mercoledì 4 luglio 2018




       

Il mondo crolla addosso

    La fine di un amore, soprattutto con figli a carico, segna l'inizio di un periodo tutto in salita, ma anche di un percorso di rinascita e scoperta, di inaspettate risorse. All'improvviso sembra che il mondo crolli ai propri piedi. Ritrovarsi di colpo single dopo una relazione in cui avevamo investito energia, tempo e fatica fa sprofondare nel baratro, a maggior ragione se il rapporto era di lunga data. Ma state tranquilli, se vi è capitato o state attraversando un momento del genere, sappiate che non siete certo i soli: l' Istat  rivela che, in italia, oggi, su una media di 10 matrimoni 4 terminano con una separazione. Se poi di mezzo ci sono anche dei figli, la faccenda si complica ulteriormente e richiede di essere affrontata con delicatezza. Sì, perché ciò che prima veniva condiviso, in fatto di  incombenze e impegni quotidiani, ora cade sulle spalle di un singolo, presentando il doppio della fatica.

Affronta il trauma

  Adesso vi sembrerà di vedere tutto nero e di non farcela, ma ricordatevi che, come sosteneva Galileo Galilei, dietro ogni problema c'è un'opportunità. La scomparsa del partner a causa della separazione è pur sempre un lutto da elaborare. Accettare la fine di un amore è un processo psicologico complesso che presenta alcune affinità con quello che avviene alla morte di una persona cara. La prima reazione è quella dello smarrimento dove la persona è ancora sotto shock per quello che è successo, vive alla giornata non rassegnandosi e sperando che tutto possa tornare come prima. Ma, per quanto possa essere doloroso, un momento del genere ci dà anche la possibilità di guardare dentro noi stessi e tirare fuori risorse inaspettate, di ritrovare nuovo equilibrio in cui si comincia una vera ricostruzione di sé in cui il passato è ormai lasciato alle spalle e la persona esce dalla separazione con una maggiore consapevolezza delle proprie capacità e risorse.

Come superare la separazione

La fine di un'amore non provoca solo dolore. Per superare la perdita è necessario superare queste cinque fasi.
  • Negazione In questa fase ci si rifiuta di accettare l'amara verità e la nostra mente ci protegge dal riconoscere la scomparsa, oppure dal renderci conto che tutto quello che avevamo costruito in coppia è svanito. I progetti e le aspettative non hanno più senso di esistere e, per la sorpresa e lo sgomento, si arriva  a negare tutto. In questa fase si dovrebbe comprendere che nella vita nulla è certo e la stabilità è solo dentro di noi. Ma non in questo momento, è ancora troppo presto per capirlo; serve del tempo.


  • Rabbia Superata la fase precedente, il tempo intercorso ci ha aiutato a capire che quanto accaduto è reale. La realtà ci colpisce come uno schiaffo in pieno viso e ci sentiamo quindi pervasi dalla rabbia, dal risentimento verso l'ex partner, verso il destino, verso le persone che ci circondano,verso noi stessi, colpevoli di mancanze, incomprensioni, sbagli.... Sentimenti che possono essere vinti e superati se compresi fino in fondo: chiediamoci da dove nascono, perché li proviamo, sfoghiamoci e diamogli un nome. Una loro conoscenza lucida ci permetterà di affrontarli e poi distaccarcene con convinzione.
 
  • Scendere a patti Dopo aver negato e poi esserci arrabbiati, ci si lascia andare al bisogno di patteggiare per poter cambiare il destino. Ora ci si ritrova spesso a pensare a come riparare i propri errori, ci si domanda cosa avremmo potuto fare per non arrivare a tanto, ci si ritrova a fare "fioretti", ad augurarsi ardentemente "fa che non sia vero", a telefonare, organizzare incontri per chiedere "scusa", per ammettere le proprie responsabilità, per cercare magicamente di tornare indietro con "se avessi fatto", "se mi fossi comportato meglio".
 
  • Depressione Quando ci rendiamo conto che sono tutte illusioni e che comunque la realtà non si può cambiare, allora le nostre emozioni virano verso la depressione. Il dolore ormai è reale, non si può negarlo né scappare dalla situazione. In preda allo sconforto si evitano stimoli, si cercano distrazioni, si evita di frequentare persone, posti che risvegliano ricordi ma in realtà ormai è chiaro che la possibilità è solo l'accettazione della situazione. Per quanto triste, questa è la fase in cui è necessario affrontare il dolore fino a toccare il fondo perché solo così si esaurirà prima.
 

