venerdì 13 ottobre 2017












Definizione 


La pediculosi è una malattia infettiva di origine parassitaria, a selettivo trofismo per gli annessi piliferi. 





Epidemiologia 


La trasmissione dell'infestazione è nella grande maggioranza dei casi diretta e colpisce frequentemente i soggetti che vivono nella stessa famiglia o che frequentano le stesse comunità (asili, scuole, collegi ecc..) meno comunemente può essere mediata da oggetti (cappelli, pettini, spazzole, asciugamani, cuscini ecc..) utilizzati da breve intervallo di tempo da persona infestata, poiché i pidocchi, 
al di fuori dell'ospite, vanno incontro a un rapido processo di disidratazione e a progressiva riduzione dei movimenti, fino all'immobilità. La trasmissione mediante oggetti deve, quindi, venire in tempi molto rapidi. In base alla localizzazione si distingue la pediculosi del capo, del pube, del corpo, del volto (ciglia, sopracciglia e barba) ma in ogni caso la dermatosi si localizza in regioni corporee coperte da peli. La pediculosi del capo colpisce persone di tutte le età e  qualsiasi condizione socio-economica, e tuttavia  è più frequente nei bambini di età compresa tra i 3 e 11 anni, soprattutto di sesso femminile. Possibili fattori protettivi nei confronti della pediculosi del capo sono costituiti dal maggiore quantitativo di sebo sulla superficie cutanea, dal ph acido della 
cute e dalla temperatura favorevole e 29-30 gradi. I pidocchi non saltano e non volano, come molte persone credono,
da una testa all'altra. il contagio avviene attraverso il contatto "fra teste" o dal bambino già infestato. I pidocchi non sono indice di povertà o sporcizia personale o familiare. Anzi i pidocchi adorano il pulito: per questo possono venire a tutti i bambini , anche a chi si lava i capelli tutti i giorni perché i bambini fino a una certa età 
sono sempre a stretto contatto e giocano tra loro a distanza molto ravvicinata. 



Sintomatologia 






La pediculosi del capo si localizza elettivamente a livello del cuoio capelluto (prediletta la nuca), ma può coinvolgere per continuità, ciglia, sopracciglia e barba. Oltre ai parassiti adulti, mobili lungo il fusto dei capelli, si rinvengono corpiccioli di forma ovoidale, di colorito bianco-grigiastro, fortemente adesi al fusto del capello:  sono le lendini (piccole uova). Si associano eritema e escoriazioni cutanee. Nella pediculosi del corpo e del pube le lesioni si rinvengono principalmente a livello di spalle, addome e glutei, (in ogni caso dove il sistema pilifero è ben rappresentato), sotto forma di lesioni puntiformi di colorito rosso vivo dovute a morsi del parassita, escoriazioni (lesioni lineari da grattamento), pomfi orticarioidi o, talvolta, pustole e croste espressive di sovrainfezione batterica. Il sintomo principale, presente in tutte le forme è il prurito dovuto a reazione irritativa e allergica agli enzimi della saliva del pidocchio. Tale reazione si estrinseca dopo giorni o settimane dal parassitamento del pelo, per cui, quando il prurito si rende manifesto, l'infestazione è ad uno stadio avanzato e facilmente trasmissibile. 


Diagnosi 



la diagnosi si effettua attraverso un'attenta ispezione dei peli della cute corrispondente, eventualmente facilitata da una buona illuminazione, una lente di ingrandimento, uno strumento a punta smussa per visionare i capelli isolatamente, consente di apprezzare i parassiti (mobili lungo il fusto), le lendini (corpiccioli biancastri, aderenti e fissi), eritema della cute ed eventuali lesioni da grattamento. 
Le lendini possono essere di entità variabile. 


Terapia

Le molecole principali sono le piretrine naturali e sintetiche 
(come la permetrina) . L'applicazione deve essere accurata e ripetuta dopo alcuni giorni per agire anche sulla schiusa delle lendini . Con il pettine a denti stretti è  opportuno, inoltre, asportare le lendine residue. I prodotti chimici insetticidi, non possono essere utilizzati nei bambini di età inferiore ai due anni per eventuali effetti tossici. Meglio utilizzare prodotti privi di effetti collaterali che "soffocano" i pidocchi a base di una sostanza chiamata dimeticone che non svolge un'azione chimica ma fisica : forma una sorta di pellicola attorno al pidocchio immobilizzandolo e provocandone appunto il soffocamento. Si tratta di una sostanza non tossica, priva di agenti chimici, che non è assorbita dalla pelle. Si applica sui capelli asciutti coprendoli dalla radice fino alla punta con una durata del trattamento che varia in base al prodotto.




