martedì 21 novembre 2017













La menopausa, con la sua relativa crisi ormonale, in alcune donne causa problemi ai tessuti di vulva. vagina e uretra, che si assottigliano e perdono tono, con conseguenze spiacevoli sulla qualità della vita e dei rapporti di coppia.



Che cos'è l'atrofia vulvo-vaginale?





Detta anche AVV, fa parte della sindrome genitourinaria che si può verificare durante la menopausa, con il venir meno della produzione di ormoni come estrogeni ed androgeni. La conseguenza diretta è la secchezza vaginale che rende i rapporti sessuali fastidiosi o dolorosi. inoltre l'atrofia aumenta la frequenza di cistiti ricorrenti e favorisce l'insorgere di incontinenza. 


Cure disponibili



Lo specialista può prescrivere creme e gel ad uso locale a base di estrogeni.
Esistono anche farmaci da prendere per bocca tutti i giorni che contengono modulatori selettivi del recettore degli estrogeni. In alternativa, sono in commercio prodotti nutraceutici a base di fitoestrogeni, integratori da assumere per migliorare il trofismo delle mucose vaginali. Infine, è sempre maggiore l'interesse per il prasterone-Dhea,  un principio attivo, che applicato localmente consentirà di personalizzare ulteriormente la terapia in base alle caratteristiche ed esigenze della donna. 



Cos'è il prasterone Dhea?





Il prasterone, noto anche come deidroepiandrosterone (Dhea), è un precursore ormonale prodotto dalle ghiandole surrenali. Alcuni lo chiamano ormone della giovinezza, perché la sua produzione è massima tra i 20 e i 30 anni, poi comincia a calare (più gradualmente nell'uomo che nella donna), fino a ridursi al 10% dopo i 70-80 anni. Applicando il principio attivo prasterone nell'area vulvo-vaginale, esso viene convertito, in quanto loro precursore, in estrogeni e androgeni. Questa emissione di ormoni avviene solo a livello locale nelle cellule della zona, senza causare un aumento significativo di estrogeni e androgeni circolanti. 


Quali sono i vantaggi? 




Non venendo messo in circolo ormoni, può essere assunto anche dalle donne che hanno avuto hanno patologie tumorali del seno di altri organi dell'apparato riproduttivo oppure che hanno familiari con queste patologie. 



Come agisce? 



Gli estrogeni e gli androgeni che si vanno a produrre sono in grado di aumentare quantità intensità delle fibre elastiche della mucosa vaginale, proteggere le terminazioni nervose, incrementare la lubrificazione.  In pratica spariscono le condizioni che generano dolore e rendono difficoltosa la penetrazione. La coppia può tornare alla sua intesa sessuale, la donna ritrova il piacere. Sono stati osservati infatti effetti positivi anche sul desiderio sessuale, l'eccitazione l'orgasmo, in quanto il prasterone, emettendo oltre agli estrogeni anche gli androgeni, determina un buon trofismo e una maggiore vascolarizzazione del clitoride, particolarmente sensibile a questo tipo di ormoni.


domenica 19 novembre 2017















In questo  periodo è frequente soffrire di tosse e mal di gola, a meno che non ci sia in atto un processo batterico  per il quale è necessario il ricorso ai farmaci sotto prescrizione medica, un aiuto per la salute della gola e dei bronchi arriva anche da soluzioni casalinghe che spesso funzionano davvero . 



Il miscuglio "magico" 


Per dare sollievo alla gola irritata e calmare la tosse 
preparate questa ricetta. 


Versate in una pentola un'arancia e un limone tagliati a spicchi e completi di buccia, un rizoma (la radice ) di zenzero, un bastoncino di cannella, due cucchiai di pepe nero in grani e uno di curcuma in polvere. Allungate con un po' d'acqua, schiacciate il tutto con un cucchiaio, coprite e cuocete a fuoco basso per una decina di minuti, spegnete il gas e ricoprite questo mix con miele grezzo artigianale, mescolate, quindi lasciate raffreddare e poi versate la mistura in un vasetto di vetro, filtrando poi con un colino. Chiudete bene il tappo e riponete in dispensa. Prendete un cucchiaio ogni volta che serve.


 Brodo di pollo




E' il classico rimedio della nonna, ma è davvero utile. Durante la cottura del pollo, infatti, vengono liberate nell'acqua alcune sostanze, quali la cisteina, che sono utili per mitigare i sintomi delle infezioni respiratorie. 
Immergete nell'acqua fredda la carne completa di pelle, portate ebollizione e poi lasciatelo sul fuoco per circa un'ora e mezza.  Aggiungete un trito di aglio e cipolla per ottenere una preparazione dall'azione  più decisa.
Consumate un paio di tazze al dì.

Suffumigi balsamici 



Anche questo è un rimedio tradizionale di sicura efficacia. Fate bollire una pentola d'acqua, quindi spegnete il fuoco e versate poche gocce di olio essenziale di eucalipto e/o di pino silvestre (in erboristeria). Avvicinatevi e inalate i vapori per 10 minuti, coprendo testa e pentola con un asciugamano. Le proprietà balsamiche e antisettiche di queste assenze ti aiuteranno a liberare velocemente le vie aeree congestionate.









(Confidenze)



venerdì 17 novembre 2017














Il tumore dell'endometrio si presenta soprattutto in donne in post-menopausa ( picco tra i 50 e 70 anni).