  • Accettazione E'il momento in cui accettiamo quello che è successo perché abbiamo smesso di opporci all'evidenza e quindi, sfiniti, siamo in pace con noi stessi e con la nostra realtà. Da qui inizia la nostra rinascita.
   

Strategie per rimettersi in pista



  Una volta accettata la separazione, occorre adottare una serie di strategie che ci permettano di colmare il vuoto lasciato dalla persona amata: altrimenti la mancanza dell'altro potrebbe rafforzarsi.
  • E' fondamentale mantenere una buona cura di se stessi. Questo si può fare curando l'alimentazione, mangiando delle cose che ci piacciono e, se sappiamo farlo, cucinandole. Inoltre fare del movimento fisico ci permette di scaricare la tensione accumulata e di mantenere una buona forma fisica. Pensare a se stessi e mettersi al centro del proprio mondo è un modo per coccolarsi, pertanto tutte le cose che hanno a che fare con la cura del corpo sono positive perché generano sensazioni di benessere.
 

  • E' importante mantenere ordinato e pulito, l'ambiente in cui si vive, buttare delle cose che non servono più e ricordano l'altro: questo ci permette di lasciare spazio al nuovo, regalando una sensazione di novità e freschezza nella propria esistenza.
 
  • E' positivo far entrare delle cose nuove nella propria vita, magari dedicarsi a un'attività o a un hobby che ci è sempre piaciuto e non abbiamo avuto la possibilità di fare. Liberare le nostre passioni e far emergere la creatività contribuisce a migliorare notevolmente la nostra  autostima.
 
  • Non bisogna imporsi di frequentare e sentire l'ex, se non ci sentiamo pronti. Spesso si tende a mantenere una relazione amicale con l'altro, ma questo alla lunga non permette una reale separazione e al contrario contribuisce a rimettere il coltello nella piaga, quando invece basterebbe creare una chiusura più decisa, così da evitare ulteriori dolori. Per riprendere un rapporto amicale occorre del tempo e la cessazione completa di quanto è successo.
 
  • Si può chiedere aiuto a uno psicoterapeuta, se non si riuscisse a superare da soli questa frase. Lo specialista può fornire gli strumenti per superare questo momento.
 
  •  Vivere giorno per giorno, senza fare troppi piani settimanali o mensili che creano solo caos e panico. Cercare di creare una rete sociale e riprendere anche  vecchie amicizie. E se vi sentite ancora chiusi in voi stessi e nel dolore potete provare a sciogliervi con semplici esercizi  fisici, per es. iniziate a camminare per strada o iscrivetevi in palestra.
 
Come comportarsi con i figli piccoli?
 
  • Dimostrate al bambino il vostro affetto e rassicuratelo sul fatto che la decisione di vivere separati non cambia l'amore per lui.
 
  • La comunicazione dell'intenzione di separarvi va fatta possibilmente insieme, usando parole semplici, adeguate all'età dei figli, quando vi sentirete sicuri della vostra decisione e pronti a parlarne con sufficiente serenità.
 
  • Aiutate il bambino a esprimere i suoi pensieri e la sua sofferenza  rispetto alla separazione.
 
  • Non cercate l'alleanza e la complicità del bambino contro l'altro genitore ed evitate di istigarlo contro lui/lei atteggiandovi a vittime. Inoltre evitate di usare i figli come giudici o arbitri nei vostri comportamenti sollecitando la loro un'opinione su chi dei due genitori abbia ragione o torto.
 
  • Rispettate le regole che il bambino ha precedentemente appreso. Se il bambino ha delle abitudini, cercate di essere coerenti anche e soprattutto dopo la separazione.
 
  • Infine: cercate le modalità e anche i tempi più adatti per presentare a vostro figlio un eventuale nuovo partner.