Complicanze 


La sovrapposizione batterica (impetiginizzazione) è evenienza comune soprattutto nel bambini ed è secondaria al grattamento.
Altre possibili complicanze sono la dermatite irritativa da permetrina, nella quale persistendo il prurito e  lesioni cutanee di tipo eczematoso, talvolta alimenta nel  paziente la paura che l'infestazione persista a  dispetto di una corretta ed efficace terapia. 
In questi casi è possibile, in pazienti particolarmente neurolabili, l'instaurarsi di fobia (stato psicologico di variabile entità , talvolta condiviso in ambito familiare, provocato dalla convinzione che la malattia persista anche al di là della guarigione clinica dichiarata e certificata dallo specialista . 


Profilassi 


E' obbligatorio da parte del medico che effettua la diagnosi eseguire regolare denuncia gli organi competenti, isolare il paziente e, per quanto possibile estendere il controllo, con eventuale opportuna terapia, a tutti coloro che sono venuti a contatto con il soggetto infestato (familiari , compagni di scuola , colleghi di lavoro, etc..)

mercoledì 11 ottobre 2017
















Il 50% degli italiani soffre in modo più o meno ricorrente di acidità di stomaco, un disturbo che si accentua durante i cambi di stagione ed è molto diffuso, tanto che si calcola che, nel mondo, ne soffrono oltre 30 milioni di persone. 





Che cosa provoca l'acidità di stomaco? 



L'eccessiva produzione dell'acido cloridrico. 
Nello stomaco ci sono ghiandole specializzate nella sua produzione.
L'acido cloridrico è indispensabile per digerire perché frammenta quello che mangiamo e contribuisce al processo digestivo. Però, in alcune condizioni particolari, lo stomaco produce questo acido in quantità eccessive, tanto da causare l'acidità gastrica. 



Fattori predisponenti 






La vita stressante, le arrabbiature, le cattive abitudini alimentari. 
In queste situazioni il nervo vago, un importante nervo cranico 
che arriva fino al torace e all'addome, inizia a stimolare le ghiandole che producono l'acido cloridrico in maniera eccessiva 
ed è anche responsabile della stimolazione del cuore, determinando la sensazione di cuore in gola.
L'acidità di stomaco si può manifestare maggiormente durante i cambi di stagione per gli sbalzi di temperatura. Lo stomaco, è una parte particolarmente sensibile, risente del cambio di stagione, tenta di adattarsi ma fa più fatica e produce una maggiore quantità di acido cloridrico. 



Cosa fare 


Quando compare l'acidità si suggerisce di bere un bicchiere di latte e di mangiare un pezzo di pane perché questi due alimenti sono in grado di tamponare questa acidità. Se  non si ha a disposizione pane o latte a volte è sufficiente bere un bicchiere d'acqua per diluire l'acido cloridrico. Nel 90% dei casi l'acidità scompare in questo modo. Se così non fosse, se il bicchiere di latte e il pezzo di pane non dovessero funzionare soltanto allora si consiglia di ricorrere ai farmaci antiacidi, che possono essere acquistati in farmacia senza bisogno di  prescrizione medica.
Se i farmaci antiacidi non fossero efficaci  si consiglia di rivolgersi al medico per scoprire la causa di questo disturbo.



Helicobacter pylori

Dietro l'acidità di stomaco molto spesso si nasconde un'infezione causata da un batterio chiamato Helicobacter pylori, e questo accade oltre a un terzo degli italiani. Si tratta di un batterio che colonizza la mucosa gastrica provocando in molti casi gastrite e ulcere che si manifestano anche attraverso l'acidità. Per questo motivo si prescrive al paziente un esame, non invasivo e non doloroso, sulle feci oppure attraverso il respiro. Si tratta di due metodi efficaci da scegliere in base alla disponibilità delle strutture ospedaliere. 



Come viene eseguito questo esame? 


Per scoprire la presenza dell' helicobacter pylori l'esame sulle feci va eseguito analizzando un frammento in laboratorio; l'analisi del respiro si effettua facendo soffiare il paziente con una cannula all'interno di una provetta prima e dopo avere bevuto una specifica soluzione. 



Come viene curato il paziente che ha un batterio 
helicobacter pylori nello stomaco?



Viene somministrata per 10 giorni terapia antibiotica.  
Nei primi 5 giorni amoxicillina con un gastroprotettore, 
gli altri 5 giorni altri due antibiotici, la claritromicina e il tinidazolo. Un mese dopo la fine della cura bisogna ripetere l'esame dell'elicobacter pylori. L'esame, il 94% dei casi dà esito negativo: significa che il batterio è stato debellato e il paziente è guarito. Se fosse ancora presente attraverso un esame chiamato antibiogramma bisogna individuare l'antibiotico giusto da somministrare a ogni singolo paziente. 




Come si interviene, invece, se il batterio dell' helicobacter pylori non è presente? 


Vengono somministrati al paziente per almeno 4 settimane dosaggi bassissimi di farmaci cosiddetti inibitori della pompa protonica. Sono medicinali in grado di contrastare la produzione di acido cloridrico nello stomaco. Ma se nemmeno questi dovessero funzionare, il paziente viene sottoposto alla gastroscopia, esame invasivo però meno doloroso di un tempo. 



Come si esegue la gastroscopia? 


