi specifici di classe IgM che compaiono entro 1-2 giorni dall'esordio dell'esantema. 



Prevenzione 

Il morbillo è soggetto a notifica obbligatoria. La prevenzione si basa sull' immunizzazione attiva (vaccinazione) e su quella passiva (somministrazione di immunoglobuline).  Il vaccino è costituito da virus vivo attenuato, disponibile in formulazione monovalente associato ad antirosolia e antiparotite. In Italia la vaccinazione viene praticata dai 13-15 mesi con una seconda somministrazione fra i 5-6 e i 14 anni. In circa il 10% dei vaccinati 7- 8 giorni dopo la vaccinazione può insorgere febbre (38 -39°) che generalmente regredisce in 24-48 ore. Nelle 5-8% dei casi la febbre è accompagnata da un eruzione maculopapulosa di breve durata. 
La vaccinazione è controindicata nelle donne in gravidanza, nei soggetti con allergia alle proteine dell'uovo e in quelli con deficit dell'immunità cellulomediata; i pazienti HIV-sieropositivi con numero di linfociti T CD4+ più non inferiore al 15% devono comunque essere vaccinati.

mercoledì 15 marzo 2017











Un aneurisma è la dilatazione di un tratto di vaso sanguigno solitamente le arterie, causato da un'alterazione delle sue pareti. Può essere immaginato come un rigonfiamento delle pareti, oppure come un vero e proprio palloncino di tessuto che si forma sul lato di un'arteria. L'aneurisma può riguardare tutte le arterie : l'aorta toracica, quella addominale e può colpire anche le arterie del cervello (in questo caso si parla di aneurisma cerebrale). 


Un'anatomia complessa

L' aorta prende origine dal cuore: quella ascendente (il tratto che esce dal ventricolo sinistro del cuore) compie una curva verso il basso, trasformandosi in aorta discendente e raggiunge la cavità addominale. 
In corrispondenza dell'arco si dipartono tre diramazioni: il tronco brachicefalico, l'arteria carotide comune sinistra e l'arteria succlavia sinistra. Le due arterie carotidi irrorano il cervello e tutta la zona della testa. Le succlavie irrorano anch'esse la testa e gli arti superiori. Un aneurisma che colpisce l'arco aortico può danneggiare tutte queste strutture, compromettendo la funzionalità di cervello, vista, arti superiori. 


Fattori di rischio 




Esistono alcuni fattori particolari che possono predisporre alla comparsa dell'aneurisma: 

la famigliarità (se ne ha sofferto un parente stretto si è più a rischio;

l'età avanzata; 

il fumo;

Anche i livelli di colesterolo elevati costituiscono un fattore di rischio, perché all'interno delle arterie si creano accumuli di grasso duro, che danneggiano il tessuto e favoriscono la comparsa dell'aneurisma. La rottura dell'aneurisma è un evento molto pericoloso, che causa un'estesa emorragia con rischi per la vita. 

L'intervento per la correzione di un aneurisma dell'aorta non è mai un'operazione semplice, ma diventa francamente complesso quando la dilatazione dell'arteria si collega in corrispondenza dell'arco aortico, il tratto vicino al cuore dotato di diramazioni vitali per la circolazione cerebrale. Fino a qualche tempo fa, l'operazione in questa parete si poteva eseguire solo a "cielo aperto" aprendo il torace, con rischi notevoli soprattutto per le persone non più giovani e con altre malattie presenti. Oggi alcuni esperti hanno  iniziato ad applicare una particolare tecnica endovascolare, mininvasiva, che risolve l'aneurisma con minori rischi.


 Con la chirurgia tradizionale 



Prevede che si effettua sternotomia, ossia l'apertura della cavità toracica in anestesia generale. 
💥Il chirurgo raggiungere la zona in corrispondenza dell'aneurisma 
e sostituisce il tratto di aorta malato con una protesi sintetica, a forma di canale, per permettere la regolare circolazione del sangue. 
💥 Si tratta di un intervento complesso, che può essere eseguito solo nelle persone che non hanno più di 50-60 anni  e che presentano buone condizioni generali di salute. 
💥 Infatti, per sostituire un tratto di arterie, è necessario interrompere momentaneamente il flusso di sangue: questo è possibile solo fermando per qualche minuto il cuore veicolando il sangue in una speciale apparecchiatura per la circolazione extracorporea. 
💥 In pratica, il sangue viene fatto circolare all'interno di un macchinario che arricchisce il sangue di ossigeno prima di reimmetterlo in circolo. 