 




venerdì 18 maggio 2018

















  Definizione


 Lo pneumotorace è una patologia piuttosto frequente, ha una distribuzione per età che non conosce frammentazione per cui è tanto frequente nel giovane quanto nell'adulto, soprattutto se quest'ultimo è affetto da BPCO oppure da patologia degenerativa degli epiteli come l' enfisema bolloso. Lo pneumotorace è la presenza d' aria tra i due foglietti pleurici, quella parietale e quello viscerale. Tra i due foglietti pleurici vi è un' esigua quantità di liquido fisiologico; in condizioni patologiche, o per versamento o per pneumotorace, i polmoni risultano compressi, schiacciati.





                   Presenza di aria nel cavo pleurico                                 Collasso parenchima polmonare
     



Classificazione


• Pneumotorace spontaneo (primitivo e secondari) 


• Pneumotorace traumatico 

• Pneumotorace iatrogeno​  


  Differenze principali tra questi tre tipi:   





Pneumotorace spontaneo  



Lo pneumotorace spontaneo insorge spontaneamente, lo dice la stessa parola, senza, apparentemente, una causa evidente.  Una condizione piuttosto frequente nei soggetti di sesso maschile (4:1 maschi-femmine), soprattutto se si tratta di soggetti longilinei, che praticano attività sportiva. Può manifestarsi per una condizione congenita, bollosa, caratterizzata dalla presenza di micro bolle sulla superficie, che per un' aumentata pressione al loro interno dovutsa a sforzi improvvisi o per sforzi relativamente banali, come allacciarsi le scarpe, possono provocare la rottura di queste bolle e quindi uno Pnx spontaneo. Il secondo è determinato da patologie polmonari, tra le quali, l'enfisema polmonare.








CLASSIFICAZIONE EZIOLOGICA PNEUMOTORACE SECONDARIO SPONTANEO ---------------------------------------------------------------------------------

MALATTIE DELLE VIE AEREE

Fibrosi cistica Asma bronchiale

MALATTIE INFETTIVE

 Pneumocystis carinii

  Polmonite necrotizzante Tubercolosi

  NEOPLASIE

 Ca Broncogeno MTS polmonari

  MALATTIE INTERSTIZIALI

  Sarcoidosi Fibrosi polmonare idiopatica

  Linfangioleiomiomatosi Sclerosi tuberosa

 CONNETTIVITI

 Artrite reumatoide

 Spondilite anchilosante

 Sclerodermia

  Sindrome di Marfan Sindrome di Ehlers-Danlos

  ENDOMETRIOSI TORACICA
   






Pneumotorace traumatico


Se una determinata forza agisce sui polmoni, sui bronchi, sull' esofago e sulla parete toracica, per esempio incidente stradale, colluttazione, ferita da arma da fuoco. A causa del trauma, tra il polmone e la parete toracica, si accumula aria che provoca il collasso totale o parziale del polmone. Il soggetto accusa dolore toracico e difficoltà respiratoria. Di solito viene eseguita una radiografia del torace  e inserito nel torace un catetere ( drenaggio toracostomico) per rimuovere l'aria e dare la possibilità al polmone di espandersi.





  Pneumotorace iatrogeno


  Le cause di uno pnx  toracico c possono essere: 

• pneumocentesi  

• agobiopsia transparietale

 • procedure legate all' incannulamento di vasi centrali, come la succlavia.  








Sintomatologia



Dolore caratteristico a esordio improvviso, trafittivo, tipo una coltellata.  Il polmone non si espande per come dovrebbe, potrà esserci nelle fasi più avanzate un' insufficienza respiratoria, con cianosi, e soprattutto una sub-cianosi a livello delle labbra.  Può essere presente un enfisema sottocutaneo. • Dispnea • Ipossia • Tachicardia  • Vertigini Se lo pneumotorace è parziale, ovvero se soltanto una piccola quantità di aria è entrata all’interno del cavo pleurico, il polmone continuerà a respirare e la sensazione di affaticamento respiratorio sarà più o meno intensa.




Diagnosi


La diagnosi è clinica e strumentale. Richiede l’esecuzione di una radiografia toracica; questo esame consente di evidenziare l’entità del problema e il grado di gravità del collasso polmonare.  