Fattori di rischio


Tra i fattori di rischio troviamo soprattutto un' iperstimolazione estrogenica non compensata da una protezione dei progestinici, quindi tutte quelle condizioni associate a questo: menarca precoce, menopausa tardiva, nulliparità, terapia sostitutiva con soli estrogeni.

Obesità 

Si è visto essere un fattore di rischio correlato addirittura ad uno sviluppo 5 volte superiore. Le donne con tumore dell'endometrio sono principalmente obese. E' stata fatta proprio un'analisi di studi prospettici e si è vista questa correlazione significativa con l'obesità. Andando a studiare tutti i marcatori e i fattori genetici si è visto che in realtà potrebbe spiegarsi con il fatto che nelle donne obese c'è iperinsulinismo. L'iperinsulinismo può determinare un aumento di alcuni fattori di proliferazione come IGF, che è un importante fattore di crescita che stimola i recettori, anche a livello dell'endometrio e quindi determina un' iperproliferazione e anche un' alterazione della sex- hormone- bind- globuline (SHBG)  che è la globulina che trasporta gli estrogeni; quindi abbiamo da un lato l'alterazione della quota di estrogeni liberi e dall'altro un aumento della proliferazione.








Fattori eredo-familiari

Come nel tumore dell'ovaio: sindrome di Lynch di tipo 2 per deficit del mismatch repair.



Istotipi


Endometrioide  è quello più frequente ed estrogeno- correlato. 
Il grado di differenziazione è più frequentemente G1 e G2 cioè un buon grado di differenziazione.


Sieroso papillare: 5-10%, quindi meno frequente. e, si presenta in uno stadio più avanzato, localmente avanzato 3 o 4 o metastatico ed ha una prognosi peggiore rispetto a quello endometrioide.

Di prognosi peggiore dovuta ad alterazione di p53 o perdita di espressione di altri fattori come l' E- caderina. L'E-caderina  
è un marcatore che troviamo in diversi tipi di tumore,molto aggressivo perché nella progressione tumorale, quindi nella trasformazione in un fenotipo molto aggressivo, EMT, cioè trasformazione epitelio-mesenchimale, le cellule perdono le caratteristiche epiteliali, tutte le connessioni di membrana e si trasformano come cellule mesenchimali, e quindi una proliferazione più incontrollata e un tumore più aggressivo.

Anche in questi tumori si è vista questa caratteristica


A cellule chiare

 Tumori misti

 Carcinoma squamoso

 Tumore indifferenziato

Tumore dedifferenziato, che sono quelli che si associano alla sindrome di Linch.




Segni e sintomi





I sintomi principali sono rappresentati da:

Sanguinamenti anomali in menopausa o nel periodo intermestruale.   


- Leucoxantorrea,cioè perdite biancastre a livello vaginale

- Dolore

- Segni e sintomi da compressione e interessamento di linfonodi o di organi a distanza, però sono segni più  tardivi, di diffusione della malattia.







Esami diagnostici




 Ecografia transvaginale

Isteroscopia: è fondamentale perché permette la visione diretta della cavità uterina e di eseguire la biopsia.

 Risonanza magnetica per stadiare il tumore.


 PETnon viene utilizzata molto ai fini stadiativi, viene utilizzata solo nei casi sospetti o pre-intervento che il chirurgo richiede se sospetta ci sia una compromissione di altri organi. 

Scintigrafia ossea: si usa esclusivamente se la paziente ha dolori ossei edè in fase avanzata di malattia.


Terapia


Stadio I: negli stadi iniziali il trattamento d'elezione è l'isterectomia più annessiectomia e linfoadenectomia pelvica o estensione lombo-aortica. Il lavaggio peritoneale è anche molto importante per verificare se ci sono cellule di sfaldamento che possono andare a colonizzare anche altri distretti del peritoneo.

Stadio II: vedi primo stadio

Gli interventi in laparoscopia danno stesso outcome  rispetto alla laparotomia, quindi in mani esperte dovrebbero essere fatti interventi in laparoscopia perché danno meno complicanze rispetto alla laparotomia.

Stadio III e IV: siamo già in uno stadio localmente avanzato punto e virgola va fatta una chemioterapia con carboplatino e paclitaxel.

In seconda linea, tra i farmaci più utilizzati: ifofosfamide, oxaliplatino, doxorubicin  liposomiale, topotecan, docetaxel.

















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martedì 14 novembre 2017










L'ovaio è un organo bilaterale composto anatomicamente da due parti:



la corticale, esternamente, dove troviamo i follicoli oofori

la midollare, dove ci sono le strutture vascolari.

Sulla superficie, l'ovaio è rivestito da un epitelio monostratificato, cubico o cilindrico che ha un aspetto simile a un mesotelio 
(epitelio Celomatico).
Il mesotelio peritoneale e l'epitelio celomatico embriologicamente hanno la stessa  differenziazione
( sono epiteli di tipo Mulleriano).


 Più inferiormente troviamo i follicoli oofori.



Patologia cistica

La patologia dell'ovaio è fatta da diversi tipi di lesioni cistiche.
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 Le lesioni cistiche possono essere di varia natura.