Una difficoltà in più 

L'arco aortico presenta anche una seconda difficoltà rispetto ad altri tratti di arteria: da questa zona si dipartono le carotidi e altri vasi sanguigni importanti, che irrorano il cervello, che non puoi restare senza ossigeno troppo lungo. 
💥Nell'intervento tradizionale, allora, è necessaria una seconda precauzione: abbassare la temperatura corporea per ridurre al minimo l'attività cerebrale, facendo sì che il cervello richieda temporaneamente una minore quantità di sangue. 
💥Si tratta, insomma, di una procedura lunga e complessa, che comporta rischi e che, quindi, non può essere eseguita in persone anziane che presentano le malattie associate. 

Con intervento in endoscopia 

L'intervento mininvasivo prevede due piccole incisioni in corrispondenza di due grosse arterie periferiche, ossia all'inguine 
e al collo, e l'inserimento di un  catetere che trasporta 
un' endoprotesi fino al tratto di aorta malato. 
L'endoprotesi, costruita  in base alle caratteristiche anatomiche 
del ricevente, permette di escludere l'aneurisma dal circolo del sangue, evitandone la rottura e preservando la perfusione cerebrale. Costituita da un tubo in materiale sintetico con struttura in metallo, viene posizionata grazie all'utilizzo di un catetere di rilascio, un sottile tubo di gomma che la deve trasportare e che viene rimossa al termine dell'intervento. 
La protesi viene posizionata all'interno dell'arteria, ripristinando il corretto flusso di sangue. Le pareti del vaso, che non sono più sottoposti alla pressione del sangue, non possono andare incontro a rottura. 
Nel caso dell'arco dell'aorta, esistono protesi che permettono di rispettarne la complessa anatomia, dotate di fori in corrispondenza dell'apertura delle arterie carotidi e succlavie, per assicurare alla testa e agli arti superiori l'afflusso continuo di sangue. 
L'intervento mininvasivo dura due o tre ore e la persona torna subito in reparto e si riprende velocemente. 

Vantaggi significativi 


L'intervento per via endovascolare è molto meno invasivo rispetto a quelle "cielo aperto" e comporta un minore sanguinamento. 
La degenza è più breve, non richiede la terapia intensiva e c'è 
un recupero post-operatorio più rapido. 
È possibile intervenire anche sulle persone che avrebbero più difficoltà a sopportare l'operazione, come gli anziani, o quelli 
che soffrono di malattie croniche e non potrebbero riprendersi bene da un intervento invalidante di questo tipo. 
L'utilizzo della tecnica endovascolare deve essere valutata attentamente dal chirurgo vascolare in base alle caratteristiche del singolo individuo e la protesi viene modellata in base alle caratteristiche anatomiche della persona, sulla base di un attento studio radiologico preoperatorio.



( Tratto da un servizio di Roberta Raviolo. Con la consulenza del professor Roberto Chiesa, professore ordinario dell'UniversitàVita-Salute San Raffaele di Milano e direttore dell'Unità di Chirurgia vascolare dell'Irccs ospedale San Raffaele)

domenica 12 marzo 2017










La ragade anale è un' ulcera lineare del canale anale distale e rappresenta una delle più frequenti cause di dolore e sanguinamento anale. Circa il 90% delle ragadi anali sono localizzate a livello della parete posteriore dell'ano e il 10% nella parete anteriore. Le ragadi che si sviluppano in qualsiasi altra zona dell'ano e quelle che non guariscono con un corretto trattamento dovrebbero far sospettare altre patologie (malattia di Crohn perineale, lesioni infettive o neoplasie perianali). 