Terapia


 La prima manovra da effettuare è il ripristino del cavo pleurico, posizionando il drenaggio.Viene utilizzato un tubo di drenaggio collegato a una valvola unidirezionale, inserito all'interno del cavo pleurico per aspirare tutta l'aria in esso contenuta. La percentuale di rischio di nuovo episodio aumenta a ogni evento successivo per cui di norma si interviene interviene chirurgicamente dopo il secondo episodio. L'intervento chirurgico consiste nell'asportare la zona di polmone occupata dalle bolle d'aria, in genere molto piccola, la cui rottura ha causato la fuoriuscita dell'aria​.
               

martedì 15 maggio 2018







  DEFINIZIONE



I tumori cardiaci primitivi sono rari con una prevalenza, nella popolazione adulta, variabile tra 0,001% e lo 0,5 % in quella infantile tra 0,01% lo 0,28 % . Anche il cuore, seppur raramente, può essere colpito da tumori, ma la loro malignità è legata più a fattori emodinamici che biologici. Il cuore può venire  metastatizzato da qualsiasi neoplasia maligna capace di diffondere  a distanza ed  i tassi di frequenza  sono molto più elevati di quanto si possa credere, tanto che, quando un paziente affetto da tumore maligno sviluppa una disfunzione cardiaca senza motivo apparente si dovrebbe sospettare una diffusione metastatica al cuore. I tumori maligni che più frequentemente metastatizzano al cuore sono:


  • cancro del polmone


  • cancro renale


  • della faringe


• della mammella 


  • del fegato 


• linfomi-leucemie.




Per quanto concerne i tumori primitivi del cuore, le forme benigne sono di gran lunga più frequenti (90% ) rispetto a quelle maligne (10%​).



 


MIXOMA

Il mixoma è la più comune  formazione cardiaca primitiva benigna,  rappresenta più della metà di tutti i tumori cardiaci primari. La maggior parte delle neoplasie cardiache primitive ha una localizzazione intracavitaria. La sede più frequentemente interessata è l' atrio sinistro (85% dei casi), mentre è raro il riscontro di un  un mixoma cardiaco nell' atrio destro (6%). Colpisce le donne in una  una fascia d'età fra i 40 e i 70 anni. Rari sono i mixomi in età pediatrica. La presentazione clinica è varia.


  SINTOMI



 La produzione da parte del tumore di interleuchine rende ragione dei cosiddetti sintomi :


  • Dispnea


  • Sintomi sistemici*


 • Embolie cerebrali


 • Aritmie


 • Scompenso cardiaco


 • Sincope


• febbricola 


• astenia 


• dolori osteoarticolari 


• malessere.  




= febbre, calo ponderale, anemia,astenia, mialgia.


Infine, esistono i mixomi cosiddetti "silenziosi" che non danno segni  e rappresentano un reperto occasionale autoptico o, oggi molto più frequentemente, ecocardiografico incidentale. L'evoluzione naturale di questi  mixomi  silenziosi può  essere con gli anni la formazione calcifica (litomixoma).

  DIAGNOSI


  La diagnosi di mixoma è  facilmente e rapidamente eseguibile con l' indagine ecocardiografica per valutare la presenza o meno di una massa tumorale . Si può ricorrere alla TAC e alla risonanza magnetica nucleare.


  Analisi del sangue . Le analisi del sangue in presenza di un tumore benigno presentano un aumento delle immunoglobuline sieriche, un aumento dei globuli bianchi nel sangue, un numero di piastrine inferiore alla media e un numero  di globuli rossi superiori alla media.




  TERAPIA


 La terapia è costituita dalla resezione chirurgica in circolazione extracorporea. L'asportazione della base di impianto del setto interatriale previene la possibilità di recidive.




FIBROELASTOMA


 Il papilloma endocardico, detto anche fibroelastoma papillare, rappresenta la seconda causa più frequente di neoplasia cardiaca benigna. Si presenta come un tumore di piccole dimensioni (1-2 cm) e a differenza del mixoma non è friabile. A volte si presenta in maniera asintomatica, in alcuni casi con sincope e dolore toracico, presenta una potenzialità emboligena. Se localizzato nelle cuspidi sigmoidi aortiche , può incunearsi negli osti coronarici e provocare morte improvvisa.


  DIAGNOSI



Ecocardiografia con la quale si  può diagnosticare la neoplasia


Radiografia del torace, se la neoplasia è di piccole dimensioni non si riscontra nulla


Esame istologico che mostra ramificazioni non vascolarizzate con accumulo di fibre collagene ricoperte da endotelio.


TERAPIA


L'asportazione chirurgia è d'obbligo per la potenzialità emboligena.  