- Cisti funzionali

- Cisti  endometriosiche

 - Cisti neoplastiche

Quindi il riscontro di una cisti dell'ovaio può avere significati completamente diversi



a. Cisti funzionali

Tra queste distinguiamo:

- le cisti follicolare dell'ovaio: follicoli che non sono scoppiati, cioè follicoli oofori che al momento in cui doveva esserci l'ovulazione non sono scoppiati e al posto del follicolo rimane una cisti.
Hanno   dimensioni piuttosto piccole (<2cm) con liquido limpido- sieroso e microscopicamente ( hanno la stessa costituzione del follicolo ovarico (cellule  della granulosa e cellule della teca interna). 
Quindi morfologicamente  analoghe al follicolo.

La  presenza di numerose cisti follicolari configura la patologia ovaio policistico.
L' ovaio policistico è dovuto ad alterazioni ormonali per cui si ha  iperproduzione di LH, inversione del rapporto LH/ FSH per cui non c'è ovulazione e quindi si formano numerose cisti follicolari dell'ovaio.
Si vedono anche all'ecografia (come aree scure anecogene), in genere sono piccole (<2cm) e interessano entrambe le ovaie poiché si tratta di una patologia funzionale dovuta ad un'alterazione ormonale.
Non avendo l'ovulazione non ci saranno neanche corpi lutei nell' ovaio. 
Le  cisti che si trovano nell' ovaio policistico sono cisti follicolari con stessa composizione istologica del follicolo, per cui troviamo una parete formata dalle cellule della granulosa e cellule della teca.

-Cisti derivate dal corpo luteo

Il corpo luteo si costituisce dopo l'ovulazione e in alcuni casi può andare incontro ad emorragia ( corpo luteo emorragico, in ecografia si presenta come formazione cistica di contenuto ematico, quindi ecograficamente diverso, con una parte corpuscolata all'interno della cisti che rappresenta il sangue). Queste cisti hanno una rilevanza perché  se il corpo luteo si rompe nel cavo peritoneale la  paziente si presenterà con un emoperitoneo. Quindi  queste cisti vanno tenute sotto stretto controllo.


b-Cisti endometriosiche

Endometriosi: presenza di endometrio in sede ectopica diversa dall'utero.
Possiamo ritrovare endometrio anche all'interno della parete uterina, per esempio nel tessuto muscolare 
(miometrio) ed in questo caso si parlerà di adenomiosi ( presenza di endometrio all'interno del miometrio).
La presenza di endometrio in sede ectopica invece è l'endometriosi.
E' un endometrio del tutto funzionale anche se non si trova nella sua sede naturale.
Che cosa vuol dire? Che ciclicamente andrà incontro a sfaldamento.
Il  perché è responsivo all'azione degli estrogeni e del progesterone per cui darà luogo ad una sintomatologia a volte dolorosa per il sanguinamento in sedi diverse da quelle dove si dovrebbe avere.
In quali sedi possiamo trovare l'endometriosi?


1. Nell' ovaio: darà luogo a cisti endometriosiche.

2. Nel cavo peritoneale.

3. Endometriosi vescicale: si presentano con ematuria, si fa diagnosi differenziale con patologie neoplastiche, cisti emorragica e così via..

4. Nell'uretere.

5. Endometriosi intestinale:  perdite di sangue attraverso il retto. 
Questo endometrio in sede ectopica e che va incontro a sanguinamento e poi riparazione può provocare anche delle aderenze per cui a volte i focolai di endometriosi si trovano tra le anse intestinali e possono produrre anche aderenze intestinali.
E' una patologia teoricamente benigna ma che può dare una serie di complicazioni importanti per la vita oltre a diminuire la qualità di vita perché regolarmente con il flusso mestruale vi sarà una dismenorrea importante. In alcuni casi  in pazienti precedentemente sottoposti a taglio cesareo l'endometriosi può localizzarsi a livello cutaneo ( non è infrequente trovare endometriosi in pregresse ferite chirurgiche in pazienti precedentemente sottoposti al taglio cesareo).


Eziologia



A che cosa è dovuta l'endometriosi? Fondamentalmente ci sono tre tipi di teorie.

1. Teoria del rigurgito: al momento della mestruazione l'endometrio che si sfalda ritorna attraverso le tube e può andare ad impiantarsi sulla tuba, sull' ovaio e nel cavo peritoneale.

2. Teoria metaplastica: l'endometrio si forma in tessuti con la stessa derivazione embriogenetica: ad esempio ovaio e utero (sono organi mulleriani, dove l'epitelio celomatico ha la capacità di differenziarsi verso l'endometrio e quindi abbiamo l'endometriosi ovarica).

3. Teoria della disseminazione: l'endometrio penetra all'interno dei vasi (come le cellule di tumore maligno) e si andrebbe ad impiantare a distanza.
Questa teoria della disseminazione è stata utilizzata per spiegare i casi di endometriosi in sedi molto distanti dall'utero (per esempio nel polmone o a livello cerebrale). In realtà nessuna di queste teorie è particolarmente predominante rispetto alle altre.
Tipi diversi di endometriosi possono essere spiegati da diverse teorie.
La teoria della disseminazione può essere valida nelle pazienti con pregresso intervento chirurgico a livello dell'utero perché, con il bisturi, dei frammenti di endometrio possono essere spostati in altre parti (endometriosi cutanea in sede del cesareo). Comunque anche se si tratta di una patologia benigna può dare delle problematiche e va differenziata da un'altra patologia che la mullerianosi.
Nella mullerianosi troviamo epitelio endometriale che però non è arrivato in quella sede per questi processi ma è un epitelio che arrivato in quella sede durante l'organogenesi.