La gastroscopia si esegue attraverso l'introduzione di un tubicino flessibile dotato di una piccola telecamera e di una luce a fibra ottica e si può osservare lo stomaco dall'interno. Durante l'esame 
si riesce anche ad asportare un frammento in modo da sottoporlo all'esame istologico in laboratorio per avere una diagnosi certa. 


Prevenzione 


Si raccomanda al paziente di modificare il proprio stile di vita. Per esempio di limitare tensione emotiva e stress anche con la pratica di una leggera attività fisica, come una passeggiata veloce giornaliera, lo yoga, il pilates, il nuoto, il ballo, attività che riesca a rilassare a mantenere in forma fisicamente e mentalmente. 



L'alimentazione 



Una corretta alimentazione è fondamentale. Infatti una delle cause principali dell'acidità gastrica è il sovrappeso: 5-10 chili di troppo fanno lavorare di più lo stomaco che è costretto a produrre più acido cloridrico del normale. Qualsiasi eccesso fa male allo stomaco e, quindi, anche sottoporlo a diete troppo rigide può provocare acidità di stomaco: mangiando troppo poco o stando tante ore a digiuno lo stomaco produce comunque un certo quantitativo di acido cloridrico che è, però, non è tamponato dal cibo. Per questo motivo non bisognerebbe mai lasciare passare più di 4-5 ore di intervallo tra ogni pasto, dalla colazione alla cena. 
Se non si riesce a farlo è opportuno spezzare il digiuno con uno spuntino leggero, per esempio con un frutto. 


Alimenti consigliati per evitare acidità di stomaco 


In assoluto la dieta mediterranea è la migliore: la pasta al pomodoro, il pane, un po' di pesce, un po' di carne, qualche volta i latticini, le verdure in grande quantità proteggono lo stomaco e in generale assicurano il benessere. L'ideale sarebbe 
fare una colazione abbondante al mattino, mangiare un primo 
piatto o un secondo piatto a  mezzogiorno e alla sera, tenendo 
conto che la cena deve essere il più possibile leggera. 

Quali alimenti scatenano maggiormente 
l'acidità di stomaco? 


Si raccomanda a chi soffre di questo disturbo di eliminare i cibi 
che stimolano la produzione di acido cloridrico: il caffè, il cioccolato, il pepe, il peperoncino, gli agrumi, i vini bianchi e frizzanti, le bevande gassate.

lunedì 2 ottobre 2017












Dopo settimane di esposizione al sole, al calore, alla salsedine, 
la pelle del corpo può apparire secca e ruvida in superficie e si screpola più facilmente proprio perché ha dovuto difendersi dalle aggressioni estive. Una pelle giovane recupera meglio e più velocemente questi danni, mentre una pelle matura, come quella 
dai 40 anni in su, ha tempi più lunghi di ripresa e necessita di particolari attenzioni. Per questo è importante intervenire subito e preparare la pelle alla stagione fredda. 


La pelle si può seccare in ogni stagione dell'anno? 

Si, non soltanto durante i mesi estivi. In quelli più freddi le temperature basse, gli sbalzi climatici tra l'esterno e l'interno dei locali e lo smog compromettono lo strato corneo superficiale della pelle composto da sostanze chiamate ceramidi ed acidi grassi. 

Che cosa accade in questi casi? 





La barriera della pelle danneggiata da un lato permette alle sostanze dannose di penetrare, dall'altro lascia evaporare l'acqua dagli strati più profondi: la pelle così si inaridisce, diventa opaca, squamosa e facile alle irritazioni. 

Da quali sintomi si può capire? 


La pelle secca e disidratata può avere caratteristiche e sintomi differenti, che vanno dalla sensazione di tirare a una leggera desquamazione quando si tratta di una disidratazione semplice. 
In caso, invece, di secchezza seria i sintomi possono essere un ispessimento della pelle, oltre ad arrossamenti, lesioni e prurito 
che inducono a grattarsi. 



Chi sta assumendo farmaci ha maggiori possibilità di avere la secchezza della pelle? 






Si. La maggiore secchezza della pelle può essere l'effetto collaterale di alcune categorie di farmaci come i cosiddetti retinoidi, cioè i derivati della vitamina A, che sono assunti contro l'acne, oppure di alcuni farmaci ipertensivi, antidepressivi e contraccettivi. 



Cosa fare in questi casi? 


Trattandosi di cure che non si possono interrompere, l'unica soluzione è mantenere nel migliore stato possibile il film idrolipidico della pelle e idratarla il più possibile. 
In particolare, applicare creme che aiutano le cellule a rigenerarsi. 


L'alimentazione può contribuire a combattere e prevenire la secchezza della pelle? 