RABDOMIOMA


  Il rabdomioma è un tumore cardiaco primitivo benigno, tipico  dell'infanzia. Frequentemente il periodo di crescita è tra il secondo e il terzo mese di gravidanza, poi rallenta.   SINTOMI I sintomi e i segni dipendono dalla dimensione e dalla sede di localizzazione :


• tachicardia sopraventricolare parossistica e ventricolare


  • morte cardiaca improvvisa  


  Diagnostica è la cosiddetta " spider cell", ovvero 'aspetto a ragno del cardiomiocita con accumulo di glicogeno e dispersione a ragnatela dei miofilamenti. Frequente è l'associazione  del rabdomioma con la sclerosi tuberosa. La diagnosi prenatale di rabdomioma è effettuata quando una o più masse sono presenti all'interno del cuore del feto dopo aver eseguito un'ecografia prenatale. Tra gli altri esami volti alla diagnostica del rabdomioma vi sono:



ecocardiogramma fetale


angiografia, utilizzato in passato, adesso sostituito da un esame più preciso l'ecocardiografia


biopsia, l'esame diagnostico più efficace


esame approfondito dell'anatomia fetale


analisi del sangue



TERAPIA 



In quasi la metà dei casi regredisce spontaneamente e quindi non è necessario alcun trattamento, per gli altri  si interviene chirurgicamente. 





FIBROMA



Il fibroma è una forma tipica di tumore cardiaco benigno che colpisce soprattutto il ventricolo sinistro. Non sono rari i casi in cui questo tipo di tumori si riscontra già in età infantile.



  La sintomatologia può essere anche ostruttiva quando le grosse dimensioni obliterano la cavità. Si interviene chirurgicamente per evitare che la massa si ingrandisca dando possibili complicazioni con aritmie, problemi di flusso sanguigno all'interno del quale; tuttavia ci sono casi clinici in cui si preferisce non intervenire a causa della posizione della massa tumorale.

SARCOMA

I tumori cardiaci maligni sono patologie rare, questo tipo di neoplasia colpisce prevalentemente gli adulti ed è estremamente raro nei bambini. La maggior parte dei pazienti con sarcoma cardiaco si presenta con sintomi cardiopolmonari: 

la dispnea è il sintomi di accompagnamento più frequente


• tamponamento cardiaco


 • fenomeni embolici 


• dolore toracico 


  • polmonite 


• febbre 


• aritmie 


• edema  periferico 


 • morte improvvisa


 I tumori primitivi cardiaci sono lesioni altamente aggressivi e sempre letali. La sopravvivenza media è di circa 11 mesi sebbene siano descritti casi di sopravvivenza a 4 anni.




TERAPIA



 La terapia chirurgica è palliativa sui sintomi e  migliora la sopravvivenza. Tuttavia è stata riportata un'alta mortalità nei paziento sottoposti ad intervento chirurgico (17,5% nei primi 10 giorni dall'intervento)  per tutte le diverse variabili istologiche. Inoltre nell'asportazione completa del tumore, è frequente un recidiva locale e la comparsa di metastasi è precoce, spesso entro un anno. Il trapianto di cuore  è stato tentato in alcuni giovani pazienti con tumore cardiaco non  resecabile ottenendo risultati soddisfacenti con molte variabili. La chemioterapia e la radioterapia non si  sono dimostrate di alcuna  l'utilità nel trattamento di questi pazienti.  




ARTICOLI CORRISPONDENTI  




 

  Insufficienza aortica


domenica 13 maggio 2018








Ritmi frenetici, preoccupazioni e pensieri causano lo stress, nemico numero uno del benessere quotidiano. Un problema che si fa sentire di più al cambio di stagione, quando tendiamo a rivoluzionare abitudini e alimentazione. Eppure tenerlo a bada è possibile con semplici tecniche che ci aiutano a ritrovare l'energia e a liberare la mente dal sovraffollamento di pensieri.

 Yoga. E' una disciplina che coinvolge mente e corpo. Gli esercizi sollecitano i muscoli e vengono svolti lentamente, regolando la frequenza e la profondità del respiro. Inspirare ed espirare profondamente aiuta ad allentare le tensioni dovute allo stress
la respirazione lenta e regolare, infatti, rilassa. Inoltre, quando la mente è calma, l'organismo produce una maggiore  quantità di endorfine, ormoni che favoriscono il vostro benessere. 