Endometriosi ovarica

A livello dell'ovaio, l'endometriosi si presenta sotto forma di strutture cistiche rivestite da endometrio ed essendo che questo endometrio è sottoposto alla stimolazione ormonale e quindi andrà incontro a sfaldamento, all'interno di queste cisti avremo sangue.Quindi  sono cisti piene di contenuto ematico e, per questo, si chiamano cisti cioccolato. Queste cisti, a differenza di quelle di prima, istologicamente avranno una parete bordata da un epitelio e da uno stroma endometriale.

Si possono avere due tipi di endometriosi:

 -incompleta: solo epitelio 

 -completa: epitelio e stroma.







c. Cisti neoplastiche


Ci sono tumori ovarici che possono manifestarsi sotto forma di cisti.


 Patologia neoplastica



La  maggior parte dei tumori dell'ovaio sono benigni (80%)
mentre i maligni sono più rari.
I tumori benigni hanno una fascia di incidenza più bassa (20-45 anni) mentre i tumori maligni insorgono in età più avanzata.
Fattori di rischio​ (più o meno gli stessi del carcinoma della mammella, ovvero condizioni che favoriscono lo stimolo ormonale virgola in quanti tumori ovarici sono favoriti dalla stimolazione ormonale):

- nulliparità

- menarca precoce

- familiarità

mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2

- i tumori ovarici possono rientrare nello spettro della sindrome di Lynch (sindrome ereditaria, geneticamente determinata, che si associa a carcinoma del colon-retto ereditario al di sotto dei 50 anni di età in assenza di poliposi intestinale.

lunedì 13 novembre 2017


















Eziologia



Per quanto riguarda l'eziologia delle congiuntiviti possiamo distinguere delle forme:

infettive: sostenute soprattutto da batteri, virus e miceti.

allergiche 

tossiche: che sono legate all'utilizzo di terapie protratte nel tempo.

Ci sono molte sostanze che si utilizziamo in terapia, per esempio del glaucoma, che hanno un effetto irritante. Anche i conservanti, sono fortemente irritanti, i conservanti sono messi nel concime perché devono uccidere i germi, quindi così come svolgono questa funzione,  si attaccano alle pareti delle strutture epiteliali e quindi la continua esposizione a queste sostanze determina un effetto tossico.



Classificazione





Le congiuntiviti possono essere distinte anche in base al decorso e possono essere:

- acute 

- croniche


Le congiuntiviti acute possono essere di tre tipi dal punto di vista semeiologico :


congiuntiviti papillari


congiuntiviti follicolari

congiuntivite membranose


sono tre aspetti clinici diversi che, in qualche modo, si possono associare ad altri segni che possono indirizzare verso la diagnosi. Per esempio, una congiuntivite papillare che si manifesta con delle papille e che sia associata all' essudato, se  c'è uno stato catarrale vi si può far pensare ad una congiuntivite batterica, se c'è uno stato virulento  si può pensare ad una congiuntivite iperacuta da gonorrea o meningite.


Le forme follicolari possono essere associate a una secrezione a contenuto molto liquido con intensa lacrimazione e in questo caso bisogna pensare ad una congiuntivite virale, oppure possono anche associarsi a congiuntiviti a secrezione catarrale e in questo caso bisogna pensare ad una congiuntivite da inclusi che è una forma molto frequente nei bambini. Una volta la congiuntivite più frequente era quella del tracoma, si può dire che il tracoma è stato quasi completamente abbattuto.
La forma da inclusi è sempre stata presente della forma più frequente da chlamydia.

Le forme membranose, invece, devono far pensare ad una forte reattività dell'organismo nei confronti dell'agente irritativo e possono essere conseguenti a particolari agenti batterici come, per esempio, lo streptococco oppure possono essere anche conseguenti ad infezioni virali come ad esempio l'adenovirus che quando è particolarmente aggressivo determina una forma membranosa,  bisogna intervenire con una terapia corticosteroidea che concettualmente bisogna  evitare nelle forme normali di natura virale, ma in questo caso bisogna utilizzarla per bloccare la reazione d'organo perché creerebbe dei danni maggiori rispetto a quelli creati dall'infezione virale.


Le congiuntiviti croniche, invece, sono tutte quelle forme di congiuntiviti che si protraggono per più di 15 giorni, perché oltre a questo tempo, dobbiamo pensare che il processo si sia in qualche modo cronicizzato.
Ed oltre alle forme che possono avere le papille, i follicoli o le membrane che sono in genere però associate, in questo caso, ad una secrezione meno intensa rispetto alla forma acuta, possiamo avere anche forme:


papille giganti: queste si devono far pensare ad un problema di tipo immuno-allergico

cicatrizzanti: che creano delle vere e proprie briglie cicatriziali che legano la congiuntiva che riveste le palpebre con quella normale e in questo caso si parla di briglie che si invertono.

granulomatose: come la sindrome oculo granulare di Parinau.


Può presentarsi saltuariamente la presenza di qualche nodulo.