Si. Innanzitutto si consiglia di bere almeno due litri di acqua al giorno e di scegliere gli alimenti giusti per idratare la pelle e per evitare la ritenzione idrica. Ogni cibo contiene una percentuale 
di acqua, ma fra quelli più idratanti ci sono la frutta e la verdura. 
In particolare cetrioli, ravanelli, anguria sono costituiti da oltre il 95% di acqua, mentre melone, insalata, peperoni, prugne e pomodori ne contengono il 90%. Poco sotto vi sono i carciofi, carote, albicocche, sedano e zucca. Si suggerisce di consumare le verdure crude poiché la cottura provoca una perdita massiccia di liquidi. Inoltre si consiglia di limitare il più possibile gli alimenti salati. 




Il sale fa male alla pelle? 


La concentrazione di sale nel corpo richiama acqua dalle cellule superficiali che ne restano così prive, disidratandosi e rompendo i legami che le tengono unite. Questo provoca un' ulteriore disidratazione. 


Come  prevenire la secchezza della pelle? 



Si suggerisce di pulire la pelle con saponi delicati e non aggressivi come sono quelli che contengono tensioattivi, le sostanze che servono per fare la schiuma. Infatti, quest'ultima dà l'impressione di intrappolare lo sporco e di lavare meglio. In realtà elimina del tutto il sebo e altera il film idrolipidico, cioè la pellicola sottile composta da grasso e da acqua che la protegge perché serve come barriera contro gli agenti esterni. 



Che cosa accade se viene meno questa protezione? 


Si instaura un circolo vizioso: tra le cellule cornee si creano microfessurazioni dalle quali fuoriesce acqua, che evapora e 
rende la pelle secca e screpolata e, di conseguenza, si formano 
altre spaccature. Inoltre per non avere la pelle secca si consiglia 
di lavarsi nel modo corretto. 




Quali sono le regole da rispettare per mantenere la pelle ben idratata? 




Si consiglia di non rimanere mai in acqua per oltre 20 minuti; inoltre sarebbe meglio non fare il bagno e la doccia troppo caldi, ma mantenere la temperatura intorno ai 37°. Infatti, l'acqua troppo calda secca la pelle e la disidrata perché elimina in parte il film idrolipidico. Inoltre quando ci si lava bisogna sempre asciugare bene tutte le parti del corpo, facendo attenzione anche alle pieghe della pelle e alle zone in mezzo alle dita delle mani e dei piedi. 
Al termine è importante idratare bene la pelle. 



Come idratare bene la pelle? 



Con una buona crema idratante che sia in grado di ricompattare le cellule cornee superficiali per fermare l'eccessiva evaporazione di acqua e per favorire quindi un'idratazione profonda. Inoltre la crema deve rinforzare le cellule, stimolare la formazione di acido ialuronico tissutale. Le migliori sono quelle ricche di fosfolipidi, glucosamina, deltalattone, coenzima A e dermocosmetici con fospidina, un complesso attivo formato da fosfolipidi estratti da soia e glucosamina. 



Che cosa si consiglia invece a chi ha  in particolare la secchezza della pelle del viso? 



Si consiglia di utilizzare un latte detergente delicato con fosfolipidi, acido tioctico, flavonoidi oppure creme con fosfolipidi, glucosamina e peptidi della soia e del riso. 
Infatti queste sostanze sono in grado di idratare in profondità la pelle, di mantenerla giovane e tonica. Invece, la sera si raccomanda di pulire sempre bene il viso, lavandolo con abbondante acqua tiepida e con un po' di latte detergente per rimuovere il trucco e le impurità che si depositano sulla pelle, e poi di applicare una crema idratante con un leggero massaggio di 5 minuti partendo dai lati del naso verso quelli del viso, utile per mantenere la pelle giovane e a prevenire le rughe. Inoltre, per le pelli molto secche che hanno bisogno di nutrimento, si consiglia anche di applicare una volta alla settimana una maschera fatta in casa. 



Con quali ingredienti preparare la crema?


Per esempio si può mescolare la polpa di 5 fragole mature con un cucchiaino di panna liquida e due gocce di limone. La maschera deve essere lasciata in posa per 20 minuti. Occorre poi rimuoverla con acqua tiepida. 



Quando è indispensabile una visita dal dermatologo? 


Quando, oltre alla sensazione di avere la pelle che tira e presenta 
una leggera desquamazione, si avverte anche prurito, la pelle appare arrossata e compaiono ispessimento della pelle e lesioni. Questi sintomi indicano che si tratta di una secchezza della pelle seria, cronica, che potrebbe indicare qualche forma di dermatite.

martedì 12 settembre 2017











La sincope fa parte delle "perdite transitorie di coscienza". 
Di perdite transitorie di coscienza ce ne sono diverse ma non 
tutte sincopi, perché diverso può essere il motivo per cui la coscienza va via temporaneamente: 

attacchi epilettici

febbre: a chi non è mai capitato di sentirti un po' tra le nuvole durante una febbre, soprattutto se alta; 

attacco narcolettico; crisi di sonno, usualmente incoercibile, di durata variabile in media 15-20 minuti e ricorrenti pluriquotidianamente, facilitati da situazioni a basso stimolo e seguite da una netta sensazione di ristoro psico-fisico. 