L'esercizio. Cimentati nella posizione del bambino: inginocchiati sul pavimento e siediti sui talloni. Respirai e inclinati in avanti allungando le braccia e appoggiando il petto sulle cosce. Rimani posizioni per un tempo tra 30 secondi 5 minuti, poi sollevati, respirando lentamente. Si tratta di una posizione facile che permette di rilassare corpo e mente.





Mindfulness. E' una forma di meditazione molto antica che favorisce la piena consapevolezza del "qui e ora", favorendo la concentrazione. Aiuta a concentrarsi sul presente e sul momento che si sta vivendo, accettando situazione ed emozioni senza lasciarsi travolgere da preoccupazioni sul passato e futuro che possono favorire lo stress. 

L'esercizio. Respira profondamente: inspira lentamente dal naso, espandi il torace, trattieni  per pochi secondi e poi espira dalla bocca. Ripeti per 5 minuti, pensando solo alla respirazione. Poi accendi una candela una stanza buia: concentrati sulla fiamma per 10-15 minuti.


Aumenta molto la tua produttività.  Se vieni distratta da altri problemi e  pensieri è normale: individua il pensiero e allontanalo dalla mente, senza giudicarlo, e riporta la mente alla candela. All'inizio saranno molti pensieri (ricordi passati, preoccupazioni future) che si affolleranno nella mente, ma con questo esercizio imparerai a governarli e non farti sopraffare da loro non solo durante la meditazione, ma anche quando svolgerai le normali attività quotidiane. In questo modo sarai anche più produttiva e concentrata al lavoro. Farai meno fatica a svolgere le tue mansioni.

Bioenergetica. E' un metodo psicoterapico che, attraverso esercizi fisici e modalità respiratorie, aiuta a riconoscere le tensioni mentali e corporei collegati alle emozioni represse a scioglierle, si alternano momenti di respiro a  sequenze di movimenti da compiere per imparando ad ascoltare il corpo. 

L'esercizio. Dopo una respirazione lenta, fatta rilassando la pancia, mettiti in piedi con le gambe leggermente aperte e le punte dei piedi che si guardano. Piega la schiena lentamente e porta il busto in avanti fino a sfiorare con le mani il pavimento. Rimani in posizione 3 minuti rilassando collo e spalle. Respira profondamente, poi piega leggermente le ginocchia, fissa i piedi a terra e risali lentamente. Da eseguire mattina e sera.


Training autogeno. E' una metodologia di rilassamento scientificamente provata che si basa su esercizi che aiutano a distendere i muscoli. Da eseguire mentre si ripetono frasi automotivanti che infondono sicurezza





L'esercizio. Sdraiati per terra e chiudi gli occhi. Concentrati su immagini positive e ripeti nella tua mente frasi del tipo "sono calmo, sono rilassato. Respirando lentamente, pensa a ogni parte del tuo corpo, come il cuore, e ripeti: "batte  calmo perché io sono calmo". continua a respirare, poi fletti braccia e gambe, infine riapri gli occhi. Da fare ogni giorno per 10 minuti e ogni volta che si è tesi.



La tensione si combatte anche a tavola. 





Non solo esercizio fisico e meditazione, lo stress si combatte anche a tavola. 

Frutta secca. Per un'efficace dieta anti-stress largo alla frutta secca: in particolare, noci, mandorle e pistacchi sono ricchi di magnesio, minerale  dal potere calmante. Contengono anche vitamina, B ed E, ideali per l' affaticamento cerebrale. 

Legumi. Lenticchie, ceci, fagioli, piselli sono ricchi di magnesio. 

Agrumi. Arance, limoni, mandarini e pompelmi sono ricchi di vitamina C che combatte lo stress e aumenta il buonumore. Contengono inoltre  i flavonoidi, potenti antiossidanti che aiutano a tenere lontana l'ansia. 

Salmone. Ricco di Omega 3, questo pesce aiuta a ridurre i livelli di stress e a contrastare  la depressione.

Cioccolata. Mai dire di no, a  un pezzetto di cioccolato fondente perché stimola la serotonina, cioè l' ormone del buonumore. 