Clinica



Dal punto di vista clinico le congiuntiviti possono essere distinte in due forme:

Secernenti: in cui avremo la secrezione. Il fatto che siano molto secernenti non vuole dire che non ci sia anche una reazione congiuntivale, per esempio una reazione papillare o una reazione follicolare, ma se prevale la componente secernente si può fare diagnosi dal tipo di secrezione che si può osservare, come per esempio, le secrezioni catarrali che  hanno una secrezione abbastanza fluida ma non pulita in quanto sarà presente una secrezione di mucosa intensa data dalla reazione congiuntivale e si giunge facilmente dunque alla diagnosi di congiuntivite batterica.
Quella purulenta dovuta ad una infezione da gonococco.
Le forme allergiche, soprattutto quelle Ige mediate di tipo I,  sono accompagnate da un intensa lacrimazione e le membranose che possono essere da streptococco, ma soprattutto virali.

Nodulo/ iperplastico: abbiamo delle forme in cui non è la secrezione ad essere l'aspetto principale, ma è soprattutto la presenza di queste forme nodulo\ iperplastiche che sono più tipiche delle congiuntiviti croniche.

In questa forma avremo le:

primaverili

atopiche

In queste due forme avremo un'intensa reazione papillare.

Follicolare: da Chlamydia e virali

Papillari: una volta gli oculisti intendevano che la presenza di papille fosse patognomica per un quadro di allergia, però non è così perché le papille sono presenti come segni di una reazione della congiuntiva, ma soprattutto di una reazione che tende a cronicizzarsi, è una reazione dello stroma della congiuntiva.

Lignea (molto rara):  l'eziologia non è ancora nota e si presenta con una consistenza molto dura e possono essere responsabili anche di interessamenti importanti della cornea.

Concettualmente, se c'è una secrezione intensa bisogna pensare che il processo sia cominciato da poco, quindi abbiamo a che fare con una congiuntivite di tipo acuto, se invece c'è una diversa sintomatologia ma la secrezione non è così cospicua se invece  c'è la presenza di queste ultime forme, allora dobbiamo pensare che il processo sia cronico.



I segni clinici delle congiuntiviti sono:

iperemia( segno principale) può essere più o meno marcata, ma la reazione vasale c'è sempre quando c'è l'irritazione della congiuntiva.

 le papille  

 le papille giganti

 i follicoli


 le membrane

 le cicatrici


 le reazioni granulomatose.


Il  riconoscimento di questi segni, può indirizzare verso la diagnosi,


sabato 11 novembre 2017

















 Definizione


La  pancreatite acuta è un processo infiammatorio del pancreas che può essere limitato alla ghiandola pancreatica ma che può estendersi ai tessuti peripancreatici e coinvolgere organi a distanza.  Clinicamente si manifesta con dolore addominale acuto che si accompagna al rialzo dei valori sierici di amilasi e lipasi, e riscontro strumentale di edema o necrosi del tessuto pancreatico.




Anatomia patologica






Si  riconoscono due entità istopatologiche distinte, cui corrispondono due livelli di gravità clinica:
la forma edematosa( 80%)  e la forma necrotica ( 20%).
La  pancreatite acuta edematosa è caratterizzata da edema interstiziale e infiltrato infiammatorio, con presenza minima (microscopica) di necrosi ghiandolare e del tessuto grasso peripancreatico.
La  pancreatite necrotica presenta al contrario aree macroscopiche di necrosi parenchimali, che possono coinvolgere con vario grado il parenchima pancreatico, da zone  limitate inferiori al 30% fino a un coinvolgimento completo. La  necrosi del grasso peripancreatico può coinvolgere i vasi venosi (generalmente la vena splenica che decorre sul margine superiore del pancreas) con possibile evoluzione in trombosi venose, mentre poco frequente è la trombosi arteriosa.  L' edema si risolve in pochi giorni e si correla con una forma clinicamente lieve di malattia. La forma necrotica si correla con una malattia più grave, con significativa mortalità ed elevata morbilità.



 Epidemiologia ed eziologia




I principali fattori eziologici sono la litiasi biliare che rappresenta la causa principale. La litiasi biliare è causa  di pancreatite per ostruzione a livello della papilla di Vater del sistema duttale pancreatico.  Il meccanismo può essere meccanico diretto (calcolo incuneato alla confluenza del dotto biliare e pancreatico) o secondario all'edema papillare o alla discinesia  sfinteriale conseguente al passaggio di un calcolo. L'abuso di alcol è indicato come la seconda più frequente causa di pancreatite acuta, ma sul piano clinico è difficile differenziare una patologia acuta da una prima manifestazione di una pancreatite cronica;  cause meno frequenti ma non rare di pancreatite acuta sono farmaci (in genere su base idiosincrasica), ipertrigliceridemia, ipercalcemia, trauma.
Nelle forme lievi il dolore può essere l'unico sintomo e al massimo essere associato a tachicardia o modico rialzo febbrile.







Sintomi


















Il sintomo principale della pancreatite acuta non complicata è il dolore continuo, con sede epigastrica irradiato bilateralmente agli ipocondri ("a barra") e posteriormente al dorso ( "a cintura"). Il  dolore è solitamente responsivo a farmaci antinfiammatori non steroidi e oppiacei, ma non ad antispastici. Nausea e vomito possono essere presenti, e sono indicativi di una patologia biliare.
Nella  patogenesi del dolore interagiscono in varia misura diversi fattori:

.pancreatici 

-  distensione acuta della capsula pancreatica;

-   liberazione locale sostanze alogene (citochine);

- irritazione delle terminazioni nervose intraparenchimali;

- infiltrazione del plesso celiaco;

-  aumento della pressione intraduttale pancreatica,da ostacolato svuotamento a livello della papilla di Vater;

-  distensione delle vie biliari;


. extrapancreatici

- ileo adinamico;

-  peritonite da spandimento di secreto contenente enzimi attivati nel cavo addominale.