TIA ( attacco ischemico transitorio): non induce PdCT  se è interessato il distretto carotideo, mentre può indurla, seppure molto raramente, qualora sia interessato il distretto vertebro-basilare. 
In tal caso sono presenti sintomi neurologici focali quali paresi, 
atassia, diplopia, parestesie; queste ultime, tuttavia, possono essere presente anche nella sincope neuromediata; 

traumi cranici: 
condizioni metaboliche: l'ipoglicemia per esempio induce generalmente una perdita della coscienza di lunga durata (coma); 
se invece quest'ultima è di breve durata la causa ipoglicemica deve essere sospettata in soggetti in trattamento antidiabetico, in particolare se la  PdCT  è preceduta da sudorazione e tremori intensi. Ma la perdita di coscienza dell'ipoglicemia potrebbe anche non avere nessun sintomo premonitore perché come la neurologia ci insegna il paziente diabetico potrebbe avere anche una neuropatia automatica. 

L'ipossiemia  acuta transitoria (intossicazione da CO, esposizione a basse concentrazioni di ossigeno) ecc.
e poi ci sono pure condizioni che possono simulare una transitoria perdita di coscienza, ma in cui in realtà la coscienza è integra; 

drop attac: è caratterizzato da una caduta a terra improvvisa, 
spesso sulle ginocchia, tanto che alcuni autori la definiscono "sindrome delle ginocchia blu", ma non vi è perdita della 
coscienza. In soggetti anziani può essere tuttavia coinvolta nella diagnosi differenziale con la sincope. La cosa caratteristica è che 
il paziente dopo il drop attac non ricorda come stare in piedi, per cui bisogna reistruirlo facendogli appoggiare la pianta dei piedi. 
Inoltre è perso il tono ma il paziente non è paralizzato. 

Attacco cataplettico: il paziente cade a terra lentamente senza farsi male, vi è una perdita del tono muscolare che simula una paralisi, ma il soggetto è vigile pur non rispondendo alle domande; per tale motivo la cataplessia può simulare una sincope. Ad innescare la perdita del tono muscolare è generalmente una risata che, può rappresentare il trigger anche di una sincope neuromediata. 

Crisi isterica e forme psicogene in genere: intanto c'è sempre un pubblico, e poi se noi siamo nei paraggi e vediamo un tizio con perdita di coscienza e gli alziamo il braccio e lo lasciamo di colpo quando è sulla sua testa: se il braccio resta alzato non è una perdita di coscienza. Anche alcuni elementi lo possono far capire ad es. nella sincope il paziente non ricorda nulla essendo svenuto, se invece il tizio riferisce che quando ero svenuto sentiva la moglie ma non riusciva a parlare questo non convince, oppure anche se svenuto sentiva le persone intorno a lui  ma con una sensazione strana. Altra cosa è che in un paziente con crisi isterica se si tenta
di aprire gli occhi oppone resistenza, mentre il paziente con sincope lascia sollevare la palpebra senza porre resistenza. 

Causa accidentale nell'anziano: è caduto perché ha avuto un mancamento o semplicemente perché ha inciampato? 



Diagnosi 


La valutazione iniziale del paziente che ha accusato una perdita 
di coscienza transitoria (PdCT) include anamnesi, unitamente all'interrogazione di eventuali testimoni, l'esame obiettivo, compresa la misurazione della pressione arteriosa in clino ed ortostatismo, e elettrocardiogramma (ECG) a 12 derivazioni. 
La valutazione iniziale consente la diagnosi della causa di 
sincope nel 35% dei casi. Gli esami di laboratorio non sono 
indicati di routine, ma soltanto quando si sospetta una causa metabolica della PdCT (es. ipoglicemia) oppure una riduzione del volume circolante da emorragia interna o disidratazione. L'anamnesi deve essere finalizzata a definire tutte le circostanze nel contesto delle quali si è verificata laPdCT:

posizione: era in piedi? Era seduto e si è alzato? 

Attività del paziente: che stava facendo? Ad esempio ci sono le sincopi degli atleti durante  attività muscolare intensa, si può avere 
la perdita di coscienza con vario meccanismo quale può essere disidratazione per sudorazione e altro (la manovra di valvasa), durante o dopo minzione (sono spesso soggetti che si alzano di notte vanno in bagno ad urinare e hanno la sincope in questo caso 
si associa 




a quella ortostatica quella minzionale), deglutizione, tosse. 

Predisponenti: luoghi caldo affollati (succedono al cinema o 
altri ambienti, a proposito delle forme finte psicogene queste
hanno bisogno di pubblico, quindi accadono solo se ci sono persone presenti perché la sincope deve essere dimostrata e non può mai avvenire da solo) prolungato ortostatismo, periodo postprandiale.