CAUSE


Le cause della ragade sono sconosciute. Varie le ipotesi patogenetiche: vascolare, meccanica, infettiva, stress, ipertono anale, stipsi e diarrea. Alcune ragadi possono essere secondarie a interventi chirurgici sul canale anale. Molte ragadi anali probabilmente guariscono spontaneamente in 1 o 2 settimane. 
Altre possono cronicizzare, per motivi che rimangono ancora da chiarire. Il dolore per una ragade anale può essere così intenso che il paziente inizia a evitare la defecazione, con ulteriore indurimento delle feci ed esacerbazione dei sintomi. La ragade anale acuta (presente da < 6 settimane) è superficiale e ha bordi ben delimitati; la ragade cronica (presente da >6 settimane) ha bordi cheratinosi  e si associa con marisca cutanea e/o papilla anale ipertrofica. 




DIAGNOSI



La diagnosi viene effettuata mediante ispezione della commissura posteriore dell'ano. Il dolore può rendere l'esame digitale e 
l'anoscopia impossibili, pertanto eseguibili solo in sedazione profonda. La rettosigmoidoscopia deve escludere la presenza di una neoplasia, di una malattia di Crohn o di una proctite. 




LA TERAPIA






La terapia mira a eliminare lo spasmo sfinterico e a promuovere 
la cicatrizzazione della ragade. 





I presidi sono:

💥i semicupi caldi miorilassanti

💥 applicazioni locali di unguenti con farmaci miorilassanti come i nitrati (trinitroglicerina) e calcio-antagonisti (nifedipina, diltiazem), infiltrazioni locali nel SAI tossina botulinica, auto-dilatazioni anali mediante coni di plastica del diametro fino al 25 mm e, infine, intervento chirurgico di sfinterotomia.

sabato 11 marzo 2017







Uno strano e aromatico chiodo 



Nell'arcipelago delle Molucche, luogo di origine dell' eugenia, gli indigeni nutrivano un profondo rispetto per l'albero di eugenia, dalle cui sommità fiorite si ottiene il chiodo di garofano. Quando passavano accanto a una pianta in fiore si toglievano il cappello e non facevano rumore, nel timore che non fruttificasse. I loro timori furono confermati il giorno che i dominatori olandesi distrussero tutte le piante di Eugenia di Ternate (una delle Molucche): molti abitanti morirono a causa di epidemie prima sconosciute. Questa tragedia conferma una verità scientifica: il forte potere antisettico dei chiodi di garofano. A questa proprietà si ricollega forse l'uso delle arance garofanate, o pomander. Il chiodo di garofano è molto più prezioso di quanto non dica il suo aspetto. Anticamente veniva usato per curare alitosi, sterilità, sudorazione, odori sgradevoli, mal di mare, gotta, nevralgie, mal di denti, dolori gastrointestinali. I mandarini lo masticavano per profumarsi l'alito quando dovevano presentarsi al cospetto del celeste imperatore; gli indiani ne facevano infusi di polveri per riattivare la circolazione. Inoltre, sia in India sia in Cina, serviva ad aromatizzare i cibi, rendendo digeribili quelli più grossi e pesanti e facilitandone la conservazione (che è garantita per un giorno l'aggiunta di un chiodo di garofano alla carne bollita). L'infuso era usato per calmare la sete e rinfrescare. Gli arabi preparavano le donne al parto con una cura di chiodi di garofano, che inoltre è usato anche dai dentisti per alleviare il dolore e disinfettare (ancora oggi dentisti utilizzano lo stesso  principio attivo). 

In Europa 


Il chiodo di garofano era noto già anticamente (in Grecia ancora oggi lo utilizzano per scacciare il malocchio), seppur circondata da molte credenze non confermate. Si credeva infatti che gli alberi fossero tanto caldi da poter crescere solo isolati. A questo potere riscaldante ricorse anche un medico tedesco del XVI secolo per curare i sofferenti di freddo ai piedi. Secondo lui, il chiodo di garofano cosparso sulla testa del paziente avrebbe diffuso il suo potere riscaldante fino alle estremità inferiori. Negli antichi trattati di erboristeria si legge anche di un rimedio contro l'impotenza: bere del latte dolce cui sono stati aggiunti dei chiodi di garofano pestati. Rimedio piuttosto caro, se si considera che nel Medioevo i chiodi di garofano erano costosissimi. 