- extrapancreatici;

 - ileo adinamico;

 - peritonite da spandimento di secreto  contenente enzimi attivati nel cavo addominale.


Nelle forme lievi il dolore può essere l'unico sintomo o al massimo essere associato a tachicardia o modico rialzo  febbrile. Nelle forme di grado severo anche il quadro clinico tende a peggiorare con la comparsa, nei casi più gravi, di segni di impegno sistemico. L'evoluzione clinica in presenza di complicazioni sistemiche necessità di provvedimenti di terapia intensiva.
Nel corso della pancreatite acuta di grado severo possono manifestarsi le seguenti complicanze locali:

- raccolte fluide

 - pseudocisti

- ascite peripancreatica,  conseguente alla rottura di un dotto o, più tardivamente, di pseudocisti in  peritoneo;

 - ittero ostruttivo, a volte con colangite secondaria.



Diagnosi di laboratorio


L'incremento di amilasi pancreatica e lipasi nel sangue è indice di laboratorio diffusamente utilizzato per la diagnosi di pancreatite acuta.
La diagnosi di pancreatite acuta si basa quindi sull'aumento sierico degli enzimi pancreatici di almeno tre volte i valori normali insieme a un quadro clinico tipico. Il laboratorio può inoltre indicare l'eziologia della malattia, dal momento che un aumento delle transaminasi (ALT in particolare)  è indicativo di  eziologia biliare e la diagnosi di pancreatite da ipertrigliceridemia si basa sull' aumento dei trigliceridi al di sopra dei 1000 mg/dl.





Diagnosi strumentale


La diagnostica strumentale di primo livello prevede l'esecuzione di un esame radiologico diretto dell'addome e del torace e di un'ecografia dell'addome superiore.
L' RX dell'addome permette di rilevare i segni di un ileo adinamico e di escludere altre cause di addome acuto.
L' RX del torace può documentare versamento pleurico basale e/o complicanze polmonari.
L'US  se l'esplorazione non viene ostacolata da gas, può evidenziare:

- l'eziologia biliare, mediante il riconoscimento di calcoli o fango biliare nella colecisti e/o coledoco o di  una dilatazione delle vie biliari;

- la necrosi pancreatica;

- la presenza di raccolte fluide peripancreatiche;

 - l'evoluzione pseudocistica delle raccolte, in una fase più avanzata.

La diagnostica strumentale di secondo livello prevede l'esecuzione della TC con iniezione di mezzo di contrasto, che consente di definire con precisione la presenza, la localizzazione e l'estensione delle aree di necrosi e delle raccolte fluide peripancreatiche. Altre metodiche di immagine utilizzabili per lo studio della morfologia biliopancreatica sono la risonanza magnetica (RM), l'ecoendoscopia e la CPRE.




 Terapia


Il trattamento  medico della pancreatite acuta deve essere instaurato quanto prima possibile e ha i seguenti obiettivi principali:

 assistenza al paziente;

 limitare la severità della flogosi pancreatica;

 prevenire le complicanze locali e sistemiche 

prevenire le recidive di pancreatite acuta;



 Assistenza al paziente




La gestione clinica deve essere indirizzata a:


- sedare il dolore assicurare un adeguato supporto nutrizionale e idroelettrolitico;

-  mantenere un'adeguata ossigenazione;

- correggere ipovolemia.

La sedazione del dolore e il supporto nutrizionale e idroelettrolitico costituiscono gli aspetti più importanti dell'assistenza al paziente.



venerdì 13 ottobre 2017












Definizione 


La pediculosi è una malattia infettiva di origine parassitaria, a selettivo trofismo per gli annessi piliferi. 





Epidemiologia 


La trasmissione dell'infestazione è nella grande maggioranza dei casi diretta e colpisce frequentemente i soggetti che vivono nella stessa famiglia o che frequentano le stesse comunità (asili, scuole, collegi ecc..) meno comunemente può essere mediata da oggetti (cappelli, pettini, spazzole, asciugamani, cuscini ecc..) utilizzati da breve intervallo di tempo da persona infestata, poiché i pidocchi, 
al di fuori dell'ospite, vanno incontro a un rapido processo di disidratazione e a progressiva riduzione dei movimenti, fino all'immobilità. La trasmissione mediante oggetti deve, quindi, venire in tempi molto rapidi. In base alla localizzazione si distingue la pediculosi del capo, del pube, del corpo, del volto (ciglia, sopracciglia e barba) ma in ogni caso la dermatosi si localizza in regioni corporee coperte da peli. La pediculosi del capo colpisce persone di tutte le età e  qualsiasi condizione socio-economica, e tuttavia  è più frequente nei bambini di età compresa tra i 3 e 11 anni, soprattutto di sesso femminile. Possibili fattori protettivi nei confronti della pediculosi del capo sono costituiti dal maggiore quantitativo di sebo sulla superficie cutanea, dal ph acido della 
cute e dalla temperatura favorevole e 29-30 gradi. I pidocchi non saltano e non volano, come molte persone credono,
da una testa all'altra. il contagio avviene attraverso il contatto "fra teste" o dal bambino già infestato. I pidocchi non sono indice di povertà o sporcizia personale o familiare. Anzi i pidocchi adorano il pulito: per questo possono venire a tutti i bambini , anche a chi si lava i capelli tutti i giorni perché i bambini fino a una certa età 
sono sempre a stretto contatto e giocano tra loro a distanza molto ravvicinata. 