Sintomi accusati sia prima che dopo la PdCTdolore, nausea, sensazione di freddo, sudorazione, dolori addominali, aura (si riferisce alla crisi epilettica di tipo grande male che può essere preceduta da aura che non è l'aura emicranica in cui vi sono segni focali, ma l'aura nella crisi epilettica di grande male è una sensazione che dura pochi secondi, parte dall'epigastrio e va in alto con sensazione di qualcosa che sale, improvvisamente compare la crisi epilettica, l'aura dura pochissimi secondi quindi la crisi non ha prodromi,il paziente non ha neanche la possibilità di capire che gli sta venendo la crisi perché l'aura dura 1-2 secondi) però se il paziente la cita e dice che poi non ricorda altro allora potremmo orientarci per una crisi epilettica; 
dolori al collo, alle spalle fa parte della presincope e può essere prodromo della sincope per ischemia dei muscoli del collo e delle spalle che fa parte dell' ipoafflusso nelle parti alte del corpo, e questo può dare dolore muscolare, talora una situazione di questo tipo non evolve in sincope ma rimane allo stato di presincope e può essere un campanello d'allarme in pazienti che potrebbero andare in sincope se la situazione peggiora, visione scura offuscata. 

Osservazione rilevati da testimoni: come  è caduto? Se improvvisamente o lentamente, nella sincope e nell'epilessia la caduta è improvvisa, il paziente si può far male perché può sbattere; (Nella sincope nel giro di 30 sec- 1 min  passa, il paziente si riprende, nella crisi epilettica può durare non più di tanto la crisi quanto lo stato post-critico mentre nella crisi funzionale può durare anche mezz'ora) presenza di movimenti muscolari tonici-clonici, o minime mioclonie che possono comparire nella sincope per ipoafflusso cerebrale.


 Dovrebbe essere ricercata la presenza di precedenti malattie inclusa quella a carattere familiare e raccolta un'attenta anamnesi dell' eventuale terapia farmacologica in atto.


sabato 9 settembre 2017













La stenosi della valvola aortica è il restringimento dell'orifizio valvolare. La valvola ristretta ostacola lo svuotamento del ventricolo sinistro in sistole, e rende necessario che aumenti la pressione intraventricolare perché si instauri tra il ventricolo sinistro e l'aorta un gradiente pressorio sufficiente a garantire il normale flusso anterogrado. Come conseguenza del sovraccarico di pressione, il ventricolo sinistro va incontro ad ipertrofia. 





Eziologia 


La stenosi valvolare aortica può essere congenita ed evidenziarsi già alla nascita o acquisita a seguito di un processo degenerativo che ha comportato la presenza di calcificazioni a livello delle basi delle cuspidi riducendone di elasticità. Questi fenomeni iniziano a manifestarsi sopra i 70 anni in soggetti con valvola anatomicamente normale, mentre intorno ai 50 in soggetti con valvola bicuspide che è presente nel 2% della popolazione, e di per sé non comporta un significativo ostacolo all' efflusso ventricolare sinistro. Al contrario di quanto avviene nella stenosi aortica reumatica le commessure non vengono intaccate, né tantomeno si fondono. L'eziologia reumatica della stenosi aortica è relativamente rara, ed è più frequente nei casi di un vizio combinato mitro- aortico. La stenosi aortica reumatica risulta dall'adesione e fusione delle commissure e delle cuspidi, con retrazione e irrigidimento dei bordi liberi e presenza su entrambe le superfici delle cuspidi di noduli calcifici  che riducono l'orificio. 






Sintomi 


Il paziente con stenosi aortica è asintomatico per molti anni, nonostante la malattia si aggravi progressivamente. Quando la valvulopatia diviene critica compaiono i sintomi (DAS): 

dispnea (segno di scompenso cardiaco) 

angina 

sincope 

Se, da quando insorgono i sintomi la malattia decorre non trattata, 
il peggioramento è progressivo e la sopravvivenza media è di 
2 anni nei pazienti con scompenso, 3 nei soggetti con sincope 
e 5 in quelli con angina. 

Nella maggior parte dei casi il primo sintomo è la dispnea da sforzo, seguita eventualmente da ulteriori manifestazioni di insufficienza ventricolare sinistra (ortopnea, dispnea parossistica notturna, edema polmonare). L'angina è presente in circa 
2/3 dei casi, ed è simile a quella dei pazienti con coronaropatia, venendo scatenata dallo sforzo e scomparendo con il riposo. 
La sincope insorge tipicamente durante sforzo ma può essere anche la conseguenza di aritmie. 
L'obiettività caratteristica saliente della stenosi aortica è rappresentata da un polso piccolo e tardo causato dalla ridotta gittata gittata sistolica. L'onda sfigmica appare diminuita di altezza e lenta nel suo manifestarsi in quanto la durata dell'eiezione si protrae e la curva sale lentamente e sembra quasi rallentare a plateau, prima della successiva discesa. La pressione arteriosa 
in molti casi si conserva su valori normali. 


Diagnostica strumentale 



Radiografia del toracepuò mostrare un allargamento del margine sinistro dell'ombra cardiaca, dovuta ad ipertrofia del ventricolo sinistro, ma anche un ingrandimento del primo arco di destra (dilatazione dell'aorta ascendente) e una congestione degli ili polmonari (soprattutto nelle fasi avanzate della malattia, in presenza di scompenso cardiaco).