In cucina e nel bruciaprofumi 



Se non soffrite di allergia all' eugenolo potete introdurre il chiodo di garofano in cucina (in frutta cotta, vin brulè, oppure infilato in una cipolla intera sbucciata da cucinare insieme a uno stufato), o usarlo per fare degli sciacqui contro il mal di denti: basta bollire brevemente tre o quattro chiodi di garofano e lasciare intiepidire l'infuso prima di farne dei gargarismi, ottimi anche per profumare l'alito. Infine, per ripulire, disinfettare e deodorare una stanza, l'olio essenziale  bruciato nell'apposito fornello è veramente valido.


Specie utilizzata: Eugenia caryophyllata.

Famiglia: Mirtacee. 

Provenienza: Filippine e Molucche. 

Parti usate: fiori in boccio. 

Colore dell'olio: giallo- bruno. 

Profumo: intenso, gradevole. 

Proprietà: anestetiche, antinevralgiche, antiparassitarie, 
antisettiche, carminative, cicatrizzanti, insettifughe, 
stomachiche.

Avvertenze: usare molto limitatamente, meno di un grammo al giorno, l'eugenolo può provocare allergia.

venerdì 10 marzo 2017











Il termine emorroidi è spesso usato in modo improprio sia dai pazienti che dai medici. Le emorroidi sono in realtà una parte normale del canale anale. Sono composte da un tessuto altamente vascolarizzato che forma un sistema di cuscinetti che si adattano ai cambiamenti di pressione del canale anale. Quando le emorroidi diventano sintomatiche si parla di malattia emorroidaria. Nella malattia emorroidaria i cuscinetti anali possono presentare abnorme dilatazione, distorsione e trombosi della rete vascolare, iperplasia vascolare, alterazioni del tessuto connettivo e segni di infiammazione di vario grado. Si stima che il 10-25% della popolazione adulta ne sia affetta, con una distribuzione uguale nei due sessi. Età, razza, familiarità, fattori endocrini, costituzione, abitudini posturali, dieta, stipsi, ipertono del SAI 
( sfintere anale interno) rappresentano fattori predisponenti ma non causali della malattia emorroidaria. Le bevande alcoliche e cibi piccanti possono determinare una ricorrenza dei sintomi, così come la diarrea.


EMORROIDI INTERNE ED ESTERNE


Le emorroidi interne sono localizzate nel canale anale e prossimale, le emorroidi esterne nel canale distale sotto la linea dentata. 

SINTOMI

I sintomi principali i delle emorroidi interne sono il sanguinamento e il prolasso. Il dolore è importante solo nella malattia complicata (edema, ematoma, trombosi singola e trombosi multiple). Il dolore dura da alcuni giorni fino a un paio di settimane. La diagnosi di emorroidi interne è endoscopica. L'esplorazione digitale dell'anoretto serve ad escludere neoformazioni e valutare il tono degli sfinteri. La rettosigmoidoscopia andrebbe eseguita in tutti i pazienti con sintomi da malattia emorroidaria e la colonscopia nei pazienti di oltre 40 anni. 



TRATTAMENTO

Il trattamento della malattia emorroidaria può essere medico o chirurgico. Una dieta ricca di fibre dietetiche e liquidi evita il passaggio di feci dure che provocano il sanguinamento e aggravano il prolasso. 

Altri presidi: 


💥semicupi caldi che migliorano l'igiene leocale e riducono il tono sfinterico;

💥farmaci emorroidari  orali (vitamina P, rutina, flavonoidi) con effetto antiedema e antiemorragia; 

💥la sclerosi, la fotocoagulazione, la termocoagulazione, l'ablazione con radiofrequenza che trovano indicazione nel trattamento delle emorroidi di I e II grado sanguinanti; 

💥la legatura elastica, indicata nelle emorroidi di II e III grado sintomatiche. L'intervento chirurgico di asportazione delle emorroidi esterne, interne e della mucosa sovrastante è indispensabile per un trattamento sicuro e definitivo delle emorroidi sintomatiche di III e IV grado. 

Le emorroidi sono comunemente classificate in quattro gradi:

💥 grado I, sanguinano ma non prolassano;

💥 grado II, prolassano attraverso l'ano e si riducono  spontaneamente;

💥 grado III, prolassano attraverso l'ano ma richiedono la riduzione  manuale;

💥 grado IV, in cui il prolasso è il irriducibile.


Emorroidi: cause e rimedi

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