Latte e tisane. Prima di andare a letto, coccolatevi con una tazza di latte caldo: contiene oltre al magnesio, anche il triptofano, amminoacido essenziale che stimola la produzione di serotonina. Si anche  alle tisane calmanti: la camomilla aiuta a rilassarsi, la passiflora riduce il nervosismo, il biancospino favorisce la calma e la rodiola rosea stabilizza le fluttuazioni ormonali. 





sabato 12 maggio 2018







I  numeri che riguardano la malattia di Alzheimer o comunque lo sviluppo della demenza  nella vecchiaia sono impressionanti: la problematica, infatti, riguarda oggi 47 milioni di persone nel mondo, che si stima diventeranno 66 milioni nel 2030 e  115 milioni nel 2050. Lo sviluppo di demenza non è tuttavia un 
flagello inevitabile e connesso con l'allungarsi dell' aspettativa 
di vita.


Con il termine demenza si intende una compromissione mnesica associata a disturbi cognitivi (funzioni prassiche, fasiche, gnosiche, pensiero astratto capacità critiche), tali da determinare una compromissione dell'attività sociale e lavorativa del soggetto. 

Possibili cause

Calo dell'udito.  La perdita di udito alla mezza età pesa sullo sviluppo di demenza per un 9 %; chi non sente e non si cura
tende a isolarsi e non avere più rapporti sociali.

Mancanza d'istruzione. E' un altro fattore di rischio: chi non ha completato il ciclo di istruzione secondaria vede aumentare l'incidenza dell' 8%.

Il fumo. Aumenta il rischio del 5%. Smettere è sempre d'aiuto a qualsiasi età. 

Stato depressivo. Il mancato trattamento di uno stato depressivo aumenta il rischio di demenza del 4%.

La sedentarietà. E' un fattore di rischio e incide sul rischio del 3%. 

Isolamento sociale. Indipendentemente dal motivo che la provoca, alza il rischio del 2%. Così ipertensione non tenuta debitamente sotto controllo e prevenire e controllare il diabete di 
tipo 2.



Cause non reversibili di demenza


Sono definite cause non reversibili o croniche quelle patologie che causano demenza senile e non possono né guarire, né regredire 
ma possono soltanto aggravare il loro quadro clinico nel tempo.

Tra le cause troviamo:




Morbo di Alzheimer

Il morbo di Alzheimer è la forma di demenza più comune nell'anziano, rappresenta il 50-80% dei casi di demenza. La frequenza aumenta con l'età. Un termine generale che si riferisce alla perdita di memoria e di altre abilità intellettuali talmente gravi da interferire con la vita quotidiana.



Demenza vascolare


La demenza vascolare rappresenta il 15% delle demenze.
E' possibile ricondurre le demenze vascolari a tre sottogruppi:

demenza multi-infartuale 

demenza causata da lesioni cerebrali  

encefalopatia arteriosclerotica



Demenza frontotemporale

La demenza frontotemporale (DFT) è una forma rara di demenza che colpisce prevalentemente le persone tra i 50 e i 60+ anni. La DFT provoca una degenerazione progressiva dei lobi cerebrali frontali e temporali. A seconda delle aree colpite dalla degenerazione cerebrale, la malattia può riguardare i lobi frontali, causando  cambiamenti nel comportamento oppure alterazioni dell’emotività e della personalità, oppure può riguardare i lobi temporali associati alle nostre capacità di comprendere ciò che vediamo e ascoltiamo o sentiamo.



Demenza di Lewi 



Inizialmente ritenuta rara, questo tipo di demenza viene oggi considerata la forma degenerativa più frequente dopo l'AlzheimerIl suo nome deriva dal fatto che, all'interno di alcuni neuroni dell'encefalo si formano degli aggregati proteici insolubili chiamati corpi di Lewy . I corpi di Lewy sono gli stessi agglomerati di alfa-sinucleina una proteina che si riscontra nelle cellule del cervello dei malati di Parkinson.
I suoi punti cardine sono una compromissione cognitiva e la compromissione motoria.

Malattia di Huntington 


E' una causa di demenza presenile, si manifesta intorno ai 35-40 anni, ed è causata da un'alterazione di tipo genetico. Provoca una degenerazione dei neuroni inibitori che utilizzano il GABA come neurotrasmettitore​.