L'elettrocardiogramma rappresenta il test diagnostico non invasivo maggiormente utilizzato per confermare la diagnosi clinica. Il segno elettrocardiografico principale è l'ipertrofia ventricolare sinistra, presente nel 80% circa dei pazienti con stenosi aortica severa. 

L' elettrocardiogramma integrato rappresenta il test diagnostico non invasivo più utile e completo per la valutazione dei pazienti con stenosi aortica. Permette, infatti, di quantificare l'entità del vizio aortico, determinando sia il grado di ipertrofia del ventricolo sinistro e la sua funzione che l'entità del gradiente transvalvolare aortico e l'area valvolare (ecocardiografia Doppler). 


Cenni di terapia 



I pazienti con stenosi aortica asintomatica non necessitano di trattamento; nei sintomatici la terapia è chirurgica e consiste nella sostituzione della valvola aortica con protesi meccanica e biologica. La sostituzione valvolare aortica con trattamento percutaneo (tramite cateterismo cardiaco) è ancora in fase iniziale, e benché  i risultati ottenuti finora siano incoraggianti, necessità di ulteriori conferma e al momento attuale viene riservata soltanto a quei pazienti che pur necessitando della sostituzione valvolare, non possono essere sottoposti ad intervento chirurgico.

giovedì 27 luglio 2017












Definizione 


L'otite media cronica colesteatomatosa è una patologia dell'orecchio medio caratterizzata dalla presenza di epitelio squamoso cheratinizzato (cute), associato a flogosi cronica, nella cavità dell'orecchio medio. 






Eziopatogenesi 

In condizioni normali, il limite della cute è costituito dalla superficie esterna della membrana timpanica. Nell' otite colesteatomatosa questo limite viene superato, con penetrazione cutanea nell'orecchio medio e conseguente reazione flogistica a carico della sottomucosa. 
L' otite cronica colesteatomatosa può essere classificata in: 

congenita: conseguente alla presenza di residui embrionali ectodermici inclusi nelle cavità dell'orecchio medio, con membrana timpanica normale; 

acquisita: se si manifesta in seguito a preesistenti fenomeni flogistici. 

Tra i fattori favorenti nella forma acquisita si ricordano: 

otiti ricorrenti

palatoschisi

malformazioni cranio faciali;

sindrome di Turner e di Down; 

familiarità positiva per otiti. 

Il colesteatoma acquisito può essere causato da:

progressiva retrazione della membrana timpanica: è la causa più comune di otite colesteatomatosa; 

migrazione di cute nell'orecchio medio attraverso una perforazione (10% dei casi) 

Alla base della retrazione timpanica vi è:

perdita di resistenza della membrana timpanica conseguente ad atrofia dello strato fibroso in genere secondaria a pregressi, e spesso ricorrenti, episodi di otite media effusiva o acuta purulenta;

persistenza di una pressione negativa nell'orecchio medio, 
spesso secondaria a una disfunzione tubarica.

La progressiva retrazione del timpano causa la formazione di 
una tasca di retrazione cutanea che, ingrandendosi, invade progressivamente l'orecchio medio fino alla completa aderenza 
alla parete mediale della cassa (atelettasia) 






Anatomia Patologica 

L'aspetto più caratteristico, oltre alla presenza di cute, è 
l'ispessimento su base flogistica della mucosa dell'orecchio medio sottostante la cute  retratta; in taluni casi l'ispessimento può assumere un aspetto polipoide. All' ipertrofia della mucosa si associa la presenza di essudato. Nel caso in cui i fenomeni flogistici siano particolarmente intensi vi può essere un riassorbimento delle strutture ossee circostanti. 

Le sedi più comuni di erosione ossea sono:

 il muro della loggetta: costituita dalla parete terminale del tetto del condotto uditivo esterno, in diretto rapporto con la pars flaccida; 

la catena ossiculare;

la capsula labirintica;

i tecmen timpani e antri.

Le parti della catena ossiculare più frequentemente interessate 
dal processo osteolitico sono, in ordine di frequenza:  

processo lungo dell' incudine;

soprastruttura della staffa; 

corpo dell'incudine; 

testa del martello;

manico del martello. 






Sintomatologia 



 Si caratterizza con:

ipoacusia;

otorrea. 


L'ipoacusia, talvolta, può essere di entità modesta in quanto la matrice del colesteatoma può svolgere una funzione di trasmissione dei suoni relativamente efficace; inoltre, il deficit uditivo si instaura progressivamente per cui spesso passa inosservato. 
L' otorrea si presenta caratteristicamente fetida, a causa della necrosi ossea e della flogosi da microbi anaerobi. 