Sintomatologia 






La pediculosi del capo si localizza elettivamente a livello del cuoio capelluto (prediletta la nuca), ma può coinvolgere per continuità, ciglia, sopracciglia e barba. Oltre ai parassiti adulti, mobili lungo il fusto dei capelli, si rinvengono corpiccioli di forma ovoidale, di colorito bianco-grigiastro, fortemente adesi al fusto del capello:  sono le lendini (piccole uova). Si associano eritema e escoriazioni cutanee. Nella pediculosi del corpo e del pube le lesioni si rinvengono principalmente a livello di spalle, addome e glutei, (in ogni caso dove il sistema pilifero è ben rappresentato), sotto forma di lesioni puntiformi di colorito rosso vivo dovute a morsi del parassita, escoriazioni (lesioni lineari da grattamento), pomfi orticarioidi o, talvolta, pustole e croste espressive di sovrainfezione batterica. Il sintomo principale, presente in tutte le forme è il prurito dovuto a reazione irritativa e allergica agli enzimi della saliva del pidocchio. Tale reazione si estrinseca dopo giorni o settimane dal parassitamento del pelo, per cui, quando il prurito si rende manifesto, l'infestazione è ad uno stadio avanzato e facilmente trasmissibile. 


Diagnosi 



la diagnosi si effettua attraverso un'attenta ispezione dei peli della cute corrispondente, eventualmente facilitata da una buona illuminazione, una lente di ingrandimento, uno strumento a punta smussa per visionare i capelli isolatamente, consente di apprezzare i parassiti (mobili lungo il fusto), le lendini (corpiccioli biancastri, aderenti e fissi), eritema della cute ed eventuali lesioni da grattamento. 
Le lendini possono essere di entità variabile. 


Terapia

Le molecole principali sono le piretrine naturali e sintetiche 
(come la permetrina) . L'applicazione deve essere accurata e ripetuta dopo alcuni giorni per agire anche sulla schiusa delle lendini . Con il pettine a denti stretti è  opportuno, inoltre, asportare le lendine residue. I prodotti chimici insetticidi, non possono essere utilizzati nei bambini di età inferiore ai due anni per eventuali effetti tossici. Meglio utilizzare prodotti privi di effetti collaterali che "soffocano" i pidocchi a base di una sostanza chiamata dimeticone che non svolge un'azione chimica ma fisica : forma una sorta di pellicola attorno al pidocchio immobilizzandolo e provocandone appunto il soffocamento. Si tratta di una sostanza non tossica, priva di agenti chimici, che non è assorbita dalla pelle. Si applica sui capelli asciutti coprendoli dalla radice fino alla punta con una durata del trattamento che varia in base al prodotto.




Complicanze 


La sovrapposizione batterica (impetiginizzazione) è evenienza comune soprattutto nel bambini ed è secondaria al grattamento.
Altre possibili complicanze sono la dermatite irritativa da permetrina, nella quale persistendo il prurito e  lesioni cutanee di tipo eczematoso, talvolta alimenta nel  paziente la paura che l'infestazione persista a  dispetto di una corretta ed efficace terapia. 
In questi casi è possibile, in pazienti particolarmente neurolabili, l'instaurarsi di fobia (stato psicologico di variabile entità , talvolta condiviso in ambito familiare, provocato dalla convinzione che la malattia persista anche al di là della guarigione clinica dichiarata e certificata dallo specialista . 


Profilassi 


E' obbligatorio da parte del medico che effettua la diagnosi eseguire regolare denuncia gli organi competenti, isolare il paziente e, per quanto possibile estendere il controllo, con eventuale opportuna terapia, a tutti coloro che sono venuti a contatto con il soggetto infestato (familiari , compagni di scuola , colleghi di lavoro, etc..)

mercoledì 11 ottobre 2017
















Il 50% degli italiani soffre in modo più o meno ricorrente di acidità di stomaco, un disturbo che si accentua durante i cambi di stagione ed è molto diffuso, tanto che si calcola che, nel mondo, ne soffrono oltre 30 milioni di persone. 





Che cosa provoca l'acidità di stomaco? 



L'eccessiva produzione dell'acido cloridrico. 
Nello stomaco ci sono ghiandole specializzate nella sua produzione.
L'acido cloridrico è indispensabile per digerire perché frammenta quello che mangiamo e contribuisce al processo digestivo. Però, in alcune condizioni particolari, lo stomaco produce questo acido in quantità eccessive, tanto da causare l'acidità gastrica. 



Fattori predisponenti 






La vita stressante, le arrabbiature, le cattive abitudini alimentari. 
In queste situazioni il nervo vago, un importante nervo cranico 
che arriva fino al torace e all'addome, inizia a stimolare le ghiandole che producono l'acido cloridrico in maniera eccessiva 
ed è anche responsabile della stimolazione del cuore, determinando la sensazione di cuore in gola.
L'acidità di stomaco si può manifestare maggiormente durante i cambi di stagione per gli sbalzi di temperatura. Lo stomaco, è una parte particolarmente sensibile, risente del cambio di stagione, tenta di adattarsi ma fa più fatica e produce una maggiore quantità di acido cloridrico. 