Demenze reversibili 


Alcune condizioni possono causare oppure imitare i sintomi della demenza. Una piccola percentuale di  demenze sono reversibili cioè i sintomi regrediscono se il problema viene trattato.  
Lesioni traumatiche alla testa: traumi conseguenza di incidenti o la pratica di sport aggressivi (pugilato) 
potrebbero causare danni al cervello e portare alla demenza. 


Infezioni cerebralimeningite, encefalite.


Idrocefalo a pressione normale: se diagnosticato in tempo la pressione può essere ridotta con uno shunt che impedisce il peggioramento della demenza.

Disturbi metabolici: ipotiroidismo, malattie del fegato e del pancreas possono portare a demenza interrompendo  l'equilibrio si sali e altre sostanze e altre sostanze chimiche nel sangue.


Diagnosi


Disturbo neurocognitivo maggiore. Non esiste un esame specifico per determinare uno stato di demenza. I medici diagnosticano la demenza  attraverso un'attenta anamnesi medica. 

Evidenza di un significato declino cognitivo da un precedente livello di prestazione in uno o più domini cognitivi (attenzione complessa, funzione esecutiva, apprendimento e memoria, linguaggio, funzione percettivo-motoria). 

1.  declino delle funzioni cognitive;


2. significativa compromissione della performance cognitiva, preferibilmente documentata da test neuropsicologici standardizzati o in assenza, da una valutazione clinica standardizzata. 

I deficit cognitivi interferiscono con l'indipendenza nelle attività quotidiane (per es. necessitano di assistenza nelle attività strumentali complesse della vita quotidiana come pagare le bollette oppure gestire i farmaci).
I deficit cognitivi non si verificano esclusivamente nel contesto di un delirium.

I deficit cognitivi non sono spiegati da un altro disturbo mentale 
(per es.. disturbo depressivo e schizofrenia o altre condizioni patologiche di malattia​).


Disturbo neurocognitivo lieve. I criteri diagnostici prevedono un modesto declino cognitivo da un precedente livello di prestazione  in uno o più domini cognitivi (attenzione complessa, funzioni esecutive, apprendimento e memoria, linguaggio, funzione percettivo-motorio o cognizione sociale) basato su preoccupazione dell'individuo, di un informatore attendibile o del clinico che vi è stato un lieve declino delle funzioni cognitive e una modesta compromissione della performance cognitiva preferibilmente documentata da test psicologici standardizzati. I deficit cognitivi non interferiscono con l'ndipendenza nelle attività quotidiane 
(per es. attività come pagare le bollette, gestire i farmaci sono conservate ma richiedono uno sforzo maggiore. I deficit cognitivi non si verificano nel contesto di un delirium e non sono  spiegati da un altro tipo di disturbo mentale. 


Trattamento della demenza 

Il trattamento della demenza dipende dalla causa. Nel caso di forme di demenza avanzate (morbo di Alzheimer) non c'è un trattamento per rallentare la progressione della malattia. Ci sono tuttavia delle terapie farmacologiche che possono migliorare temporaneamente i sintomi. Le stesse medicine utilizzate per curare il morbo di Alzheimer  sono tra i farmaci che a volte vengono prescritti dai medici alle persone che soffrono di alcune forme di demenza.  

Le attività salva cervello 

Esistono attività per tenere in allenamento il cervello? 

La società italiana di neurologia (SIN) afferma che studi recenti hanno dimostrato che il cervello ha la capacità di resistere al danno innescato dalle patologie neurodegenerative. Nella malattia di Alzheimer, tale danno, è legato al progressivo accumulo della proteina beta-amiloide, che danneggia i neuroni e la sinapsi. 
A tale capacità di resistere intrinseca è stato dato il nome di 
"riserva cognitiva", che indica che quanto più il cervello è allenato da un'attività cognitiva e possiede un elevato background di istruzione e attività che lo impegnano tanto più è in grado di supplire al danno neuropatologico formando nuovi collegamenti 
tra i neuroni i superstiti. Da questo ne deriva che non solo l'istruzione, le attività lavorativa, nonché tutte le attività che impegnano le facoltà cognitive di memoria, quale enigmistica, giocare a carte, attività di gruppo, sono in grado di tenere allenato il cervello e di contrastare l'avanzata del processo neurodegenerativo. Va quindi evitato l'isolamento dei pazienti  
e va stimolata al massimo la partecipazione alle attività che impegnano il cervello.  

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