Esame obiettivo 


L' autoscopia consente di evidenziare la presenza di tasca di:

tasca di retrazione della quale, nella forma conclamata, non si vede il fondo;  

squame biancastre che fuoriescono dalla tasca di retrazione o dai margini della perforazione; 

essudato purulento, che spesso deve essere aspirato per consentire la visualizzazione della tasca di retrazione e delle squame cutanee; 

erosione del muro della loggetta; 

neoformazione polipoide che procide dalla tasca di retrazione;

crosta scura e secca che ricopre l'apertura della tasca di retrazione e che, ai fini diagnostici, deve essere rimossa in otomicroscopia.


Diagnostica strumentale 



L' audiometria tonale liminare dimostra la presenza di un deficit audiometrico di tipo trasmissivo o più comunemente misto.

La  TC consente di definire l'estensione dell'epitelizzazione dell'orecchio medio, spesso non valutabile con l' otoscopia; 

il grado di erosione ossea al fine di stabilire il rischio di complicanze;  

il programma chirurgico



Terapia 




La terapia medica si basa su antibiotici e penicilline, cefalosporine, chinolonici e antinfiammatori steroidei somministrati per via generale (per os o i.m.) o locali (gocce auricolari). La terapia antibiotica può essere mirata sulla base di un antibiogramma. 
In ogni caso la terapia medica può consentire la risoluzione temporanea dei processi flogistici e può essere esclusiva solo in presenza di elevato rischio operatorio, purché non vi siano segni radiologici di rischio di complicanza. In tutti gli altri casi 
l'indicazione chirurgica è di necessità o di urgenza in presenza di complicanze. 
Il rischio di recidiva post-chirurgica varia tra il 50% nel bambino il 10% nella timpano-plastica aperta.

Prognosi 


L'otite cronica colesteatomatosa non ha tendenza alla guarigione spontanea. 

Complicanze. Le più significative sono (in ordine di frequenza): 

erosione della catena ossiculare;

fistola nel canale semicircolare laterale o di altre strutture labirintiche;

mastoidite esteriorizzata;

labirintite purulenta; 

meningite;

ascesso cerebrale o cerebellare;

tromboflebite dei seni venosi endocranici o della vena 
giugulare interna.

mercoledì 19 luglio 2017












La vitiligine è un disordine dermatologico che causa la formazione di macchie bianche sulla pelle dovute all'inattivazione della cellula deputata alla produzione di melanina.





Di cosa si tratta? 


La malattia colpisce i melanociti, le cellule della pelle che producono la melanina, vale a dire il pigmento responsabile della colorazione della cute, da qui le inconfondibili macchie bianche sull' epidermide. Le cause non sono note, tuttavia la ricerca si sta avvicinando sempre di più alla comprensione dei meccanismi che stanno alla base della malattia.




 Manifestazioni della malattia 



Il peggioramento può essere più o meno rapido e a volte la situazione rimane stabile per anni. Anche se tutta l'epidermide può essere colpita gli esordi della vitiligine interessano solitamente delle zone specifiche, come l'area intorno agli occhi, l'ano, il glande e i genitali. Anche le unghie in particolare le estremità delle dita possono essere interessate. Più in generale le macchie possono, poi, comparire anche sul viso, collo, mani, avambracci e inguine. Dove sono presenti delle cicatrici possono, inoltre, formarsi delle "chiazze". A volte anche gli annessi cutanei come peli, capelli, barba, ciglia e sopracciglia, presenti nelle aree depigmentate, possono imbiancarsi. In alcuni casi la depigmentazione interessa anche le labbra e la retina o l'iride, senza però comportare un impatto sulla vista. 






La cura 



Non esiste una cura risolutiva. Tuttavia, i sintomi possono essere attenuati con diversi trattamenti. Esistono prodotti di dermocosmesi che riducono la differenza di colore tra le macchie e il resto dell'epidermide. Vengono utilizzati con successo anche una serie di trattamenti topici. Tra le terapie rientrano l'uso degli immunosoppressori, tacrolimus o steroidi ad azione locale che, soprattutto nelle prime fasi della malattia, possono aiutare la ripigmentazione, contrastando l'infiammazione. Per ripigmentare la pelle è possibile, inoltre, sottoporsi a cicli di fototerapia 
UVA- UVB, PUVA o UVB a banda stretta,  associata a sostanze fotosensibilizzanti come gli psoraleni (i risultati però sono temporanei). È raro che una singola terapia sia efficace, per questo si punta sull'utilizzo combinato di farmaci, integratori, a volte, fototerapia, a seconda che la malattia sia stazionaria, in trend di peggioramento o di miglioramento. Il trapianto di melanociti è, invece, un'opzione in via di perfezionamento, utilizzabile solo in casi selezionati, per chiazze  poco estese. 



La diffusione della patologia 


Nel mondo la vitiligine ha una diffusione stimata intorno al 1-2%,
si presume che ci siano circa 100 milioni di pazienti. In alcuni paesi l'incidenza è maggiore, per ragioni genetiche e sociali. Nel 95% dei casi la malattia compare prima dei 40 anni, spesso tra i 10 e i 30 anni. Colpisce tutte le razze, senza predilizione le diverse etnie. L'incidenza è paritaria dei due sessi.


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