Cosa fare 


Quando compare l'acidità si suggerisce di bere un bicchiere di latte e di mangiare un pezzo di pane perché questi due alimenti sono in grado di tamponare questa acidità. Se  non si ha a disposizione pane o latte a volte è sufficiente bere un bicchiere d'acqua per diluire l'acido cloridrico. Nel 90% dei casi l'acidità scompare in questo modo. Se così non fosse, se il bicchiere di latte e il pezzo di pane non dovessero funzionare soltanto allora si consiglia di ricorrere ai farmaci antiacidi, che possono essere acquistati in farmacia senza bisogno di  prescrizione medica.
Se i farmaci antiacidi non fossero efficaci  si consiglia di rivolgersi al medico per scoprire la causa di questo disturbo.



Helicobacter pylori

Dietro l'acidità di stomaco molto spesso si nasconde un'infezione causata da un batterio chiamato Helicobacter pylori, e questo accade oltre a un terzo degli italiani. Si tratta di un batterio che colonizza la mucosa gastrica provocando in molti casi gastrite e ulcere che si manifestano anche attraverso l'acidità. Per questo motivo si prescrive al paziente un esame, non invasivo e non doloroso, sulle feci oppure attraverso il respiro. Si tratta di due metodi efficaci da scegliere in base alla disponibilità delle strutture ospedaliere. 



Come viene eseguito questo esame? 


Per scoprire la presenza dell' helicobacter pylori l'esame sulle feci va eseguito analizzando un frammento in laboratorio; l'analisi del respiro si effettua facendo soffiare il paziente con una cannula all'interno di una provetta prima e dopo avere bevuto una specifica soluzione. 



Come viene curato il paziente che ha un batterio 
helicobacter pylori nello stomaco?



Viene somministrata per 10 giorni terapia antibiotica.  
Nei primi 5 giorni amoxicillina con un gastroprotettore, 
gli altri 5 giorni altri due antibiotici, la claritromicina e il tinidazolo. Un mese dopo la fine della cura bisogna ripetere l'esame dell'elicobacter pylori. L'esame, il 94% dei casi dà esito negativo: significa che il batterio è stato debellato e il paziente è guarito. Se fosse ancora presente attraverso un esame chiamato antibiogramma bisogna individuare l'antibiotico giusto da somministrare a ogni singolo paziente. 




Come si interviene, invece, se il batterio dell' helicobacter pylori non è presente? 


Vengono somministrati al paziente per almeno 4 settimane dosaggi bassissimi di farmaci cosiddetti inibitori della pompa protonica. Sono medicinali in grado di contrastare la produzione di acido cloridrico nello stomaco. Ma se nemmeno questi dovessero funzionare, il paziente viene sottoposto alla gastroscopia, esame invasivo però meno doloroso di un tempo. 



Come si esegue la gastroscopia? 


La gastroscopia si esegue attraverso l'introduzione di un tubicino flessibile dotato di una piccola telecamera e di una luce a fibra ottica e si può osservare lo stomaco dall'interno. Durante l'esame 
si riesce anche ad asportare un frammento in modo da sottoporlo all'esame istologico in laboratorio per avere una diagnosi certa. 


Prevenzione 


Si raccomanda al paziente di modificare il proprio stile di vita. Per esempio di limitare tensione emotiva e stress anche con la pratica di una leggera attività fisica, come una passeggiata veloce giornaliera, lo yoga, il pilates, il nuoto, il ballo, attività che riesca a rilassare a mantenere in forma fisicamente e mentalmente. 



L'alimentazione 



Una corretta alimentazione è fondamentale. Infatti una delle cause principali dell'acidità gastrica è il sovrappeso: 5-10 chili di troppo fanno lavorare di più lo stomaco che è costretto a produrre più acido cloridrico del normale. Qualsiasi eccesso fa male allo stomaco e, quindi, anche sottoporlo a diete troppo rigide può provocare acidità di stomaco: mangiando troppo poco o stando tante ore a digiuno lo stomaco produce comunque un certo quantitativo di acido cloridrico che è, però, non è tamponato dal cibo. Per questo motivo non bisognerebbe mai lasciare passare più di 4-5 ore di intervallo tra ogni pasto, dalla colazione alla cena. 
Se non si riesce a farlo è opportuno spezzare il digiuno con uno spuntino leggero, per esempio con un frutto. 


Alimenti consigliati per evitare acidità di stomaco 


In assoluto la dieta mediterranea è la migliore: la pasta al pomodoro, il pane, un po' di pesce, un po' di carne, qualche volta i latticini, le verdure in grande quantità proteggono lo stomaco e in generale assicurano il benessere. L'ideale sarebbe 
fare una colazione abbondante al mattino, mangiare un primo 
piatto o un secondo piatto a  mezzogiorno e alla sera, tenendo 
conto che la cena deve essere il più possibile leggera. 

Quali alimenti scatenano maggiormente 
l'acidità di stomaco? 


Si raccomanda a chi soffre di questo disturbo di eliminare i cibi 
che stimolano la produzione di acido cloridrico: il caffè, il cioccolato, il pepe, il peperoncino, gli agrumi, i vini bianchi e frizzanti, le bevande gassate.

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